CODICE 999 di John Hillcoat (2016)

 

Un’occasione sprecata. Ecco cos’è Codice 999. John Hillcoat ha sicuramente talento ma qui dimostra di non saperlo sfruttare a dovere. Certo, spostare l’azione dalle classiche Los Angeles o New York alla più modesta Atlanta è una mossa azzeccata ma non sufficiente a tenere alto il livello dell’opera. È come se il regista avesse avuto un lampo di genio ma poi nel tentativo di trasporre il tutto nero su bianco abbia lasciato indietro qualche elemento fondamentale. Un film nettamente spaccato in due, che promette ma non riesce a mantenere.

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DEADPOOL di Tim Miller (2016)

 

Un nuova frontiera per le pellicole dei supereroi? Sì e no. Eh già, poiché nonostante Deadpool riesca a rinnovare il mercato con una fresca ventata di irriverenza, non si rivela sempre capace di svincolarsi da altre tipologie di patemi che affliggono solitamente i film appartenenti al genere.

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ZOOLANDER 2 di Ben Stiller (2016)

 

Quindici anni dal primo film non sono pochi. Anzi. E in effetti Zoolander 2 accusa in pieno il colpo, rivelandosi pallido riflesso del precursore, con l’aggravante di tre lustri in più a pesare sulle spalle. Ad ogni modo il pubblico pare non essersi scordato di Derek Zoolander, rispondendo con entusiasmo ad un’eccezionale campagna di marketing virale che si è insinuata con un vero e proprio coup de théâtre durante una sfilata parigina di Valentino quasi un anno fa (con Ben Stiller e Owen Wilson a sorpresa in passerella), proseguendo con un crescendo di spot pubblicitari (fake e non), trailer e flash mob in giro per le capitali della moda.

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THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino (2016)

 

Chiunque attenda un altro Django Unchained rimarrà deluso: The Hateful Eight è una creatura differente, un ibrido proteiforme che incunea con fermezza un nuovo, fondamentale tassello all’interno della già variegata filmografia di Quentin Tarantino. Girato nel gloriosissimo formato da 70 mm, il film merita senza dubbio di essere ammirato in tale, sfavillante versione: un chiaro omaggio al cinema dell’età dell’oro e ai “Roadshow Release” degli anni ’50 e ’60 che vanta 20 minuti aggiuntivi rispetto alla copia digitale, tra cui un’overture e un intermezzo di 12 minuti (gustosa trovata narrativa dal sapore rétro che scinde nettamente il lungometraggio in due parti).

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CREED di Ryan Coogler (2015)

 

Giunti ormai al settimo round della saga sul pugile più amato del grande schermo la domanda sorge spontanea: ancora un altro film? Dopo la pochezza del quinto (1990) e del sesto episodio (2006), non si avvertiva certo la necessità di una nuova pellicola, anche se la mancanza di una degno epilogo lasciava un po’ di amaro in bocca. Creed tenta di accollarsene l’onere (o l’onore?) provando a chiudere il ciclo iniziato nel 1976 dal capostipite Rocky.

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HEART OF THE SEA – LE ORIGINI DI MOBY DICK di Ron Howard (2015)

 

Ben poco rimane allo spettatore dopo la visione di Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick. Forse temendo anche l’ingombrante presenza dell’illustre precedente di John Huston, Ron Howard rifugge dalle complicazioni derivanti dalla trasposizione per il grande schermo del capolavoro letterario di Herman Melville e ripiega sull’adattamento del romanzo del 2000 di Nathaniel Philbrick, Nel cuore dell’oceano – La vera storia della baleniera Essex.

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