ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO di James Bobin (2016)

Sono passati 5 anni da quando Tim Burton portava nelle sale il suo Alice in Wonderland, rivisitazione di un’opera visionaria che, tuttavia, il regista di Burbank realizzò con il freno a mano tirato, pur lasciando tracce evidenti della sua autorialità e del suo inconfondibile tocco visivo. In un periodo zeppo di riadattamenti live action, la ghiotta occasione di un sequel è difficile da lasciarsi scappare, anche se il fallimento sembrava segnato, e le conferme arrivano già dopo poche sequenze.

Tanti cambiamenti: Burton è produttore, James Bobin è regista e ora Alice (Mia Wasikowska) è ormai cresciuta, diventata capitano di marina, profonda conoscitrice degli oceani e rispettata su ogni nave. Tuttavia, al ritorno dopo un lungo viaggio, scopre che la situazione a casa è precipitata dal giorno della sua partenza e la giovane Alice si troverà di fronte ad un bivio: vendere la nave di suo padre o perdere la casa dove è cresciuta e dove vive sua mamma? Non bastasse questo, Wonderland è in pericolo, il Cappellaio Matto (Johnny Depp) è nei guai e l’unica a poter risolvere la situazione è proprio lei.

Tanti sbadigli e poca meraviglia in questo mediocre sequel, che se nulla ha a che vedere con l’opera di Carroll, sembra essere anche un lontano ricordo di quella di Burton. Gli effetti visivi sono sicuramente intriganti, in particolare il Tempo (personificato da un Sacha Baron Cohen apprezzabile) e la sua stanza sono tra gli elementi migliori del film, ma di fatto ci si trova al cospetto di una discreta confezione, curata all’esterno, ma completamente vuota appena si supera il primo strato di superficie.

Didascalico nelle sue edificanti riflessioni sul tempo e sul valore della famiglia, il film di Bobin perde totalmente la magia, appiattendo ulteriormente personaggi che anche il cast contribuisce a demolire, in particolare un Johnny Depp ormai prigioniero di un ruolo che sembra averlo assorbito totalmente, rendendolo l’ombra di se stesso. Che Danny Elfman abbia firmato la colonna sonora (ossia il tema principale del primo film, ripetuto) lo si scopre dai credits, mentre Colleen Atwood è come sempre impeccabile nella realizzazione dei costumi. Gradevole solo a sprazzi, talmente leggero da risultare quasi effimero, Alice attraverso lo specchio ha smarrito la ricerca artistica ed estetica del primo capitolo, puntando sugli affezionati e appassionati. Il rischio che possano rimanere delusi anche loro, comunque, è molto forte.

Voto: 1,5/4