AFTER EARTH di M. Night Shyamalan (2013)

 Può un giovane e promettente regista di quarantatré anni piegarsi a una delle più subdole operazioni della recente storia del cinema? After Earth, pellicola diretta da M. Night Shyamalan e interpretata da Will e Jaden Smith, dimostra che ciò è possibile. Molti passaggi del film in realtà celano un fastidioso messaggio subliminale, in questo caso la settima arte ammicca pericolosamente alla new religion Scientology. Il soggetto è firmato dallo stesso Will Smith e prodotto dalla moglie Jada Pinkett.

Un atterraggio di fortuna costringe Cypher (Will Smith) e suo figlio Kitai (Jaden Smith) ad affrontare un pianeta abbandonato e pieno di pericoli: la Terra 1000 anni dopo la fuga cui furono costretti gli esseri umani a causa di un cataclisma. Poiché Cypher è seriamente ferito, Kitai deve spingersi in cerca di aiuto, muovendosi in un territorio ormai a lui sconosciuto, minacciato da un’inarrestabile creatura aliena fuggita dopo l’atterraggio.

 

Al grido di “Il pericolo è reale. La paura è una scelta” arriva nelle nostre sale un lungo sermone travestito da film fantascientifico. Le voci sull’eccessiva vicinanza della famiglia Smith agli ideali religiosi promossi dall’amico Tom Cruise vengono in questo film definitivamente confermate. Così come già sostenuto dall’ex membro scientologista Marc Headley sulle pagine dell’Hollywood Reporter, la storia diretta da Shyamalan sarebbe costellata da icone e citazioni del credo nato dalla mente di Ron Hubbard (dal vulcano presente nella scena finale del film che campeggia in bella mostra nella copertina di Dianetics, fino al mito del potenziale inespresso che è la caratteristica che distingue i due protagonisti).

Ma ciò che più dispiace è veder sprecato il talento di un cineasta che in pochi anni era riuscito a dirigere opere del calibro di Il sesto senso, Il predestinato e The Village. Nemmeno gli effetti speciali riescono a dar ritmo a un plot bloccato dai lunghi dialoghi retorici. Shyamalan è in definitiva ostaggio di una vicenda che non decolla mai.

Mentire è il livello più basso di creatività” firmato L. Ron Hubbard.

 

Voto: 1/4