BAD 25 di Spike Lee (2012)

Esattamente nel giorno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario dall’uscita dell’album Bad, Spike Lee presenta fuori concorso alla 69^ Mostra del cinema di Venezia la sua ultima fatica Bad 25, un documentario affettuosamente sentito che rende omaggio agli esordi della straordinaria carriera di Michael Jackson, amico stimato ed ammirato prima ancora che popstar internazionale entrata di diritto nell’immaginario collettivo.

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HEAVEN’S GATE (I CANCELLI DEL CIELO) di Michael Cimino (1980)

“Essere tristemente famoso non è divertente”. La frase pronunciata dal regista Michael Cimino ieri, durante la premiazione che ha preceduto la proiezione del suo film I cancelli del cielo, è decisamente significativa. L’opera ha inaugurato una nuova sezione del Festival veneziano 2012, “Venezia Classici”, ed è stata riproposta in versione originale (216’) e restaurata digitalmente dopo essere stata massacrata e resa quasi incomprensibile alla sua uscita, nel 1980.

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ENZO AVITABILE MUSIC LIFE di Jonathan Demme (2012)

Salvamm ‘o munno è un brano di Enzo Avitabile, uno tra i più noti sassofonisti e cantautori napoletani. Salvamm ‘o munno è il brano che ha cambiato la vita di Jonathan Demme.O almeno, così ha dichiarato il regista de Il silenzio degli innocenti e di Philadelphia.

Sta di fatto che da quel brano è venuta l’idea a Demme di realizzare Enzo Avitabile Music Life, ultimo di una lunga serie di documentari dedicati dal regista a figure di spicco della scena musicale internazione: tra questi ricordiamo in particolare i Talking Heads, che hanno accompagnato il suo esordio nel genere Stop Making Sense del 1984, o Neil Young a cui ha dedicato addirittura tre titoli.

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THE ICEMAN di Ariel Vromen (2012)

È difficile sbagliare un film quando si hanno una storia vera che ha dell’incredibile e un interprete come Michael Shannon tra le mani. E infatti The Iceman non è un film sbagliato, almeno non del tutto: ma non è neanche del tutto riuscito.

La storia vera è quella del mastodontico killer Richard Kuklinski, di origine polacca, a metà strada tra la figura di un arrampicatore della malavita e quella di uno psicopatico totale, che, dopo il suo arresto avvenuto nel 1986 si vantò di aver ucciso più di cento uomini. La sua glacialità leggendaria e il suo vezzo di conservare i cadaveri in celle frigorifere per impedire che ne fosse constatata l’ora del decesso, gli valsero il soprannome di The Iceman, l’uomo di ghiaccio, che dà il titolo alla pellicola. Micheal Shannon ha sicuramente il physique du role per interpretare una minaccia incarnata, divisa tra raptus di follia schizoide e imperturbabilità, nonché tra vita da mafioso e ruolo di affettuoso padre e marito.

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PARADIES: GLAUBE (PARADISE: FAITH) di Ulrich Seidl (2012)

Secondo capitolo di una trilogia iniziata con Paradise: Love, in cui una tematica bassa come il turismo sessuale incrocia un discorso ben più elevato sulla labilità della fede religiosa, Paradise: Faith è il titolo con cui il regista Ulrich Seidl si presenta in concorso alla 69° Mostra del cinema di Venezia.

Mio Signore, molti sono ossessionati dal sesso, liberali da questo desiderio carnale”. E’ la preghiera che la protagonista Anna Maria sussurra in apertura, prima di flagellarsi in segno di espiazione dei peccati di tutti coloro che cedono alle tentazioni del Male, lei compresa. Sì, perché nei confronti di Gesù ad una venerazione spirituale ed eterea accompagna un desiderio sessuale reso ancora più morboso da una costante repressione, che viene meno soltanto nella discussa (e discutibile) scena dell’amplesso simulato con un crocefisso.

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SUPERSTAR di Xavier Giannoli (2012)

superstar-xavier-giannoli-posterSvegliarsi un giorno qualunque, essere stati sino alla sera prima una persona qualunque, e rendersi conto di non esserlo più, inspiegabilmente. C’è chi ne sarebbe felice, il più esibizionista e vanitoso non desidererebbe altro, mentre i più timidi e schivi lo vedrebbero come il peggiore incubo. Ma la domanda sorge comunque spontanea: Perché? O meglio, “puorquoi?”, come direbbe Martin Kazinski (Kad Merad), il protagonista di Superstar, la pellicola di Xavier Giannoli in concorso a Venezia, che tanto ricorda l’episodio di Roberto Benigni in To Rome with Love, uno dei pochi riusciti della pellicola di Woody Allen. Martin si sveglia un mattino e improvvisamente viene fotografato da tutti, i ragazzi in metro gli chiedono autografi, gli fanno video con i cellulari e accorrono in massa appena lo riconoscono, per non parlare delle radio e delle tv che intrattengono il pubblico con notizie sul suo quotidiano, futili, ma che fanno audience. Già, audience, questa potrebbe essere la parola chiave per interpretare il film di Giannoli, che a dire la verità mostra la sua morale in maniera sin troppo chiara e diretta, ma comunque molto efficace, raccontando l’ascesa e il declino del mito, un po’ come si faceva con i vecchi film di gangsters.

 

 

 

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I MERCENARI 2 di Simon West (2012)

imercenari2La storia del cinema passa a milioni di anni luce da I Mercenari 2 e così quello che si può definire “il buon cinema”, quello ben scritto, ben diretto, ben recitato. Inutile negarlo: il franchise messo in piedi da Sylvester Stallone ha lacune in tutti i suoi reparti (in alcuni più di altri), già evidenti nel primo film ed immancabili anche nel secondo. Ma sarebbe troppo facile limitarsi ad una bocciatura inappellabile, fare i cecchini su di un bersaglio immobile ed inerme. Troppo facile ed anche ingiusto. Questo perché, possa piacere o meno, I Mercenari, tanto il primo quanto il suo seguito, è un progetto di un’ onestà totale ed inattaccabile che nasce dall’ unico e preciso intento di mettere insieme, tutti nello stesso film, quei nomi e quei volti vecchi e nuovi che in qualche modo hanno fatto e stanno facendo la storia del cinema action. Un progetto che vuole arrivare, non unicamente ad un’ utenza strettamente cinefila, ma anche a quel pubblico che con certi film e certi attori ci è cresciuto e trova nell’ idea stessa di un team up dal sapore epico, come quello fortemente voluto da Stallone, un motivo più che sufficiente per recarsi in sala.

 

 

 

 

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STORIES WE TELL di Sarah Polley (2012)

La nutrita sezione documentaristica di Venezia 69 ha tanti titoli in serbo per il pubblico. Tra l’esordio con Enzo Avitabile Music Life, ritratto del versatile polistrumentista partenopeo ad opera di Jonathan Demme e Bad 25, in cui Spike Lee ci racconterà la sua visione del re del pop, Michael Jackson, si colloca l’album di famiglia di Sarah Polley, regista canadese conosciuta soprattutto per il delicato Away from her.

Attraverso un intreccio piuttosto pasticciato di interviste, filmati di famiglia veri e ricostruiti e riprese della registrazione di una voce narrante interna alle vicende, la Polley vuole presentare l’altrettanto intricata epopea biografica che, partendo dalle eclettiche gesta della madre Diane, bionda ed eccentrica aspirante attrice teatrale, arriverà fino alla scoperta del padre biologico, avvenuta a ventotto anni. Leggi tutto

IZMENA (BETRAYAL) di Kirill Serebrennikov (2012)

izmenaPrimo film presentato alla Sessantanovesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Izmena (Betrayal) del russo Kirill Serebrennikov parla di tradimento, come si può arguire dal titolo stesso. Nel caso specifico, tradimento di cui sono vittime una donna e un uomo, i cui rispettivi marito e moglie intrecciano una relazione; universalmente, elevando a simbolo il suddetto tradimento, analizzando le rispettive reazioni dei coniugi cornificati ed associando l’ambiente all’interiorità dei personaggi, il tutto condito da virtuosismi tecnici decisamente fuori luogo.

 

               

 

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THE RELUCTANT FUNDAMENTALIST di Mira Nair (2012)

Mira Nair torna a Venezia ed inaugura con questo titolo fuori concorso la 69° edizione della Mostra del Cinema, con la rinnovata direzione di Alberto  Barbera. Nuova non è invece la partecipazione della regista indiana alla manifestazione lidense: sono ben cinque le sue opere presentate in questa sede, una delle quali, il colorato Monsoon Wedding- Matrimonio indiano, le fruttò anche l’ambito Leone d’Oro nel 2001. Confermando la sua predilezione per storie di integrazione e incontri interculturali, Nair porta sul grande schermo il fortunato romanzo The Reluctant Fundamentalist, che dà anche il titolo alla pellicola, offrendo un punto di vista inedito sul Pakistan post-undici settembre. Leggi tutto

ONE NITE IN MONGKOK di Derek Yee (2004)

Una scaramuccia tra giovani appartenenti alle triadi finisce in tragedia: il figlio di un boss rimane ucciso e per vendicarsi della triade rivale viene ingaggiato un giovane killer proveniente dal continente. La polizia, ricevuta una soffiata da un informatore, si mette subito sulle sue tracce.

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IP MAN di Wilson Yip (2010)

 Nato a fine ‘800 e morto nei primi anni ’70, Ip Man è stato uno dei più importanti esponenti del Wing Chun Kung Fu nonché maestro del grande Bruce Lee. Il film di Wilson Yip si propone essenzialmente come un film di arti marziali ma anche come un biopic del Gran Maestro focalizzato nel periodo che va dagli anni trenta alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In quegli anni il Fushan era, non solo un florido centro economicamente sviluppato, ma anche il luogo d’ incontro e crescita per le varie discipline di arti marziali. Tutto cambia dopo l’invasione giapponese: il Paese cade in una profonda crisi economica che non può che coinvolgere anche il Fushan e i suoi abitanti. Perfino il Maestro Ip è costretto ad abbandonare la sua casa e a trovare un lavoro per sfamare la sua famiglia. Il momento del riscatto arriva quando un generale giapponese decide di mettere alla prova le arti marziali giapponesi contro quelle cinesi, sfida alla quale il Maestro Ip è costretto da tragici eventi ad accettare.

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TUTTI I RUMORI DEL MARE – Intervista al regista Federico Brugia

Esce il 24 agosto Tutti i rumori del mare, esordio nel lungometraggio di Federico Brugia. Il film è una co-produzione italo-ungherese delle piccole case indipendenti The Family e Laokoon Filmgroup ed è distribuito dalla Maremosso di Luca Lucini e Raffaello Pianigiani.

Il protagonista, X, è un uomo che si è lasciato alle spalle un passato doloroso e irrisolto, scegliendo di vivere senza identità. Lavora per un’organizzazione criminale che traffica in merci e esseri umani, in particolare donne da avviare alla prostituzione di alto bordo. Ma, un giorno, l’uomo viene incaricato di prelevare da Budapest e trasportare in Italia una ragazza diversa rispetto a quelle che è abituato a “consegnare”: Nora, una piccola e fragile donna che ha fame di vita e sogna un futuro migliore. Durante il viaggio accade qualcosa di inaspettato e a X viene chiesto di abbandonare e successivamente uccidere la giovane. Da quel momento il protagonista compirà delle scelte che rimetteranno in discussione la sua identità e la sua non-esistenza.

Il cast comprende Sebastiano Filocamo, Orsi Tóth, Benn Northover, Mimmo Craig e vede la partecipazione di Malika Ayane (anche autrice delle musiche) e Rocco Siffredi.

Oltre all’uscita in sala del 24 agosto, il film verrà presentato in anteprima speciale all’Isola del Cinema di Roma nella serata di mercoledì 22 agosto.

 

 

 

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MAGIC MIKE di Steven Soderbergh (2012)

magic-mike-la-locandina-italiana-del-film-246757“People who live in society have learnt how to see themselves, in mirrors, as they appear to their friends. I have no friends: is that why my flesh is so naked?” Così Sartre sembra parafrasare l’intera storia di Magic Mike, un film spettacolare e crudo grazie al quale Soderbergh sembra ritrovare una vena creativa del tutto affievolitasi negli ultimi anni.

Grande merito va senz’altro attribuito al bel soggetto firmato, insospettabilmente, dal palestratissimo attore-modello Channing Tatum, che, contrariamente al detto “tutto muscoli e niente cervello”, fa tesoro della sua giovanile esperienza come ballerino in uno strip-club per signore di Tampa, Florida per raccontare la storia di Mike, aitante trentenne che si divide fra il lavoro giornaliero in cantiere e quello serale di stripper all’Xquisite Strip Club. Superficiale e dedito a eccessi di ogni tipo, Mike è la star di punta del locale, il leader del gruppo testosteronico che ogni sera manda in visibilio signore e signorine di ogni età sotto la guida del rozzo ma paterno Dallas. L’incontro con il giovane sbandato Adam, in cerca di un’identità più che di un lavoro, porterà Mike a (s)vestire i panni inediti del fratello maggiore, introducendolo nella bizzarra famiglia di spogliarellisti e nel loro surreale mondo. Ma sarà Brooke, la seriosa e rigorosa sorella di Adam, a provocare un reale cambiamento in Mike, facendolo riflettere sulla vacuità della propria esistenza, basata sul guizzare di bicipiti e sul mercanteggio deprimente del proprio corpo.

 

 

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LA CONGIURA DELLA PIETRA NERA di Chao-Bin Su e John Woo (2010)

La gilda di assassini nota come “La Pietra Nera” è alla caccia del corpo di un monaco buddista i cui resti ormai mummificati sono depositari di importantissimi segreti. Zeng Jing (interpretata dall’intramontabile Michelle Yeoh), assassina affiliata alla Pietra Nera, ruba la metà superiore del cadavere ma invece di tenerla per sé, decide di restituirne i resti e iniziare una nuova vita cambiando perfino i propri connotati.

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HOLY MOTORS di Leos Carax (2012)

La fisiologia dell’interpretazione: così si può riassumere Holy Motors, spiazzante opera ultima di Leos Carax, presentata in concorso al Festival di Cannes e riproposta nella “retrospettiva” completa che il Festival di Locarno gli sta dedicando.

Non è certamente un caso che il film si apra mostrando cronofotografie degli atleti di E.J. Marey, precursore della settima arte, proprio un fisiologo i cui principali fini scientifici consistevano nell’analisi organica e psicomotoria degli esseri viventi.

Se a Marey, negli anni ’80 dell’800, bastava mostrare, attraverso rapidi fotogrammi, i movimenti della mani di un essere umano, Carax decide di riprendere in qualche modo quegli studi trasportandoli al giorno d’oggi. Non più però sul semplice organismo umano, ma sull’attore e su tutto quello che da questa parola deriva. 

 

 

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RUBY SPARKS di Jonathan Dayton e Valerie Faris (2012)

RubyA sei anni dal fortunatissimo esordio Little Miss Sunshine (vincitore, tra le altre cose, di due premi Oscar), torna la coppia registica Dayton-Faris, già sinonimo di commedia indie, con una nuova riflessione dolceamara sulla bizzarria dell’umanità contemporanea.

Calvin (Paul Dano, già co-protagonista del film precedente nel ruolo di un adolescente muto per scelta) è alle prese con la sindrome della pagina bianca: dopo aver firmato un romanzo che l’ha reso giovanissimo idolo letterario, non riesce più a creare, per il dispiacere del suo agente che lo assilla. Introverso, serioso e diffidente, timoroso che la gente gli si avvicini solo per beneficiare del suo successo riflesso, vive con il cane Scottie e intrattiene gli unici rapporti sociali con il più concreto fratello maggiore e con uno strampalato psicanalista.

Superato improvvisamente il blocco dello scrittore, Calvin dà vita a Ruby Sparks, suo modello femminile ideale e protagonista della sua seconda opera, tanto realistica da comparire, in carne ed ossa, nella vita del ragazzo, con conseguenze ovviamente avventurose. 

 

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Venezia 70: I-FILMSonline in diretta dal Lido

venezia70In diretta dal Lido di Venezia, I-FILMSonline seguirà da vicino la 70° Mostra del Cinema.

Giorno per giorno i nostri inviati recensiranno i film più interessanti del Concorso e delle sezioni collaterali, mentre il nostro canale Twitter pubblicherà foto, notizie ed aggiornamenti dell’evento veneziano.

Seguiteci dal 28 agosto al 7 settembre su www.i-filmsonline.com, sulla nostra pagina Facebook e sul canale Twitter @IFILMSonline!   

IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO di Christopher Nolan (2012)

Rise. Ecco la parola chiave per comprendere appieno questo film. Malamente tradotto in italiano con “il ritorno” (ma ormai non ci sorprendiamo più di nulla), “rise” significa rinascere, risalire, sollevarsi. Ed è proprio questo il punto cardine su cui Nolan insiste per tutti i 164 minuti. Non a caso, la scena madre del film, collocata al centro del suo minutaggio e girata magistralmente sottolinea ancora di più quanto il regista tenga a questo tema. Wayne infossato in una sorta di prigione incavata in un pozzo profondissimo, per liberarsi dovrà scalare la parete, ma solamente quando lo farà senza la corda di sicurezza, senza il cordone ombelicale che lo lega al suolo, riuscirà nel suo intento, nella sua rinascita. (Ri)nascono tutti in questo film. Il cattivo Bane all’inizio, un futuro eroe alla fine, una città intera nel mezzo.

 

 

 

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