Fremont di Babak Jalali, la recensione

di Valeria Morini

La giovane Donya è una rifugiata dell’Afghanistan: fuggita dal suo Paese e costretta a separarsi dalla sua famiglia, vive a Fremont, in California (nota anche come Little Kabul, proprio perché ospita una grande comunità afghana), e lavora in una fabbrica di biscotti della fortuna nella Chinatown di San Francisco. Pur vivendo a contatto con altri profughi del suo Paese, Donya conduce un’esistenza molto solitaria, vivendo in modo contraddittorio la sua condizione di espatriata, finché non decide di andare in cerca dell’amore.

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Far East Film Festival 2024, la recensione di Old Fox

di Valeria Morini

Nella Taiwan del 1989, l’undicenne Liao Jie, orfano di mamma, vive con il papà in modeste condizioni. La loro esistenza trascorre placida ed è dominata da un sogno: entro qualche anno avranno risparmiato abbastanza per aprire un’attività di parrucchiere in proprio. Un giorno, la vita del bambino cambia all’incontro con l’anziano Boss Xie, rapace speculatore proprietario del quartiere in cui risiedono nonché del ristorante dove lavora il padre. Con i suoi insegnamenti che lo spingono ad abbandonare empatia e idealismo per abbracciare un individualismo sfrontato ed egocentrico, il magnate diventa una figura di riferimento per Liao Jie, nettamente contrapposta a quella del padre, uomo gentile e premuroso.

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Tre film al femminile al Cinema Centrale di Milano

Dopo l’anteprima a marzo 2024 al C-MOVIE FILM FESTIVAL di Rimini, arrivano a Milano tre pellicole che offrono uno straordinario spaccato sul cinema femminile contemporaneo. A partire dal 16 maggio il Cinema Centrale (via Torino, 30) avrà nella sua programmazione Senza prove di Béatrice Pollet, Solo per me di Lucie Borleteaue Zafira, l’ultima regina di Damien Ounouri e Adila Bendimerad. I tre film, distribuiti in Italia grazie a Kitchenfilm, sono tre esempi di prodotti cinematografici all’avanguardia che esplorano tematiche femminili accendendo riflessioni importanti e cruciali con un approccio sempre intelligente e coinvolgente.

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Susan Sarandon al Riff 2024: “Io licenziata perché pro Gaza. Trump? Un fascista”

A cura di Valeria Morini – Foto di Laura Bianchi

In un parterre di ospiti sicuramente molto interessante, la superstar del Riviera International Film Festival 2024 è Susan Sarandon. Oltre che membro della giuria, l’attrice è stata protagonista di una masterclass presso l’ex convento dell’Annunziata, sulla Baia del Silenzio di Sestri Levante. Durante l’incontro in cui ha risposto alle domande del pubblico, non solo ha parlato della sua carriera, ma ha affrontato anche tematiche politiche, come i bombardamenti di Gaza, le elezioni americane e il MeToo.

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Far East Film Festival 2024, la recensione di Death Whisperer

di Matteo Soi

Uno spirito maligno semina paura e morte in un piccolo villaggio di campagna. Dopo aver tolto la vita ad una ragazzina del luogo, prende di mira una famiglia di agricoltori, più precisamente una delle figlie. Fratelli e sorelle uniti faranno di tutto per salvare la vita alla ragazza e a liberarla dallo spirito. Chi ben comincia, si dice, è già a metà dell’opera. E Death Whisperer comincia davvero bene, con un bagno di sangue che dovrebbe segnare il tono ed il contesto della storia. Siamo in un ambiente rurale, la vita nei campi fa il paio con le superstizioni e le paure con le quali si convive. 

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