ALL’ULTIMA SPIAGGIA di Gianluca Ansanelli (2012)

locandina-all-ultima-spiaggiaPrendete 10 attori, rinchiudeteli in uno studio cinematografico per un po’ di tempo, a disposizione avranno solo un copione scadente, chi dei 10 riuscirà a salvarsi? Nessuno, anche se non c’è il televoto, ma le squalifiche arrivano tramite il clamoroso autogol di aver preso parte a questo assurdo progetto.

In un’Italia in piena crisi – il nuovo argomento con cui martellare il pubblico nelle sale – una rete televisiva decide di lanciare un nuovo reality show, dal titolo “All’Ultima Spiaggia”, dove i concorrenti dovranno avere come requisito il fatto di essere davvero dei disperati. Questo il pretesto per un film a episodi, che intreccia le storie di Ester (Nicole Grimaudo), in crisi perché la sua ragazza (Paola Minaccioni) non sa scegliere tra lei e il suo ex (Dario Bandiera), quella di Paolo (Giuseppe Giacobazzi), guardia giurata che per un mutuo finisce per perdere il lavoro, tentando di rapinare la banca per cui lavora, quella di Antonio (Antonio Giuliani), che scopre che sua moglie Carmen (Aurora Cossio) era una pornostar, e infine Fabio (Ivano Marescotti), romagnolo che, dopo un infarto, viene ricoverato a Napoli.

 

 

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Un film a episodi, che in Italia forse solo Monicelli e pochi altri avevano saputo orchestrare in maniera memorabile, ma che per il resto hanno regalato solo mezzi flop e delusioni, come la trilogia di Manuale d’Amore, in cui, se era possibile salvare il primo e il secondo, era deprecabile il terzo, la pietra tombale sulla carriera di Robert De Niro. All’ultima spiaggia non è certo un’eccezione, anzi, si tratta di un prodotto – film sarebbe già un complimento – corale in cui non si riesce a capire quale nota sia più stonata. Di una lentezza esasperante, la pellicola si muove su luoghi comuni imbarazzanti, su dialoghi disarmanti e di una banalità agghiacciante.

Il regista, e questa forse è la pecca più grande, prova a fare il postmoderno, riuscendo infine solamente a rendersi ridicolo: citare Le Iene di Tarantino e girare sequenze in stile fumetto come Batman con Adam West, con tanto di “Pow” e “Bang”, è quasi un affronto in un contesto così basso, senza contare che ci sono errori grossolani di montaggio, con tagli fastidiosi in fase di raccordo. Ansanelli prova anche ad inserire virtuosismi e riprese non convenzionali, ma ottiene solo del fastidio aggiuntivo, nessun baneficio per gli occhi dello spettatore. All’ultima spiaggia annovera nel cast moltissimi volti noti di Zelig, tra cui Sergio Sgrilli e Giovanni Cacioppo, eppure non si ride nemmeno una volta, non sarà il caso di farsi qualche domanda in merito? Ultima spiaggia? Questa è la deriva, oltre non c’è nulla. Quasi era meglio guardarsi una puntata del Grande Fratello, se di reality si parla.

 

Voto: 1/4