ALLA RICERCA DI DORY di Andrew Stanton e Angus MacLane (2016)

 

Zitto e nuota e nuota e nuota e noi, che si fa? Nuotiam nuotiam nuotiam. Dory, e chi se no? Uno dei personaggi più iconici e significativi di un gran film come Alla ricerca di Nemo non poteva non ingolosire la Disney-Pixar, dando quindi il la ad un progetto di sequel che inizialmente poteva lasciare qualche perplessità, insieme a tanta curiosità, ma che, già dopo le prime sequenze, riesce a fugare ogni dubbio.

È passato un anno dalla scomparsa di Nemo quando Dory, improvvisamente, si ricorda dei suoi genitori: quando era piccola li ha perduti e probabilmente la stanno ancora cercando. Parte allora per un viaggio, che tra nuovi amici e vuoti di memoria si preannuncia ricco di avventura.

Dirigere un sequel di un’opera di successo non è mai semplice, ma la Pixar con Toy Story e Monsters University ha già ampiamente dimostrato di non temere queste situazioni, soprattutto se alla regia hai Andrew Stanton, che nel suo curriculum porta Alla ricerca di Nemo (2003) e soprattutto WallE (2008). Con Alla ricerca di Dory Stanton riesce a dar vita ad un’opera gradevole e divertente, senza tralasciare l’aspetto emotivo/emozionale, con alcune sequenze capaci di toccare profondamente lo spettatore, sfruttando la possibilità di approfondire ulteriormente i personaggi, portandone alla luce lati ancora nascosti, partendo, naturalmente, dai flashback della protagonista. È comunque la risata a regnare sovrana, in un intreccio ben congegnato che ricorda molto la struttura del film precedente, pur distanziandosene, mantenendone comunque i personaggi principali – da Nemo e suo padre Marlin a Scorza – introducendone di nuovi, come il polpo Hank, lo squalo balena Destiny e Bailey, un beluga. Sapientemente gestiti, personaggi principali e secondari si intrecciano in avventure e sottoavventure che, pur non raggiungendo le vette toccate con il primo film, costituiscono intrattenimento di qualità assoluta, soprattutto a livello visivo, dove il livello Disney-Pixar sembra innalzarsi opera dopo opera. Verso l’infinito e oltre, insomma. Qualche calo a livello di ritmo c’è, ma si tratta solo di piccole pause prima di riprendere con una nuova avventura. Missione compiuta, dunque, per Andrew Stanton, che con Alla ricerca di Dory dà vita ad un’opera d’animazione tecnicamente notevole e capace di intrattenere piccoli e grandi con leggerezza, con l’emozione sempre in primo pianoE (2008). Con Alla ricerca di Dory Stanton riesce a dar vita ad un’opera gradevole e divertente, senza tralasciare l’aspetto emotivo/emozionale, con alcune sequenze capaci di toccare profondamente lo spettatore, sfruttando la possibilità di approfondire ulteriormente i personaggi, portandone alla luce lati ancora nascosti, partendo, naturalmente, dai flashback della protagonista. È comunque la risata a regnare sovrana, in un intreccio ben congegnato che ricorda molto la struttura del film precedente, pur distanziandosene, mantenendone comunque i personaggi principali – da Nemo e suo padre Marlin a Scorza – introducendone di nuovi, come il polpo Hank, lo squalo balena Destiny e Bailey, un beluga. Sapientemente gestiti, personaggi principali e secondari si intrecciano in avventure e sottoavventure che, pur non raggiungendo le vette toccate con il primo film, costituiscono intrattenimento di qualità assoluta, soprattutto a livello visivo, dove il livello Disney-Pixar sembra innalzarsi opera dopo opera. Verso l’infinito e oltre, insomma. Qualche calo a livello di ritmo c’è, ma si tratta solo di piccole pause prima di riprendere con una nuova avventura. Missione compiuta, dunque, per Andrew Stanton, che con Alla ricerca di Dor capace di intrattenere piccoli e grandi con leggerezza, con l’emozione sempre in primo pianoE (2008). Con Alla ricerca di Dory Stanton (insieme a Angus MacLane) riesce a dar vita ad un’opera gradevole e divertente, senza tralasciare l’aspetto emotivo/emozionale, con alcune sequenze capaci di toccare profondamente lo spettatore, sfruttando la possibilità di approfondire ulteriormente i personaggi e portandone alla luce lati ancora nascosti, partendo, naturalmente, dai flashback della protagonista.

È comunque la risata a regnare sovrana, in un intreccio ben congegnato che ricorda molto la struttura del film precedente, pur distanziandosene, mantenendone comunque i personaggi principali – da Nemo e suo padre Marlin a Scorza – introducendone di nuovi, come il polpo Hank, lo squalo balena Destiny e Bailey, un beluga. Sapientemente gestiti, personaggi principali e secondari si intrecciano in avventure e sottoavventure che, pur non raggiungendo le vette toccate con il primo film, costituiscono intrattenimento di qualità assoluta, soprattutto a livello visivo, dove il livello Disney-Pixar sembra innalzarsi opera dopo opera. Verso l’infinito e oltre, insomma. Qualche calo a livello di ritmo c’è, ma si tratta solo di piccole pause prima di riprendere con una nuova avventura. Missione compiuta, dunque, per Andrew Stanton, che con Alla ricerca di Dory dà vita ad un’opera d’animazione tecnicamente notevole e capace di intrattenere piccoli e grandi con leggerezza, con l’emozione sempre in primo piano.

Voto: 2,5/4

 

 

Menzione particolare merita il corto che, come da tradizione precede il film. Si tratta di Piper, una poetica storia di formazione di un piccolo piovanello che si avventura per la prima volta in riva al mare per cercare cibo. Non ha bisogno di parole, ma solo dei suoni della natura e di una leggera colonna sonora, che accompagna immagini esteticamente elevatissime, incantevoli, candidandosi per essere protagonista nella corsa alla Statuetta per il miglior corto d’animazione.

Voto: 3/4

Lorenzo Bianchi