SULLY di Clint Eastwood (2016)

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Si parla spesso di prime volte in Sully. La prima volta che il comandante interpretato da un perfetto Tom Hanks si ritrova a fare i conti con un simile incidente, la prima volta in cui a seguito di un ammaraggio non vi siano vittime, la prima volta di un incidente aereo che a New York non veicola terrore e morte, ecc. La domanda che Clint Eastwood si pone però è: siamo pronti? Siamo pronti ad accogliere un eroe? Siamo pronti a riconoscere un miracolo? Siamo pronti a guardare in faccia la realtà senza lasciarci intimorire dall’ingombrante presenza dei ricordi? Dopo aver affrontato la minaccia invisibile del terrorismo e, successivamente, quella ancor più gravosa del sospetto nei confronti del diverso (sfociato in uno stato di precaria lucidità e costante tensione), l’America di oggi osserva se stessa senza sapersi più riconoscere. Eastwood insiste nel posizionare i suoi personaggi di fronte a un vetro che restituisce i loro volti in trasparenza mentre questi sono intenti a osservare una realtà fittizia, condizionata dalle loro più recondite paure. Dunque non è caso che il film si apra proprio con un sogno o, per meglio dire, un incubo ricorrente covato non solo dal protagonista quanto da un’intera nazione.

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I (PRE)GIUDIZI DI DICEMBRE 2016

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Dopo il calendario del mese, è il turno dei nostri pregiudizi: ogni membro della redazione segnala due titoli in uscita nel mese, uno su cui si sente di mettere la mano sul fuoco per un esito positivo (segnalato come “Per me è sì”) e l’altro su cui invece ripone pochissime o nessuna speranza (“Per me è no”). Naturalmente sono (quasi sempre) film che non abbiamo ancora visto, si tratta solo di sensazioni in attesa di conferme.

Come sempre, vi invitiamo a giocare con noi (valutando tutte le uscite mensili) facendoci sapere cosa ne pensate e quali sono le vostre scelte. D’altronde… si tratta soltanto di pregiudizi. Ecco le scelte di ognuno di noi:

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Torino Film Festival 2016: FREE FIRE di Ben Wheatley

Dopo il passo falso di High Rise, Ben Wheatley torna a Torino e chiude la splendida kermesse torinese di quest’anno con Free Fire, dopo averlo già presentato con successo a Toronto e Londra. Ci troviamo a Boston nel 1978, un gruppo di militanti dell’IRA si incontra con dei trafficanti d’armi per l’acquisizione di un magazzino abbandonato, ma qualcosa non va per il verso giusto e finirà presto in una spietata sparatoria tra i due gruppi. Wheatley, con Free Fire gioca e si diverte con il genere, facendo divertire anche gli undici strepitosi gunfighters che, contrariamente dalla tensione drammatica che ci si aspetta da una situazione tragica e violenta di questo tipo, qui reagiscono emotivamente in maniera goliardica, con raffiche di battute irresistibili, totalmente estranee al contesto in cui si trovano, dato che  si stanno letteralmente facendo fuori uno ad uno.

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Torino Film Festival 2016: LA MÉCANIQUE DE L’OMBRE, PORTO, VETAR/WIND e TA’ANG

 

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LA MÉCANIQUE DE L’OMBRE di Thomas Kruithof (concorso TORINO 34)

Scritto da Valeria Morini

Duval (François Cluzet) è un mite ma metodico impiegato che un esaurimento nervoso ha condannato alla solitudine e alla disoccupazione, con un passato da alcolista. La prospettiva di un impiego e di un buono stipendio lo spinge ad accettare la strana richiesta del misterioso Clément (Denis Podalydès), a capo di un’oscura agenzia per la sicurezza nazionale: trascrivere a macchina alcune intercettazioni telefoniche. Tra quelle infinite conversazioni, però, Duval ascolta l’audio di un omicidio, connesso a un complotto che lo trascinerà in un vortice di intrighi politici e regolamenti di conti tra servizi segreti ufficiali e deviati.

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Torino Film Festival 2016: ESHTEBAK-CLASH, LAO SHI/OLD STONE e MOO YA

 

ESHTEBAK-CLASH di Mohamed Diab (FESTA MOBILE)

Nel 2013, appena due anni dopo il movimento che depose Mubarak e portò all’elezione del primo presidente eletto democraticamente, Mohamed Morsi, una nuova manifestazione depose il leader dei Fratelli Musulmani riconsegnando il potere nelle mani dei militari. Il giovane Mohamed Diab rievoca quei giorni di proteste in un piccolo grande film che mette in scena il fallimento di una rivoluzione e di un grande Paese intrappolato nelle sue contraddizioni sociali, politiche e religiose. Sono in trappola anche i suoi circa venti protagonisti, arrestati e ammassati all’interno di un furgone della polizia, a prescindere dalle diverse provenienze: ci sono giornalisti, esponenti dei Fratelli Musulmani, sostenitori dell’esercito, un tempo uniti nello spirito rivoluzionario e ora nemici, impegnati in un gioco al massacro senza un attimo di tregua, nel terrore dell’inferno che li circonda al di fuori di quella minuscola prigione di acciaio. Signori e signore, benvenuti nel grande cinema egiziano, quello che dall’universo di nicchia dei festival (prima di Torino, Clash ha aperto l’Un Certain Regard di Cannes 2016) meriterebbe pienamente di arrivare alle sale.

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UN REGISTA, TRE FILM: KEN LOACH

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Si sa, le classifiche si rivelano sempre dei giochi molto complessi da giocare per cinefili incalliti quali siamo noi. Ogni volta si incappa in mille perplessità su quale titolo mettere prima di un altro. Ci sono troppi fattori in gioco, l’obiettività, la soggettività, un attore del cuore, un’inquadratura che sovrasta tutte le altre, una colonna sonora incredibile ecc.

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Torino Film Festival 2016, tutti i premi: miglior film è “The Donor”

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La giuria del 34esimo Torino Film Festival – composta da Ed Lachman (USA, presidente), Don McKellar (Canada), Mariette Rissenbeek (Germania), Adrian Sitaru (Romania), Hadas Yaron (Israele) – ha assegnato i premi della manifestazione, proclamandoo miglior film Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zang (Cina, 2016). Di seguito, tutti gli altri riconoscimenti:

Premio Speciale della giuria – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (€ 7.000) a Los decentes di Lukas Valenta Rinner

Premio per la Miglior attrice a Rebecca Hall per il film Christine di Antonio Campos

Premio per il Miglior attore a Nicolas Duran per il film Jesus di Fernando Guzzoni

Premio per la Miglior sceneggiatura a Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zan

Premio del pubblico a Wir Sind die Flut / We Are the Tide di Sebastian Hilger

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IL CALENDARIO DI DICEMBRE 2016

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Arriva finalmente dicembre, con la sua carrellata di film natalizi che promettono grandi incassi al botteghino. Il nostro film del mese è però Paterson, atteso ritorno in cabina di regia di Jim Jarmusch che sbarca finalmente in sala dopo il passaggio a Cannes 2016. Dicembre, dicevamo, è inevitabilmente anche il mese dei grandi blockbuster (Rogue One, primo film antologico dell’universo di Star Wars, il cartoon Disney Oceania, il nuovo film di Tim Burton Miss Peregrine e Il GGG di Steven Spielberg), così come dei cinepanettoni&affini, che hanno ormai moltiplicato l’offerta della commedia italiana di Natale. Da non perdere anche Sully di Clint Eastwood e un piccolo grande film d’animazione come La mia vita da zucchina. Buon Natale e buona visione!

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Torino Film Festival 2016: BETWEEN US di Rafael Palacio Illingworth

Between Us di Rafael Palacio Illingworth è stato il film di apertura della 34esima edizione del Torino Film Festival. I protagonisti sono Henry e Dianne, una coppia di trentenni che si ritrovano in quel momento del rapporto in cui, per convenzione, è necessario istituzionalizzare un legame nonostante le proprie voci interiori li mettano in guardia sulla serenità della loro relazione. I due brucieranno le tappe sposandosi in fretta e furia senza troppa convinzione, ma ovviamente l’istinto prevarrà e subito dopo una lite metteranno in discussione il loro legame.

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SNOWDEN di Oliver Stone (2016)

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Oliver Stone è tornato! Non in formissima da come si potrà vedere, risente ancora di qualche acciacco provocato dalle ultime due sue fatiche, Le belve e Wall Street – Il denaro non dorme mai, che non riscossero particolare successo, ne tra il pubblico ne tra i critici.

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Torino Film Festival 2016: A QUIET PASSION di Terence Davies

 

Negli Stati Uniti dell’Ottocento, quando la poesia, come ogni altra forma artistica, era predominio degli uomini, un’unica voce femminile si levò in tutta la sua la sua grazia e talentuosa creatività, peraltro ottenendo la notorietà e la pubblicazione della stragrande maggioranza dei propri scritti solo dopo la morte: fu quella di Emily Dickinson, oggi considerata, non solo nella letteratura americana, tra gli autori più importanti nel secolo. La figura della Dickinson, vissuta tra il 1830 e il 1886, gode di un alone di culto assoluto, cui fa da contraltare, in base alle pochissime informazioni disponibili sulla sua biografia, la singolarità di una vita appartata, trascorsa interamente nella casa paterna. Su questo personaggio sfuggente e a tratti oscuro, a dispetto delle circa 1800 liriche che ha lasciato ai posteri, Terence Davies confeziona un raffinato biopic, passato fuori concorso alla Berlinale 2016 e ora approdato al 34esimo Torino Film Festival nella sezione Festa mobile.

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Torino Film Festival 2016: DEATH IN SARAJEVO di Danis Tanović

 

Dopo essere stato presentato in concorso alla Berlinale 2016, dove si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria e il Premio FIPRESCI, Death in Sarajevo arriva al Torino Film Festival diventando uno degli appuntamento clou di tutta la rassegna. Il bosniaco Danis Tanović ha realizzato un’opera di solidissima scrittura che è un trattato di Storia aggiornato alle esigenze cinematografiche più attuali, configurandosi come un esempio cristallino di riflessione sul passato che guarda a un futuro purtroppo sempre più incerto. Sarajevo, 28 giugno 2014. Nel giorno del centenario dell’attentato che scatenò la Prima guerra mondiale, il lussuoso Hotel Europa deve ospitare una delegazione di diplomatici e politici in città per commemorare lo storico evento. Oltre alle tensioni che deve sopportare il direttore dell’albergo Omer per organizzare tutto al meglio, si intrecciano le storie di una responsabile della reception e di sua madre, di una giornalista televisiva, di un ospite francese, di un addetto alla sorveglianza e di un fanatico politico.

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FilmMaker 2016, a Milano dal 25 novembre al 4 dicembre

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Al via il prossimo 25 novembre l’edizione 2016 di FILMMAKER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL, in programma fino al 4 dicembre a Milano presso lo Spazio Oberdan e l’Arcobaleno Film Center. Nove le sezioni in cui si articola il programma di quest’anno: Concorso Internazionale, Prospettive, Fuori concorso, Natura selvaggia, Omaggio a Ulrich Seidl, Filmmaker Moderns, Fuori formato, Filmmaker off e Hello Happiness la retrospettiva dedicata Marie Losier, cui si aggiungono i film di apertura e chiusura, per un totale di 94 titoli, tra anteprime assolute e italiane. L’APERTURA del festival, venerdì 25 novembre (ore 21, Arcobaleno Film Center), è affidata a uno dei “casi” del cinema francese dell’ultima stagione, Nocturama di Bertrand Bonello: scritto ben prima che gli attentati del novembre 2015 insanguinassero Parigi, il film immagina la capitale francese messa a ferro e fuoco da un gruppo di adolescenti. Accanto a questo ultimo lungometraggio, Fuori concorso anche l’opera più recente di Bertrand Bonello, Sarah Winchester Opéra Fantome: un film “su commissione” (diretto su invito dell’Opéra di Parigi) ma del tutto personale, perfettamente coerente con le “danze di spettri” che sono la natura stessa dell’autore.

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Torino Film Festival 2016: SULLY di Clint Eastwood

 

Si parla spesso di prime volte in Sully, presentato in anteprima al 34esimo Torino Film Festival. La prima volta che il comandante interpretato da un perfetto Tom Hanks si ritrova a fare i conti con un simile incidente, la prima volta in cui a seguito di un ammaraggio non vi siano vittime, la prima volta di un incidente aereo che a New York non veicola terrore e morte, ecc. La domanda che Clint Eastwood si pone però è: siamo pronti? Siamo pronti ad accogliere un eroe? Siamo pronti a riconoscere un miracolo? Siamo pronti a guardare in faccia la realtà senza lasciarci intimorire dall’ingombrante presenza dei ricordi? Dopo aver affrontato la minaccia invisibile del terrorismo e, successivamente, quella ancor più gravosa del sospetto nei confronti del diverso (sfociato in uno stato di precaria lucidità e costante tensione), l’America di oggi osserva se stessa senza sapersi più riconoscere. Eastwood insiste nel posizionare i suoi personaggi di fronte a un vetro che restituisce i loro volti in trasparenza mentre questi sono intenti a osservare una realtà fittizia, condizionata dalle loro più recondite paure. Dunque non è caso che il film si apra proprio con un sogno o, per meglio dire, un incubo ricorrente covato non solo dal protagonista quanto da un’intera nazione.

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Torino Film Festival 2016: ANTIPORNO di Sion Sono

 

Abituarsi al cinema di Sion Sono è impossibile, anche se è lecito aspettarsi incursioni folli e violente in un’esplorazione dei recessi più terrificanti dell’animo umano dove si annidano le pulsioni più luride e animalesche. Continuando il gioco metacinematografico già proposto nel chiassoso e divertentissimo Why Don’t You Play in Hell? (2013) il visionario regista costruisce un colorato gioco di scatole cinesi declinato al femminile, riflettendo in Antiporno, presentato nella sezione After Hours del 34esimo Torino Film Festival, su arte, corpo e società senza lasciare un attimo di respiro.

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THE YOUNG POPE di Paolo Sorrentino, ep. 9-10

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“Alla fine dobbiamo tornare tutti da dove abbiamo cominciato”

È stato sottolineato diverse volte, lo stesso Paolo Sorrentino lo aveva dichiarato: The Young Pope è sicuramente una serie tv, ma prima di tutto è un film, e come tale va giudicato. Si potrebbe anche precisare: più che un film è un viaggio, sia per noi spettatori che per Lenny Belardo, divenuto sempre più Pio XIII. La pazienza di ascoltare ciò che il regista e sceneggiatore napoletano aveva da dire durante queste 10 ore è stata ampiamente ripagata con un’opera ambiziosa, ricca e indelebile, con cui è necessario fare i conti e che – ma questo era chiaro sin dalle prime sequenze – è destinata a dividere.

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ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI di David Yates (2016)

Animali fantastici e dove trovarli, cast e trama film - Super Guida TV

“Che cos’hai fatto oggi Jacob? Mah sono stato dentro una valigia”

Il sogno di ogni babbano inconsapevole (detti no-mag in questa versione americana) è quello di poter vivere un’avventura, indimenticabile ma da dimenticare, insieme a coloro che, nelle arti magiche, ci sguazzano allegramente. Il ben capitato che, dopo un primo momento di sgomento, è più felice di Charlie Bucket con in mano il Golden Ticket, è Jacob Kowlaski  (Dan Fogler), un rotondo e ironico ometto innamorato dell’arte pasticcera. Galeotta fu, in questo caso, una valigia in pelle, pregiata e ben lavorata, contenente un tripudio di fantastic beasts. Questo bizzarro accessorio da viaggio è in possesso del giovane ed eccentrico Newt Scamander (un azzeccato Eddie Redmayne), appena approdato nella New York proibizionista degli anni ’20.

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ANIMALI NOTTURNI di Tom Ford (2016)

 

Il raffinato e poliedrico Tom Ford arriva in sala con il suo secondo lungometraggio Animali notturni, presentato in concorso alla 73^ Mostra del Cinema di Venezia. Ford, stilista e regista, noto per aver rilanciato la maison di Gucci negli anni 90, aveva esordito nel 2009 con A Single Man: già da allora era evidente una raffinatezza ed eleganza stilistica, dedita al glamour hollywoodiano, che l’hanno indubbiamente contraddistinto, sia come uomo di moda che come uomo di cinema. Nella sua ultima fatica sono infatti evidenti tutte le sue peculiarità e caratteristiche, sin dall’inizio.

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ELSTREE 1976 di Jon Spira (2015)

 

Dietro ogni grande produzione cinematografica, dietro il lato divistico, glamour e sfavillante di Hollywood, c’è un mondo silenzioso, di cui spesso dimentichiamo l’esistenza: è quello delle comparse, dei figuranti che appaiono sullo sfondo o in piccolissimi ruoli da una manciata di battute. Persone senza velleità recitative che hanno avuto la fortuna di calcare per pochi giorni i set cinematografici assaporando la magia della fabbrica dei sogni, o che al contrario hanno passato una vita alla ricerca della celebrità, riuscendo a raccogliere qua e là solo fulminee apparizioni destinate a finire nell’oblio. Il documentario Elstree 1976 di Jon Spira, prodotto grazie al crowfunding su Kickstarter, presentato in anteprima italiana al Lucca Comics & Games e ora visibile solo per un giorno – il 16 novembre – nei circuiti The Space e UCI grazie a Wanted, va a scavare nelle vite e nelle carriere di dieci personaggi che parteciparono in piccolissimi ruoli a un film di fantascienza poi divenuto un fenomeno culturale di portata storica: Star Wars.

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I consigli Home Video di novembre 2016

 

** USCITE NOVEMBRE 2016 **

Halloween è passato da due settimane ma novembre è sicuramente il mese dell’horror, almeno stando alle uscite home video previste: il titolo del mese se lo aggiudica a mani basse la nuova edizione di Zombi (Dawn of the Dead), curata da Nicholas Winding Refn e Dario Argento, che verrà pubblicata in DVD, Bluray e Bluray 4K. Ed è proprio questa versione ad essere la più appetibile per collezionisti e cinefili visto che nei 6 dischi di cui si compone l’edizione sono presenti i tre montaggi ufficiali del film più la versione montata da Dario Argento sia in 4K che nell’inedita in full frame. Questo gioiello è prodotto dalla sempre più prolifica Midnight Factory che in questo stesso mese inserisce in calendario anche It Follows, altro titolo particolarmente apprezzato da critica e pubblico. Rimanendo in tema “Dario Argento” invece, Cecchi Gori propone la riedizione rimasterizzata di Quattro mosche di velluto grigio sia in DVD che in Bluray.

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KNIGHT OF CUPS di Terrence Malick (2015)

I film di Terrence Malick hanno la capacità di svelarci quelle parti di noi che non vogliamo o non sappiamo vedere. È per questo che lo sia ama o lo si odia: a seconda che si sia grati per averci illuminati o lo si detesti perché mostra quello che non sopportiamo di noi. Ed in questo, probabilmente, è pretenzioso, come il suo stile. Ma la sua pretesa di rivelarci qualcosa di noi lo rende anche un regista quasi unico: è il tentativo di spingersi verso il limite senza la paura di superarlo, proprio come la filosofia che insegnava al MIT.

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THE YOUNG POPE di Paolo Sorrentino, ep. 7-8

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“Il Papa è distratto…”

L’incipit del settimo episodio è metaforicamente e allegoricamente molto interessante: Pio XIII riceve per posta la parte mancante della pipa che conserva gelosamente dal giorno in cui i suoi genitori lo hanno abbandonato all’orfanotrofio di suor Mary. I suoi genitori sono tornati? Lo stanno cercando? Quello che colpisce è quando la pipa viene ricomposta e appoggiata su uno blocco bianco, ricreando un’immagine di magrittiana memoria: Ceci n’est pas une pipe. Ceci n’est pas un Pope. Pio XIII è sempre più in crisi, e il regalo inaspettato è il colpo di grazia al suo tormento, che si fa incessante, mettendo a nudo una fragilità che si contrapone alla sicurezza con cui combatte l’omosessualità nella chiesa e l’aborto, rifiutandosi di finanziare le missioni e mantenendo rapporti tesi con le altre religioni. “Tu sei il dolce Gesù Cristo sceso sulla terra”, gli ricorda suor Mary, nella luce quasi surreale che pervade le inquadrature, in una bellezza formale confermata, che supplisce a qualche vuoto di scenggiatura che inizia ad intravedersi. Eppure, anche nel lutto profondo, non si scompone mai, prega nel profondo silenzio subacqueo della piscina di Castel Gandolfo, in una delle sequenze più significative dei due episodi. Nella crisi, nonostante le accuse di non credere in Dio, Pio XIII rimane saldo nella sua fede, ricordando come il celibato sia fondamentale, in quanto ricorda ai sacerdoti che sono solamente figli di Dio, che mai possono diventare padri, perché non rischino di cadere nella tentazione di sostituirsi all’unico vero Padre.

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THE CROWN: la recensione della prima stagione

 

Due occhi azzurri, un’espressione distaccata e di composta autorevolezza, mista alla fragilità di una donna che a soli 26 anni, nell’immediato dopoguerra, diventa regina del Regno Unito, senza sapere che sarà la più longeva della storia d’Inghilterra. Questa è la Regina Elisabetta II, questa è The Crown.

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34° TORINO FILM FESTIVAL, dal 18 al 26 novembre 2016: il programma

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Torna dal 18 al 26 novembre una delle kermesse cinematografiche più importanti e ambiziose d’Italia, giunta alla sua 34esima edizione. Il Torino Film Festival 2016 sfoggia un programma decisamente gustoso, con la bellezza di 158 titoli (43 anteprime mondiali, 73 italiane), un guest director come Gabriele Salvatores e tantissimi ospiti, a partire da Costa Gavras (insignito del premio alla carriera) e Christopher Doyle (Gran Premio Torino). Dal film d’apertura Between Us di Rafael Palacio Illingworth a quello di chiusura Free Fire di Ben Wheatley, i 9 giorni di festival inanelleranno una serie di appuntamenti da non perdere, a partire da première importanti come quella di Sully, nuovo film di Clint Eastwood con Tom Hanks, a film come Elle di Paul Verhoeven, Free State of Jones di Gary Ross, A Lullaby to the Sorrowful Mystery di Lav Diaz, Death in Sarajevo di Danis Tanovic, Antiporno di Sion Sono, A Quiet Passion di Terence Davies, Yoga Hosers di Kevin Smith e il doc Ta’Ang di Wang Bing.

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SING STREET di John Carney (2016)

 

Cosa fare nella sonnolenta Dublino del 1985, quando i tuoi litigiosi genitori ti spediscono in una rigida scuola cattolica infestata dai bulli? Semplice: inseguire il sogno di fondare una band, anche solo per conquistare il cuore di una ragazza bella e impossibile. L’irlandese John Carney torna, dopo il malriuscito Tutto può cambiare, alla delicata poesia del suo gioiellino Once, forse superandolo addirittura per compattezza narrativa e maturità stilistica.

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THE CROWN: Pilot

 

Dopo un solo episodio è rischioso esprimere giudizi, troppo alto il pericolo di essere smentiti, in un lato o nell’altro. Tuttavia, sembra proprio che Netflix ce l’abbia fatta. Di nuovo. Dopo aver strabiliato con una serie come Stranger Things, dopo aver esplorato con successo diversi mondi di supereroi Marvel, torna a parlare di storia, come già fatto per Pablo Escobar con Narcos, trasferendosi e immergendo lo spettatore nell’Inghilterra del 1947. Più precisamente a Buckingham Palace. Laggiù una giovane ragazza di nome Elisabetta Alexandra Mary sta per convolare a nozze, nel suo destino, la corona. The Crown.

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THE YOUNG POPE di Paolo Sorrentino, ep. 5-6

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“Sono infelice, come tutti i preti”

I tormenti e i fantasmi del passato continuano a disturbare Pio XIII, sin dalle prime sequenze dell’episodio 5, che vedono  genitori del Papa in viaggio sui canali a Venezia, mentre abbandonano il loro figlio sofferente. Esteticamente impeccabile, con virtuosisimi registici con cui Paolo Sorrentino continua a viziarci, la prima sequenza è la perfetta introduzione allo spirito di melancolica sofferenza  che aleggerà su tutto l’episodio, intriso di flashback e di ricordi, che siano tristi o felici. Pio XIII è sempre più monarca, mentre Lenny Belardo è alla ricerca di una libertà da lui perduta, di un passato che gli ha tolto gli affetti più cari e su cui ora vuole fare chiarezza, per una sofferenza enorme che non gli dà mai tregua. Sorrentino fa convinvere queste due realtà, la doppia personalità di un pontefice spietato e scevro da qualsiasi forma di compassione (“Non c’è più niente da fare con la razza umana”), eccezion fatta per la giovane Esther, cui lui è affezionato e alla quale mostra tutta la sua umanità. Ma la dolcezza dello sguardo di Jude Law nei confronti della giovane donna stride con le sue parole di fronte a Voiello e agli altri cardinali, ai quali, finalmente, pronuncia il tanto desiderato discorso.

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Aspettando le elezioni americane: i migliori film (e serie tv) sulla politica Usa

L’8 novembre, gli americani tornano nelle cabine elettorali per eleggere il 45esimo Presidente degli Stati Uniti, chiamati a scegliere tra Hillary Clinton e Donald Trump. Come combattere l’attesa per il verdetto di una delle elezioni più dibattute della storia Usa? Semplice: andando a ripassarci i più importanti film che Hollywood ha dedicato al mondo politico a stelle e strisce, ai meccanismi spietati che si nascondono nel celebre Studio Ovale, agli episodi più controversi del passato governativo di quella che continua, con orgoglio durissimo a morire, a professarsi la Nazione più grande del mondo. Aggiungiamo, forti della nostra nuova sezione Serie Tv, due prodotti per il piccolo schermo che hanno raccontato (e influenzato?) la politica Usa non meno delle pellicole. Scegliete i vostri titoli preferiti o proponetene altri che hanno segnato la vostra visione della Storia statunitense!

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