I Plant My Hand in the Garden di Boris Hadzija e Hoda Taheri, la recensione

di Giacomo Gelati

“Credo di non volerlo più fare”. “Allora toglilo”. Basterebbe questo telegrafico scambio di battute, sussurrato in un cimitero di Berlino sporcato dalla neve, a sigillare l’anima assurda e stralunata di I Plant My Hand in the Garden. Il fardello da togliere infatti non è un banale tormento interiore, ma un finto pancione di plastica che Hoda nasconde sotto il maglione.

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17, la recensione del film di Kosara Mitić 

di Giacomo Gelati

“Sono davvero felice di aver fatto di voi delle brave persone!”, esclama orgogliosa la professoressa all’alba della gita scolastica verso la Grecia. È la rassicurante e imperdonabile cecità degli adulti. L’unico istante in cui il film ci concede di guardare i protagonisti a figura intera, finalmente pacificati, è durante la rituale foto di classe: una posa statica, l’illusione ottica che da lontano sia sempre tutto a posto. Ma 17, esordio della macedone Kosara Mitić (già applaudito alla Berlinale e scelto come film rappresentante da inviare all’Academy in vista delle selezioni per la shortlist), prende quella distanza di sicurezza e la accartoccia, scegliendo piuttosto di asfissiare chi guarda.

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The Social di Aaron Sorkin, la recensione

di Valeria Morini

“Siamo post-governativi da queste parti”

Era il 2021 quando il Wall Street Journal pubblicò un’inchiesta a firma del giornalista Jeff Horwitz che svelava i danni collaterali dell’algoritmo di Facebook, grazie ai documenti riservati divulgati dalla whistleblower Frances Haugen, interna all’azienda di Mark Zuckenberg. La clamorosa vicenda dei Facebook Files – che poi ha portato a ulteriori indagini, corpose multe a Meta e al Pulitzer per Horwitz – viene ricostruita in The Social – Il prezzo della verità dove i ruoli di Horwitz, Haugen e Zuckerberg sono affidati rispettivamente a Jeremy Allen White, Mikey Madison e Jeremy Strong.

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NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, la recensione del documentario che svela gli orrori di Gaza

di Valeria Morini

“NAZA” è un acronimo, che indica i “danni collaterali” registrati durante i bombardamenti dell’esercito israeliano su Gaza dall’ottobre del 2023. Ovvero, le migliaia di civili massacrati sotto il fuoco di missili e droni, con l’unica colpa di trovarsi nei medesimi palazzi di presunti operativi di Hamas. Se prima gli unici a parlare della tragica situazione di un’area per mesi vietata a tutti erano i giornalisti palestinesi, ora a far luce sono anche altri, in primis attivisti israeliani dissidenti come Yuval Abraham e Rachel Szor che con questo documentario presentato in concorso a Venezia 83 (dove ha vinto il Premio speciale della Giuria) intervistano tecnici dell’Idf sulle modalità dello sterminio dei Gazawi. Che sono a dir poco sconvolgenti.

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Lucca Comics & Games 2026, il programma dell’Area Movie

Dal 28 ottobre al 1° novembre torna in scena il Lucca Comics & Games 2026, che celebra i suoi 60 anni di vita. Nell’infinito e multiforme programma della più grande fiera della cultura pop che passa dai fumetti ai giochi, dal fantasy a musica e cosplayer, vi parliamo come sempre dell’Area Movie a cura di QMI, che porta in città anteprime, grandi ospiti italiani e internazionali, panel, proiezioni speciali ed experience diffuse tra sale, piazze e spazi del centro storico.

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Le vie del cinema: arrivano in Lombardia i film di Venezia e Cannes

I film dei festival cinematografici sbarcano a Milano e Lombardia con Le vie del cinema. Di seguito, vi riportiamo i programmi integrali degli eventi. Sarà la possibilità di vedere in anteprima, anche senza essere stati a Venezia, film come il Leone d’oro Woman Unknown e i premati NAZA e Possible Love. Arrivano anche alcuni titoli di Cannes e il vincitore del Milano Film Fest.

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Venezia 83: Vile Maschio

di Giulia Pugliese


Lo scandalo di questa edizione si compie ancora prima del suo inizio, una sola donna in concorso. In realtà, mai come questa edizione di Venezia ha raccontato la crisi dell’uomo, come maschio, partendo dal documentario di apertura della sezione Orizzonti, Too Much Sugar di Robert Greene, dove il protagonista, che ha più figli con più donne, si trova a riconsiderare che modello di uomo mostra ai suoi figli maschi e femmine e come ha trattato le donne in passato, una riflessione sulla mascolinità che porta a coinvolgere più uomini di diverse età. Gli uomini del film sono dei veri maschi, lavorano nell’edilizia, sono pieni di tatuaggi e muscoli, praticano sport di contatto, quindi viene da chiedersi: è la fine del maschio come lo consideriamo?

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The Invite di Olivia Wilde, la recensione

di Valeria Morini

Dopo La rivincita delle sfigate e il chiacchieratissimo (per ragioni squisitamente extracinematografiche) Don’t Worry Darling, Olivia Wilde si cimenta nella sua terza regia con il remake del film spagnolo Sentimental (già oggetto di vari rifacimenti in tutto il mondo, compreso l’italiano Vicini di casa). La regista stessa si ritaglia il ruolo di uno dei quattro protagonisti, insieme a Seth Rogen, Edward Norton e Penélope Cruz.

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Ketticè, la recensione del film di Giovanni Tortorici

Di Francesco Pozzo

“Let’s jerk off.”

Ricordo ancora bene l’epifania di questa frase. Di questo specifico momento. Delle infinite possibilità che spalancò al me adolescente alla scoperta di sé. Fu tellurico.

Era uno scambio di Les Roseaux sauvages, immenso capolavoro di André Téchiné. Fu lì che capii cosa il cinema poteva essere: libertà, possibilità, pensiero, desiderio, ricerca di senso. In una parola: umanità. Fu un’epifania, appunto: di quelle che ti segnano per sempre. Perché quegli adolescenti nei quali una parte di me voleva forse identificarsi erano sì oppressi dall’ombra minacciosa e sempiterna del fascismo, ma anche (o ancora) liberi, vitali, autentici, desiderosi di esperienze di vita. Qui, invece, ‘vita’ diventa una delle tante parole deprivate di senso e reiterate all’infinito. Tutti si chiamano così: ‘vita’, ma la vita sembra essere altrove, irraggiungibile chimera.

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Succederà questa notte di Nanni Moretti, la recensione

di Giulia Pugliese

“Sono così felice che lo vorrei dire a tutti… buongiorno, buongiorno”

Il melodramma è un genere complicato, legato ai turbamenti dell’amore, ma anche all’impossibilità di compierlo. Succederà questa notte rivitalizza un genere in parte dimenticato e in parte spesso reinventato da importanti autori come War Kong Wai, Pedro Almodovar e Todd Haynes. Nanni Moretti si stacca da questi grandi nomi, gioca unendo i generi e togliendo l’eccesso di dramma, per raccontare una storia semplice, ma ricca di sentimenti, che giova della bravura dei suoi interpreti, Louis Garrel e Jasmine Trinca. Non solo particolarmente centrati nelle loro interpretazioni, ma anche capaci di creare una grande complicità tra di loro, fondamentale per una rom-com autoriale come questa.

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Woman Unknown di May el-Toukhy, la recensione del film Leone d’oro a Venezia

di Giulia Pugliese

“Tutti facevano tutto per sopravvivere, persino tu hai venduto i tuoi prodotti ai tedeschi”


Woman Unknown è un film rigoroso, in pieno controllo di se stesso, dettagliato, accurato e che si muove in un contesto storico, senza però perdere la storia dei personaggi. Il film ci mostra la quotidianità di Marie, tata della figlia di un ricco industriale, che sta per sposare il suo datore di lavoro. Finalmente sta per intraprendere quell’agognato passo sociale che le permetterà di diventare una signora della borghesia.

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15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, la recensione

di Valeria Morini

In caso ci fossimo dimenticati quanto il cinema francese sia in uno stato di ottima forma, ce lo viene a ricordare Cédric Kahn, che in 15/18 porta il teen drama alle vette d’autore ambientando un racconto corale adolescenziale in una ospedale psichiatrico. Il titolo indica infatti i reparti di neuropsichiatria destinati esclusivamente ai ragazzi dai 15 ai 18 anni, dove le difficoltà legate alla crescita e ai disagi tipici di quell’età sono ulteriormente complicate dalla presenza di diagnosi come schizofrenia, disturbi alimentari o depressione.

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Mostra di Venezia 2026, i premi: Leone d’oro a Woman Unknown di May el-Toukhy

Si chiude il sipario sull’83esima Mostra d’arte cinematografica della Biennale di Venezia. A trionfare con il Leone d’Oro è Woman Unknown di May el-Toukhy, unico film diretto da una regista dell’edizione. Un palmarès decisamente internazionale che unisce tutti i continenti, quello assegnato nel corso della cerimonia di chiusura condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas. L’Italia resta però a bocca asciutta (almeno per quel che riguarda il Concorso). Di seguito, tutti i vincitori

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Furies di Rami Kodeih, la recensione

di Valeria Morini

Prima che i bombardamenti israeliani lo mettessero definitivamente in ginocchio e dopo le numerose guerre che ne hanno segnato drammaticamente la storia, il Libano ha conosciuto anche una crisi economica senza precedenti, con i conti bancari bloccati e cittadini impossibilitati a prelevare i propri risparmi. In questo drammatico scenario si muove Furies, crime movie dalle venature di black comedy, che il regista Rami Kodeih ha pensato a partire dalla sua stessa esperienza personale alle prese con il collasso e il blocco dei conti.

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The Basics of Philosophy di Paul Schrader, la recensione

di Valeria Morini

Le tematiche alla base dei film di Schrader sono una delle certezze della cinematografia americana: il senso di colpa, il bisogno di redenzione – o addirittura di assoluzione – di un uomo solo. Ce lo dice l’infinita carrellata di personaggi maschili della sua filmografia, da Travis Bickle a Julian Kay fino ai protagonisti della splendida trilogia formata da First Reformed, The Card Counter e The Master Gardener.

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Oasis: Don’t Look Back in Anger, la recensione del doc sulla reunion dei fratelli Gallagher

di Valeria Morini

Basta una canzone a segnarti la vita, a entrarti dentro perché in qualche modo ti racconta nel profondo? I fan degli Oasis non avrebbero dubbi a rispondere di sì: lo dice chiaramente ogni frame del documentario Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace che più che un semplice doc musicale ha il sapore di un film-evento. La stessa presentazione all’83esima Mostra di Venezia, con i fratelli Liam e Noel Gallagher iconici protagonisti sul red carpet, è andata oltre i confini dell’anteprima festivaliera per scivolare nella baraonda di un grande rito collettivo e identitario, di una festa catartica e bellissima.

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Primetime di Lance Oppenheim, la recensione

di Giulia Pugliese

“Bigger than Lost”


Primetime descrive i suoi intenti già dai suoi primi minuti, al centro infatti non c’è il conduttore del format To Catch a Predator, Chris Hansen, ma il vero protagonista del film è il programma televisivo stesso, che viene vivisezionato nelle sue parti dal punto di vista del conduttore, della produttrice esecutiva, degli attori e dell’accusato. Il film lavora soprattutto sull’immagine, riproducendo la granatura dei programmi televisivi dei tempi, le varie inquadrature e la messa in scena televisiva. To Catch a Predator è un prodotto televisivo della NBC che è stato fortemente contestato ed è uno degli esempi più chiari per capire quanto il mezzo televisivo, e forse anche il cinema, non possano più vivere di finzione. Lo spettatore vuole di più, ricerca il vero, l’umiliazione, vuole sentirsi migliore, giudicare gli altri ed ergersi a giudice. Proprio per questo il programma funziona: cosa può esistere di meglio che la cattura dei pedofili in prima serata?

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Palestina 36 di Annemarie Jacir, la recensione

di Valeria Morini

Per capire l’attualità è sempre fondamentale guardare al passato, alla Storia. Palestina 36 torna alle origini del lancinante conflitto mediorientale raccontando i prodromi che hanno portato alla Nakba e alla nascita dello Stato di Israele. Annemarie Jacir, prima regista donna palestinese, è nata a Betlemme e cresciuta anche in Arabia Saudita e Usa nonché esule in Giordania per anni. Con già tre lungometraggi alle spalle, realizza il suo film più ambizioso: un grande affresco storico ambientato per l’appunto nel 1936.

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Fuoricinema 2026 a Milano, il programma con ospiti e film da Venezia 83

Al via l’undicesima edizione di Fuoricinema, il festival che unisce cinema, cultura e impegno sociale in programma dall’11 al 13 settembre a Milano, sui prati di BAM – Biblioteca degli Alberi. Tra incontri e anteprime direttamente dalla Mostra del Cinema di Venezia 2026, tanti gli ospiti: la conduttrice, Lodovica Comello, Enzo Iacchetti, Tommaso Landucci, Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Francesca Barra, Erika Brenna, Lavinia Mennuni, Simona Malpezzi, Alberto Pellai, Edoardo Purgatori, Andrea Pallaoro e Luca Marinelli, Cesare Battisti, Gialappa’s Band, Chiara Campione, Viola Follini, Raul Cremona, Gianni Amelio e Alessandro Borghi, Max Angioni, Tosca, Marco Bechis, Adriano Giannini, Mattea Fo, Claudio Bisio e Giorgio Gallione, Giovanni Veronesi, Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi.

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La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, la recensione

di Giulia Pugliese

«Le rivoluzioni sono contagiose, vincendo qui e con ciò che avremmo ottenuto, si poteva cambiare il mondo. Non importa, la nostra ora verrà.» Terra e Libertà


Ritrovare Alina Marazzi alla Mostra del Cinema di Venezia è un piacere, dopo lo straordinario documentario famigliare Un’ora sola ti vorrei, la regista ritorna con un film di finzione, che ha però diversi aspetti documentari e utilizza il materiale d’archivio, quasi imprescindibile dal suo cinema.

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The Echo Chamber, la recensione del film di Andrea Pallaoro

di Francesco Pozzo

Certi film, dai festival di cinema, non dovrebbero mai passarci. Quanto discutibile può essere, dunque, un’edizione in cui un film del genere entra addirittura nella selezione ufficiale del concorso?

Sembra quasi uno scherzo.

Questo The Echo Chamber è furbescamente (direi cinicamente) tratto da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci rimasta inedita (e incompleta) dopo la sua morte. Si vede: due persone, una stanza, il mondo fuori; il dolore, la dipendenza, l’angoscia, lo spettro aleggiante della morte. Ma nella realtà dei fatti, il solo accostare il nome di un tale genio, maestro, poeta (e profeta: basti rivedere oggi Il conformista per levarsi ogni dubbio) di quest’arte a un simile misfire rasenta la blasfemia.

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Ink, la recensione del film di Danny Boyle

Di Francesco Pozzo

Chi ben comincia è a metà dell’opera, motivo per cui, se così è, Venezia 83 sarà problematica.

Ink, film d’apertura di un concorso che per tante ragioni si prospetta già sulla carta piuttosto fiacco, non ultimo per il rifiuto ormai secco e sonoro degli studios di portare i film al Lido temendo fragorose débâcle (Joker: Folie à Deux: anyone?), è, come previsto, la solita bazzecola effettistica cui Danny Boyle ci ha da lustri abituati (non è mai stato un asso: e il suo unico titolo rilevante – ed emozionante -, il solo in cui il piegamento della tecnologia è funzionale al cinema e quindi all’investigazione dell’umano, resta tutt’oggi Steve Jobs).

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Un mondo meraviglioso di Giulio Callegari, la recensione: una commedia per riflettere su AI e robot

di Valeria Morini

Siamo alle soglie di un mondo “dominato” da robot? Mentre ovunque, dai social ai telegiornali, impazzano le discussioni su intelligenza artificiale e robotica, il francese Giulio Callegari quel mondo ce lo racconta come già compiuto, con questa leggera e piacevolissima commedia fantascientifica che riflette sull’AI ma ci parla soprattutto dell’importanza degli affetti.

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Paper Tiger di James Gray, la recensione

di Valeria Morini

Dopo un percorso cinematografico che l’ha portato a spaziare tra generi e confini, dall’avventura con Civiltà perduta ai viaggi interstellari di Ad Astra passando per il dramma in costume di C’era una volta a New York, James Gray ha sentito evidentemente un forte richiamo delle proprie origini. Se già con l’autobiografico Armageddon Time era rientrato nel suo Queens, Paper Tiger segna il ritorno agli stilemi del noir con venature da gangster movie, quello di Little Odessa, The Yards e I padroni della notte. Il film ha concorso al Festival di Cannes 2026 e successivamente è stato proiettato a Locarno dove Gray ha ricevuto il Pardo d’Oro alla carriera.

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Locarno Film Festival 2026, i vincitori: Pardo d’oro a You Don’t Belong Here

Il 79esimo Locarno Film Festival incorona con il Pardo d’oro You Don’t Belong Here (Nu e locul tau aici) di Florin Șerban, ribadendo l’ottimo stato di salute del cinema romeno dopo la Palma d’oro per Fjord a Cannes. Dramma incentrato sul rapporto tra un padre e un figlio, il film è stato premiato dalla giuria ufficiale del Concorso Internazionale “per la forza della sua sceneggiatura, la singolarità della sua visione e la straordinaria padronanza del linguaggio cinematografico”. Da notare il premio alla nostra Monica Bellucci, che fa rientrare anche l’Italia tra i premiati per la sua interpretazione in Ketticè di Giovanni Tortorici.

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Frank & Louis di Petra Volpe, la recensione

di Valeria Morini

Petra Volpe, regista svizzera nota soprattutto per L’ultimo turno, sul frenetico e stressante lavoro di un’infermiera, gira il suo primo film in lingua inglese portandoci stavolta tra le mura di un carcere americano. La prospettiva è però qualcosa di sostanzialmente inedito rispetto ai classici prison movie cui ci ha abituato tanto cinema e tv: Frank & Louis, presentato in anteprima nella Piazza Grande del Locarno Film Festival 2026, parla dei detenuti affetti da malattie come demenza senile e morbo di Alzheimer, a loro volta curati da altri carcerati.

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I film più attesi di Locarno 2026

A cura di Valeria Morini

Con i suoi 233 titoli, il 79esimo Locarno Film Festival schiera un programma che mixa cinema d’autore a omaggi a Darren Aronofsky, Isabella Rossellini, Asia Argento e Rick Baker, senza dimenticare la retrospettiva sulla Hollywood Blacklist americana (con titoli come Mezzogiorno di fuoco, Fronte del porto, Le forze del male, L’amante indiana). Non scordiamo poi i grandi classici che avranno spazio sull’enorme schermo di Piazza Grande: Cuore selvaggio di David Lynch, Balla coi lupi di Kevin Costner e Taxi Driver di Martin Scorsese. Andiamo però a esplorare i titoli inediti più attesi della kermesse guidata dal direttore artistico Giona A. Nazzaro.

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Mostra di Venezia 2026, il programma: 5 italiani in concorso, torna Nanni Moretti

Alberto Barbera ha annunciato i titoli della 83esima Mostra di Venezia, al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. Ben cinque sono i titoli italiani che concorrono al Leone d’oro (tra cui spicca il ritorno dopo oltre 30 anni di Nanni Moretti), ma il Concorso comprende anche autori come Werner Herzog, Shinya Tsukamoto, Stéphane Brizé, Hirokazu Koreeda. Si apre con Ink di Danny Boyle (sulla storia del Sun e di Murdoch), si chiude con Dio ride di Giovanni Veronesi. I Leoni alla carriera saranno assegnati a George Clooney ed Ellen Burstyn.

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Locarno Film Festival 2026, il programma

Annunciato il programma del 79esimo Festival di Locarno, tra i grandi titoli di Piazza Grande, il concorso e i tanti ospiti. Tra i premiati, Isabella Rossellini, Darren Aronofsky, Rick Baker, Virginie Efira e Asia Argento. La retrospettiva sarà Red & Black – La sinistra hollywoodiana e la lista nera, dedicata a titoli di cineasti e sceneggiatori vittime della caccia alle streghe ai tempi del maccartismo. L’appuntamento è dal 5 al 15 agosto 2026.

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Toy Story 5, la recensione: Woody e Buzz splendidi trentenni e la rivincita dell’analogico

di Camilla Maccaferri

Ozzy Osbourne

I giocattoli non invecchiano, non muoiono se non di morte violenta (in genere per mano di qualche ragazzino redneck) e sono destinati, tristemente, a sopravviverci, come piccoli vampiri di plastica costretti continuamente ad abbandonare le persone amate, che se ne vanno sul viale della vita, e a imparare ad amarne di nuove. O almeno così credevamo.

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CINÉ 2026: programma, anteprime e ospiti alle Giornate di Riccione

Riccione torna a essere per qualche giorno la capitale del cinema italiano, con le Giornate professionali dal 30 giugno al 3 luglio. Dall’appuntamento business di Ciné dedicato a professionisti del settore all’arena aperta al pubblico di Ciné in Città (che parte il 27 giugno), la manifestazione porta nella località romagnola un programma di film, anteprime e grandi ospiti.

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Ischia Film Festival 2026, il programma 

Dal 27 giugno al 4 luglio si svolgerà l’Ischia Film Festival, nella straordinaria cornice del Castello Aragonese. La 24ª edizione, diretta da Michelangelo Messina e organizzata dall’Ente del Terzo Settore Art-Movie, porta ancora una volta sull’isola cinema, autori e sguardi capaci di raccontare il rapporto profondo tra i luoghi e chi li attraversa.

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Torna Schermi Cinema Multipiazza, la rassegna che porta il grande schermo in tutta Italia

In un territorio come quello italiano dove i grandi schermi sono sempre più rari nelle aree provinciali una iniziativa come Schermi Cinema Multipiazza è una boccata di aria fresca per gli appassionati di cinema. La sesta edizione della rassegna itinerante prende il via e prosegue fino a settembre con oltre 40 appuntamenti in 7 città italiane e una grande chiusura a Roma. Tra i primi ospiti annunciati, a Foggia dal 23 al 28 giugno: Barbara Chichiarelli, Matilde Gioli, Mariachiara Giannetta, Laika, Francesco Montanari, Gianmarco Saurino.

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Giornate degli Autori: nasce “Laguna Film Lab. Residenza artistica Giorgio Gosetti”

Omaggio a Giorgio Gosetti, scomparso lo scorso 6 marzo: la residenza artistica di cinema del reale nata nel 2024 nel corso di Laguna Sud e curata da ZaLab in collaborazione con Giornate degli Autori, da quest’anno viene di comune accordo dedicata e intitolata al critico, fondatore delle Giornate degli Autori e di Laguna Sud – Il Cinema fuori dal Palazzo.

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Disclosure Day, la recensione: Steven Spielberg torna a parlare di alieni (ma soprattutto di noi)

di Valeria Morini

Da 50 anni Steven Spielberg ha un grande amore: la fantascienza che parla di extraterrestri. Era il 1976 quando batté il primo ciak di Incontri ravvicinati del terzo tipo, che sarebbe uscito in sala l’anno dopo. Nei cinque decenni successivi sono seguiti E.T. (ovvero la straordinaria trovata di fondere sci-fi e film per famiglie in uno dei prodotti più emozionanti della Storia del cinema) e La guerra dei mondi (dove stavolta gli alieni sono cattivi), senza dimenticare la loro fugace ma significativa apparizione in A.I. – Intelligenza artificiale e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e la produzione di serie come Taken e Falling Skies. Nel 2026, Disclosure Day celebra questo “anniversario” e questo amore per il genere facendosi corollario di tutto il cinema del più popolare cineasta americano vivente.

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Le bambine, intervista a Valentina e Nicole Bertani: “Vi raccontiamo colori e suoni degli anni 90, ma senza nostalgia”

A cura di Nicolò Barretta

Presentato in concorso al Festival di Locarno 2025 come unico film italiano selezionato, Le bambine segna l’esordio nel lungometraggio di finzione delle sorelle Valentina e Nicole Bertani. Ambientato nell’estate del 1997, il film segue tre bambine alle prese con amicizie, paure, scoperte e incomprensioni, osservando il mondo adulto da una prospettiva ironica, libera e profondamente autentica. Tra memoria autobiografica, dark comedy e racconto di formazione, Le bambine costruisce un universo visivo e narrativo personale, in cui l’immaginazione dell’infanzia diventa lo strumento privilegiato per rileggere il passato e interrogare il presente. In occasione dell’uscita in sala a partire da giovedì 11 giugno, abbiamo avuto modo di chiacchierare con le registe.

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Le bambine di Valentina e Nicole Bertani, la recensione: un promettente esordio che omaggia gli anni 90

di Valeria Morini

Dopo gli anni 70 e gli 80, il revival dei 90 è il nuovo trend del grande schermo (e di quello piccolo: pensiamo ad Hanno ucciso l’Uomo Ragno e al suo sequel Nord Sud Ovest Est). Un passato vicino e ancora vivido, eppure per certi versi lontano anni luce: pre-social, pre-smartphone, pre-Google, genuino e materialista. Un esempio è Le bambine, opera prima di finzione delle sorelle mantovane Valentina e Nicole Bertani. La prima aveva già diretto il documentario La timidezza delle chiome sui gemelli Benjamin e Joshua Israel, che hanno un piccolo ruolo anche in questo film.

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Milano Film Fest 2026: programma, ospiti ed eventi

Milano, con i suoi cinema e teatri, accoglie la seconda edizione del Milano Film Fest, in programma dal 4 al 9 giugno 2026. Sotto la direzione artistica di Claudio Santamaria, è un festival diffuso con un programma che unisce cinema, serie TV, musica e fotografia. Le location sono Piccolo Teatro Strehler, Anteo Palazzo del Cinema, Casa degli Artisti e Casa di Quartiere Garibaldi. Ospite d’onore il regista e artista Julian Schnabel, che venerdì 5 giugno alle 19:30 presenterà al Piccolo Teatro il suo ultimo film In the Hand of Dante per poi tenere una masterclass insieme a Valeria Golino. 

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Amarga Navidad di Pedro Almodovar, la recensione

di Valeria Morini

Amarga Navidad è un Natale amaro, come il titolo della canzone di Chavela Vargas, leggendaria cantante messicana la cui voce appare nelle scene più riuscite del 25esimo film di Pedro Almodóvar. C’è ben poco di atmosfera natalizia ma molta amarezza e malinconia in un’opera, presentata in concorso al Festival di Cannes 2026, che è una sorta di autoconfessione del regista spagnolo tanto da fargli ammettere che è “film dove sono stato più impietoso verso me stesso”.

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Festival di Cannes 2026, i vincitori: Palma d’oro a Fjord di Cristian Mungiu

Si è tenuta la cerimonia di premiazione al 79esimo Festival di Cannes, con Cristian Mungiu che conquista la sua seconda Palma d’oro in carriera con Fjord, a 19 anni da quella vinta con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Questi i vincitori incoronati dalla giuria guidata da Park Chan-wook e formata da Diego Céspedes, Isaach de Bankolé, Paul Laverty, Demi Moore, Ruth Negga, Stellan Skarsgård, Laura Wandel, Chloé Zhao. Dopo quelle a Peter Jackson e a John Travolta, è stata inoltre assegnata la Palma d’onore anche a Barbra Streisand, assente però alla cerimonia e celebrata da Isabelle Huppert.

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E i figli dopo di loro, la recensione del potente coming of age di Ludovic e Zoran Boukherma

di Valeria Morini

La giovinezza raccontata in quattro atti: quattro estati roventi, violente e romantiche tra il 1992 e il 1998. Il quarto film dei gemelli registi Ludovic e Zoran Boukherma (nati proprio nell’anno in cui inizia la pellicola) è un adattamento del romanzo di Nicolas Mathieu, un bildungsroman di feroce intensità e malinconica nostalgia presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2024 dove il giovane protagonista Paul Kircher (bravissimo, già capace di regalare un’ottima interpretazione in The Animal Kingdom) ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come talento emergente.

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Far East Festival 26: la Grande Onda

di Giulia Pugliese

Partendo dalle parole degli organizzatori: «Numeri solidi, entusiasmo diffuso e una sensazione condivisa: il festival ha raggiunto un equilibrio maturo tra qualità cinematografica, partecipazione popolare e impatto sul territorio». Si può assolutamente dire che, dopo l’edizione fallimentare dell’anno scorso, il Far East Film Festival si sia ripreso appieno, dimostrando che anche un festival già consolidato deve porsi delle domande e variare.

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FEFF 2026, la recensione di Tunnels: Sun In The Dark

di Valeria Morini

Da Il cacciatore ad Apocalypse Now, da Full Metal Jacket a Platoon, per anni il cinema ci ha raccontato quella tragica e violenta pagina storica che è stata la guerra del Vietnam. In molti casi, come quelli citati, lo ha fatto con film di altissima qualità che rientrano tra i massimi capolavori del genere bellico, e non solo. Quasi sempre ha ritratto il conflitto con tutta la sua atrocità e i suoi orrori oltre la retorica patriottica (“Ogni grande film di guerra è un film contro la guerra”, diceva del resto Michael Cimino), spesso attaccando apertamente e aspramente la politica americana o comunque raccontando il conflitto in modo disincantato e critico anche quando trattato in modo più leggero (Good Morning Vietnam, Forrest Gump) o defilato (Rambo). In ognuno di questi film, tuttavia, il punto di vista è sempre stato quello dei soldati americani, con i guerriglieri Viet Cong lasciati sullo sfondo, mere comparse e nemici senza nome in una guerriglia tra foreste e paludi. Tunnels: Sun In The Dark, presentato al Far East Film Festival, ci mostra invece, finalmente, la guerra dal punto di vista del Fronte di Liberazione Nazionale, concentrandosi in particolare su un gruppo di combattenti stanziati in uno dei tunnel sotterranei che sono stati elemento chiave dell’azione bellica contro Usa e Vietnam del Sud.

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Desiderio e paure nelle Filippine del 1981: In The Wink Of An Eye di Mike De Leon e Macho Dancer di Lino Brocka

di Giulia Pugliese

Il cinema filippino ha una lunga storia: nasce già ai tempi del muto e trova la sua età dell’oro negli anni ’50. È un’industria dove prodotti commerciali e d’autore si alternano, dove c’è ampio respiro per il racconto del presente, della società e anche per un cinema differente dalle logiche occidentali e dalle narrazioni convenzionali, oltre che per parlare della storia pesante del Paese. Le Filippine, dopo la dominazione coloniale di Spagna e Stati Uniti, hanno subito la dittatura di Fernando Marcos e la successiva legge marziale; ad oggi è ancora un paese con una forte migrazione e con molte disuguaglianze al suo interno, come ha raccontato il film Filipiñana, presentato al Far East Film Festival 2026.

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FEFF 2026, la recensione di Blades of The Guardians: Wind Rises in the Desert di Yuen Woo-ping

“Come posso far sbocciare i fiori, se non riesco a salvare neanche una vita?”

Yuen Woo-ping, oltre la sua storia hollywoodiana e oltre le arti marziali, è un uomo di cinema e lo dimostra con Blades of The Guardians: Wind Rises in the Desert, che unisce il cinema di Hong Kong al western, tratto da una serie cinese a fumetti, Biao Ren. Il film di Yuen Woo-ping ha un immaginario, dei personaggi e una grana dell’immagine degni degli spaghetti western; numerosi i riferimenti a Sergio Leone, tra cui inquadrature e vere e proprie scene riprese dai suoi film, come la famosa scena in cui Armonica di C’era una volta il West tiene le gambe del fratello perché non muoia impiccato.

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FEFF 2026, la recensione di Linka Linka

di Giulia Pugliese

“I film sono sempre più belli della vita reale”

Del Tibet sappiamo poco, è un Paese dalla storia travagliata per le questioni politiche con la Cina.
La sua cinematografia non è molto nota, alcuni film importanti sono riusciti ad attraversare i
confini, come Jinpa di Pema Tseden, che ha vinto alla Mostra del Cinema di Venezia del 2018,
nella sezione Orizzonti come miglior sceneggiatura, e Tharlo dello stesso regista che è stato
selezionato nel 2015 al Festival di Locarno.

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