ALL IS LOST – TUTTO E’ PERDUTO di J.C. Chandor (2013)

all-is-lostJ.C. Chandor, classe 1973. Robert Redford, classe 1937. Sono i protagonisti assoluti di uno dei film più accattivanti e al tempo stesso autenticamente classici di questa stagione cinematografica. Regista americano al suo secondo lungometraggio, dopo il successo di critica e pubblico ottenuto con Margin Call (2012), presentato al Sundance Film Festival e nominato all’Orso d’Oro al Festival di Berlino, Chandor si è impegnato con personalità in un progetto rischioso, dimostrando di non navigare a vista ma anzi di padroneggiare con disinvoltura il mezzo cinematografico. Icona leggendaria ed eterna di una Hollywood che non c’è più, il leone brizzolato Robert Redford ha aggiunto un’altra memorabile interpretazione alla sua invidiabile carriera davanti alla macchina da presa, iniziata del lontano 1965.

 

Presentato fuori concorso al 66° Festival di Cannes e proiettato con successo anche all’ultima edizione del Torino Film Festival, All Is Lost è un film catastrofico intimista che, traendo ispirazione dalle pellicole di genere tanto in voga negli anni ’70, trasfigura la vicenda di un naufrago senza nome per elevarla a metafora dell’esistenza dell’Uomo. Completamente abbandonato a se stesso sulla propria piccola barca a vela, in balia delle onde, della pioggia e del vento, Robert Redford è riuscito a scolpire un personaggio imperturbabile eppure umanissimo, capace di emozionare senza ricorrere alla parola.

 Il silenzio assordante in cui è costretto a trovarsi un uomo solo in mezzo all’Oceano Indiano, è rotto dall’impetuosa forza distruttrice di una Natura ostile che costringe il protagonista a superare i propri limiti per potersi salvare. L’eterna sfida per la sopravvivenza non ha qui connotazioni eroiche di matrice letteraria. Il vecchio Robert e il mare, sono gli elementi complementari di un’odissea metafisica in cui l’essere umano è una semplice presenza (in)capace di fare i conti con il proprio Destino.

 Nonostante l’inverosimiglianza di alcune sequenze e l’happy ending largamente preventivato, si respira un’aria di cinema old style in cui la maualità, il gesto e l’ingegno individuale spazzano via l’effimera suggestione della parola, e la progressione drammatica (anche troppo pianificata) spinge ad empatizzare sempre più con il protagonista.

 Dopotutto, siamo tutti sulla stessa barca.

 

Voto: 2,5/4