Asteroid City di Wes Anderson, la recensione

È un alieno-folletto Wes Anderson, proprio come uno dei personaggi del suo ultimo film Asteroid City che rappresenta un altro tassello di una filmografia così unica e personale, fatta di sfumature retro, rapporti famigliari sghembi, scenografie di cartapesta e sentimenti inespressi. Texano che vive a Parigi, re dell’estetica hipster, radunatore di cast stellari numerosi come le comparse di un kolossal, ambienta nel deserto americano questa curiosa storia di elaborazione del lutto, confronti genitori-figli, adolescenti plusdotati e microvillaggi visitati dagli Ufo, passata in concorso al Festival di Cannes 2023.

Un deserto che si richiama al western e all’iconografia dell’Area 51 ma anche ai cartoon di Willy il Coyote, (con tanto di roadrunner simile a Beep Beep), restituito in colori ipersaturi dalla fotografia di Robert Yeoman la cui ricercatezza rappresenta da sempre uno dei tratti distintivi dello stile di Anderson. E proprio in merito a tale stile infuoca il dibattito sul regista: oltre ai colori pastello, alla parata di star e alle inquadrature simmetriche c’è una sostanza o il cinema del regista si è ormai incartato sulla maniera di se stesso, con la cornice che soffoca inevitabilmente il quadro?

La nostra impressione è che il punto di massima stilizzazione sia stato raggiunto con il precedente The French Dispatch, trionfo dell’estetica cool su una trama esile e una narratività quasi inesistente, mentre Asteroid City segna in effetti un ritorno a un cinema più denso, dove anzi il regista mette moltissima carne al fuoco: il superamento di una perdita (che sia una madre, una moglie o una figlia), la diversità, le famiglie disfunzionali, la paura della morte e della catastrofe (lo spettro della bomba atomica, grande protagonista del 2023 cinematografico anche grazie a Oppenheimer), ma anche l’arte del racconto, per cui Asteroid City si muove su due livelli differenti.

La realtà è un palcoscenico teatrale in bianco e nero, la finzione è (iper)realistica e a colori: Anderson ci sbalza continuamente da un piano all’altro in un film matrioska che richiede una notevole concentrazione da parte dello spettatore ma a cui non manca il cuore. Asteroid City non piacerà ai detrattori e agli insofferenti dell’Anderson più ricercato ed estetizzante, ma è una fiaba umanista, dolceamara e delicatissima.

Nel cast, tra gli altri: Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Tom Hanks, Tilda Swinton, Edward Norton, Adrien Brody, Maya Hawke, Jeffrey Wright, con Margot Robbie in un piccolo ruolo.

Voto: 3/4