A WOMAN AND WAR di Junichi Inoue (2013)

Nel Giappone brutalizzato dalla Seconda guerra mondiale tre personaggi incrociano le loro esistenze. Una prostituta frigida cerca il piacere che non ha mai conosciuto; uno scrittore fallito non riesce a concepire la desolazione in cui è precipitato il suo Paese e profetizza la fine della guerra e la sua morte imminente; un reduce mutilato del braccio destro è perseguitato dagli orrori commessi al fronte. Junichi Inoue, dopo svariate collaborazioni in veste di assistente alla regia e un episodio del film antologico A Hole in Underpantsesordisce in concorso al 31 Torino Film Festival con il lungometraggio A woman and war, ritratto di una nazione martoriata e inconsapevole che ha perso i suoi punti di riferimento, identificati dal mondo occidentale nel decoro, nel pudore e nell’adamantino codice d’onore che regola la sfera civile e quella militare.

Tutto questo scompare nell’opera di Inoue: i protagonisti sono rappresentanti primi e ultimi di un’umanità misera e sperduta, dominata dal rimorso (nel caso del reduce), e dall’incomprensione (la prostituta e lo sceneggiatore). L’equivalenza netta tra sesso e violenza corre come un fil rouge attraverso le immagini: l’atto copulatorio è spogliato di ogni valenza affettiva o erotica ed eletto a emblema di sopraffazione e dominazione, metaforizzando lo stravolgimento fisico ed emotivo dei personaggi e dello stesso Giappone.

Il problema sta nella modalità di rappresentazione: lo stile è indefinito, a metà tra velleità documentaristiche (camera a mano, inquadrature traballanti e fuori fuoco), effettistiche (con scarsi risultati, ai limiti del dilettantismo) e tentate geometrie, il più delle volte mancate e totalmente fuori contesto quando riuscite: il prefinale, con la macchina da presa ferma sul primo piano del soldato che confessa i suoi crimini, è senza dubbio notevole ma stona tra tante brutture formali, soprattutto se associato ad una conclusione raffazzonata e didascalica.

“La gente tende a dimenticare; i giapponesi, in particolare, dimenticano molto facilmente. […] Come regista, il mio scopo era girare un film che parli di argomenti che altrimenti i giapponesi dimenticherebbero.” Nobili intenti che però non bastano a salvare un’operazione mediocre.

Voto: 2/4