Anatomia di una caduta di Justine Triet, la recensione

di Giulia Pugliese

Monica: “Non possiamo sempre capire”. Daniel: ”Ma io devo capire”


Anatomia di una caduta inizia con una caduta di una pallina da una scala, poi si passa a una scena che, anche se non sappiamo nulla dei personaggi, ci sembra molto chiara e che poi ci verrà spiegata e scardinata diverse volte. Il film si basa sulla ricostruzione del suicidio/omicidio del marito di Sandra (l’incredibile Sandra Huller), Samuel (Samuel Theis), ma con il termine caduta ci si riferisce anche alle cadute metaforiche dei personaggi: una moglie insoddisfatta del rapporto con il marito, un marito che cova rancore per il successo della moglie e un senso di colpa nei confronti della disabilità del figlio.

Il film analizza chirurgicamente le vite e i momenti precedenti all’evento. Inquadrature ravvicinate dei personaggi ci dimostrano l’intimità della situazione, infatti investighiamo privatamente ed internamente la famiglia.

Anatomia di una caduta, Palma d’oro al Festival di Cannes 2023, scardina gli elementi del legal drama, in linea con il nuovo cinema francese – un esempio tra tutti, Saint Omer (2022) di Alice Diop – per far entrare lo spettatore nella storia, che si fa una idea chiara di come sono andate le cose, tuttavia il film lavora moltissimo su quanto le nostre percezioni e giudizi possono influenzarci, spesso i protagonisti parlano di parti, di momenti, di versioni e di un tutto diverso.

Il vero centro del film è: quanto i nostri giudizi, ma anche credenze e valori possono influenzare la nostra percezione delle cose?”. In Anatomia di una caduta giochiamo tutti a fare i detective salvo poi capire che il film ci indirizza come vuole lui: Sandra viene dipinta come una donna fredda, insensibile, concentrata sulla sua carriera a discapito di suo marito e di suo figlio, con una moralità e sessualità ambigua. Lo spettatore la giudica e pensa che sia colpevole, infatti potrebbe coincidere con lo zelante avvocato dell’accusa, Antoine Reinartz, che pur di vincere si aggrappa alla canzone messa dal marito prima di morire, agli scritti della donna e all’orientamento sessuale di questa. Il vero colpevole del film è una società che si definisce aperta, ma poi giudica in continuazione.

Sandra, un po’ come Meursault de “Lo straniero” di Camus al funerale della madre, sembra assolutamente estranea nei sentimenti alla morte del marito. Lei stessa è straniera in territorio francese, essendo tedesca, e questo permette allo sceneggiatore e alla regista di giocare anche sul tema dell’incomunicabilità, che emerge durante il processo, ma che sembra il problema della famiglia: bugie, il figlio che scappa quando i genitori iniziano a litigare, che spesso sta in disparte e una coppia che riesce a comunicare solo tramite gli scatti d’ira. Il film riprende i temi cari a Camus come l’assurdità della vita, il tema filosofico del suicidio, l’indifferenza che abbiamo verso gli altri e talvolta verso noi stessi. I protagonisti sono delle persone che decidono di auto esiliarsi dalla società, di mettersi al di fuori, tuttavia Sandra dimostra un certo malessere in questo, mentre il marito Samuel pensa che possa aiutare la sua scrittura. L’incomunicabilità unita all’isolamento diventa una bomba ad orologeria per la famiglia. Ma Sandra, a differenza di Maursault sarà combattiva durante il processo, dimostrando una reattività alla vita e una volontà di libertà; anche questo
ce la fa apparire colpevole.

Anatomia di una caduta ritorna sulla percezione manchevole e distorta proprio attraverso il personaggio di Daniel, il figlio cieco, centrale nella vicenda, perché è l’unico personaggio che sembra interessato alla verità. Tuttavia la mancanza di un senso rende più difficile questa sua ricerca, lo porta a sperimentare modi molto estremi per mettere insieme i pezzi. Il ragazzo è cieco anche su quello che avviene a casa, come in “Cecità” di Saramago: siamo incapaci di carpire i sentimenti, le situazioni e di prestare reale solidarietà all’altro. Daniel, in questo senso non è l’unico cieco della famiglia. Sarà poi Daniel il vero fautore del finale, il deus ex machina del processo e l’unico che deciderà di prendere la situazione in mano e si schiererà.

Tuttavia vorremmo chiedere un esercizio alle persone che hanno visto o che vedranno il film: immaginatevi Sandra come un uomo. A quel punto le litigate tra la coppia sarebbero solo vittima dell’isteria della moglie? I tradimenti non sarebbero poi così pesanti se fatti da un uomo? L’uomo che si concentrata sul lavoro invece che sulla sua famiglia, viene giustificato?

Il film si sofferma anche sul significato di famiglia: cos’è la famiglia oggi? La famiglia del film sembra totalmente disgregata, sembrano tre individui che convivono. Le ambizioni dei singoli individui cozzano con l’idea di una famiglia unità che si aiuta e si sostiene? La nostra società porta a una competizione, anche all’interno dei membri della famiglia? Non siamo più in grado di creare legami genuini basati solo sul volersi bene? Lo stesso personaggio dell’avvocato che sembra molto puro, amico ed impegnato con la causa, tuttavia poi si scopre che potrebbe avere altri motivi, che la stessa Sandra potrebbe usare a suo favore.

Anatomia di una caduta è una riflessione sulla società moderna, un film sperimentale con uno stile chiaro che fa parte di una specie di nouvelle vague francese dei nostri anni, con un’interprete straordinaria. Tuttavia, l’alternanza di una regia che si avvicina molto, ma poi si allontana, rende il film straniante e non chiaro nelle sue intenzioni. Rischia di essere semplicemente una prova per pungolare lo spettatore sempre più pigro, i personaggi sono ben delineati ma le loro azioni non sono razionali. La ricerca della verità non è contemplata, questo fa smarrire lo spettatore ed è la parte migliore del film.

Voto: 2,5/4