LOURDES di Jessica Hausner (2009)

lourdesSabato 02/11/13, ore 3.00, RAI UNO

 

Con un taglio quasi documentaristico, il film narra la vicenda di un gruppo di pellegrini in visita al santuario di Lourdes, luogo di speranza e di preghiera (ma anche di illusione), in cui avviene una guarigione forse miracolosa.

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CASINO’ di Martin Scorsese (1995)

casinòSabato 02/11/13, ore 23.35, Rete 4

 

Droga, sangue, gioco d’azzardo, sesso, soldi facili. Tutto questo è Casinò, affresco potente che, insieme a Mean Streets e Quei bravi ragazzi, completa una sorta di trilogia sulla mafia ad opera del grandissimo Martin Scorsese.

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INSOMNIA di Christopher Nolan (2002)

locandina-insomniaVenerdì 01/11/13, ore 0.05, Rete 4

 

Remake dell’omonimo film norvegese di Erik Skjoldbjærg del 1997 e diretto dall’ormai regista di culto Christopher Nolan (Memento, Il cavaliere oscuro, Inception), Insomnia è incentrato sullo scontro tra Will Dormer (Al Pacino), poliziotto che ha ucciso (per errore?) un collega durante una sparatoria, e Walter Finch (Robin Williams), autore di un omicidio su cui Dormer indaga e testimone del gesto del detective.

 

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MISS VIOLENCE di Alexandros Avranas (2013)

locandina-miss-violence“Mi chiedo sempre chi ha il potere: colui che colpisce o chi invece sente il dolore? La violenza più dura è quella del silenzio e del non detto.” (Alexandros Avranas)

Dopo l’esordio con Without, presentato cinque anni fa al Festival di Thessalonica, il greco Alexandros Avranas torna con Miss Violence, vincitore del Leone d’Argento e della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 70ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia. L’undicenne Angeliki si suicida gettandosi dal balcone durante la festa organizzata per il suo compleanno: lo sgomento iniziale lascia presto spazio alla routine dei genitori che sembrano voler superare il drammatico evento comportandosi come se nulla fosse successo. Gli assistenti sociali, dubbiosi, indagano facendo emergere una verità terribile.

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Il vampirismo come dipendenza dal Male: “The Addiction” di Abel Ferrara

locandina-the-addiction“La dipendenza ha una duplice natura: da un lato soddisfa lo stimolo che scaturisce dal male ma, dall’altro, ottunde la percezione. L’esistenza diventa ricerca di sollievo dal vizio e il vizio è l’unico sollievo che possiamo trovare.”

Il vampirismo, “piaga” letteraria del XIX e XX secolo.

Oscura e affascinante, tanto da essere sfruttata, cinematograficamente, in ogni sua forma.

Nel corso degli anni la figura del non-morto si è evoluta (involuta, direbbero molti), passando da notturne e puntute sagome ammantate ad affascinanti (anti)eroi in odore di superomismo, fino ad arrivare alle etiche, vegetariane e brillanti creature twilightiane della Meyer.

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ENDER’S GAME di Gavin Hood (2013)

Loc EnderErano 20 anni che Hollywood faceva la corte a Orson Scott Card per convincerlo a vendere i diritti del suo best seller fantascientifico Ender’s Game, ma lo scrittore americano aveva sempre opposto resistenza, declinando tutte le offerte. Le cose sono cambiate quando lo stesso Card ha fondato una casa di produzione, la Fresco Pictures, e ha cominciato da solo a scrivere una sceneggiatura per un possibile adattamento cinematografico. Così, grazie all’interessamento della Odd Lot Enterteinment e alla collaborazione dei produttori Roberto Orci e Alex Kurtzman, l’autore californiano ha potuto gestire personalmente la trasposizione cinematografica, scegliendo il regista Gavin Hood ( Il Suo Nome è Tsotsi, Wolverine) e assemblando il cast che più lo convinceva. Ora il film è stato ultimato e si appresta ad uscire nelle sale di tutto il mondo.

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GIULIETTA DEGLI SPIRITI di Federico Fellini (1965)

locandina-giulietta-degli-spiritiGiovedì 31/10/13, ore 1.45, Rete 4

 

Giulietta Boldrini (Giulietta Masina), benestante signora dell’alta borghesia romana condizionata da una rigida e repressiva educazione cattolica, viene tradita dal consorte Giorgio (Mario Pisu): la crisi che ne deriva spingerà la donna ad intraprendere un doloroso viaggio alla ricerca di se stessa, fino all’inevitabile catarsi finale.

 

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8½ di Federico Fellini (1963)

8-e-mezzoMercoledì 30/10/13, ore 1.35, Rete 4

 

Tra i più celebri e influenti capolavori del cinema mondiale, l’ottavo film e mezzo di Federico Fellini (Luci del varietà l’ha co-diretto con Alberto Lattuada) è uno dei più alti esempi di espressione artistica che il ‘900 italiano abbia mai prodotto, al cinema e non solo.

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CAPTAIN PHILLIPS di Paul Greengrass (2013)

captain-phillips-posterMarzo 2009, Richard Phillips è il capitano della nave MV Maersk Alabama, che trasporta viveri dagli Stati Uniti e che, quel giorno, era diretta verso il sud dell’Africa. Per arrivarci, però, la tratta prevedeva il passaggio attraverso il mare che bagna la Somalia, ed è lì che quattro pirati, sotto il comando si Musa, attaccano la nave impossessandosene. Phillips tenta in ogni modo di nascondere e proteggere il suo equipaggio, ed è anche disposto ad offrirsi come ostaggio per la loro salvezza.

 

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Sedare, non sedurre. L’identità ambigua del vampiro in “Martin” di George A. Romero

 

poster martin-romeroThings only seem to magic. There’s no real magic. There’s no real magic ever.

Martin

 

Il mostro, il mostro umano, il replicante, l’alieno, l’ultracorpo: figure topiche dell’horror e della fantascienza, che si legano spesso a un mistero identitario. Chi o che cos’è che realmente dobbiamo temere? Dove sta veramente l’Alterità della minaccia? Si tratta di un essere umano, di un robot, di un alieno?

In L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Bodysnatchers, Don Siegel, 1956), ad esempio, il protagonista, dopo aver combattuto contro gli alieni che “possiedono” i corpi dei suoi concittadini, trasformandosi in “doppelgaenger” malvagi, nell’ultimo fotogramma del film corre verso la macchina da presa urlando “you’re next”. Così facendo riesce a instillare nello spettatore non solo il dubbio di essere davanti a un doppio alieno del dottore, ma di stare per perdere la propria stessa identità.

Un altro celebre esempio di identità ambigua è sicuramente Blade Runner (Id., Ridley Scott, 1982), in cui lo spettatore è portato a dubitare che il protagonista, il cacciatore di replicanti Rick Deckard, sia in realtà egli stesso un replicante. Questo suggerimento è particolarmente evidente nella versione “director’s cut” presentata nel 1993, in cui Deckard sogna un unicorno, dimostrando in questo modo di avere una memoria artificiale e di essere un androide. Alla fine, quando Deckard fugge con la sua fidanzata replicante, il mistero della sua identità rimane irrisolto, così come quello della “data di scadenza” di lei.

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Forme di vampirismo in età post-moderna: il Dracula di Guy Maddin

        «Se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l’esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere»

 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

 

 

Dracula-1«Se amate il cinema fino al profondo della vostra immaginazione, dovrete fare l’esperienza di un film di Guy Maddin. Se non lo avete mai sentito nominare, non mi sorprende. Adesso lo avete sentito. Un nuovo film di Maddin non arriverà in tutti i multisala, in tutte le città o in tutti gli stati. Se sentite che verrà proiettato un suo film, segnatevi il giorno. O cercate i posti dove si possano trovare film oscuri. Vi tufferete nella mente di un uomo che pensa attraverso le immagini di vecchi film muti, di disonorevoli documentari, film che non sono mai nati, da ere che vanno oltre la comprensione umana. La sua immaginazione si libera dalle scandalose possibilità del banale. Egli riscrive la storia; quando questa viene a mancare, egli la crea»: Roger Ebert, grande critico statunitense da poco scomparso, parlava così del talento di Guy Maddin, autore canadese che ha sempre tentato di ricreare per il pubblico odierno l’esperienza meravigliosa del cinema delle origini, utilizzando forme linguistiche presenti negli anni del muto e quasi mai più riprese da altri cineasti.

Uno dei suoi film fondamentali, in questo senso e non solo, è indubbiamente Dracula: Pages From a Virgin’s Diary (id., 2002), curiosa pellicola che riprende il mito del celebre conte vampiro.

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BEFORE MIDNIGHT di Richard Linklater (2013)

before midnight locandinaIl cerchio si chiude. Dopo Before Sunrise (titolo italiano Prima dell’alba) e Before Sunset, si completa con Before Midnight la trilogia di Richard Linklater dedicata all’amore tra l’americano Jesse e la francese Céline, i personaggi interpretati da Ethan Hawke e Julie Delpy. Ammesso che termini come “trilogia” o “saga” possano applicarsi all’operazione messa in atto dal regista, che ha ben poco di commerciale e costruito a tavolino.
Tutto cominciò nel lontano 1995 quando uscì la prima pellicola, divenuta presto di culto: lui e lei si conoscono in treno, passano una notte in giro per Vienna e si separano con la promessa di un appuntamento che non sappiamo se avrà luogo. Almeno per nove anni: nel 2004, sono gli stessi Hawke e Delpy a sceneggiare insieme a Linklater un inatteso secondo capitolo, che vede Céline e Jesse ritrovarsi a Parigi. Passa quasi un’altra decade e cast e autore riprendono le fila del racconto, calandoci di nuovo per una manciata di ore nelle vite dei protagonisti, ora poco più che quarantenni, compagni di vita e genitori di due gemelle.

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ALBERT NOBBS di Rodrigo Garcìa (2011)

locandina-albert-nobbsMartedì 29/10/13, ore 21.10, La7D

 

Presentato al Torino Film Festival 2011 e tratto da un racconto dello scrittore irlandese George Moore (Morrison’s Hotel, Dublino), Albert Nobbs, ambientato nella Dublino di fine Ottocento, narra le vicende dell’omonimo protagonista, maggiordomo impeccabile che è in realtà una donna travestita per bisogno di lavorare. Il desiderio di indipendenza e di una famiglia porteranno Nobbs ad innamorarsi della cameriera Helen (Mia Wasikowska), dando inizio ad una spirale che lo trascinerà verso la rovina.

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FUMMO GATTOPARDI

 Dopo il realismo con echi noir e metropolitani di Rocco e i suoi fratelli, e dopo le anomale dinamiche coniugali dell’episodio de Il lavoro all’interno di Boccaccio ’70, nella filmografia di Luchino Visconti avanza Il Gattopardo. Trasposizione inevitabile di un best-seller dell’epoca il cui successo, in quei primi anni Sessanta, era sopravvissuto purtroppo anche alla morte del suo autore, quel Giuseppe Tomasi di Lampedusa che non avrebbe mai goduto del trionfo della sua opera, in quanto morto prima della pubblicazione (per i tipi di Feltrinelli dopo il rifiuto di Elio Vittorini, che ritenendolo «troppo vecchio» per la collana I Gettoni di Einaudi lo consigliò ad altre case editrici).

Il Gattopardo aveva permesso a Tomasi di Lampedusa di ispirarsi alla figura del suo bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, per generare un bestiario di vezzi, vanità e solitudine di una certa Sicilia – quella degli aristocratici e quella degli arricchiti, della nuova borghesia – all’alba della costituzione del Regno d’Italia. Non c’è più la speranza, da parte dei protagonisti dell’opera, di migliorarsi, ma di accettare il cambiamento con la consapevolezza dell’avvento di inediti dolori – ed è poco, ché sul romanzo di Tomasi di Lampedusa si potrebbero scrivere pagine, pagine e pagine di riflessioni.

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Sleepy Hollow: la leggenda che ha ispirato Disney, diventata un capolavoro di Tim Burton

Locandina Sleepy“In seno ad una di quelle vaste anse che segnano la riva orientale dell’Hudson, dove il fiume si espande in quel vasto specchio d’acqua che gli antichi navigatori olandesi chiamarono il Tappaan Zee, e dove essi sempre ammainavano prudentemente le vele e si raccomandavano alla protezione di San Nicola, sorge una cittadina…” (Incipit a Sleepy Hollow, Washington Irwing, 1819)

 

Ci sono storie che entrano facilmente nel mito, nell’immaginario comune, tramutandosi anche in ciò che non sono, quasi fossero fiabe che si trasformano grazie all’incessante passaparola di chi le ama e desidera tramandarle. Intorno a queste storie si forma una sorta di aura di intoccabilità, quasi ammirazione idealizzante che rischia di scontrarsi poi con la realtà dei fatti: è il caso di La leggenda della valle addormentata, meglio conosciuta come Sleepy Hollow, racconto breve di Washington Irwing divenuto in poco tempo leggenda. Non è un caso, infatti, che sin dagli albori del cinema – The Legend of Sleepy Hollow è del 1908, seguito da un film omonimo nel 1912 – ci sia stato un enorme interesse per questa storia, che ha raggiunto l’apice con la trasposizione cinematografica di Tim Burton, Il mistero di Sleepy Hollow, del 1999, con Johnny Depp nei panni di Ichabod Crane e Christina Ricci come Kathrina Van Tassel. Il lavoro che Burton ha svolto sull’opera è straordinario, tanto da portare anche lo scenografo Rich Heinrichs alla conquista del premio oscar, ma procedendo con ordine è giusto partire dall’animazione, che, grazie ad un film Disney del 1949, per prima ha contribuito a divulgare tra i più piccoli il racconto di Irwing.

 

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MALENA di Giuseppe Tornatore (2000)

malenaDomenica 27/10/13, ore 23.15, Rete 4

 

Realizzato dopo lo straordinario successo ottenuto con La leggenda del pianista sull’oceano (1998), Malèna è il settimo lungometraggio di Giuseppe Tornatore, che si conferma tra gli autori italiani contemporanei più apprezzati a livello internazionale.

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LUCCA COMICS & GAMES: anteprime ed eventi nella sezione Movie

 

Ancora pochi giorni e si accenderanno i riflettori sul Lucca Comics & Games, il festival internazionale dedicato al fumetto, al gioco e all’illustrazione, che quest’anno si terrà dal 31 ottobre al 3 novembre. Una kermesse divenuta appuntamento imprescindibile per i fumettofili e non solo, che per quattro intensi giorni “occupa” letteralmente il centro storico del capoluogo toscano con padiglioni, mostre e decine di eventi. La scorsa edizione ha saputo attirare la bellezza di quasi 200.000 visitatori: numeri che superano persino quelli del blasonato Comic-con di San Diego (per la precisione, il Lucca Comics è il terzo evento del settore al mondo, dopo il Comiket di Tokyo e il Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême in Francia).
E proprio sulla scia della manifestazione californiana, che da semplice ritrovo di nerd culture si è ormai trasformato nella vetrina estiva per il lancio dei blockbuster hollywoodiani, la dimensione qualitativa e quantitativa di LC&G continua ogni anno ad ampliarsi, arricchendo quella che era nata come semplice fiera del comics con le sezioni Movie, Junior, Music & Cosplay e Japan Palace.

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IL CASANOVA DI FEDERICO FELLINI di Federico Fellini (1976)

locandina-casanovaSabato 26/10/13, ore 23.30, La 7D

 

Biografia del seduttore veneziano Giacomo Casanova (Donald Sutherland), basata sul suo Storie della mia vita: l’ascesa e la caduta in un ‘700 totalmente ricreato in studio, a Cinecittà (“Kubrick ha dilatato il ‘700 [Barry Lyndon] in inquadrature vastissime, io invece ho fatto l’operazione inversa: l’ho compresso in ambienti piccoli”), in cui Fellini dà sfogo alle sue ossessioni primarie, il sesso (ridotto ad esecuzione meccanica) e la figura femminile, ora delicata e gentile, ora mostruosa e fagocitante (il personaggio della gigantessa).

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La portai al fiume, credendo fosse ragazza, e invece era Serafino Gubbio, operatore

BlancanievesNegli anni avventurosi, eccitanti, della Residencia (studentato madrileno) un imberbe, ma già ruvido, Buñuel, pur adorandolo come amico, non sopportava le poesie di Federico Garcia Lorca, che considerava, didascaliche, “spagnole” ai limiti del folclore. Il comune amico Dalì costringeva il futuro papà di Viridiana ad assistere ai “reading” che il giovane Lorca improvvisava, con la sua calda, bellissima, voce baritonale. Ma appena le sue labbra si serravano in attesa dell’applauso, Buñuel, implacabile, esclamava: “Federico, es una mierda”…

Ora, con l’immaginifico Blancanieves– per una fumisteria degna di Méliès (quindi del Cinema) partendo dalla Goticissima Foresta Nera dei fratelli Grimm – Pablo Berger compie un miracolo: coreografare un immaginifico “paso doble” fra la Spagna “mistica, vertiginosa, commestibile” di Federico Garcia Lorca (per dirla con il coevo Dalì) con la frenetica Spagna surrealista di Don Luis, svezzata a colpi di “humor negro” ed occhi di gallina (ma pur sempre “selvaggi”).

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ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto (2013)

zoran-il-mio-nipote-scemo-locandinaEl vin xè la salute,

l’acqua xè il funeral.

Chi lassa il vin terran

xè propri un fiol de un can”

Sbarca in sala quello che è stato il vero fenomeno italiano della scorsa Mostra di Venezia (dove ha vinto la Settimana della Critica), almeno a giudicare dall’incredibile seguito di pubblico riscosso durante la presentazione al Lido: parliamo di Zoran, il mio nipote scemo, coproduzione italo-slovena diretta dall’esordiente Matteo Oleotto e interpretata da un gigantesco (in tutti i sensi) Giuseppe Battiston e dal mitico caratterista Teco Celio.

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TIM BURTON’S NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: 20 anni dopo il Re delle Zucche è sempre Jack

 ‘Twas a long time ago,
Longer now than it seems
in a place that perhaps
you’ve seen in your dreams
For the story that you are about to be told
began with the holiday worlds of old
Now, you’ve probably wondered
where holidays come from.
If you haven’t I’d say
it’s time you begun.
For the holidays are the result of much fuss
and hard work from the worlds that create them us
Well you see now, quite simply
that’s all that they do,
making one unique holiday
especially for you
But once, a calamity ever so great
occured when two holidays met by mistake

 

 

E una porta a forma di zucca si apriva, portandoci per la prima volta in mezzo a fantasmi, streghe e mostri danzanti, spaventosi, ma allo stesso tempo affascinanti, rapendo i nostri occhi, prima del nostro cuore. Questo l’incipit – già di per sé da manuale di cinema – del film che ha cambiato la storia dell’animazione stop motion, che fino ad allora si credeva morta dai tempi di Ray Harryhausen, da molti consideratone l’inventore e padre. Tim Burton, che di Harryhausen è grande estimatore sin dall’infanzia, decide di realizzare finalmente un film interamente con questa complessissima tecnica d’animazione, fino a quel momento utilizzata solo per un cortometraggio, Vincent, nel 1982, quando ancora era animatore alla Disney.

 

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IL QUINTO POTERE di Bill Condon (2013)

il-quinto-potere-locandinaLa questione posta da Il quinto potere non è tanto chi sia Julian Assange, se sia un santo o un criminale, quale sia esattamente la portata del fenomeno Wikileaks. Le ambizioni del film vanno ben oltre: quello che Bill Condon vuole insinuarci è il dubbio, terribile e meraviglioso a un tempo, che la verità non stia proprio da nessuna parte. Se non negli occhi di chi la osserva, relativizzandola. Ed è questa l’unica verità che possiamo raccontare sulla pellicola: quella degli spettatori, guardandoci bene di pronunciare qualunque giudizio di sorta sul personaggio Assange e sulla sua straordinaria invenzione.

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OH BOY. UN CAFFÈ A BERLINO di Jan Ole Gerster (2012)

Non senza sorpresa, sbarca nelle sale italiane questo piccolo film tedesco, opera prima del trentacinquenne Jan Ole Gerster e vincitore di diversi Deutscher Filmpreis nel 2012. La pellicola pedina Niko Fisher, giovanotto berlinese dal ciuffo biondo e dallo sguardo dolente, mostrandoci una giornata in cui gli succede praticamente di tutto. Tra le altre cose: rompe una relazione di cui non pare troppo convinto, se ne va a zonzo con un amico (pseudo)attore, si scontra col padre borghese che gli ha tagliato i viveri, vive un’avventura amorosa veloce quanto fallimentare. Il tutto nell’arco di ventiquattr’ore costellate di incontri, situazioni e personaggi bizzarri. Quello di Niko, perennemente apatico e deliziosamente sfigato, è un gironzolare senza una vera meta, eccetto quel caffé disperatamente anelato che non riesce mai a bere; al suo posto, troverà solo vodka e vuoti surrogati di relazioni sociali.

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LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche (2013)

locandina-film-la-vita-di-adeleÈ un privilegio assistere a questa profonda, straziante storia d’amore”. (Steven Spielberg)

 

Il film-scandalo della 66ª edizione del Festival di Cannes arriva finalmente in sala. Dopo aver incantato la giuria della kermesse francese presieduta da Steven Spielberg, che gli ha assegnato la Palma d’Oro, il quinto lungometraggio del regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche è pronto ad entusiasmare anche il grande pubblico. Ispirato alla graphic novel Le bleu est une couleur chaude della giovane fumettista francese Julie Maroh (classe 1985), La vita di Adele si impone come una delle migliori pellicole di tutto il 2013, portando sullo schermo con incandescente vigore e mirabile leggerezza di tocco un’educazione sentimentale capace di deviare per sempre il corso di un’esistenza.

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RITORNO AL FUTURO – PARTE II di Robert Zemeckis (1989)

Lo scorso anno, la distribuzione nelle sale di Ritorno al Futuro il 5 dicembre è stato un successo enorme, tale da “costringere” le sale cinematografiche ad aggiungere anche la data del 6 per l’enorme richiesta degli appassionati. Perché non ripetersi? E infatti il 23 ottobre in alcune sale sarà possibile godersi Ritorno al Futuro parte II, con cui Robert Zemeckis ha consacrato Marty McFly e Doc Brown nell’olimpo dei grandissimi ed indimenticabili della storia del cinema.

Si tratta del naturale proseguimento del primo film, con Doc (Christopher LLoyd) che richiama l’attenzione di Marty (Michael J. Fox) perché suo figlio, nel 2015, si trova nei guai ed è assolutamente necessario andare a salvarlo. Anche Jennifer, fidanzata e futura sposa di Marty, è coinvolta nel viaggio, in cui verrà trovato un almanacco con tutti i risultati sportivi dal 1950 in poi, e Biff è pronto ad approfittarne. 

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DARK SKIES di Scott Stewart (2013)

dark-skies-poster-locandina1Anche questa volta il fronte horror non ci regala sorprese, ma piuttosto una variazione su tema.

Il classico nucleo famigliare americano con villetta e bei bambini, che è tanto tornato di moda nelle ultime stagioni –dagli innumerevoli Paranormal Activity a Insidious, che comincia anch’esso ad assumere la forma di un vero e proprio seriale – viene tormentato e insidiato anche in Dark Skies. Ma questa volta non sono demoni, spiriti inquieti o entità soprannaturali a prendere di mira la bella famigliola. Anche se i dispetti notturni restano quelli di repertorio: luci intermittenti, strani rumori, il cane che si inquieta, i bambini che accennano a strane presenze e si aggirano sonnambuli per la casa. La causa delle pene della famiglia Barrett però viene da un altro pianeta: sono i Grigi, umanoidi spaziali spilungoni, che stalkerano i poverini, accanendosi con particolare sadismo sul figlio minore, Sammy.

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La persistenza di un’ossessione: Vertigo e l’immortalità di un capolavoro

Locandina VertigoIntroduzione: “A matter of life and death”

 

In un saggio pubblicato nel 2012 lo storico Ben Alpers si è interrogato sulla differente collocazione, nell’immaginario di massa della cultura occidentale, di due grandi cineasti inglesi: Michael Powell ed Alfred Hitchcock. Al netto di due percorsi artistici e biografici che in diversi momenti si sono reciprocamente somigliati, e senza tentare di stilare impensabili graduatorie di merito o valore, la conclusione evidenziata dallo storico è stata che l’opera di Alfred Hitchcock, per una complessa combinazione di ragioni, rispetto a quella di Powell ha beneficiato di una diffusione di massa decisamente più vasta, arrivando a toccare strati di pubblico spesso anche molto lontani da una assidua frequentazione cinematografica. Il cinema di Alfred Hitchcock, con gli anni, ha acquisito le caratteristiche di un fenomeno unico nel suo genere: alcuni film della sua filmografia sono diventati parte talmente integrante della memoria collettiva da diventare patrimonio acquisito, o condiviso, anche per persone che mai hanno avuto la possibilità di vederli. Lo stile del maestro londinese è così diventato un marchio riconoscibile per intere generazioni, che hanno continuato ad associarlo ad un ben definito apparato di immagini, suoni, personaggi ed atmosfere. All’interno della sua ricchissima produzione sono tre i film che più di altri, nella percezione diffusa, hanno contribuito a definire il paradigma hitchcockiano per eccellenza: Psycho (1960), Gli uccelli (1963) e La donna che visse due volte. Tra questi, l’ultimo rappresenta per molti critici ed appassionati la vetta più alta e la sintesi più completa di tutto il cinema hitchcockiano. Come accade solo per i grandi capolavori, Vertigo è il frutto di una miracolosa e irripetibile coincidenza di situazioni, che nel 1958 concedevano al maestro londinese di girare il suo film più personale, nel momento di massima ispirazione artistica e con il più ampio controllo possibile su un sistema degli Studios ancora in grado di concedere grande libertà ai suoi autori.

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IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2013

Venus-in-Fur-locandinaEccovi il nostro calendario con tutte le uscite del mese: il film più atteso di novembre dalla nostra redazione è l’ultima pellicola di uno dei più grandi registi viventi: passato allo scorso Festival di Cannes, Venere in pelliccia di Roman Polanski è una sinfonia a due che promette scintille (unici attori sullo schermo, Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric) e rivisita il noto romanzo di Leopold von Sacher-Masoch che ispirò anche il compianto Lou Reed e i Velvet Underground per la canzone Venus in Furs.

Tra gli altri titoli interessanti del mese: il ritorno di François Ozon con Giovane e bella, il nuovo film d’animazione Disney Planes, l’immancabile cinefumetto Thor – The Dark World, l’autoriale Il passato di Asghar Farhadi e l’esordio alla regia di Joseph Gordon-Levitt Don Jon. Di seguito, tutte le uscite del mese.

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