NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, la recensione del documentario che svela gli orrori di Gaza

di Valeria Morini

“NAZA” è un acronimo, che indica i “danni collaterali” registrati durante i bombardamenti dell’esercito israeliano su Gaza dall’ottobre del 2023. Ovvero, le migliaia di civili massacrati sotto il fuoco di missili e droni, con l’unica colpa di trovarsi nei medesimi palazzi di presunti operativi di Hamas. Se prima gli unici a parlare della tragica situazione di un’area per mesi vietata a tutti erano i giornalisti palestinesi, ora a far luce sono anche altri, in primis attivisti israeliani dissidenti come Yuval Abraham e Rachel Szor che con questo documentario presentato in concorso a Venezia 83 (dove ha vinto il Premio speciale della Giuria) intervistano tecnici dell’Idf sulle modalità dello sterminio dei Gazawi. Che sono a dir poco sconvolgenti.

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Lucca Comics & Games 2026, il programma dell’Area Movie

Dal 28 ottobre al 1° novembre torna in scena il Lucca Comics & Games 2026, che celebra i suoi 60 anni di vita. Nell’infinito e multiforme programma della più grande fiera della cultura pop che passa dai fumetti ai giochi, dal fantasy a musica e cosplayer, vi parliamo come sempre dell’Area Movie a cura di QMI, che porta in città anteprime, grandi ospiti italiani e internazionali, panel, proiezioni speciali ed experience diffuse tra sale, piazze e spazi del centro storico.

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Le vie del cinema: arrivano in Lombardia i film di Venezia e Cannes

I film dei festival cinematografici sbarcano a Milano e Lombardia con Le vie del cinema. Di seguito, vi riportiamo i programmi integrali degli eventi. Sarà la possibilità di vedere in anteprima, anche senza essere stati a Venezia, film come il Leone d’oro Woman Unknown e i premati NAZA e Possible Love. Arrivano anche alcuni titoli di Cannes e il vincitore del Milano Film Fest.

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Venezia 83: Vile Maschio

di Giulia Pugliese


Lo scandalo di questa edizione si compie ancora prima del suo inizio, una sola donna in concorso. In realtà, mai come questa edizione di Venezia ha raccontato la crisi dell’uomo, come maschio, partendo dal documentario di apertura della sezione Orizzonti, Too Much Sugar di Robert Greene, dove il protagonista, che ha più figli con più donne, si trova a riconsiderare che modello di uomo mostra ai suoi figli maschi e femmine e come ha trattato le donne in passato, una riflessione sulla mascolinità che porta a coinvolgere più uomini di diverse età. Gli uomini del film sono dei veri maschi, lavorano nell’edilizia, sono pieni di tatuaggi e muscoli, praticano sport di contatto, quindi viene da chiedersi: è la fine del maschio come lo consideriamo?

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The Invite di Olivia Wilde, la recensione

di Valeria Morini

Dopo La rivincita delle sfigate e il chiacchieratissimo (per ragioni squisitamente extracinematografiche) Don’t Worry Darling, Olivia Wilde si cimenta nella sua terza regia con il remake del film spagnolo Sentimental (già oggetto di vari rifacimenti in tutto il mondo, compreso l’italiano Vicini di casa). La regista stessa si ritaglia il ruolo di uno dei quattro protagonisti, insieme a Seth Rogen, Edward Norton e Penélope Cruz.

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Ketticè, la recensione del film di Giovanni Tortorici

Di Francesco Pozzo

“Let’s jerk off.”

Ricordo ancora bene l’epifania di questa frase. Di questo specifico momento. Delle infinite possibilità che spalancò al me adolescente alla scoperta di sé. Fu tellurico.

Era uno scambio di Les Roseaux sauvages, immenso capolavoro di André Téchiné. Fu lì che capii cosa il cinema poteva essere: libertà, possibilità, pensiero, desiderio, ricerca di senso. In una parola: umanità. Fu un’epifania, appunto: di quelle che ti segnano per sempre. Perché quegli adolescenti nei quali una parte di me voleva forse identificarsi erano sì oppressi dall’ombra minacciosa e sempiterna del fascismo, ma anche (o ancora) liberi, vitali, autentici, desiderosi di esperienze di vita. Qui, invece, ‘vita’ diventa una delle tante parole deprivate di senso e reiterate all’infinito. Tutti si chiamano così: ‘vita’, ma la vita sembra essere altrove, irraggiungibile chimera.

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Succederà questa notte di Nanni Moretti, la recensione

di Giulia Pugliese

“Sono così felice che lo vorrei dire a tutti… buongiorno, buongiorno”

Il melodramma è un genere complicato, legato ai turbamenti dell’amore, ma anche all’impossibilità di compierlo. Succederà questa notte rivitalizza un genere in parte dimenticato e in parte spesso reinventato da importanti autori come War Kong Wai, Pedro Almodovar e Todd Haynes. Nanni Moretti si stacca da questi grandi nomi, gioca unendo i generi e togliendo l’eccesso di dramma, per raccontare una storia semplice, ma ricca di sentimenti, che giova della bravura dei suoi interpreti, Louis Garrel e Jasmine Trinca. Non solo particolarmente centrati nelle loro interpretazioni, ma anche capaci di creare una grande complicità tra di loro, fondamentale per una rom-com autoriale come questa.

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Woman Unknown di May el-Toukhy, la recensione del film Leone d’oro a Venezia

di Giulia Pugliese

“Tutti facevano tutto per sopravvivere, persino tu hai venduto i tuoi prodotti ai tedeschi”


Woman Unknown è un film rigoroso, in pieno controllo di se stesso, dettagliato, accurato e che si muove in un contesto storico, senza però perdere la storia dei personaggi. Il film ci mostra la quotidianità di Marie, tata della figlia di un ricco industriale, che sta per sposare il suo datore di lavoro. Finalmente sta per intraprendere quell’agognato passo sociale che le permetterà di diventare una signora della borghesia.

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15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, la recensione

di Valeria Morini

In caso ci fossimo dimenticati quanto il cinema francese sia in uno stato di ottima forma, ce lo viene a ricordare Cédric Kahn, che in 15/18 porta il teen drama alle vette d’autore ambientando un racconto corale adolescenziale in una ospedale psichiatrico. Il titolo indica infatti i reparti di neuropsichiatria destinati esclusivamente ai ragazzi dai 15 ai 18 anni, dove le difficoltà legate alla crescita e ai disagi tipici di quell’età sono ulteriormente complicate dalla presenza di diagnosi come schizofrenia, disturbi alimentari o depressione.

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Mostra di Venezia 2026, i premi: Leone d’oro a Woman Unknown di May el-Toukhy

Si chiude il sipario sull’83esima Mostra d’arte cinematografica della Biennale di Venezia. A trionfare con il Leone d’Oro è Woman Unknown di May el-Toukhy, unico film diretto da una regista dell’edizione. Un palmarès decisamente internazionale che unisce tutti i continenti, quello assegnato nel corso della cerimonia di chiusura condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas. L’Italia resta però a bocca asciutta (almeno per quel che riguarda il Concorso). Di seguito, tutti i vincitori

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Furies di Rami Kodeih, la recensione

di Valeria Morini

Prima che i bombardamenti israeliani lo mettessero definitivamente in ginocchio e dopo le numerose guerre che ne hanno segnato drammaticamente la storia, il Libano ha conosciuto anche una crisi economica senza precedenti, con i conti bancari bloccati e cittadini impossibilitati a prelevare i propri risparmi. In questo drammatico scenario si muove Furies, crime movie dalle venature di black comedy, che il regista Rami Kodeih ha pensato a partire dalla sua stessa esperienza personale alle prese con il collasso e il blocco dei conti.

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The Basics of Philosophy di Paul Schrader, la recensione

di Valeria Morini

Le tematiche alla base dei film di Schrader sono una delle certezze della cinematografia americana: il senso di colpa, il bisogno di redenzione – o addirittura di assoluzione – di un uomo solo. Ce lo dice l’infinita carrellata di personaggi maschili della sua filmografia, da Travis Bickle a Julian Kay fino ai protagonisti della splendida trilogia formata da First Reformed, The Card Counter e The Master Gardener.

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Oasis: Don’t Look Back in Anger, la recensione del doc sulla reunion dei fratelli Gallagher

di Valeria Morini

Basta una canzone a segnarti la vita, a entrarti dentro perché in qualche modo ti racconta nel profondo? I fan degli Oasis non avrebbero dubbi a rispondere di sì: lo dice chiaramente ogni frame del documentario Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace che più che un semplice doc musicale ha il sapore di un film-evento. La stessa presentazione all’83esima Mostra di Venezia, con i fratelli Liam e Noel Gallagher iconici protagonisti sul red carpet, è andata oltre i confini dell’anteprima festivaliera per scivolare nella baraonda di un grande rito collettivo e identitario, di una festa catartica e bellissima.

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Primetime di Lance Oppenheim, la recensione

di Giulia Pugliese

“Bigger than Lost”


Primetime descrive i suoi intenti già dai suoi primi minuti, al centro infatti non c’è il conduttore del format To Catch a Predator, Chris Hansen, ma il vero protagonista del film è il programma televisivo stesso, che viene vivisezionato nelle sue parti dal punto di vista del conduttore, della produttrice esecutiva, degli attori e dell’accusato. Il film lavora soprattutto sull’immagine, riproducendo la granatura dei programmi televisivi dei tempi, le varie inquadrature e la messa in scena televisiva. To Catch a Predator è un prodotto televisivo della NBC che è stato fortemente contestato ed è uno degli esempi più chiari per capire quanto il mezzo televisivo, e forse anche il cinema, non possano più vivere di finzione. Lo spettatore vuole di più, ricerca il vero, l’umiliazione, vuole sentirsi migliore, giudicare gli altri ed ergersi a giudice. Proprio per questo il programma funziona: cosa può esistere di meglio che la cattura dei pedofili in prima serata?

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Palestina 36 di Annemarie Jacir, la recensione

di Valeria Morini

Per capire l’attualità è sempre fondamentale guardare al passato, alla Storia. Palestina 36 torna alle origini del lancinante conflitto mediorientale raccontando i prodromi che hanno portato alla Nakba e alla nascita dello Stato di Israele. Annemarie Jacir, prima regista donna palestinese, è nata a Betlemme e cresciuta anche in Arabia Saudita e Usa nonché esule in Giordania per anni. Con già tre lungometraggi alle spalle, realizza il suo film più ambizioso: un grande affresco storico ambientato per l’appunto nel 1936.

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Fuoricinema 2026 a Milano, il programma con ospiti e film da Venezia 83

Al via l’undicesima edizione di Fuoricinema, il festival che unisce cinema, cultura e impegno sociale in programma dall’11 al 13 settembre a Milano, sui prati di BAM – Biblioteca degli Alberi. Tra incontri e anteprime direttamente dalla Mostra del Cinema di Venezia 2026, tanti gli ospiti: la conduttrice, Lodovica Comello, Enzo Iacchetti, Tommaso Landucci, Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Francesca Barra, Erika Brenna, Lavinia Mennuni, Simona Malpezzi, Alberto Pellai, Edoardo Purgatori, Andrea Pallaoro e Luca Marinelli, Cesare Battisti, Gialappa’s Band, Chiara Campione, Viola Follini, Raul Cremona, Gianni Amelio e Alessandro Borghi, Max Angioni, Tosca, Marco Bechis, Adriano Giannini, Mattea Fo, Claudio Bisio e Giorgio Gallione, Giovanni Veronesi, Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi.

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La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, la recensione

di Giulia Pugliese

«Le rivoluzioni sono contagiose, vincendo qui e con ciò che avremmo ottenuto, si poteva cambiare il mondo. Non importa, la nostra ora verrà.» Terra e Libertà


Ritrovare Alina Marazzi alla Mostra del Cinema di Venezia è un piacere, dopo lo straordinario documentario famigliare Un’ora sola ti vorrei, la regista ritorna con un film di finzione, che ha però diversi aspetti documentari e utilizza il materiale d’archivio, quasi imprescindibile dal suo cinema.

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The Echo Chamber, la recensione del film di Andrea Pallaoro

di Francesco Pozzo

Certi film, dai festival di cinema, non dovrebbero mai passarci. Quanto discutibile può essere, dunque, un’edizione in cui un film del genere entra addirittura nella selezione ufficiale del concorso?

Sembra quasi uno scherzo.

Questo The Echo Chamber è furbescamente (direi cinicamente) tratto da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci rimasta inedita (e incompleta) dopo la sua morte. Si vede: due persone, una stanza, il mondo fuori; il dolore, la dipendenza, l’angoscia, lo spettro aleggiante della morte. Ma nella realtà dei fatti, il solo accostare il nome di un tale genio, maestro, poeta (e profeta: basti rivedere oggi Il conformista per levarsi ogni dubbio) di quest’arte a un simile misfire rasenta la blasfemia.

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Ink, la recensione del film di Danny Boyle

Di Francesco Pozzo

Chi ben comincia è a metà dell’opera, motivo per cui, se così è, Venezia 83 sarà problematica.

Ink, film d’apertura di un concorso che per tante ragioni si prospetta già sulla carta piuttosto fiacco, non ultimo per il rifiuto ormai secco e sonoro degli studios di portare i film al Lido temendo fragorose débâcle (Joker: Folie à Deux: anyone?), è, come previsto, la solita bazzecola effettistica cui Danny Boyle ci ha da lustri abituati (non è mai stato un asso: e il suo unico titolo rilevante – ed emozionante -, il solo in cui il piegamento della tecnologia è funzionale al cinema e quindi all’investigazione dell’umano, resta tutt’oggi Steve Jobs).

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