Giornate degli Autori a Venezia 2024, il programma

Si apre con Coppia aperta quasi spalancata la 21esima edizione delle Giornate degli Autori, concorso collaterale della Mostra di Venezia. Il film di Federica Di Giacomo, interpretato e prodotto da Chiara Francini, ispirato all’omonimo testo teatrale di Franca Rame e Dario Fo, è fuori concorso e inaugura dieci giorni contraddistinti da altrettanti film in concorso, 5 eventi speciali e 3 cortometraggi, oltre a un ricordo del regista Emidio Greco. Appuntamento dunque al Lido, in sala Perla, dal 28 agosto al 7 settembre.

Di seguito, la selezione ufficiale presentata dalla direttrice artistica Gaia Furrer:

Funambole della vita sono le protagoniste dell’unico titolo italiano in concorso, Taxi Monamour quarto
lungometraggio di Ciro De Caro, film libero e rigoroso che racconta la storia di due donne perse (Rosa
Palasciano e Yeva Sai), ma comunque ostinate nel voler vivere le proprie scelte in piena autonomia

Acrobazie reali oltre che metaforiche sono quelle in cui vediamo impegnati i protagonisti di Alpha., terzo lungometraggio dell’olandese Jan-Willem Van Ewijk, singolare thriller psicoanalitico ad alta tensione su un tormentato rapporto padre-figlio e ambientato sulle vette delle Alpi svizzere.

Due adolescenti s’innamorano sotto gli occhi di tutti, mentre una donna si separa dal marito. E fin qui niente di strano se non che siamo in Iran. Boomerang, raffinato esordio di Shahab Fotouhi, che si avvale della collaborazione al montaggio del regista georgiano Alexandre Koberidze, è un’istantanea sociologica sui legami affettivi nella Teheran moderna.

Chi rinuncia improvvisamente a vecchi equilibri e identità è la protagonista di Selon Joy di Camille Lugan, già assistente alla regia per Jacques Audiard. Qui Joy, in un’improvvisa lotta tra bene e male, tra innocenza e crimine, troverà una nuova vita e un nuovo sé. Nel cast anche Asia Argento e Raphaël Thiéry a rappresentare rispettivamente il diavolo e l’acqua santa.

È duplice e senz’altro acrobatica la vita che trascorre Saina, mandriano di giorno e artista a cavallo di notte, in bilico tra mondo rurale e mondo capitalistico in To Kill a Mongolian Horse, esordio spettacolare e pittorico della regista mongola Jiang Xiaoxuan che sembra ispirarsi al cinema di Jia Zhangke.

Dalle steppe invernali della Mongolia arriviamo all’Amazzonia e precisamente alle paludi di Marajó, l’isola fluviale più grande del pianeta, in Manas. La brasiliana Marianna Brennand segue la storia di una ragazzina di tredici anni che si ribella a una storia traumatica di violenza domestica che si tramanda di generazione in generazione.

Ha tredici anni anche la giovane protagonista di Sugar Island. Attraverso la vicenda della sua gravidanza indesiderata, la domenicana Johanné Gómez Terrero analizza le radici coloniali dell’industria dello zucchero e il ruolo duraturo della spiritualità nei movimenti di liberazione.

Danzano su un filo, tra avvicinamenti e prese di distanza, i bellissimi amanti georgiani di The Antique di Rusudan Glurjidze regista e produttrice di Tbilisi. Affascinante e stratificato, il suo film è ambientato a San Pietroburgo nel 2006, all’epoca della deportazione illegale di migliaia di georgiani condotta dalla Russia.

E come gli aironi della nostra immagine volano nell’aria, i due film che chiudono il concorso attraversano il tempo. Super Happy Forever, terzo lungometraggio di Kohei Igarashi, è il racconto di una storia d’amore che non vediamo mai mentre accade. Prima, quando è già tutto finito, e poi, quando niente è ancora iniziato.

E caleidoscopico è il tempo in Sanatorium Under The Sign Of The Hour Glass, nuovo e atteso lavoro dei geniali Fratelli Quay, mix singolare di animazione in stop-motion e live-action ispirato all’omonimo racconto dello scrittore polacco Bruno Schulz. Un viaggio alla ricerca del padre appena morto, diventa per il protagonista un percorso metafisico dove il tempo e la realtà sono decomposti.

Sul filo teso dell’esistenza troviamo, negli eventi speciali di questa edizione, donne e uomini che lottano per il presente, che cercano un paradiso, che fanno i conti col passato, che escono da traiettorie scontate o che, molto più affannosamente ma con ostinazione, difendono e affermano la propria identità di genere.

Il colombiano Alma del desierto di Monica Taboada Tapia è un documentario on the road che segue il viaggio di Georgina, anziana donna transgender, che deve attraversare a piedi la penisola sabbiosa di Guajira per conquistare quello che vuole da quasi mezzo secolo: un documento che le riconosca il diritto ad essere quello che si è sempre sentita di essere e che le consenta di poter finalmente votare.

La filmmaker francese Marie Losier, conosciuta per i ritratti intimi di artisti underground, riprende l’iconica cantante e perfomer femminista Peaches nel corso di quattordici anni di amicizia (Peaches Goes Bananas). Ne nasce un ritratto anti-biografico ma che cattura l’essenza dell’artista e il rapporto di amicizia e fiducia tra le due donne.

La ricerca dell’Eden, della felicità e la tensione esistenziale e l’etica che ne consegue sono al centro del nuovo lavoro del documentarista serbo Mladen Kovačević, Possibility of Paradise: una visione audace e sottile di ciò che significa vivere in un paradiso terreste che non ci appartiene culturalmente (in questo caso Bali).

In Soudan, souviens-toi la regista franco-tunisina Hind Meddeb ricostruisce invece meticolosamente i frammenti della guerra in corso in Sudan e le voci resilienti dei giovani che lottano contro le forze dell’oppressione in un paese martoriato da povertà e guerra civile.

L’autrice portoghese Cláudia Varejão, vincitrice delle Giornate nel 2022, ci fa un dono inaspettato e per questo ancor più gradito: il cortometraggio Kora. Un manifesto contro le guerre e la discriminazione delle donne che contribuirà a una riflessione condivisa nel buio della sala.

Film di chiusura fuori concorso è l’italiano Basileia di Isabella Torre, storia di uomini a caccia di tesori e di luoghi che li custodiscono con l’aiuto di Ninfe eteree pronte a scatenarsi contro i profanatori. Film anomalo e di atmosfere, musicato da Andrea De Sica e montato da Jonas Carpignano, Basiliea conclude idealmente non solo una rassegna di luoghi e storie, di traiettorie personali e collettive, ma anche di generi e stili cinematografici, di estetiche e scelte narrative.

Giffoni Film Festival, il programma e gli ospiti

Il festival pensato per i ragazzi torna dal 19 al 28 luglio: Giffoni Film Festival 2024, giunto alla sua 54esima edizione, schiera un programma che schiera tantissimi ospiti, tra cui Alessandro Borghi, Valeria Golino, Alessandra Mastronardi, Paolo Bonolis, Lino Guanciale, Giovanna Mezzogiorno, Fotinì Peluso, Drusilla Foer, Iginio Straffi, Piergiorgio Bellocchio. I giovanissimi coinvolti sono 5mila juror provenienti da 33 nazioni, chiamati a visionare oltre cento film in competizione da tutto il mondo e che la cittadina Giffoni Valle Piana (provincia di Salerno) si prepara ad accogliere.

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L’ultima vendetta di Robert Lorenz, la recensione del film con Liam Neeson

di Valeria Morini

L’action con Liam Neeson vendicatore spietato è ormai un sottogenere cinematografico, si sa. In L’ultima vendetta di Robert Lorenz (collaboratore di Clint Eastwood che aveva già diretto Neeson in Un uomo sopra la legge), l’attore torna un po’ alle origini, ovvero al contesto storico irlandese in cui da sempre si muove perfettamente a suo agio: pensiamo in particolare all’indimenticabile incarnazione di Michael Collins nell’omonimo film di Neil Jordan (ma l’attore nordirlandese, nativo di Ballymena, era stato anche un esponente dell’Ira in un episodio di Miami Vice).

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Il programma del Locarno Film Festival 2024

Il Locarno Film Festival diretto da Giona A. Nazzaro ha svelato il suo programma ufficiale per l’edizione 2024, che si terrà dal 7 al 17 agosto. Il film d’apertura sarà Le deluge, sugli ultimi giorni di Maria Antonietta: i protagonisti Mélanie Laurent e Guillaume Canet saranno premiati sul palco. I premi alla carriera andranno inoltre alle attrici Jane Campion e Irène Jacob, all’attore indiano Shah Rukh Khan, al regista Claude Barras (La mia vita da zucchina), a Ben Burtt (sound designer di Indiana Jones e Star Wars), alla produttrice Stacey Sher e al regista italiano Marco Tullio Giordana che presenterà il suo nuovo film La vita accanto. Il poster è firmato da Annie Leibovitz e nel pre-festival si vedranno E.T. (4 agosto) e Fiore mio (6 agosto). Di seguito, i titoli delle sezioni principali, con due titoli italiani in concorso (Luce di Silvia Luzi e Luca Bellino e Sulla terra leggeri di Sara Fgaier).

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Racconto di due stagioni, la recensione del film di Nuri Bilge Ceylan

di Giulia Pugliese

“Ha salvato due mucche e poi ha sparato al mio cane”.

“E perché l’avrebbe fatto?”

“Non lo so, perché è un essere umano”

Nuri Bilge Ceylan è un autore raro che fa opere monumentali per il minutaggio e per i temi complessi, le dissertazioni che i personaggi fanno sul senso della vita ci toccano tutti da vicino e smuovono corde all’interno del nostro essere. Impossibile rimanere indifferente ai dolori e ai dubbi dei personaggi che mette in scena, spesso queste figure rappresentano qualcosa di più di loro stesse, sono degli archetipi, delle metafore o dei paradossi. Il regista ha sempre guardato con bonarietà i personaggi creati dalla sua mente: per quanto questi si illudano di verità impossibili come il procuratore di C’era una volta in Anatolia, o di essere migliori di quello che sono, come Aydin de Il regno d’inverno, c’era sempre una certa benevolenza negli occhi dell’autore che li aveva messi in scena e di riflesso anche da parte nostra, perché in fondo sappiamo che anche noi ci raccontiamo delle mezze verità. Persino quando ci presenta assassini, ubriaconi o giocatori incalliti, ci mostra sempre il loro lato più umano e a volte le persone ai margini della società sono migliori di quelle che stanno al vertice. 

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I 25 film più attesi della stagione da Ciné 2024

A cura di Valeria Morini

Siamo stati a Ciné N. 13, l’edizione 2024 delle Giornate professionali di cinema che ogni anno si tengono al Palazzo dei congressi di Riccione. Palcoscenico dei listini della nuova stagione presentato davanti agli esercenti di tutta Italia, sono l’occasione perfetta per farsi un’idea dei titoli che vedremo in sala nel secondo semestre dell’anno cinematografico. Ecco i 25 che, a nostro avviso, sono quelli assolutamente imperdibili.

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L’amante dell’astronauta, la recensione: cosa resta del cinema queer negli anni della diversity?

di Giulia Pugliese

È una lunga storia (d’amore) quella tra il cinema e l’omosessualità, che nasce ben prima dell’etichetta data dalla critica cinematografica B. Ruby Rich di New Queer Cinema nel 1992, per definire l’ondata di film a tematica gay di quel periodo. Già nel 1930 Marlene Dietrich baciava una donna vestita da uomo in Marocco e in Improvvisamente l’estate scorsa (1960), senza mai dire la parola gay, scopriamo che il protagonista, interpretato da Montgomery Clift, viene linciato perché adesca ragazzi adolescenti con l’aiuto della cugina, Liz Taylor. All’inizio i gay sono macchiette, amici dei comprimari per far ridere, poi il cinema gay diventa più politico, porta istanze della comunità, anche in film commerciali come Philadelphia (1993) o in film di autori asiatici come Ang Lee ne Il bacchetto di nozze (1993). Diventa tratto distintivo di tanti registi che sono gay e che lo vogliono portare sullo schermo: Pedro Almodóvar, Rainer Werner Fassbinder, Todd Haynes, Francǫis Ozon e Ferzan Özpetek. Fino ad arrivare ad una nuova generazione di registi queer che investigano l’omosessualità già nell’età infantile o adolescenziale, il tema del corpo e i sentimenti, come Xavier Dolan, Céline Sciamma e Andrew Haigh, che hanno un modo diverso di fare cinema, guarda alla società e alle relazioni, che li distingue dai loro predecessori.

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