50 SBAVATURE DI NERO di Michael Tiddes (2016)

 

Dagli autori di Scary Movie e Ghost Movie arriva anche in Italia la commedia diretta da Michael Tiddes, parodia del già tristemente noto Cinquanta sfumature di Grigio. Quella che dovrebbe essere venduta al pubblico come una “commedia scandalosa e piccante” non regge neanche al più indulgente degli sguardi e la parodia si fa pretesto per l’esibizione di una volgarità tanto esplicita da risultare immediatamente fastidiosa.

Difficile individuarne un capo e una coda; il soggetto, ovviamente, ricalca e ricicla la trama erotica ideata da E.L James e portata sugli schermi da Sam Taylor-Johnson, ma l’intento parodico manca clamorosamente il bersaglio e finisce per sortire l’effetto diametralmente opposto.

Lavoro che, a detta dello sceneggiatore, produttore e interprete protagonista Marlon Wayans, nasce dall’immaginare l’evenienza in cui il protagonista della saga delle 50 sfumature, Christian Grey, fosse nero. Inutile rimarcare il fatto che né il gioco di parole che presta il titolo al film, né l’umorismo su cui questo dovrebbe reggersi sottintendano particolare acume.

Trovata patetica e pretesto scandaloso per portare in scena l’esibizione di una sessualità becera e infarcire il tutto con una serie di stereotipi legati alla popolazione afroamericana: dalla ratchet girl Kateesha, interpretata da una Jenny Zegrino che da comica esordisce così sul grande schermo vestendo i panni di un personaggio che fa ribrezzo, a una serie di riferimenti e citazioni a Django Unchained, 12 Anni Schiavo, Denzel Washington, Kanye West e via dicendo.

Come si è detto, quel che si vuole vendere allo spettatore è un film animato e sorretto unicamente da un umorismo tanto banale e infantile da insinuare il dubbio che non ci sia assolutamente nulla da ridere. Niente a che vedere dunque, con la comicità demenziale di Scary Movie, che, per quanto a sua volta discutibile, si è retta per lo meno sul parodiare i codici del genere horror, riuscendo per giunta nell’intento di strappare qualche risata. Qui, invece, le risate lasciano il posto a un profondo imbarazzo dal quale si sfugge unicamente uscendo dalla sala.

Probabilmente è la premessa stessa a dimostrarsi poco azzeccata: il tentativo di parodiare gli eccessi di quello che si è voluto definire “il dramma erotico più discusso dell’ultima decade”, lascia spazio a diversi interrogativi circa la necessità e l’opportunità di questa operazione, nei confronti di un film che a sua volta era riuscito a dimostrarsi drammaticamente ridicolo.

Voto: 1/4