I Plant My Hand in the Garden di Boris Hadzija e Hoda Taheri, la recensione
di Giacomo Gelati
“Credo di non volerlo più fare”. “Allora toglilo”. Basterebbe questo telegrafico scambio di battute, sussurrato in un cimitero di Berlino sporcato dalla neve, a sigillare l’anima assurda e stralunata di I Plant My Hand in the Garden. Il fardello da togliere infatti non è un banale tormento interiore, ma un finto pancione di plastica che Hoda nasconde sotto il maglione.
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