Anora di Sean Baker, la recensione del film Palma d’oro e premio Oscar
di Valeria Morini
A guardare la prima parte di Anora sembra di assistere a una versione di Pretty Woman più spinta e meno romantica. È una curiosa commedia ad alto tasso di erotismo sulla storia di una giovane stripper che finisce per arrotondare come accompagnatrice di un ventenne russo ricchissimo e viziato e addirittura lo sposa a Las Vegas, assaporando una vita di lussi sfrenati. Ma è dopo la prima mezz’ora che il film di Sean Baker, nome di punta del cinema indie americano, decolla imponendosi come un’opera originale, di estrema vitalità, che non a caso ha conquistato la Palma d’oro al Festival di Cannes 2024.
Salvo l’incursione nel mondo di luci e plastica di Las Vegas dove Anora (o Ani, come preferisce farsi chiamare) impalma il suo bel rampollo, siamo in una New York invernale e fredda che contrasta con gli interni “hot”, tra la villa clamorosamente sfarzosa del figlio dell’oligarca e il locale dedicato al piacere dove Ani trascorre le sue notti passando da un cliente all’altro.
Il film di Baker ci mostra una frivolezza talmente portata all’eccesso da farci sospettare di trovarci di fronte a un vacuo esercizio di stile che gira su se stesso, ma che tuttavia sottende una critica dolceamara a una contemporaneità vuota, materialista. Come dicevamo, però, è superata questa prima parte che Anora diventa davvero interessante, quando si trasforma in una folle e tragicomica ricerca del giovane milionario da parte di Ani e di un bizzarro trio di gorilla pagati dai russi per le strade di Brooklyn e Coney Island.
Proprio come la sua protagonista, anti-Cenerentola con abitini succinti e capelli glitterati che si scopre essere più in gamba e sfaccettata di quanto non si sospettasse all’inizio, il film tira fuori il meglio e si trasforma in una commedia frizzantissima nella costruzione delle scene e dei dialoghi, dal ritmo spesso frenetico, fino a convogliare in un’ultima parte più acre, tenera e malinconica.
Consacrazione definitiva (almeno nei grandi festival) di un regista che finora era rimasto nei circuiti indipendenti (ma che i cinefili già tenevano d’occhio almeno da Un sogno chiamato Florida), Anora è un film spiazzante e vigoroso, che parla di sex work, innocenza e gioventù perduta. Lo fa con una leggerezza che lo rende estremamente accessibile al grande pubblico, ma sotto questa apparente levità pompa una lucida e spietata disamina dell’America di oggi. Plauso al cast, dove la giovane Mikey Madison è una presenza fresca ed effervescente, circondata da ottimi comprimari.
Voto: ★★★/☆☆☆☆
