2 GIORNI A NEW YORK di Julie Delpy (2012)

2-giorni-a-New-York-locandinaJulie Delpy è una figura originale all’interno dello scenario cinematografico contemporaneo: francese naturalizzata statunitense, figlia d’arte, attrice, cantante, sceneggiatrice e infine anche regista, la Delpy negli ultimi anni ha collaborato sempre più attivamente alla scrittura dei film che interpretava (è co-autrice della sceneggiatura della famosa trilogia di Linklater Before Sunshine, Before Sunset e Before Midnight, per la quale ha ricevuto anche una nomination all’Oscar), arrivando ultimamente anche a dirigere personalmente i film di cui è autrice (Due Giorni a Parigi; La Contessa).

Il suo è un cinema sempre in bilico tra la commedia colta e la commedia acida, un cinema che si regge sui dialoghi e l’improvvisazione degli attori, molto debitore al Woody Allen più frivolo e non immune alle schegge dell’egocentrismo dell’attrice/regista/ sceneggiatrice.  

Con due anni di ritardo rispetto al resto del mondo, arriva adesso in Italia il seguito del fortunato Due Giorni a Parigi. La francese Marion (Delpy) non è più fidanzata con l’americano Jack, ma è comunque rimasta a lavorare a New York, dove ora convive con Mingus (Chris Rock), giornalista radiofonico. La loro paciosa convivenza newyorchese verrà sconvolta dall’arrivo della famiglia parigina di lei, composta dal debordante padre (Albert Delpy) e dalla sorella ninfomane (Alexia Landeau).

Julie Delpy prova a replicare il meritato successo della precedente commedia ambientata a Parigi, riproducendone simmetricamente l’impostazione ma spostandosi questa volta nella Grande Mela. Purtroppo, questa volta la macchina della commedia pepata che non disdegna qualche riflessione intelligente sui rapporti di coppia non ingrana, ma si ingolfa, lasciando troppa libertà agli attori principali che, sostanzialmente, interpretano tutti se stessi (il padre di Marion è il padre della Delpy; Chris Rock monologa come nei suoi spettacoli televisivi; Vincent Gallo è se stesso, la Delpy quasi) e fanno prendere al film troppe direzioni diverse senza mai sceglierne una. La delicatezza che caratterizzava la rappresentazione della vita di coppia nel film precedente qui scompare, schiacciata dalle caratterizzazioni eccessive dei protagonisti, dalla ricerca ossessiva della battuta e da improbabili incursioni nell’arte contemporanea.  Nonostante siano ricercate con caparbietà, inoltre, le risate latitano e le poche trovate divertenti ( Vincent Gallo che compra l’anima a Marion; la figlia di Mingus che vuole diventare una goth) non risollevano il film dalla mediocrità in cui una sceneggiatura debole, troppo aggrappata al capacità d’improvvisazione dei protagonisti, l’ha gettato.

Voto: 1,5/4