11/25 THE DAY MISHIMA CHOSE HIS OWN FATE di Koji Wakamatsu (2012)

Il 25 novembre del 1970, un uomo, dopo avere fallito un colpo di stato, eseguì il seppuku, un suicidio rituale nel quartier generale delle Forze di Autodifesa Giapponesi a Tokyo, lasciandosi alle spalle una eredità artistica importante e una eco, in voga ancora oggi. L’uomo in questione era Yukio Mishima, uno dei più grandi e celebrati romanzieri giapponesi al quale il compianto regista giapponese Koji Wakamatsu (scomparso lo scorso Ottobre in seguito ad un incidente stradale) ha deciso di rendere omaggio in 11/25 The Day Mishima Chose His Own Fate, suo penultimo film, presentato nella sezione XXX del TFF. 

La vita di Mishima era già stata oggetto dell’attenzione di Paul Schrader che nel 1985 firmò il biopic Mishima. Koji Wakamatsu si sofferma in particolare sul periodo storico che va dal 1966 al 1970: con il fervore nazionalistico che prende sempre più il sopravvento sul resto della poetica letteraria di Mishima al punto da spingerlo a fondare il Tatenokai (letteralmente “La società dello scudo”), una milizia privata nazionalista di destra, composta in massima parte da studenti universitari devoti a Mishima, e uniti tra loro dalla passione per la disciplina militare e dall’autoconvinzione che i problemi del Giappone dell’epoca fossero legati allo svilimento istituzionale della figura dell’imperatore.

Ciò che interessa a Wakamatsu, però, non è tanto descrivere l’utopia reazionaria di Mishima, né immergersi nella sua ideologia, ma è quello di analizzare nel dettaglio gli ultimi mesi di vita dello scrittore e la rievocazione di episodi poco conosciuti, come il suo incontro all’università con gli studenti occupanti, marxisti, con cui cerca di instaurare un dialogo e stabilire un’alleanza nel nome della comune contrapposizione al sistema dominante. Quello che emerge chiaramente è la figura di uomo tutto d’un pezzo che combatté per degli ideali, sacrificando la sua stessa vita.

Sebbene Mishima fosse circondato da una schiera di fedeli sostenitori, disposti a rimanere con lui fino alle estreme conseguenze, quello che Wakamatsu rappresenta sullo schermo è un uomo profondamente solo e inquieto (non è un caso infatti se la sua stessa moglie viene mostrata solo di sfuggita). L’esperto regista giapponese costruisce un film solido e rigoroso che scava nella psicologia del personaggio e nella realtà sociale dell’epoca, attraverso un crescendo emozionale di delicato impatto emotivo, senza mai mostrare segnali di cedimento.

Ma sono soprattutto la misurata sobrietà, nello stile e nella messa in scena, a fare di 11/25 The Day Mishima Chose His Own Fate un’opera equilibrata che richiama a un modo elegante e desueto di fare cinema. E questa precisa scelta stilistica del regista nipponico rimane fedele fino al drammatico finale, non mostrandoci nella scena del suicidio dettagli truculenti ed eccessivi, mantenendo bensì una compostezza coerente con l’impostazione narrativa dell’intera opera. 

Voto: 3/4