William Friedkin si racconta ne Il buio e la luce, la sua autobiografia

William-FriedkinUn giovane di belle speranze sta ultimando le riprese di un episodio della serie televisiva L’ora di Hitchcock. All’improvviso nello studio si materializza lui, Hitch: sigaro in bocca, passo fiero ma claudicante, presenza minacciosa che evoca ammirazione e rispetto.

Il giovane di belle speranze si avvicina al Maestro e, elettrizzato, gli porge la mano: “Mister Hitchcock, per me è un onore conoscerla”. Hitch porge svogliatamente la mano e sembra quasi aspettarsi che il ragazzo gliela baci; freddo e distaccato, squadra il giovane con sufficienza e lo ammonisce: “Mister Friedkin, solitamente i nostri registi portano la cravatta”.

Spiazzato, il giovane di belle speranze rimane senza parole, pensa ad una risposta efficace da improvvisare ma il Re del brivido non ha tempo da perdere; il giovane di belle speranze, nella sua mise da t-short e pantaloni kaki, osserva Hitch allontanarsi. Cinque anni più tardi, l’allievo si prenderà una piccola rivincita sul Maestro.

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LA MOSCA di David Cronenberg (1986)

locandina-la-moscaMercoledì 02/10/13, ore 23.15, CIELO

 

“Sto dicendo che sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo, e gli era piaciuto. Ma ora il sogno è finito e l’insetto è sveglio. Sto dicendo che ti farò del male, se resti.”

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FARGO di Joel ed Ethan Coen (1995)

locandina-fargoMercoledì 02/10/13, ore 21.10, RAI 4

 

Molte cose possono capitare nel bel mezzo del nulla.” In questo nulla, un innevato e desolato Minnesota, il venditore d’auto Jerry Lundegaard (William H. Macy), in gravi difficoltà economiche, decide di far rapire la moglie da due sbandati (Steve Buscemi e Peter Stormare) per costringere suo suocero, proprietario della concessionaria dove lavora, a pagare il riscatto: ma le cose prenderanno una piega inaspettata, anche grazie all’intervento della poliziotta Marge Gunderson (Frances McDormand).

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FEBBRE A 90° di David Evans (1997)

locandina-febbre-a-90Martedì 01/10/13, ore 21.15, RAI 5

 

Paul Ashworth (Colin Firth), londinese insegnante di un liceo e sfegatato tifoso dell’Arsenal, inizia una storia d’amore con la collega Sarah Hughes (Ruth Gemmell); la sua passione per il calcio ostacolerà non poco la relazione.

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I (PRE) GIUDIZI DI OTTOBRE 2013

Locandina AdeleDopo il calendario del mese, oggi è il turno dei nostri pregiudizi: ogni membro della redazione segnala due titoli in uscita nel mese, uno su cui si sente di mettere la mano sul fuoco per un esito positivo (segnalato come “Per me è sì”) e l’altro su cui invece ripone pochissime o nessuna speranza (“Per me è no”). Naturalmente sono (quasi sempre) film che non abbiamo ancora visto, si tratta solo di sensazioni in attesa di conferme.

Come sempre, vi invitiamo a giocare con noi (valutando tutte le uscite mensili di ottobre) facendoci sapere cosa ne pensate e quali sono le vostre scelte. D’altronde… si tratta soltanto di pregiudizi.

Ecco le scelte di ognuno di noi:

 

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I premiati del Parma International Music Film Festival

Si è svolta sabato sera nel salone delle feste del Circolo di Lettura e Conversazione di Parma la cerimonia di premiazione dei film vincitori della prima edizione del Parma International Music Film Festival.

 

La giuria del festival, composta dal regista Maurizio Scaparro, dal compositore Riccardo J. Moretti, dal direttore artistico della Sony ATV Roberto Mancinelli, dal docente di Storia e Critica del Cinema dell’ Università di Parma Michele Guerra e dal critico cinematografico della Gazzetta di Parma Filiberto Molossi ha assegnato i premi ai seguenti film:

 

La Violetta d’Oro alla migliore colonna sonora è andata al giovane compositore australiano Stuart Hancock per il film Plants of Qatar, che ha ricevuto il premio dal sindaco di Parma Federico Pizzarrotti.

La Violetta d’Argento per il miglior film è stata assegnata al film austriaco Abgestempelt (Timbrato) di Michael Rittmannsberg, consegnato dall’assessore alla cultura di Parma Laura Ferraris.

La menzione d’onore al miglior interprete è stata vinta dall’attrice italiana Bianca Guaccero per il film Si può fare l’amore vestiti?

La menzione d’onore per la miglior fotografia è andata a 6 giorni sulla terra di Varo Venturi

Il premio per il miglior cortometraggio è un ex-equo: Cantarella di Diego Dada e Amore a prima vista del regista inglese Mark Playne

La menzione d’onore per la miglior SONG è andata al film americano Naked di Sean Robinson.

Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato al film marocchino Al Wassia (The Will) di Allal El Alaoui ed infine il Premio Speciale Spazio Cinema al film Extreme Jukebox di Alberto Bogo.

 

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IL CALENDARIO DI OTTOBRE 2013

Gravity-Locandina

Una uomo e una donna, soli nello spazio profondo: è Gravity il film più atteso di ottobre dalla redazione. Ma, oltre alle peregrinazioni cosmiche di Sandra Bullock e George Clooney nell’opera di Alfonso Cuarón che ha aperto l’ultima Mostra di Venezia, il calendario del mese si presenta davvero ricco di titoli gustosi. Finalmente arriva infatti nelle nostre sale l’ultima Palma d’oro di Cannes, La vita di Adele, racconto di formazione firmato dal regista franco-algerino Abdellatif Kechiche, salutato come uno dei film dell’anno.

E se, a dispetto del titolo, la storia di Adele è pura finzione, sono molte le “vite” di personaggi illustri che il grande schermo ci racconterà nelle prossime settimane: da Diana – La storia segreta di Lady D., ennesima trasposizione sulla vita dell’infelice principessa britannica (interpretata da Naomi Watts) a Giovani ribelli, affesco sulla giovinezza degli eroi della Beat Generation (dove Daniel Radcliffe impersona Allen Ginsberg), fino a Il quinto potere, con il lanciatissimo Benedict Cumberbatch nel ruolo del controverso Julian Assange.

Segnaliamo anche il ritorno del nostro Daniele Luchetti (Anni felici) e di Luc Besson, impegnato in una black comedy “mafiosa” con Robert De Niro e Michelle Pfeiffer (Cose nostre – Malavita).

Di seguito, tutte le uscite del mese.

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LA MALA EDUCACIÓN di Pedro Almodóvar (2004)

locandina-mala-educacionLunedì 30/09/13, ore 23.05, IRIS

 

Madrid, 1980. L’attore Ángel (Gael García Bernal) si reca in visita dal regista ed ex compagno di collegio Enrique (Fele Martínez) per offrirgli una sceneggiatura autobiografica sulle loro vicissitudini adolescenziali (il legame tra i due ragazzi era stato interrotto a causa della gelosia di un prete pedofilo [Daniel Giménez Cacho]). La relazione riprende, ma nulla è come sembra.

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LA COSA di John Carpenter (1982)

locandina-la-cosaDomenica 29/09/13, ore 00.20, ITALIA 1

 

Antartide, 1982. Una base scientifica statunitense viene minacciata da una forma aliena capace di mutare e assumere qualsiasi sembianza. In preda al panico il gruppo, capeggiato da R. J. MacReady (Kurt Russell), tenterà di salvarsi con ogni mezzo a disposizione. In pochi sopravvivranno.

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IL BACIO DELLA PANTERA di Jacques Tourneur (1942)

locandina-bacio-della-panteraSabato 28/09/13, ore 02.00, RAIUNO

 

Diretto da Jacques Tourneur, che nei primi anni ‘40 girò altri due classici del genere horror, Ho camminato con uno zombie e L’uomo leopardo, e prodotto da Val Lewton per la RKO, Il bacio della pantera è un piccolo gioiello che negli anni si è guadagnato la fama di cult grazie alle atmosfere suggestive e alla torbida sensualità del soggetto.

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HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti (2011)

locandina-habemus-papamSabato 28/09/13, ore 21.30, RAIUNO

 

Opera ultima del cineasta italiano Nanni Moretti (in attesa che esca Margherita, annunciato per il 2014), Habemus Papam rappresenta una tappa di ulteriore rinnovamento nella filmografia di un regista mai sazio di sperimentazioni e indagini, siano esse emozionali o sociali.

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IRON MAN di Jon Favreau (2008)

iron manVenerdì 27/9/13, ore 21.10, Italia1

Eroi non si nasce, si diventa”. Basato sull’omonimo personaggio della Marvel creato nel 1963 da Stan Lee, Jack Kirby, Larry Lieber e Don Heck, Iron Man si è subito affermato come uno dei più interessanti comic movie visti negli ultimi anni.

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I PONTI DI MADISON COUNTY di Clint Eastwood (1995)

i ponti di madison countyGiovedì 26/9/13, ore 21.00, IRIS

Non voglio avere bisogno di te perché non posso averti”. Tratto dall’omonimo romanzo di Robert James Waller, il film, insieme a Gli spietati (1992) e Un mondo perfetto (1993), costituisce il trittico di capolavori assoluti girati da Clint Eastwood negli anni ’90.

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HOLLYWOODLAND di Allen Coulter (2006)

hollywoodlandMercoledì 25/9/13, ore 21.00, IRIS

Esordio alla regia del cineasta statunitense Allen Coulter (Remember Me), Hollywoodland è stato presentato in concorso alla 63ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ottenendo un buon successo di critica e di pubblico.

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SOTTO ASSEDIO-WHITE HOUSE DOWN di Roland Emmerich (2013)

Locandina Sotto assedio-White House Down«Caffeina e patriottismo»: in questa frase sloganistica e di puro sapore citazionistico, pronunciata da Maggie Gyllenhaal nel film, si riassume il senso e la forma dell’ultimo, catastrofico film di Roland Emmerich. Famoso per film come Independence day, The day after tomorrow e, in tempi più recenti, un ping-pong di frenetico rimbalzo fra preistoria (10,000 BC) e giorno d’oggi (il temuto e profetizzato 2012 dei Maya), fino a una rilettura in chiave complottista-thrilling di Shakespeare, si poteva dire aperto un vero “totocatastrofe” su quella sarebbe stato il prossimo bersaglio del regista tedesco. La scelta, provocatoria ma non isolata (basti pensare Olympus has fallen di Fuqua), punta dritto al cuore della superpotenza a stelle e strisce: la Casa Bianca! Il titolo originale, carico di suggestioni e adrenaliniche aspettative, è White house down, un po’ meno suggestivo e più generico il titolo italiano Sotto assedio.

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LA FINE DEL MONDO di Edgar Wright (2013)

la-fine-del-mondo-poster-italianoTroppe aspettative, si sa, conducono quasi inevitabilmente a cocenti delusioni. Ma come non costruirsene di fronte all’ultimo film di Edgar Wright? Classe 1974, aveva emozionato due generazioni di nerd con il pastiche giocherellone Scott Pilgrim VS. the World.

Ma il vero punto di forza del regista britannico era il suo invidiabile gusto per la parodia (evidente anche nel finto trailer Don’t, all’interno dell’operazione Grindhouse): insieme alla strana e inossidabile coppia Simon Pegg-Nick Frost, aveva dato avvio all’improbabile, e finora divertente, Trilogia del Cornetto.

Giocando a stravolgere e irridere gli stereotipi horror, il trio ci aveva regalato uno dei migliori film di zombie di sempre, L’alba dei morti dementi, mentre il thriller d’azione era stato preso selvaggiamente di mira in Hot Fuzz.

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ARABESQUE di Stanley Donen (1966)

arabesqueMartedì 24/9/13, ore 23.00, IRIS

 

Cocktail avvincente che unisce raffinato umorismo, suspense old-style e avventura, Arabesque è un piccolo gioiello tra le spy-stories tanto in voga negli anni ’60.

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EVANGELION 3.0 – YOU CAN (NOT) REDO di Hideaki Anno, Masayuki, Kazuya Tsurumaki (2012)

Locandina-Evangelion-3punto0Basterebbero i primi dieci minuti di Evangelion 3.0 per mettere in chiaro almeno un paio di aspetti di tutta l’ operazione “Rebuilt”.

Innanzitutto troverebbero valida giustificazione gli enormi ed interminabili tempi di produzione. Riferendosi alle date di uscita nelle sale giapponesi, tra un film e l’ altro non passano meno di due anni ma, considerando poi la distribuzione internazionale, i tempi si allungano ancora di più. Tra Evangelion 1.0 ed il suo diretto seguito però c’è quasi un abisso a livello tecnico e, cosa davvero incredibile, con il terzo si punta ancora più in alto: la sequenza d’ apertura nello spazio, giusto per citarne una esemplare, è un biglietto da visita che non può lasciare indifferenti.

Il secondo aspetto riguarda le intenzioni di Anno verso il suo pubblico che si divide principalmente in una fan base importante, costruita con l’ opera originale serializzata per la TV, e lo spettatore che si avvicina al complesso universo di Evangelion con questi film. Due tipologie di pubblico insomma che percepiscono l’ opera in maniera totalmente differente ma che Anno decide di mettere allo stesso livello con una mossa che forse non si dovrebbe considerare neanche troppo inaspettata, una scelta di sceneggiatura che letteralmente toglie la sedia da sotto al sedere a tutti quanti.

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LO SCONOSCIUTO DEL LAGO di Alain Guiraudie (2013)

Lo sconosciuto del lago, di Alan Guiraudie, arriva in Italia dopo il successo al Festival di Cannes – dove, presentato nella sezione Un Certain Regard, ha vinto il premio alla regia – e il buon riscontro ottenuto nelle sale francesi, che l’hanno distribuito a partire dallo scorso giugno.

Assoluto protagonista della pellicola, come da titolo, è il lago; o, per essere precisi, la sponda dello stesso frequentata esclusivamente da bagnanti omosessuali con inclinazione al nudismo. Votati a frizzanti leggiadrie nel tessere rapporti fisici prim’ancora che mentali, i nostri dedicano intere giornate al culto del sole e a rigeneranti nuotate; tra di loro bazzica il belloccio Frank, ex fruttivendolo in titanico bilico tra ricerca dell’amore puro e, parimenti, di una carnalità totalizzante. Incappato nella stimolante amicizia nei riguardi del rotondo e malinconico Henri, non perderà tempo a invaghirsi – ricambiato – dell’affascinante Michel (dai “baffi come Freddy Mercury”). Un marcantonio custode però di uno squallido segreto che Frank scoprirà molto presto.

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BLING RING di Sofia Coppola (2013)

bling-ring-locandinaLa superficialità delle star secondo Sofia Coppola: a tre anni di distanza da Somewhere, Leone d’Oro alla Mostra di Venezia 2010, la regista americana torna a indagare il mondo di Hollywood e le ossessioni (più o meno importanti) che lo attraversano.
Ispirata a una storia vera, la pellicola racconta di un gruppo di ragazzi di Los Angeles che hanno compiuto l’impresa di trafugare beni del valore di oltre tre milioni di dollari dalle ville di alcune star dello spettacolo. Tra le vittime illustri dei giovani ladruncoli, pezzi da novanta dello star system come Orlando Bloom, Megan Fox e Paris Hilton.

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IL SUPERPAGELLONE DI SETTEMBRE 2013

Locandina RushEccovi, puntuale come sempre, il nostro Superpagellone, con i giudizi della redazione ai film usciti nel corso del mese. A conquistarsi il titolo di pellicola più amata è stavolta Rush, viaggio nell’adrenalinico mondo della Formula 1 degli anni d’oro con Chris Hemsworth e Daniel Brühl. Il film di Ron Howard è l’unico titolo ad aver ricevuto un verdetto unanimemente positivo.

Convincono solo parzialmente sia le bad girls innamorate dello star system che ci racconta Sofia Coppola in Bling Ring che il surreale Mood Indigo – La schiuma dei giorni dell’eterno sognatore Michel Gondry, e persino The Grandmaster di Wong Kar-wai non mette d’accordo tutti.

Nel corso di settembre, sono inoltre usciti tutti i tre film italiani presenti a Venezia 70. Se Sacro GRA raccoglie poco e Via Castellana Bandiera divide la redazione, il giudizio su L’intrepido di Gianni Amelio è decisamente più concorde: un’uniforme stroncatura.

Di seguito, tutti i voti.

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LA PELLE CHE ABITO di Pedro Almodóvar (2011)

la pelle che abitoLunedì 23/9/13, ore 21.00, IRIS

 

Liberamente ispirato al romanzo Tarantula di Thierry Jonquet, il diciottesimo lungometraggio del cineasta di Calzada de Calatrava è un prezioso tassello nella filmografia di un regista che negli anni ha saputo rinnovarsi pur rimanendo sempre fedele alla propria poetica.

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GLI ANNI SPEZZATI di Peter Weir (1981)

gli anni spezzatiSabato 21/9/13, ore 21.15, RAI MOVIE

 

Sesto lungometraggio del cineasta australiano Peter Weir (Picnic ad Hanging Rock, Witness, Mosquito Coast, L’attimo fuggente, The Truman Show), Gli anni spezzati è una struggente elegia incentrata sui valori più autentici della vita, contrapposti all’orrore della guerra.

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Al via il Festival di San Sebastian 2013

La città di Donostia-San Sebastián si prepara ad accogliere, come ogni anno, il Festival internazionale del Cinema omonimo; giunto alla sua sessantunesima edizione, si è sempre contraddistinto per essere una kermesse a premi dal budget non elevatissimo ma dalla qualità spesso eccellente, riconosciuta in Spagna e nel resto d’Europa. E anche oltre: basti pensare che tra i film in competizione per la Concha d’Oro, il premio al miglior film – conferito l’anno scorso a Nella casa di François Ozon – appaiono Le week-end di Roger Michell con Jim Broadbent e Lindsay Duncan ( nel ruolo di due attempati coniugi in viaggio a Parigi tentando di rivitalizzare un matrimonio ormai spento) Quai d’Orsai di Bertrand Tavernier dai fumetti a sfondo comico-politico di Abel Lanzac/Antonin Baudry, Devil’s Knot di Atom Egoyan con miss Reese Witherspoon e Colin Firth tra omicidi e satanisti, Canìbal di Manuel Martìn Cuenca (La flaqueza del bolchevique), Club Sandwich di Fernando Eimbcke che ritorna al festival dopo Sul Lago Tehoe, la Jasmila Zbanic de Il segreto di Esme impegnata nuovamente a raccontare gli orrori di Bosnia e Serbia in For those who can tell no tales.

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SACRO GRA di Gianfranco Rosi (2013)

sacro graSull’onda del successo ottenuto alla settantesima mostra del cinema di Venezia, dove ha ottenuto il premio più ambito del concorso, il leone d’oro, sbarca nelle sale italiane Sacro GRA, l’ultimo lavoro di Gianfranco Rosi.

Innanzitutto, facciamo una premessa: sarebbe sbagliato definire questo lavoro come documentaristicoSacro GRA è un’opera troppo scritta, troppo precisa e studiata, troppo inquadrata e finta per risultare spontanea. Si potrebbe parlare piuttosto di un cinema del reale (una tendenza che negli ultimi anni trova altri esponenti come ad esempio Le Quattro Voltedi Frammartino o Il Castello di D’Anolfi e Parenti), là dove il regista Gianfrancesco Rosi spende circa due anni della sua vita a raccogliere testimonianze e frammenti di realtà per poi metterli sullo schermo utilizzando le medesime persone da lui incontrate.

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THE GRANDMASTER di Wong Kar-wai (2013)

locandina the grandmasterFilm d’apertura al 63° Festival di Berlino, The Grandmaster, diretto dal regista Wong Kar-wai, racconta la vita di Ip Man, Gran Maestro dell’arte marziale Wing Tsun e mentore dell’attore Bruce Lee. Apparentemente un’incursione in un genere lontano dallo stile del maestro hongkonghese, la cui ultima opera risale al 2007 (Un bacio romantico), in realtà perfettamente in linea con la sua poetica.

La biografia di Ip Man è contestualizzata storicamente, dagli anni ’30 nella città natia di Foshan alla seconda guerra mondiale (scontro cino-giapponese) che portò alla fuga a Hong Kong; ma la storia non interessa a Wong Kar-wai, è solo cornice: ciò che interessa è la leggenda, l’aura mistica intorno a Ip Man e alla sua unica passione, il Wing Tsun, vero e proprio stile di vita con alla base un preciso codice d’onore che condiziona ogni aspetto dell’esistenza.

 

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THE SOCIAL NETWORK di David Fincher (2010)

locandina-the-social-networkGiovedì 14/11/13, ore 23.15, CIELO

 

Tra i casi cinematografici degli ultimi anni, The Social Network racconta la storia del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg), dalla creazione della piattaforma web all’enorme e inaspettato successo fino ai contenziosi legali per la paternità del sito: Zuckerberg, citato per danni stimati intorno ai 600 milioni di dollari, dovette accordarsi con le controparti e risarcirle lautamente.

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INTERCEPTOR di George Miller (1979)

locandina-interceptorGiovedì 19/09/13, ore 23.15, 7 GOLD

 

In un futuro apocalittico dove la società è in preda al caos e orde di criminali impazzano per le strade, il poliziotto Mad Max (Mel Gibson) cerca vendetta per la morte della moglie e del figlio, uccisi da una banda di motociclisti.

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LA CIOCIARA di Vittorio De Sica (1960)

locandina-la-ciociaraGiovedì 19/09/13, ore 15.45, RAITRE

 

1943, in piena seconda guerra mondiale. La vedova Cesira (Sophia Loren) si allontana da Roma con la figlia Rosetta (Eleonora Brown) per sfuggire ai bombardamenti, rifugiandosi in Ciociaria, sua terra d’origine. Al ritorno le due vengono aggredite e stuprate da un gruppo di soldati nord africani: l’evento traumatizza Rosetta fino a compromettere il rapporto con la madre.

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VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (2013)

Recensione Via Castellana Bandiera - Everyeye Cinema

Sbarca in sala sulla scia della partecipazione alla 70^ Mostra del Cinema di Venezia, dove ha portato a casa una meritatissima Coppa Volpi conquistata dalla grande Elena Cotta: opera prima della regista e drammaturga teatrale Emma Dante, Via Castellana Bandiera è uno degli esordi più interessanti e promettenti del recente cinema italiano.

Talento viscerale del palcoscenico con le opere spiazzanti e controverse della sua compagnia Sud Costa Occidentale (all’estero la adorano quanto da noi resta ancora poco conosciuta), nonché regista di una splendida edizione della Carmen di Bizet messa in scena alla Scala di Milano, la Dante porta sul grande schermo l’omonimo romanzo da lei scritto. E sceglie di debuttare dietro la macchina da presa con l’universo a lei più congeniale: i quartieri popolari della sua Palermo, con i muri abbacinati dal sole e un’umanità spicciola e carnale.

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THE ACT OF KILLING di Joshua Oppenheimer (2012)

“Facts, per se, do not constitute truth.”  Werner Herzog

The Act of Killing è stato uno dei film più importanti presentati nella sezione “Outsiders” del MFF. Il film ha ricevuto già vari riconoscimenti, come il premio della Giuria ecumenica al Festival di Berlino, e quello per la migliore produzione internazionale al Biografilm Festival.

Nel 1965, un tentato golpe andato male segna la fine del presidente riformatore Sukarno e il partito comunista indonesiano si trasforma nella mente di molti da forza di massa del potere del popolo a simbolo di male. In meno di un anno chiunque si opponga alla dittatura militare viene accusato di comunismo e trucidato con l’appoggio della gioventù di Pancasila. Ci furono più di un milione di vittime, molte delle quali uccise da Anwar Congo. Eppure, nonostante questo, Anwar Congo in Indonesia è considerato un eroe nazionale e tutti coloro che hanno partecipato al massacro ricoprono ruoli di potere.

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RUSH di Ron Howard (2013)

Locandina RushNel mondo dello sport le rivalità, a volte più mediatiche che reali, sono all’ordine del giorno. Ce ne sono alcune che, però, restano indelebili nella memoria collettiva: Coppi e Bartali, Rossi e Biaggi, Messi e Ronaldo, Federer e Nadal. E poi c’erano loro, Niki Lauda e James Hunt – di cui ricorre il 20 anniversario di morte – che negli anni ’70 diedero uno scossone prepotente alla Formula 1, dando vita ad una delle battaglie sportive e dialettiche più emozionanti e indimenticabili della storia di questo sport, e non solo. Di Lauda, infatti, che certo non brillava per simpatia – e questo Howard non manca di sottolinearlo – oltre all’abilità sulle piste e al pazzesco incidente che lo vide coinvolto nel circuito di Nürbugring il 1 agosto 1976, si ricorda la rivalità con Hunt.

 

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Les Rencontres d’après minuit di Yann Gonzalez vince il Milano Film Festival

A sorpresa il trionfatore del 18° Milano Film Festival è Yann Gonzalez con il suo Les Rencontres d’après minuit, che si è aggiudicato il premio come miglior lungometraggio. La Menzione Speciale è andata al film francese Mirage à lʼItalienne della regista italiana Alessandra Celesia (che si è anche aggiudicato il Premio Aprile, assegnato dal comitato di selezione).

Per quanto riguarda il concorso cortometraggi, il migliore scelto dalla giuria è stato Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar dello spagnolo Jorge Lopez Navarrete; mentre si è aggiudicato la Menzione Speciale lo strambo Chigger Ale di Fanta Ananas.

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PSYCHO di Gus Van Sant (1998)

locandina-psychoMercoledì 18/09/13, ore 22.45, TOP CRIME

 

Chi oserebbe sfidare il mito? Gus Van Sant (Will Hunting – Genio ribelle, Elephant, Milk), classe 1952, ci ha provato dirigendo il remake di Psyco di Sir Alfred Hitchcock. Contrariamente a quanto ci si aspettava, il risultato è tutt’altro che mediocre: nel tratteggiare la nota vicenda di Norman Bates (Vince Vaughn), psicopatico omicida affetto da complessi edipici, e di Marion Crane (Anne Heche), in fuga dopo aver rubato 400.000 dollari, Van Sant punta all’omaggio dichiarato, reinterpretando e stilizzando personaggi e situazioni e aggiornando alcuni dettagli alla contemporaneità.

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YAKUZA di Sydney Pollack (1975)

locandina-yakuzaMartedì 17/09/13, ore 23.15, IRIS

 

Harry Kilmer (Robert Mitchum) torna in Giappone dopo vent’anni per aiutare l’amico George Tanner (Brian Keith) a cui la Yakuza, mafia locale, ha rapito la figlia. Ritroverà Tanaka (Ken Takakura), fratello della donna da lui amata ai tempi dell’occupazione americana e ora suo acerrimo rivale, e (ri)scoprirà valori che credeva perduti.

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12 O’CLOCK BOYS di Lotfy Nathan (2013)

La favola di Hushpuppy e della sua “famiglia” in Re della terra selvaggia è servita per mostrare una curiosa minoranza che viveva emarginata nella nazione dell’uguaglianza per eccellenza. Ma anche chi vive nei grossi conglomerati urbani non se la passa meglio. Questo sembra essere il messaggio che Lotfy Nathan (cineasta di 26 anni all’esordio assoluto) sembra confezionare con il documentario 12 O’Clock Boys.

 

Un progetto durato 3 anni (2010-2013) nei quali il regista/sceneggiatore ha seguito Pug, giovane afroamericano di Baltimora affascinato dai 12 O‘Clock Boys, una gang locale di motociclisti di cui il giovane vuole far parte a tutti i costi. Lo spettatore nei 76 minuti del film vede crescere il ragazzo e contemporaneamente riceve una preziosa testimonianza della vita in un ghetto/sobborgo.

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A BAND CALLED DEATH di Mark Christopher Covino e Jeff Howlett (2012)

“Before Bad Brains,

The Sex Pistol or even the Ramones,

there was a band called Death”

 

Presentato in anteprima nella sezione “Outsiders”, A Band Called Death, girato da Mark Covino e Jeff Howlett, è la storia di una band fondata nel 1971 a Detroit dai fratelli Bobby, David and Dannis Hackney.

A causa di grossi problemi con le case discografiche per via del nome del gruppo, furono costretti a sciogliersi ancora prima di completare il loro album. Grazie alla riscoperta, in anni ben più recenti, di un demo che diventa culto, alla ricerca dei collezionisti e alla condivisione in rete, riescono ad ottenere il meritato successo.

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IL SUPERPAGELLONE DI AGOSTO 2013

monsters-universityI mostri della Pixar trionfano nel nostro immancabile pagellone di agosto: Monsters University è il film che ha riscosso maggior successo in redazione tra le uscite del mese più mortifero (cinematograficamente parlando) dell’ultima stagione estiva.

Meno apprezzato l’altro cartoon, Turbo, mentre Danny Boyle si becca una sfilza di brutti voti con In Trance e il genere horror mostra di avere ancora qualche freccia nel suo arco, vedi alla voce L’evocazione – The Conjuring. Di seguito, tutti i nostri voti.

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CARNE TREMULA di Pedro Almodóvar (1997)

locandina-carne-tremulaLunedì 16/09/13, ore 21.05, IRIS

 

Madrid. Victor Plaza (Liberto Rabal), giovane proletario innamorato della ricca ed eccentrica Heléna (Francesca Neri), finisce in galera per aver sparato al poliziotto David (Javier Bardem), in realtà ferito (e condannato conseguentemente su una sedia a rotelle) dal collega Sancho (José Sancho), che aveva scoperto la sua tresca con la moglie Clara (Angela Molina). Anni dopo, uscito di prigione, Victor si vendicherà diventando l’amante di Clara e mettendo in crisi il matrimonio tra Heléna e David.

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TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL’AZZURRO MARE D’AGOSTO di Lina Wertmüller (1974)

locandina-travolti-da-un-insolito-destinoDomenica 15/09/13, ore 23.00, RETE 4

 

Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini), marinaio meridionale e comunista, è di servizio su uno yacht sul quale viaggia, tra gli altri, Raffaella Pavone Lanzetti (Mariangela Melato), ricca e viziata moglie di un industriale milanese che lo sottopone a continue angherie; un naufragio e la conseguente forzata coesistenza ribaltano i ruoli e costringono i due ad un avvicinamento che si trasforma in amore.

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IL GENERALE DELLA ROVERE di Roberto Rossellini (1959)

locandina-generale-della-rovereSabato 14/09/13, ore 21.25, RAI MOVIE

 

Presentato alla 20ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vincitore del Leone d’oro ex aequo con La grande guerra di Mario Monicelli, Il generale Della Rovere segna il ritorno di Roberto Rossellini a temi bellici e resistenziali, da sempre un suo marchio di fabbrica.

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La Dolce Morte

La Dolce MorteIl più grande film che non sia mai riuscito a veder la luce, il felliniano G. Mastorna, ha avuto una genesi costellata di sogni rivelatori, di oscuri segnali di morte. E questo fin da quando il Riminese, grande esperto di viaggi nell’Aldilà, ancora doveva dar forma a questa macabra fantasia dal sentore testamentario. Nella primavera del 1965 Dino Buzzati riceve una telefonata di Fellini, di passaggio a Milano, desideroso di incontrarlo. I due non si conoscevano ma il Grande Mistificatore non celava una passione per lo scrittore risalente al 1938 quando scoprì Lo strano viaggio di Domenico Molo, un romanzo breve in cui un ragazzino muore e finisce nel Regno dell’Attesa, col suo triste rosario di processi e condanne. Ed è fuori di dubbio che l’ispirazione per ciò che è (o avrebbe potuto essere? O sarà?) il Mastorna nasce da qui. I due decidono di incontrarsi in un ristorante famoso per il pesce. La serata sarà dominata dalla presenza di Domenico Molo e dalla quasi tangibile voglia di un Fellini gesticolante ed entusiasta di trarne un film… Ma ecco il primo segnale iettatorio: nella nottata sia la giovanissima Almerina, moglie di Buzzati, che il regista vengon ricoverati per una intossicazione alimentare… Nonostante questo inizio di percorso accidentato (e Fellini, come è noto, era superstiziosissimo) nasce una stagione di simbiosi, come ci ricorda Tullio Kezich: “L’affettuosa simbiosi artistica fra Buzzati e Fellini si prolunga per un anno e più, con telefonate pressochè quotidiane: l’abitudine del regista di chiamare la mattina molto presto sconvolge la vita della coppia milanese, abituata a far tardi la sera. Dai discorsi sul film ne nascono altri, spesso legati al mondo della magia e della metapsichica”. Buzzati è infatti impegnato in una indagine per Il Corriere intitolata In cerca dell’Italia misteriosa, per la quale trova la totale complicità di Fellini che ama circondarsi, al pari di un principe rinascimentale, di maghi, veggenti, medium. E qui entra in campo il secondo segnale, questa volta veramente iettatorio, anche se svelato dal timido sorriso fanciullesco di Pasqualina Pezzolla, una vecchina di Porto Civitanova Marche, che aveva fama di grande veggente: Buzzati, in quel salottino irto di immagini sacre, accettò di fare da cavia, ma quel donnino si ritrasse e, con grande imbarazzo, prese in disparte Federico pregandolo: “stia vicino al suo amico che certo non stava bene”. Buzzati, infatti, era già in cura per la terribile malattia che lo avrebbe sconfitto nel gennaio del 1972.

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LES CHEBABS DE YARMOUK di Axel Salvatori-Sinz (2012)

Chebabs: in arabo, i giovani. Yarmouk: il più grande campo profughi palestinese in Siria, alle porte di Damasco, che dal 1948 “ospita” al suo interno una comunità arrivata a contare 100.000 rifugiati. Il giovane documentarista francese Axel Salvatori-Sinz, con un passato da antropologo e una profonda conoscenza delle culture arabe e musulmane, presenta al Milano Film Festival il suo primo lungometraggio, girato con pochi mezzi e praticamente in clandestinità. Leggi tutto

MOOD INDIGO di Michel Gondry (2013)

Locandina Mood IndigoNella mente di Michel Gondry: Mood Indigo è l’ultima follia dell’autore francese che, dopo alcuni progetti meno personali, torna a riproporre sul grande schermo quello spirito surreale e giocoso che aveva caratterizzato i suoi lavori più importanti.

Tratto dal romanzo L’écume des jours di Boris Vian del 1947, il film racconta la relazione tra Colin (Romain Duris), un ricco parigino che si dedica a curiose invenzioni, e Chloe (Audrey Tautou), una ragazza di cui l’uomo s’innamora perdutamente. I due si sposano ma durante la luna di miele Chloe rimane vittima di una rara e bizzarra malattia.

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RIDDICK di David Twohy (2013)

locandina-riddick“Sono sette anni che aspetto di girare questo film, da quando mi obbligarono a trasformare ‘The Chronicles of Riddick’ in un PG 13 (divieto ai minori di 13 anni secondo la Motion Picture Association of America, n. b.) sacrificandone lo spirito.” (Vin Diesel)

Riddick è tornato. L’antieroe più celebre della fantascienza contemporanea arriva in sala con il terzo capitolo della saga (quarto, se si considera il mediometraggio animato The Chronicles of Riddick – Dark Fury) diretta da David Twohy, dopo Pitch Black e The Chronicles of Riddick. Un progetto arenatosi per lungo tempo che ha avuto difficile gestazione a causa del flop precedente e delle perplessità del protagonista Vin Diesel, deciso ad avere piena libertà di azione: e la sua testardaggine ha prodotto buoni frutti.

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IN BLOOM di Nana Ekvtimishvili e Simon Grass (2013)
 

 Il distacco. Ecco quale parola potremmo scegliere se ci chiedessero di cercarne una adatta per questo film. In Bloom, presentato in concorso alla diciottesima edizione del Milano Film Festival, è un film che riflette su questo tema e in qualche modo nasce da esso.

La storia se vogliamo è piuttosto banale, un cammino di formazione di due adolescenti nella Georgia del 1992. Tra culture familiari molto rigide e una guerra che lascia i suoi segni, le fanciulle avranno modo di confrontarsi con la dura realtà del mondo in maniera troppo brusca per la loro età.

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FINDING THE FUNK di Nelson George (2013)

FindingTheFunkPoster-1362075680Funk è un termine coniato negli Stati Uniti negli anni cinquanta, per indicare delle caratteristiche ritmiche e sonore presenti in diversi ambiti musicali. Inizialmente il termine fu usato nel jazz per indicare un approccio musicale rude e libero da sofisticazioni, legato al blues, con riff ripetitivi e con un ritmo incalzante. In seguito l’aggettivo funky fu utilizzato sempre più anche in altri ambiti musicali come il soul ed il R&B.

 

Un documentario, genere in decisa ascesa recentemente (per informazioni rivolgersi a Venezia e al suo premio a Santo Gra di Gianfranco Rosi), ha conquistato anche gli spettatori del 18° Milano Film Festival. Nella sezione The Outsiders è stato presentato Finding the Funk, film scritto e diretto da Nelson George incentrato sulla storia di un genere musicale che ha travalicato i confini statunitensi grazie a una serie di artisti divenuti icone mondiali.

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Morti a Venezia

elanaveva19 1E’ giunta mezzanotte, si spengono i rumori, si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè… con il rito della consegna dei Leoni, delle Coppe, delle Oselle si chiude l’esperienza lidense con tanto di bolla papale. Si spegne anche il tristo sbrilluccichio di un Red Carpet, sempre più simile al Palo dei Supplizianti di Barkeriana memoria. E le feste, i party in terrazza, stretti stretti tra uno spigolo di balaustra ed un tramezzino che offenderebbe qualsiasi chef, strangolato da mani rapaci e adunche. Un po’ modello “Principe Prospero” senza- purtroppo- Morte Rossa annessa.

E’ un vero peccato che le cronache, avvezze a parlar di morti, non abbian  potuto dir nulla del “Gran Macabre”, la Sontuosa festa dei Morti che si è svolta tra i ruderi abbandonati dell’Hotel Des Baines che, per una notte, a mezzanotte, si è illuminato di una medusea luccicanza, dando l’impressione che quei marmi danzassero tra “Dark Waters” spiritate. Qualche burlone (moltissimi i nobili, e i nobili, si sa…) fa trascinare catene su quei parquet immacolati, ma a vincere sono le risate cristalline, che rendono unica l’atmosfera della Gatta Dalle Mille Soffitte (non si sa bene perché i morti chiamino così il Des Bains, ma forse è meglio così).

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ILO ILO di Antony Chen (2013)

Ci sono particolari esperienze infantili che, come un bumerang, continuano a tornarci in mente; sensazioni, attimi o ricordi che non ci abbandonano mai immagazzinandosi nel nostro cervello per sempre. Il giovane cineasta Anthony Chen è partito proprio da un momento vissuto da bambino per realizzare il suo primo lungometraggio intitolato Ilo Ilo, presentato in concorso al 18° Milano Film Festival. Il film arriva in Italia per la prima dopo aver vinto la Caméra d’or allo scorso Festival di Cannes.

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IL SUPERPAGELLONE DI VENEZIA 70

veneziaAnche la 70esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è giunta al termine. Un’edizione che riservato cocenti delusioni, ma anche piacevoli sorprese e qualche colpo di fulmine. In ogni caso, sono stati dieci giorni intensi e bellissimi per la redazione di i-FILMSonline, sbarcata al Lido quasi al completo. Leggete tutti i nostri voti e dite la vostra!

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VENEZIA 70 – Il Leone d’oro va a SACRO GRA di Gianfranco Rosi

sacro-gra-il-teaser-poster-283778Dopo quindici anni (l’ultimo Leone d’oro era stato nel 1998, con un Gianni Amelio allora in forma), l’Italia torna a trionfare a Venezia. Complici il settantesimo compleanno della Mostra del Cinema e la presidenza di giuria affidata a Bernardo Bertolucci, era nell’aria che il premio più importante potesse andare a un film di casa nostra.

Si profilano discussioni all’orizzonte, perchè Sacro GRA è un documentario (sul Grande Raccordo Anulare romano) che racconta un intreccio di storie, secondo alcuni troppo costruite per essere vero.

In attesa di ascoltare le tradizionali polemiche del giorno dopo, vi salutiamo dal Lido con un elenco di tutti i premi assegnati.

Arrivederci a Venezia 71!

 

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TOWHEADS di Shannon Plumb (2013)

È difficile immaginare quante mogli di registi affermati probabilmente si sentano frustrate e abbiano dovuto sacrificare i propri sogni per seguire le riuscite carriere del marito. Una di queste ha avuto la rara possibilità di mettere in scena il proprio malessere in un lungometraggio che sa tanto di rivendicazione: si tratta di Towheads scritto, diretto e interpretato da Shannon Plumb moglie del regista di Blue Valentine e Come un tuono Derek Cianfrance. Il resto del cast è composto dallo stesso Cianfrance e dai due figli della coppia.

La pellicola in concorso alla 18° Milano Film Festival narra le vicende di Penelope (Plumb), stralunata casalinga distrutta dalla vita quotidiana e alle prese con represse aspirazioni artistiche. Mentre il coniuge (Cianfrance) è fuori casa (alle prese con audizioni di attricette desiderose di affermarsi), la protagonista cercherà di evadere dalla noiosa quotidianità arrabattandosi nei più disparati mestieri alla ricerca di un talento ormai sopito.

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In attesa del verdetto della giuria, i nostri migliori e peggiori della Mostra di Venezia 2013

Leone doro-2Anche l’edizione numero 70 della Mostra del Cinema sta volgendo al termine. Sono stati giorni intensi, popolati di visioni più o meno edificanti per la redazione de I-FILMSonline in trasferta al Lido: dall’apertura con lo spettacolare Gravity fino al delizioso omaggio di Scola a Fellini, Che strano chiamarsi Federico.


In attesa di scoprire questa sera il verdetto della giuria ufficiale, la redazione de I-FILMSonline ha assegnato il proprio Leone d’Oro. L’anno scorso eravamo tutti unanimi sulla preferenza a Pietà di Kim Ki-duk, mentre questa volta ci sono pareri differenti e una piccola aggiunta: oltre al migliore abbiamo deciso di aggiungere anche il nostro peggiore del concorso veneziano 2013.

 

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RUN & JUMP di Steph Green (2013)

run-and-jump-posterSi apre con una curiosa commedia non convenzionale la 18° edizione del Milano Film Festival. Run & jump (primo lungometraggio presentato in concorso) è una co-produzione tra Irlanda e Germania, nata dalla sceneggiatura di Alibhe Keogan e diretta dalla giovane regista statunitense Steph Green (famosa per il corto New Boy, candidato agli Oscar 2009). 

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CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO di Ettore Scola (2013)

Che strano chiamarsi FedericoUn maestro ne racconta un altro: Che strano chiamarsi Federico è il toccante omaggio di Ettore Scola a Federico Fellini, uno dei titoli più emozionanti dell’intera Mostra di Venezia 2013.
In occasione del ventennale della morte del regista riminese, Scola decide di raccontarne il cinema, lo spirito, gli esordi, il privato.
La sua posizione è quella di un ammiratore devoto che trasmette, con straordinaria lucidità, il privilegio di aver conosciuto (fino a diventarne grande amico) una delle figure più significative del novecento italiano.
Non è un documentario Che strano chiamarsi Federico, non segue schemi o regole programmatiche ma si affida unicamente al ricordo e alle sensazioni.

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SACRO GRA di Gianfranco Rosi (2013)

sacro graInnanzitutto, facciamo una premessa: sarebbe sbagliato definire questo lavoro come documentaristico. Sacro GRA è un’opera troppo scritta, troppo precisa e studiata, troppo inquadrata e finta per risultare spontanea. Si potrebbe parlare piuttosto di un cinema del reale (una tendenza che negli ultimi anni trova altri esponenti come ad esempio Le Quattro Volte di Frammartino o Il Castello di D’Anolfi e Parenti), là dove il regista Gianfrancesco Rosi spende circa due anni della sua vita a raccogliere testimonianze e frammenti di realtà per poi metterli sullo schermo utilizzando le medesime persone da lui incontrate.

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MOEBIUS di Kim Ki-duk (2013)

moebius locandinaSpesso il cinema si è interrogato sul valore feticistico del filmare, powellianamente concepito come attrazione scopofila verso la morte al lavoro o inscritto dentro dinamiche di innocenza/colpevolezza nell’opera di cineasti come De Palma o Haneke. L’ultima devastante opera di Kim Ki-duk, fuori concorso a Venezia e già in uscita nelle sale italiane, rielabora molte di queste ossessioni alla luce di una poetica, come quella del regista coreano, unica nel panorama cinematografico internazionale.

Moebius è il tassello più estremo all’interno di una filmografia già tra le più radicali del cinema contemporaneo. Loop allucinato di incendiaria intensità, parabola di soppressione/sublimazione del desiderio sessuale che continuamente si riavvolge su se stessa, catartico e violentissimo itinerario verso una ridefinizione profonda del senso ultimo del filmare, amputazione di qualsiasi linguaggio verbale dal corpo del film, che scopre di poter vivere soltanto di gesti, rumori, sguardi.

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STRAY DOGS di Tsai Ming-liang (2013)

Stray DogsSarà un altro Leone d’oro? Dopo aver vinto il riconoscimento più importante alla Mostra di Venezia del 1994 con Vive l’amour, Tsai Ming-liang ha conquistato la critica con Stray Dogs, pellicola tra le più applaudite del concorso di quest’anno.
Annunciato come l’ultimo lavoro della sua carriera, il film ruota attorno a una famiglia, composta da un padre e due figli piccoli, che cercano di sopravvivere nella Taipei contemporanea: l’uomo racimola una misera paga come “cartello umano” per appartamenti di lusso, mentre i due bambini tentano di sfamarsi con campioni di cibo distribuiti gratuitamente nei supermercati e nei centri commerciali. Ogni sera trovano riparo in un edificio abbandonato: qui il padre è stranamente colpito da un’ipnotica immagine murale che decora una delle pareti di questa casa improvvisata.

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LA JALOUSIE di Philippe Garrel (2013)

locandina-la-jalousieSbarca al Lido anche il francese Philippe Garrel che presenta in concorso il suo La jalousie; protagonisti, il figlio Louis, ormai una costante nella filmografia paterna, e un’ottima Anna Mouglalis.

 

Louis, trentenne in crisi con la compagna Charlotte, da cui ha avuto una figlia, inizia una relazione con una attrice ormai decaduta. L’iniziale coinvolgimento da parte di entrambi lascia ben presto spazio alla noia e all’inquietudine, facendo naufragare il rapporto. Dopo aver tentato il suicidio, forse Louis sarà in grado di ricominciare a vivere.

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