KILL BILL – VOL. 1 di Quentin Tarantino (2003)

kill bill vol1Lunedì 03/03/14, ore 23.15, RAI MOVIE

 

Il quarto film (escludendo l’episodio girato in Four Rooms) del talentuoso Quentin Tarantino è un distillato di cinema allo stato puro, in cui la proverbiale (con)fusione tra generi cinematografici a lui cari diventa vera e propria cifra stilistica nonché ragione d’essere del film.

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SUSANNA! di Howard Hawks (1938)

locandina-susannaSabato 01/03/14, ore 11.55, RAI 5

 

“L’evidenza è la marca del genio di Howard Hawks. […] In quest’arte si impone una onestà fondamentale di cui è testimonianza l’uso del tempo e dello spazio; nessun flashback, nessuna ellissi; la continuità è la sua regola; […] il film intero, corpo glorioso, è animato da un respiro semplice e profondo.” (Jacques Rivette)

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Oscar 2014: i nostri pronostici (e i nostri preferiti)

OscarÈ partito il conto alla rovescia. Manca pochissimo alla serata più glamour e più attesa del mondo del cinema: la mitica Notte degli Oscar incoronerà presto i vincitori dell’86esima edizione degli Academy Awards (qui tutte le nomination).

Riuscirà a spuntarla il gran favorito, 12 anni schiavo del talentuoso britannico Steve McQueen, oppure saranno Martin Scorsese o Alfonso Cuarón a portarsi a casa la preziosa statuetta? E, soprattutto, il nostro Paolo Sorrentino regalerà finalmente all’Italia, con il suo La grande bellezza, il tanto sospirato Oscar al miglior film straniero? Nell’attesa del verdetto, ecco i nostri pronostici:

 

Miglior film: 12 anni schiavo di Steve McQueen

Miglior regista: Alfonso Cuarón per Gravity

Miglior attore protagonista: Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club

Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett per Blue Jasmine

Miglior attore non protagonista: Jared Leto per Dallas Buyers Club

Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong’O per 12 anni schiavo

Miglior film straniero: La grande bellezza di Paolo Sorrentino

 

Ed ecco le preferenze di tutta la redazione.

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“WHO YA GONNA CALL?” TRENT’ANNI DI GHOSTBUSTERS

Locandina-GhostbustersLa prematura scomparsa di Harold Ramis ha intristito tutti. Perché probabilmente con lui se ne va anche un pezzo di storia di un cinema che negli anni ’80 ha spopolato, con la qualità delle riprese, con la geniale inventiva nelle situazioni comiche, con i dialoghi esilaranti. Ed è una beffa enorme pensare che l’attore-sceneggiatore sia mancato proprio nell’anno in cui i Ghostbusters, per altro inventati dallo stesso Ramis e da Dan Aykroyd, compiono 30 anni.

«Non hai provato a starne fuori tu non sai che vuol dire: io ho lavorato nel settore privato, pretendono risultati!» (Ray Stantz)

Era infatti il 1984 quando nelle sale statunitensi stava per apparire un film che sarebbe presto diventato una vera e propria opera di culto anche per le generazioni a venire. La trama, celeberrima, già di per sé era qualcosa di geniale ed inedito: tre dottori di ricerca universitari, Peter Venkman, Raymond Stantz ed Egon Spengler sono certi dell’esistenza del paranormale, ma non riescono a dimostrarlo. Fino a che non si trovano ad avere un contatto diretto con un fantasma della biblioteca della 5th Avenue di New York, e allora tutte le loro prospettive cambiano: perché non trovare un modo per catturare i fantasmi?

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WATCHMEN di Zack Snyder (2009)

watchmenVenerdì 28/02/14, ore 23.10, RAI 4

 

«Sotto di me, questa città urla come un mattatoio pieno di bambini ritardati». Trasposizione cinematografica dell’omonima graphic novel di culto (1986-87) di Alan Moore e Dave Gibbons, inserita nella lista di TIME Magazine dei “100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi”, Watchmen è il terzo (e più ambizioso) lungometraggio del regista, produttore e sceneggiatore statunitense Zack Snyder.

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SNOWPIERCER di Bong Joon-ho (2013)

snowpiercer-locandina-itaCeci n’est pas l’ennesimo disaster movie apocalittico cui Hollywood ci ha abituati al punto di anestetizzarci, rendendoci impermeabili al tema. Dal genio del coreano Bong Joon-ho, già considerato una certezza cinematografica anche se è solo al quinto lungometraggio, e dalla serie a fumetti francese Le Transperceneige arriva a tutta velocità Snowpiercer. Prima produzione in lingua inglese del regista di The Host, può contare su un cast piuttosto importante da entrambi i versanti: se quello occidentale offre Chris Evans (già Capitan America), Jamie Bell, Tilda Swinton, Ed Harris e John Hurt, quello orientale schiera Song Kang-ho, che non dirà molto al grande pubblico ma dirà invece moltissimo agli appassionati di cinema coreano.

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TIR di Alberto Fasulo (2013)

Trionfatore a sorpresa all’ottava edizione del Festival internazionale del Film di Roma, Tir di Alberto Fasulo arriva nelle sale.

Un non documentario (come è stato erroneamente spacciato, anche come sorta di “risposta” romana al Sacro Gra Leone d’Oro a Venezia) che racconta la storia di Branko, un ex professore di Rijeka, che da qualche mese è diventato camionista per un’azienda italiana. Una scelta più che comprensibile, in quanto il lavoro da autista gli frutta il triplo rispetto al suo vecchio stipendio da insegnante. La monotonia delle sue giornate e il suo vagare in solitaria per le strade del nord Italia e del nord Europa vengono interrotte esclusivamente da poche telefonate (alla centrale operativa, al figlio, alla moglie) e ancor meno soste rifocillanti, il tutto corredato da problemi di lavoro, discussioni sindacali e rimpianti per sogni e ambizioni che sembrano essere definitivamente tramontati.

“Il lavoro non nobilita più l’uomo, ma lo umilia”: questo è l’assunto di base intorno a cui ruota la costruzione filmica di Alberto Fasulo. La buona volontà con cui il protagonista Branko si impegna per adempiere al proprio dovere non è sufficiente per compensare lo stanco ripetersi di ritualità lavorative che portano ad una progressiva spersonalizzazione, ad una consapevole e inevitabile alienazione, ad uno smarrimento senza via d’uscita.

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Giovane regista italiano al festival di Hollywood nel quale si è celebrato anche Tinto Brass

1234006 713487872029510 1678780360 nIl trailer del progetto cinematografico “The Plague Doctor”, scritto e diretto dal 27enne regista veneziano Emanuele Mengotti, è stato selezionato all’ “Hollywood Reel Independent Film Festival”.
Emanuele Mengotti ha rappresentato l’Italia al Festival hollywoodiano, nel quale è stato anche omaggiato il regista Tinto Brass con una retrospettiva a lui dedicata.
Il trailer è stato proiettato presso il “New Beverly cinema” di proprietà di Quentin Tarantino.
Il regista, assieme ad alcuni membri del cast sono stati presenti alla cerimonia del red carpet ed alla proiezione ed hanno presenziato alla cerimonia di chiusura tenutasi il 24 Febbraio.
Il film “The Plague Doctor”, uno psycho-thriller dalle atmosfere cupe ed evocative, è in fase di sviluppo e verrà girato interamente a Venezia, prendendo spunto da storie e leggende legate alla figura del medico della peste.

 

Ecco il trailer del film: The Plague Doctor

LA BELLA E LA BESTIA di Christophe Gans (2014)

la belle et la bete promoPresentata fuori concorso a Berlino, arriva nelle sale la versione di Christophe Gans de La bella e la bestia con protagonisti Vincent Cassel e Léa Seydoux. Ci si chiede subito il perché di questa strana scelta, dato che la favola di Beaumont aveva già goduto di due splendide versioni cinematografiche, quella di Cocteau e quella animata della Disney, che non lasciavano nulla da aggiungere alla storia.

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KING OF NEW YORK di Abel Ferrara (1990)

king of new yorkMercoledì 26/02/14, ore 3.55, Italia 1

 

Pellicola che ha aperto le porte della notorietà in Europa ad Abel Ferrara, King of New York rappresenta, insieme a Il cattivo tenente girato due anni più tardi, l’apice della esplosiva e sanguigna creatività dell’autore newyorkese.

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THE AVIATOR di Martin Scorsese (2004)

the-aviatorMartedì 25/02/14, ore 21.15, RAI 5

 

Alcuni uomini sognano il futuro, lui l’ha costruito”. Diciannovesimo lungometraggio del maestro Martin Scorsese, The Aviator rappresenta la sua seconda incursione nel biopic a ventiquattro anni di distanza dalla cruda epopea pugilistica messa in scena in Toro scatenato.

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IL CALENDARIO DI MARZO 2014

IdaÈ Ida, pellicola polacca firmata da Pawel Pawlikowski, il film più atteso dalla redazione di I-FILMSonline di questo mese di marzo. Tra le uscite, tanta carne al fuoco ma poche novità davvero succose: Lei di Spike Jonze, Jimmy P. con un grande Benicio del Toro, il cartoon Mr. Peabody & Sherman e l’impegnato Prossima fermata: Fruitvale Station. Mentre la nuova ondata dei cinecomic Marvel si apre con Captain America – The Winter Soldier 3D. Ma ecco tutte le uscite del mese.

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OLTRE IL GUADO di Lorenzo Bianchini (2013)

Dobbiamo essere grati al regista friulano Lorenzo Bianchini. A lui va dovuto il massimo rispetto, e tutta la più sincera ammirazione, sia per la coerenza stilistica, che per il rigore formale che egli, pur fra mille difficoltà produttive, mostra da dieci anni a questa parte. Ma dobbiamo essergli grati anche perché Bianchini non si è mai considerato il primo della classe alla scuola serale diretta da Argento (istituto, per altro, chiuso da almeno vent’anni, forse di più), non ha mai pensato di cedere ad efferati arsenali sadici pour épater le bourgeois, né, tantomeno, si è mai sognato di salire sul carretto insanguinato del “Torture Porn”. No, Bianchini vuole semplicemente farci paura, cosa che gli riesce dannatamente bene… Bianchini appartiene ad una razza sempre più rara: egli è un Puro Regista dell’Orrore.

 

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PULP FICTION di Quentin Tarantino (1994)

locandina-pulp-fictionLunedì 24/02/14, ore 23.10, RAI MOVIE

 

Pulp, n. 1. Soffice massa umida di materia informe.

2. Rivista o libro contenente argomenti luridi e con stampa su carta ruvida, non lavorata.

Manifesto del post-modernismo anni ’90, Pulp Fiction consacrò al successo planetario il geniale regista Quentin Tarantino, già rivelatosi sfacciatamente talentuoso con il suo primo lungometraggio Le iene.

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Il cinema di Douglas Sirk e l’America allo specchio

 Nella percezione diffusa il nome di Douglas Sirk si associa al melodramma classico. A dispetto di una produzione vastissima, distribuita in quasi mezzo secolo di attività, è indubbio che la sua fama sia legata alla fortunata stagione del cosiddetto “Periodo Universal”, inaugurato nel 1950 e concluso nel 1959 con la realizzazione di un film-summa come Lo specchio della vita. Nell’arco di una decade tra le più fertili della storia del cinema, Sirk fu in grado di inanellare una incredibile sequenza di grandissimi film destinati a fondare il centro e il nucleo di un personale e coerente discorso cinematografico. Come spesso è accaduto per grandi autori che si sono misurati con i codici dei generi, a Sirk la rigida cornice del melodramma ha fornito l’occasione perfetta per affondare il suo sguardo di esule tedesco, fuggito all’orrore nazista per proteggere sua moglie Hilde, dentro le contraddizioni profonde insite nella società e nel costume americano. In tempi più recenti anche un altro grande tedesco esule e “sradicato” come Werner Herzog ha compiuto un itinerario simile, scandagliando con i suoi documentari (Into the Abyss, Death Row) i recessi più cupi dell’americanità.

Se Herzog sta concentrando la sua attenzione su aspetti come il rispetto dei diritti umani e la violenza giovanile, Sirk nel lontano 1950, sotto l’apparenza rassicurante e mainstream di un cinema di sentimenti, lacrime e passioni brucianti, ha innestato riflessioni di portata rivoluzionaria su integrazione, pregiudizio e uguaglianza.

In Douglas Sirk un esponente centrale del Nuovo Cinema Tedesco come Rainer Werner Fassbinder ha identificato la figura paterna capace di fare da ponte con un passato (di celluloide e non solo) sottoposto a violenti processi di rimozione ed emendazione collettiva. In una celebre dichiarazione d’amore nei confronti del cineasta di Amburgo, Fassbinder affermava: “il cinema di Douglas Sirk libera la mente”. Fermarsi alla superficie di questo straordinario testo audiovisivo significherebbe rinunciare a coglierne l’essenza più intima, osservando la splendida immagine incorniciata da uno specchio senza cercare di mettere a fuoco la forma e i contorni dell’oggetto riflesso.

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12 anni schiavo: dalle pagine di Solomon Northup al film di Steve McQueen

«Poiché la mia è la storia di un uomo nato in libertà, che poté godere dei benefici di tale condizione per trent’anni in uno Stato libero e che fu poi rapito e venduto come schiavo e tale rimase fino a al felice salvataggio avvenuto nel mese di gennaio del 1853, dopo 12 anni di cattività, mi è stato suggerito che queste mie vicende potrebbero rivelarsi molto interessanti per il grande pubblico». (Solomon Northup, 12 anni schiavo, 1853)

Queste le parole con cui Solomon Northup apre il suo romanzo autobiografico, da cui Steve McQueen ha tratto 12 anni schiavo, il gigantesco film candidato a 9 premi oscar e che in Italia arriva solamente il 20 gennaio, tra le polemiche per le locandine accusate di razzismo, con Brad Pitt o Michael Fassbender in primissimo piano e Chiwetel Eijofor relegato in un angolo. E quando Solomon Northup parla di «vicende molto interessanti per il grande pubblico», non poteva neanche immaginare quanto sarebbe stata importante la sua opera per un tema delicato come il razzismo e la schiavitù, trattato già diverse volte sul grande schermo ma mai con questa incisività. Si pensi a grandi film come Il colore viola (11 nominations agli oscar, ma la maggior parte andati a La mia Africa), Amistad (4 nominations agli oscar stravinti da Titanic), di Steven Spielberg, piuttosto che all’ultimo irriverente Django Unchained di Quentin Tarantino, che tanto ha fatto infuriare Spike Lee: si tratta senz’altro di pellicole notevoli, ma che non hanno saputo raggiungere l’enormità, l’intensità e la rude poesia regalate da Steve McQueen, definitivamente consacrato dopo Hunger e Shame.  

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THE LEGO MOVIE di Phil Lord e Chris Miller (2014)

Chi non ha mai giocato in vita sua con i personaggi o le costruzioni della Lego? E chi l’avrebbe mai detto che dal brand dell’industria ludica danese sarebbe potuto nascere non un semplice film d’animazione, ma il miglior film d’animazione dai tempi di Toy Story 3 (sempre in attesa che, prima o poi, la Pixar torni a fare la Pixar)?

Eppure Phil Lord e Christopher Miller (autori di Piovono polpette e 21 Jump street) sono riusciti nell’impresa di confezionare un prodotto straordinariamente energico, esuberante e fresco, un film divertente e intelligente che riesce a parlare e a far sognare con eguale efficacia sia il pubblico giovane/giovanissimo che i fruitori più maturi.

The Lego Movie punta sulla trasversalità generazionale del fenomeno Lego e al contempo non ripudia il suo status di messa in scena cinematografica al servizio di prodotto commerciale, ma anzi lo sfrutta e lo valorizza. Il vecchio West, la grande Metropoli, la nave dei pirati, le astronavi: tutti articoli del grande universo Lego che qui assumono valenza drammaturgica e spaziale. E in ugual misura i personaggi celebri di saghe cinematografiche e icone della cultura pop trasformati in mattoncini e messi sul mercato fanno la loro comparsa nel film in qualità di personaggi chiave o di figure secondarie gradevolissime e azzeccate spalle comiche.

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THE SQUARE di Jehane Noujaim (2013)

the square locandina

The camera is your weapon.

 

11 febbraio 2011, Il Cairo. Il popolo egiziano è sceso sulle strade per rivendicare il diritto alla democrazia e a una società più equa. Un sogno che sembra avverarsi con la caduta, veloce e quasi indolore, della trentennale dittatura di Hosni Mubarak.

La rivoluzione che da tre anni infiamma l’Egitto, continuamente tradita da chi (islamisti, militari) prende il potere a dispetto degli ideali dei manifestanti, ha eletto a suo luogo simbolo piazza Tahrir: impossibile dimenticare le immagini di quello spazio sterminato brulicante di persone appartenenti a ogni credo religioso e politico. La regista Jehane Noujaim – nata al Cairo, naturalizzata americana – è andata ben oltre la semplice cronaca da Tg ed è scesa tra la folla immortalando ogni fase del movimento e seguendone da distanza ravvicinata i protagonisti. L’enorme mole di materiale video ha generato The Square, candidato agli imminenti premi Oscar.

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Storia dei Lego: i piccoli mattoncini sbarcano sul grande schermo

Non chiamateli “per bambini”. Ecco la frase che forse si addice maggiormente ai Lego, i mattoncini che hanno visto per la prima volta la luce il 28 gennaio 1958, grazie al genio danese Oleg Kirk Christiansen. Ciò che lui forse non si aspettava è la piega poi presa dalla sua creazione, che, da ottimo intrattenimento ludico didattico per l’infanzia, si è poi trasformato qualcosa di più serio, arrivando al collezionismo con set speciali (si pensi agli ultimi: per la prossima uscita nei cinema di Ninja Turtles, per i 25 anni di Ritorno al Futuro, un set speciale da collezione dei Simpsons e per il 30° anniversario dei Ghostbusters), passando per i videogiochi, e, negli ultimi anni, arrivando ai mediometraggi, spesso unendo i tre aspetti in una vera e propria evoluzione.

L’esempio più eclatante è senza dubbio Star Wars, una sorta di precursore o di apripista, per cui dal 1999 sono realizzato più di 125 set differenti, 60 veicoli e 80 minifigure, arrivando a portare alla luce anche la meravigliosa Morte Nera (400€ di spesa per 3803 mattoncini) e continuando tutt’oggi la produzione, vista l’imminente uscita di Star Wars: Episodio VII, per mano di J.J Abrams. E se poter montare personalmente il Millennium Falcon, far sfidare le minifigure di Luke Skywalker, Yoda e Darth Vader sembrava un sogno per gli appassionati, la vera svolta arriva nel 2005, quando l’accordo tra Lego, Lucas Arts e TT (Traveller’s Tales, che si occuperà anche di tutti i futuri prodotti videoludici Lego) permette di dare alla luce Lego Star Wars: Il Videogioco, seguito da altri 3 capitoli nel 2006 (Lego Star Wars II: La trilogia classica), 2007 (Lego Star Wars: La saga completa) e 2011 (Lego Star Wars III: The Clone Wars). Il successo di questi prodotti lo si doveva al mix di precisione nella ricostruzione degli ambienti, unito a una dose estrema di autoironia e di avventura, adatta ai più piccoli come difficoltà, ma con riferimenti che solo i più grandi possono capire. A coronamento di questo percorso è arrivata anche l’home video: sono infatti del 2011, La minaccia Padawan, e del 2013, L’Impero fallisce ancora e Le cronache di Yoda. Si tratta di corti di animazione di grandissima qualità, della durata di 30 minuti circa ciascuno, in cui vengono raccontate delle storie inedite, tra prequel e sequel dei celeberrimi 6 capitoli usciti sul grande schermo, in cui la componente comica e farsesca vince su tutto, e in cui, però, solo un conoscitore della saga originale può comprendere in pieno le potenzialità e la genialità dell’operazione.

 

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SAVING MR. BANKS di John Lee Hancock (2013)

Locandina SavingChe Saving Mr. Banks non sia un film perfetto è evidente durante la visione. Per un motivo, principalmente: un’indigesta sequela di melensi flashback che distraggono dal cuore (o presunto tale) del film di John Lee Hancock, noto per aver condotto Sandra Bullock a vincere l’Oscar grazie alla performance nel film Blind Side, da lui diretto nel 2009. E il cuore del film sedimenta il rancore di Pamela Lyndon Travers, autrice del romanzo Mary Poppins – da cui la Disney ha tratto ispirazione per produrre l’omonimo (e indimenticato) film di Robert Stevenson con la gloriosa Julie Andrews – nei confronti di Mr. Walt Disney, da più d’un decennio innamorato delle pagine del romanzo dell’autrice (australiana ma naturalizzata britannica) e deciso a farne un’opera cinematografica. Assai dissimile, invero, dalle pagine della Travers: tanto era schietta e ruvida la Poppins del romanzo, quanto glassati e zuccherosi i metodi della sua controparte cinematografica – che poi, non è vero, ma non siamo di certo qui a fare processi a una romanziera purtroppo non più tra noi.

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LA COSA di John Carpenter (1982)

locandina-la-cosaMercoledì 19/02/14, ore 23.05, IRIS

 

Antartide, 1982. Una base scientifica statunitense viene minacciata da una forma aliena capace di mutare e assumere qualsiasi sembianza. In preda al panico il gruppo, capeggiato da R. J. MacReady (Kurt Russell), tenterà di salvarsi con ogni mezzo a disposizione. In pochi sopravvivranno.

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THE TREE OF LIFE di Terrence Malick (2011)

the-tree-of-lifeMercoledì 19/02/14, ore 21.10, RAI 4

«Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della Natura e la via della Grazia. Tu devi scegliere quale seguire». Presentato in concorso al 64º Festival di Cannes, il quinto lungometraggio di Terrence Malick è un’opera totalizzante di abbagliante bellezza plastico-figurativa, da molti considerata un capolavoro della storia del cinema che segna una forte cesura con tutte le produzioni precedenti.

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APOCALYPSE NOW REDUX di Francis Ford Coppola (2001)

locandina-apocalypse-now-reduxMartedì 18/02/14, ore 21.15, RETE 4

 

Violento e psicanalitico spaccato sulla guerra e i suoi orrori, apocalittica odissea della (e sulla) follia umana, opera gigantesca che portò il regista Francis Ford Coppola sull’orlo dell’esaurimento nervoso tra problemi finanziari, personali e un infarto del protagonista Martin Sheen: Apocalypse Now è questo, e anche di più.

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UN MONDO PERFETTO di Clint Eastwood (1993)

un mondo perfettoLunedì 17/02/14, ore 21.05, IRIS

Sottovalutata opera del grande regista Clint Eastwood, Un mondo perfetto è, in realtà, un punto di svolta nella poetica del regista nell’analisi dei sentimenti più veri ed autentici che si instaurano tra le persone, indipendentemente da età, sesso o estrazione sociale.

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