Io sono ancora qui, la recensione: Walter Salles racconta gli orrori del regime brasiliano

di Valeria Morini

Dal 1964 al 1985 il Brasile è stato dominato da una dittatura militare conosciuta anche come Regime dei Gorillas: tra le moltissime vittime, arrestate e assassinate secondo la consuetudine tristemente tipica dei totalitarismi sudamericani dei “desaparecidos”, ci fu l’ex deputato Rubens Paiva. Io sono ancora qui (Ainda estou aqui) di Walter Salles, già regista di I diari della motocicletta e Sulla strada, ne racconta la storia attraverso lo sguardo della sua famiglia e in particolare della moglie Eunice.

Un argomento certamente sentito e ancora scottante per il popolo brasiliano, quello trattato da Salles, specie considerando che solo nel 2014 il governo ha finalmente ammesso i crimini perpetrati per oltre vent’anni (peraltro con il consueto appoggio degli Stati Uniti al regime). Il regista, ispirandosi al libro omonimo scritto dal figlio Marcelo Rubens Paiva, firma pertanto un lungometraggio necessario ed estremamente rigoroso.

Ambientato tra il 1970 e il 1971, con successivi flash forward al 2006 e al 2014, si apre con un lunghissimo preambolo che traccia un ritratto dei Paiva. Una famiglia benestante felice e unita con casa di fronte alla spiaggia di Rio: un’esistenza placida e tranquilla, nonostante la ribollente situazione politica e la tensione continua dovuta ai militari che pattugliano le strade. Un giorno, Rubens viene portato via dall’esercito, che poco dopo arresta e interroga anche la moglie e una delle figlie. Queste ultime vengono rilasciate poco dopo, lui non tornerà più.

Salles, particolarmente legato alla storia (“Conoscevo questa famiglia ed ero amico dei figli dei Paiva. La loro casa mi è rimasta incisa nella memoria”) si prende tutto il tempo per raccontare questa odissea giudiziaria e famigliare, calata in una magistrale ricostruzione degli anni 70 (costumi, musiche, dettagli sono curati alla perfezione). 135 minuti sono forse un po’ troppi a fronte di alcune lungaggini che potevano essere evitate, ma si sente l’attaccamento del regista a un argomento che non solo va rievocato ma risulta cupamente attuale a fronte della recente politica destrorsa di Jair Bolsonaro.

Un film non perfetto, Io sono ancora qui, ma poggiato sulla vibrante e intensa interpretazione di un’eccellente Fernanda Torres (figlia della grande Fernanda Montenegro, che per Salles recitò in Central do Brasil e qui interpreta Eunice anziana). L’attrice rende in sottrazione il dolore e la resistenza di Eunice, che non solo è stata una vittima ma anche un simbolo della lotta alla dittatura nonché avvocatessa e attivista per i diritti degli indios brasiliani.

Il film è passato in concorso alla 81esima Mostra di Venezia.

Voto: ★★½ /☆☆☆☆