Berlinale 2018: SEASON OF THE DEVIL di Lav Diaz

 

La stagione del diavolo. La stagione della dittatura. La tragedia delle Filippine inizia così. Un brutale leader di nome Narciso e dal doppio volto (il riferimento è a Giano Bifronte e a un nuovo inizio, ma verso il passato non c’è pietà e gli occhi che guardano indietro rimangono chiusi) comanda un gruppo di militari crudeli che uccidono chiunque osi ribellarsi al nuovo regime instaurato. Siamo alla fine degli anni Settanta e il riferimento alla dittatura di Marcos è evidente. Lav  Diaz torna a scrivere per immagini la Storia del suo paese natale, attraverso un malinconico (anti)musical che funge da canto funebre verso un paese che sta morendo.

Leggi tutto

PATERSON di Jim Jarmusch (2016)

 

An old willow with hollow branches
slowly swayed his few high tendrils
and sang:

Love is a young green willow
shimmering at the bare wood’s edge.

Epitaph, William Carlos Williams

Ci sono delle cascate sulle copertine delle più recenti edizioni di Paterson, poema epico scritto da William Carlos Williams e pubblicato nel 1946. Sono le stesse cascate che osserva Paterson, il protagonista dell’ultimo film di Jim Jarmusch interpretato da Adam Driver. Sono le cascate di Paterson, città del New Jersey dove si svolge l’ultima poesia scritta dal regista nato in Ohio nel 1953. È la (non) storia di una settimana come tante, nelle vite di un ragazzo, una ragazza e un cane. Non c’è un inizio, non c’è una fine, ma un unico flusso, il flusso di una cascata che continua a scorrere, giorno dopo giorno, con differenze talmente minime che è quasi impossibile percepirle.

Leggi tutto

VULCANO – IXCANUL di Jayro Bustamante (2015)

 

Non è cosa semplice trovarsi di fronte un film proveniente dal Guatemala e, ancora più sorprendente, è scoprirne l’inaspettato valore. Vulcano – Ixcanul di Jayro Bustamante, presentato all’ultimo Festival di Berlino dove ha vinto diversi premi e ricevuto un’accoglienza caldissima, è già il titolo guatemalteco più popolare della storia, stando a quanto riporta la “Bibbia” di ImdbAl centro della pellicola c’è Maria, diciassettenne che tenta di fuggire dal matrimonio impostole dalla famiglia. Finirà per sedurre un giovane contadino desideroso di migrare in America, ma rimarrà incinta e le conseguenze saranno imprevedibili.

Leggi tutto

Berlinale 2015: TAXI di Jafar Panahi, 45 YEARS di Andrew Haigh e JOURNAL D’UNE FEMME DE CHAMBRE di Benoît Jacquot

TAXI di Jafar Panahi (Concorso)

Il cinema di Jafar Panahi torna a Berlino con il suo ultimo lavoro, Taxi. Il grande regista iraniano continua a girare film, praticamente in clandestinità, nonostante sia stato condannato all’interdizione da ogni attività artistica. Come i precedenti This Is Not a Film (2011) e Closed Curtain (2013), Taxi è un’altra riflessione a metà tra cinema e realtà, che vede lo stesso regista ricoprire i panni del protagonista.

Il film è interamente ambientato all’interno di un taxi guidato da Panahi, che si trova a conversare con i clienti (qualcuno lo riconosce, altri no) in una serie di dialoghi che spaziano dalla politica al cinema, fino alla vita e la morte. Nonostante gli ovvi limiti tecnici, siamo di fronte a un film importante che offre uno lucido scorcio dell’Iran contemporaneo, cui il regista non manca di aggiungere tocchi di ironia.

Leggi tutto

Berlinale 2015: THE FORBIDDEN ROOM di Guy Maddin e Evan Johnson, IXCANUL di Jayro Bustamante e VICTORIA di Sebastian Schipper

THE FORBIDDEN ROOM di Guy Maddin e Evan Johnson (Forum)

Inizia bene la 65esima edizione della Berlinale, apertasi il 5 febbraio. Nel corso della prima giornata, ha impressionato favorevolmente il ritorno di Guy Muddin, regista di culto adorato dai cinefili più puri, che si serve abitualmente degli stilemi del cinema muto per realizzare pellicole anticonformiste e spesso inclassificabili.

Riguardo a The Forbidden Room, diretto da Maddin insieme all’aiuto regista Evan Johnson, è già complesso sviscerarne il plot. All’interno di un sommergibile che da mesi non riemerge dal mare, all’improvviso appare dal nulla un misterioso taglialegna. Inizia così un viaggio a metà tra l’onirico e il fiabesco, collocato in diversi tempi e spazi e suddiviso in brevi episodi che si trasformano ben presto in incubi. Il cast è da brividi e comprende Maria de Medeiros, Geraldine Chaplin, Mathieu Amalric e Udo Kier (quest’ultimo si sottopone a un vero tour de force, interpretando ben cinque diversi personaggi).

Leggi tutto

BOYHOOD di Richard Linklater (2014)

Nel 2002 Richard Linklater annunciò che avrebbe iniziato a lavorare a un progetto anonimo girato nella sua città natale, Austin, in Texas. Da quel momento, ogni anno per alcune settimane, il regista americano ha radunato la stessa troupe e ha continuato a girare, proseguendo la lavorazione di un lungometraggio decisamente fuori dal comune, seguendo la crescita dei personaggi parallelamente a quella degli attori. Boyhood è la storia di Mason, dall’infanzia fino all’ingresso al college: un’esistenza segnata dal divorzio dei genitori e dalla condivisione del nido domestico con la sorella Samantha, con cui ha un rapporto conflittuale.

 

Leggi tutto

PEREZ. di Edoardo De Angelis (2014)

L’edizione 2014 della Mostra di Venezia è stata considerata, da più voci, una delle migliori degli ultimi anni per quanto riguarda il cinema italiano. Certo, al concorso è andata piuttosto bene con l’ottimo Il giovane favoloso di Mario Martone e il riuscito Anime nere di Francesco Munzi. Anche lontano dai riflettori della competizione, ha trovato spazio un’altra pellicola potente come Belluscone – Una storia siciliana di Franco Maresco. Ma poi? Tra il poco convincente La trattativa di Sabina Guzzanti, il pessimo La vita oscena di Renato De Maria e l’insufficiente Patria di Felice Farina, sono i diversi i titoli italiani che hanno deluso (e non poco) le aspettative. Di questo secondo gruppetto, seppur senza essere certamente tra i peggiori, fa parte anche Perez. opera seconda di Edoardo De Angelis dopo Mozzarella Stories.

La trama ruota attorno Demetrio Perez (Luca Zingaretti), un avvocato d’ufficio che vive a Napoli insieme alla figlia adolescente (Simona Tabasco). La sua vita verrà sconvolta quando accetta un nuovo caso, in cui è coinvolto il nuovo fidanzato della figlia. Sarà lui stesso a dover agire in prima persona per mettere in salvo la sua famiglia.

Leggi tutto

SIN CITY – UNA DONNA PER CUI UCCIDERE di Frank Miller e Robert Rodriguez (2014)

Nove anni dopo Sin City, tornano sul grande schermo i personaggi di Frank Miller, che dirige ancora insieme a Robert Rodriguez il secondo capitolo tratto dalle sue graphic novel: Sin City – Una donna per cui uccidere. Tre storie: Dwight McCarthy (in precedenza interpretato da Clive Owen, ora da Josh Brolin) si ritrova in balia dell’ex-fidanzata Ava (un’Eva Green più fatale che mai) che lo inganna e manovra per i suoi loschi piani. A tirarlo fuori dai guai ci pensa il granitico e indistruttibile Marv (Mickey Rourke), redivivo dalla prima parte; Il giovane Johnny (Joseph Gordon-Levitt) sfida a poker il malvagio senatore Roark (Powers Boothe), padre di “Quel bastardo giallo” ucciso nel primo capitolo da John Hartigan (Bruce Willis); Nancy (Jessica Alba), intanto,  continua a sognare di vendicare la morte del suo amato Hartigan.

Leggi tutto

LUCY di Luc Besson (2014)

 

Luc Besson in caduta libera: dopo diversi pessimi film, tra cui i recenti Arthur e la guerra dei due mondi e Cose nostre-Malavita, il regista francese tocca uno dei punti più bassi della sua carriera con Lucy, scelto come titolo d’apertura del Festival di Locarno 2014.

Protagonista è Scarlett Johansson (spaesata come il resto del cast) che veste i panni di Lucy, una ragazza costretta a prestarsi come corriere per il traffico di droga. Assumerà involontariamente una nuova sostanza che la trasformerà in una temibile macchina da guerra.

Leggi tutto

Locarno 67: delude Besson con “Lucy”, entusiasma Lav Diaz

LUCY di Luc Besson (2014)

Scritto da Andrea Chimento

Luc Besson in caduta libera: dopo diversi pessimi film, tra cui i recenti Arthur e la guerra dei due mondi e Cose nostre-Malavita, il regista francese tocca uno dei punti più bassi della sua carriera con Lucy, scelto come titolo d’apertura del Festival di Locarno 2014.

Protagonista è Scarlett Johansson (spaesata come il resto del cast) che veste i panni di Lucy, una ragazza costretta a prestarsi come corriere per il traffico di droga. Assumerà involontariamente una nuova sostanza che la trasformerà in una temibile macchina da guerra.

Per l’ennesima volta Besson dirige una pellicola con protagonista un’eroina (si pensi, in particolare, a Nikita del 1990) ma, in questo caso, ogni velleità di gender viene meno e il risultato è un film fiacco, perennemente indeciso se prendere la strada dell’action movie o del thriller paranormale.

I difetti più evidenti risiedono però in una sceneggiatura scontata, poco credibile e banalissima. Gli effetti speciali a dir poco pacchiani sono soltanto la goccia che fa traboccare il vaso.

Leggi tutto

ARIANO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL: ospiti illustri per la seconda edizione della kermesse

pink-wallAriano International Film Festival: trapelano le prime indiscrezioni relativamente ai nomi degli ospiti della seconda edizione della kermesse cinematografica che animerà Ariano Irpino dal 31 luglio al 2 agosto. Il 2 agosto, dalle reti Mediaset ad Ariano, Maribel Ripoll e Selu Nieto, ovvero gli interpreti di Dolores Miranar e Hipolito Miranar della fortunata e popolare soap opera spagnola ‘Il Segreto’. La partecipazione di Ripoll e Nieto all’Ariano International Film Festival è stata resa possibile dall’agenzia ‘Catia Events’ e dal regista e attore spagnolo Enrique Del Pozo, membro della giuria tecnico-artistica.

Maribel Ripoll è un’attrice spagnola, di teatro, cinema e tv,  nota al pubblico italiano   per il ruolo di Dolores Mirañar nella telenovela di successo Il Segreto. Nata a Barcellona il 20 settembre 1959, iniziò la sua carriera nel 1996 partecipando al programma televisivo La ruota della fortuna ein una puntata della serie TV El sexólogo. In seguito partecipò a numerose altre serie televisive, come Al salir de clase, Ada Madrina, Manos a la obra, El Comisario, Aquí no hay quien viva, Hermanos y Detectives, La que se avecina, Estados alterados Maitena, Acusados, La Pecera de Eva e Impares. Nel Late Night piu’ importante della tv spagnola Hoy Cruzamos el Mississippi  ha lavorato insieme per anni con l’attore, cantante  e regista Enrique del Pozo. 

Leggi tutto

I (pre) giudizi di luglio 2014

22 JumpDopo il calendario del mese, oggi è il turno dei nostri pregiudizi: ogni membro della redazione segnala due titoli in uscita nel mese, uno su cui si sente di mettere la mano sul fuoco per un esito positivo (segnalato come “Per me è sì”) e l’altro su cui invece ripone pochissime o nessuna speranza (“Per me è no”). Naturalmente sono (quasi sempre) film che non abbiamo ancora visto, si tratta solo di sensazioni in attesa di conferme.

Come sempre, vi invitiamo a giocare con noi (valutando tutte le uscite mensili) facendoci sapere cosa ne pensate e quali sono le vostre scelte. D’altronde… si tratta soltanto di pregiudizi.

Leggi tutto

I consigli home video di giugno 2014

** CONSIGLIO DEL MESE **

A PROPOSITO DI DAVIS (BLURAY)

Produttore: Lucky Red / Distributore: Warner

Video: 1.85:1 anamorfico 1080p

Audio: Italiano, Inglese DTS HD 5.1
Sott: Italiano, Italiano non udenti
Extra: Making of, Interviste, Trailer

Indubbiamente uno dei titoli di punta del catalogo Lucky Red (su distribuzione Warner) per questo primo semestre 2014, la cui edizione in Bluray non delude le aspettative nonostante sia lontana dalla perfezione.

VIDEO: non ci si poteva davvero aspettare di meglio in una resa video che restituisce le tonalità fredde e glaciali della splendida fotografia del film. Anche la definizione di alcuni quadri è impressionante tanto da far passare in secondo piano alcuni difetti che appaiono nei fondali uniformi e più scuri.
3,5/4

AUDIO/SOTTOTITOLI: nonostante la fascetta riporti Dolby Digital, la codifica è in DTS HD multicanale per entrambe le tracce. Inutile dire che quella originale risulta la più convincete e più equilibrata sia nei momenti musicali che in quelli di dialogo.
3/4

EXTRA: sappiamo che i Coen non amano dedicarsi alla produzione di contenuti accessori per i loro film e pertanto ci accontentiamo di un Making of, incentrato quasi esclusivamente sulla produzione musicale, e qualche intervista. Un po’ poco davvero.
2/4

EDIZIONE: 3/4

Leggi tutto

“Il capitale umano” batte “La grande bellezza” ai David di Donatello 2014

Il capitale umanoSono stati consegnati questa sera i David di Donatello 2014, i premi più importanti del cinema italiano. I favoriti della vigilia erano due che potevano contare sul maggior numero di candidature: La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino e Il Capitale Umano di Paolo Virzì. A vincere il premio maggiore è stato a sorpresa il secondo, che batte la pellicola premio Oscar. I due film si sono divisi la serata con un totale di nove premi per l’opera di Sorrentino (premiato come Miglior regista) e 7 David vinti da Il Capitale Umano. Gloria anche per Pif che con La Mafia uccide solo d’estate si aggiudica il premio come regista esordiente e per Song’e Napule dei Manetti Bros vincitore di 2 David. Tanti i premi speciali assegnati a personalità importanti del nostro cinema com Marco Bellocchio e Andrea Occhipinti. Infine una serata prevedibile in fase di vincitori con una gradita sorpresa nel finale. Di seguito tutti i premi. 

Leggi tutto

MALEFICENT di Robert Stromberg (2014)

Ormai lo si potrebbe definire un genere a sé, quello delle principesse Disney che dalla matita e pastello dei Classici passano al live action. Aveva cominciato Tim Burton, con Alice in Wonderland, nel 2010, passando poi da Biancaneve, Biancaneve e il cacciatore, e arrivando ora all’ultima, la più cattiva delle cattive Disney: Malefica. Ma Maleficent è “la storia che non conoscete”, e questo non è necessariamente un aspetto positivo.

La storia parla infatti di una dolcissima Fata, Malefica, che vive in un bosco incantato abitato da splendide creature e dove regna la pace. Delusa dall’amato Stefano, che la tradisce spinto dalla sua brama di potere, decide di vendicarsi su di lui, colpendo la sua amata figlia, Aurora.

Leggi tutto

Cannes 67. Giorno 6. David Cronenberg delude con “Maps to the stars”, meglio Bennett Miller con “Foxcatcher”

MAPS TO THE STARS di David Cronenberg (2014)

Delude le aspettative il ritorno sulla Croisette di David Cronenberg con Maps to the Starsla sua personale riflessione sull’universo hollywoodiano e su ciò che vi sta dietro. Il regista canadese vuole costruire una satira sul mondo di Hollywood: protagonisti sono i Weiss, una famiglia di grande successo mediatico di cui fa parte anche il giovanissimo Benjie, futura “stella promessa” della Mecca del Cinema.

Leggi tutto

Cannes 67. Giorno 4 – Torna Nuri Bilge Ceylan. Delusione “Saint Laurent”

winter sleep posterWINTER SLEEP di Nuri Bilge Ceylan (2014)

 

Nuri Bilge Ceylan torna al Festival di Cannes: l’autore turco, premio come miglior regista per Le tre scimmie (2008) e  Gran Premio della Giuria per C’era una volta in Anatolia (2011), punta quest’anno alla Palma d’Oro con la sua ultima pellicola, Winter Sleep. Protagonista è un ex attore in pensione, proprietario di un piccolo hotel nel centro dell’Anatolia dove vive insieme alla giovane moglie e alla sorella da poco divorziata dal marito. Quando arriva l’inverno, l’uomo deciderà di partire per un lungo viaggio. Raffinato esempio di cinema da camera, Winter Sleep è un film elegante e ricco d’interessanti sfaccettature psicologiche: un dramma dell’anima, dai toni tragici e shakespeariani, che dà lo stesso peso alle immagini e alle parole. Come la precedente pellicola di Ceylan, è un film molto parlato (a tratti quasi verboso) in cui la sceneggiatura si trasforma molto presto in un’indagine sociale sulle condizioni attuali della Turchia, tra crisi economica e dubbi morali. Pur potendo contare su un cast in ottima forma, Winter Sleep non giustifica del tutto la sua lunghissima durata (circa tre ore e quindici minuti), ma è comunque capace di convincere, colpire ed emozionare grazie a diverse sequenze estremamente suggestive e affascinanti.

 

Voto: 2,5/4

Leggi tutto

I (pre) giudizi di maggio 2014

Maps-to-the-stars-teaser-posterDopo il calendario del mese, oggi è il turno dei nostri pregiudizi: ogni membro della redazione segnala due titoli in uscita nel mese, uno su cui si sente di mettere la mano sul fuoco per un esito positivo (segnalato come “Per me è sì”) e l’altro su cui invece ripone pochissime o nessuna speranza (“Per me è no”). Naturalmente sono (quasi sempre) film che non abbiamo ancora visto, si tratta solo di sensazioni in attesa di conferme.

Come sempre, vi invitiamo a giocare con noi (valutando tutte le uscite del mese) facendoci sapere cosa ne pensate e quali sono le vostre scelte. D’altronde… si tratta soltanto di pregiudizi.

Leggi tutto

NOAH di Darren Aronofsky (2014)

Anche su Noah di Aronofski la nostra redazione si è divisa. Le recensioni, contrastanti, di Stefano Lorusso e Riccardo Tanco.

Di Stefano Lorusso

Si è ufficialmente inaugurata, nella storica cornice del Teatro Petruzzelli e con una importante anteprima internazionale, la quinta edizione del Bari International Film Festival. A sbarcare nel capoluogo pugliese è stata l’attesissima Arca del Noah di Darren Aronofsky, in uscita nelle sale italiane a partire dal 10 Aprile.

Era dalla tenera età di 13 anni che il regista di Requiem for a Dream e Il cigno nero aveva manifestato il suo amore per il personaggio biblico di Noè. La sua maestra gli aveva assegnato come compito la scrittura di una poesia sulla pace e nei versi del piccolo Darren già si era affacciata l’immagine di un patriarca proto-ambientalista che dentro la sua arca salva soltanto gli animali, unica presenza del creato realmente innocente quindi degna di sopravvivere al diluvio. Ottenuto nel 2011 dalla Paramount il via libera per la realizzazione del film, è ad una inedita dimensione interiore del personaggio Noè che Aronofsky e il suo sceneggiatore Ari Handel hanno lavorato maggiormente, vista l’estrema esiguità di particolari che caratterizza la breve narrazione biblica sui fatti del diluvio. Il Noè di Aronofsky, incarnato con solido mestiere da Russel Crowe, è infatti un uomo, prima che un profeta, lacerato da dubbi e insicurezze sul senso ultimo della sua missione. Fondamentali novità rispetto al testo biblico sono rappresentate, oltre che dal cattivo Tubal-cain (citato nella Genesi, ma in uno dei capitoli precedenti al diluvio) anche dalle presenze forti della moglie di Noè, Naameh, interpretata da una convincente Jennifer Connely, e di Ila, giovane sposa del figlio maggiore di Noè Shem. Le due cruciali figure femminili, solo abbozzate nella Bibbia, sono funzionali per introdurre nel film il nocciolo della riflessione sottesa alla trama: il rinnovato e inestinguibile principio generatore (acqua-madre-vita) proveniente da Dio, palingenesi di una umanità redenta dopo il diluvio.

Leggi tutto

Alzare l’asticella

 Sono ormai più di due anni che sono nati i-FilmsOnline ed è arrivato il momento di presentare una nuova sezione, gli “editoriali”, un appuntamento (non solo mensile) che verterà su temi d’attualità cinematografica di ogni tipo, anche a richiesta dei lettori se saranno interessati e vorranno suggerirne. Il fine è quello di coinvolgere gli appassionati e di suscitare discussioni, polemiche, interessi che vadano oltre ai commenti legati a un semplice giudizio di un film o di una classifica.
Insomma, in attesa di vostri commenti e suggerimenti, con fatica e determinazione, proveremo anche noi ad alzare l’asticella giocando a fare la rivista specializzata.

Fatta la dovuta introduzione, in attesa di contributi più specifici, in qualche modo bisogna incominciare.
Si potrebbe comodamente parlare di Nymphomaniac, anticipando (o, visto che ormai quasi tutti sono già riusciti a vederlo, posticipando) le discussioni che da sempre ruotano attorno al nome di Lars von Trier e che non mancheranno di certo in seno al suo prossimo lavoro.
Forse però è più interessante guardarsi indietro, poiché questo (tentativo di) editoriale nasce al termine di uno dei mesi più scarsi, cinematograficamente parlando, degli ultimi anni.
In mezzo ai tanti titoli carenti usciti in marzo (salvo per Ida e pochissimi altri), a svettare è stato L’impostore di Bart Layton, presentato al Sundance 2012 e finalmente arrivato nelle sale italiane.
Un documentario? Sì, nell’accezione più ampia e (post-post) moderna possibile.
Layton è partito innanzitutto da una storia (vera) particolarmente affascinante e ormai del tutto nota. Ha intervistato i protagonisti (doc?) e ha ricostruito (fiction?) le parole (reali o fittizie?) dell’impostore con degli attori.
Tra verità e menzogna (già, proprio come il sottotitolo di F come falso di Orson Welles), il regista ha costruito uno dei thriller più angoscianti degli ultimi anni, capace di tenere incollati allo schermo fino al termine dei titoli di coda.

È certo che vedendo L’impostore si assiste a una struttura drammaturgica che, se non nuova, è quantomeno originale e coinvolgente: non è però un caso isolato.

Leggi tutto

Cinquant’anni di Mary Poppins: dal film Disney del 1964 a “Saving Mr. Banks”

«Vento dall’Est,
la nebbia è là…
Qualcosa di strano
fra poco accadrà…
Troppo difficile
capire cos’è…
Ma penso che un’ospite
arrivi per me…»

(Bert, Introduzione a Mary Poppins, Disney, 1964)

Sono parole che alla memoria collettiva, da 50 anni a questa parte, richiamano necessariamente qualcosa. Dopotutto, non conoscere Mary Poppins, almeno di nome, resta impossibile in una società così fortemente improntata sulla Disney come primo contatto video-didattico per l’infanzia. Quello che però non molti sanno è ciò che esiste alle spalle di questo capolavoro – 13 nominations e 5 premi Oscar –, che ha visto la luce nel 1964 ma che Walt Disney già da 30 anni sognava di portare sul grande schermo. L’ostacolo che pareva insormontabile era però la scrittrice del romanzo, Miss Pamela Travers, che lottava da anni per non cedere i diritti della “sua” Mary Poppins allo “zio Walt”, per timore che la trasformasse in qualcosa che non era, che si allontanasse dallo spirito con cui era stata scritta, anche perché l’opinione che la signora Travers nutriva nei confronti di Disney non era certo tra le più positive. Almeno questo è ciò che si evince dalla visione di Saving Mr. Banks, ultimo film Disney uscito da poco nelle sale, proprio in occasione dell’anniversario della tata più famosa del mondo: la trama ruota tutta attorno alle avances di Walt Disney (Tom Hanks) e alla resistenza ostinata di Pamela Travers (Emma Thompson), con i flashback a fare da guida per aiutarci a comprendere la sofferenza passata della donna e il dolore che l’ha portata a scrivere Mary Poppins, di fatto una zia severa arrivata a casa sua mentre suo padre era sul letto di morte, con l’intento di aiutare la mamma nel curare lei e le sue sorelle.

Leggi tutto

Tutti i numeri de La grande bellezza: cifre, strategie e curiosità del film di Paolo Sorrentino

Il premio Oscar, si sa, è il riconoscimento più prestigioso e ambito del mondo del cinema: Paolo Sorrentino ha regalato all’Italia l’undicesima statuetta per il miglior film straniero e ora la sua ultima pellicola è sulla bocca di tutti.
Mentre detrattori ed entusiasti – ma c’è anche chi sta affrettandosi a salire sul carro dei vincitori – continuano a discutere sul valore del film, andiamo a ripercorrere tutti i “numeri” che hanno caratterizzato il cammino de La grande bellezza fino a oggi.

Budget e incassi

La grande bellezza è costato circa 9 milioni e 200.000 euro. Decisamente meno rispetto alla media dei film americani presentati durante la serata delle stelle: dai circa 100 milioni di dollari di budget di Gravity e The Wolf of Wall Street, ai 22 milioni di 12 anni schiavo fino ai 12 del “piccolo” Nebraska.
Nei cinema italiani, dove è stata regolarmente proiettata da fine maggio a metà ottobre 2013, la pellicola di Sorrentino ha incassato poco meno di 7 milioni di euro. Negli Stati Uniti, in attesa di una distribuzione più capillare, sono stati da poco superati i due milioni di dollari d’incasso, mentre a livello globale il film si attesta al momento intorno a 20 milioni di dollari di guadagno complessivi.
Visto il successo agli Oscar, queste cifre sono destinate a crescere esponenzialmente nelle prossime settimana poiché, se è vero che la statuetta ha di per sé un semplice valore simbolico (costerebbe circa 295 dollari), riuscire ad alzarla di fronte al mondo intero ha (quasi) sempre aumentato a dismisura le quote al box office (mediamente del 30%).

Leggi tutto

Giovane regista italiano al festival di Hollywood nel quale si è celebrato anche Tinto Brass

1234006 713487872029510 1678780360 nIl trailer del progetto cinematografico “The Plague Doctor”, scritto e diretto dal 27enne regista veneziano Emanuele Mengotti, è stato selezionato all’ “Hollywood Reel Independent Film Festival”.
Emanuele Mengotti ha rappresentato l’Italia al Festival hollywoodiano, nel quale è stato anche omaggiato il regista Tinto Brass con una retrospettiva a lui dedicata.
Il trailer è stato proiettato presso il “New Beverly cinema” di proprietà di Quentin Tarantino.
Il regista, assieme ad alcuni membri del cast sono stati presenti alla cerimonia del red carpet ed alla proiezione ed hanno presenziato alla cerimonia di chiusura tenutasi il 24 Febbraio.
Il film “The Plague Doctor”, uno psycho-thriller dalle atmosfere cupe ed evocative, è in fase di sviluppo e verrà girato interamente a Venezia, prendendo spunto da storie e leggende legate alla figura del medico della peste.

 

Ecco il trailer del film: The Plague Doctor

OLTRE IL GUADO di Lorenzo Bianchini (2013)

Dobbiamo essere grati al regista friulano Lorenzo Bianchini. A lui va dovuto il massimo rispetto, e tutta la più sincera ammirazione, sia per la coerenza stilistica, che per il rigore formale che egli, pur fra mille difficoltà produttive, mostra da dieci anni a questa parte. Ma dobbiamo essergli grati anche perché Bianchini non si è mai considerato il primo della classe alla scuola serale diretta da Argento (istituto, per altro, chiuso da almeno vent’anni, forse di più), non ha mai pensato di cedere ad efferati arsenali sadici pour épater le bourgeois, né, tantomeno, si è mai sognato di salire sul carretto insanguinato del “Torture Porn”. No, Bianchini vuole semplicemente farci paura, cosa che gli riesce dannatamente bene… Bianchini appartiene ad una razza sempre più rara: egli è un Puro Regista dell’Orrore.

 

Leggi tutto

BERLINALE 2014 – GIORNO 9

la-belle-et-la-bete-posterSiamo così giunti alla fine anche di questa 64° Berlinale, senza troppi entusiasmi ma con una conclusione decisamente in salita rispetto al piattume degli ultimi giorni. Ancora un film tedesco, Macondo, va a unirsi alla compagine dei titoli in competizione, dove fa l’ingresso anche il Giappone con l’illustre Yoji Yamada e il suo The Little House. Tra i fuori concorso invece spicca la nuova, e inutile, versione di La bella e la bestia con protagonisti glamour: la neo-diva Léa Seydoux e il neo-single Vincent Cassel. In attesa di scoprire domani a chi andrà l’ambito Orso d’Oro, un ultimo sguardo sui titoli della Berlinale 2014.

 

Leggi tutto

DIETRO I CANDELABRI di Steven Soderbergh (2013)

dietro-i-candelabri-la-locandina-italiana-del-filmDopo la presentazione in concorso al Festival di Cannes 2013, arriva nelle sale Dietro i candelabri, film pensato per la tv e prodotto dalla HBO.«Il film era inizialmente previsto per un’uscita cinematografica, ma la storia era troppo gay per gli studios di Hollywood». Parola di Steven Soderbergh che ha dichiarato di voler abbandonare il cinema dopo questo lungometraggio per dedicarsi al teatro e alle serie TV.

 

Leggi tutto

IL TRENO VA A MOSCA di Michele Manzolini e Federico Ferrone (2013)

Che sia davvero l’anno del “cinema del reale” di casa nostra? Dopo la polemica vittoria di Sacro Gra alla Mostra di Venezia e quella, altrettanto contestata, di Tir al Festival di Roma, anche Torino potrebbe vedere trionfare un film italiano: Il treno va a Mosca di Michele Manzolini e Federico Ferrone è un documentario vero e proprio che si meriterebbe un riconoscimento importante molto più dei due titoli citati sopra.

Lo spunto nasce ad un evento storico: nell’estate del 1957 a Mosca si tenne il 6° festival mondiale della gioventù, a cui parteciparono più di 30.000 persone provenienti da 131 paesi. Tra questi c’erano anche dei giovani cineamatori provenienti dalla cittadina romagnola di Alfonsine. Il viaggio è raccontato in prima persona da Sauro, barbiere ormai in pensione.

Leggi tutto

PRINCE AVALANCHE di David Gordon Green (2013)

 Il ritorno di David Gordon Green? Prince Avalanche, Orso d’Argento per la miglior regia all’ultimo Festival di Berlino, ha segnato la prima tappa di una nuova fase nella carriera dell’autore americano, proseguita con l’ottimo Joe, visto in concorso alla Mostra di Venezia 2013.

Classe 1975, Gordon Green negli ultimi anni si era piegato alla logica commerciale del mercato hollywoodiano (basti pensare a Strafumati) dopo aver ottenuto un buon successo di critica grazie all’esordio George Washington (2000) e ad altri prodotti toccanti e fin poetici. Prince Avalanche rappresenta così un ritorno alle origini e, finalmente, a un cinema indipendente e personale.

Leggi tutto

Forme di vampirismo in età post-moderna: il Dracula di Guy Maddin

        «Se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l’esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere»

 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

 

 

Dracula-1«Se amate il cinema fino al profondo della vostra immaginazione, dovrete fare l’esperienza di un film di Guy Maddin. Se non lo avete mai sentito nominare, non mi sorprende. Adesso lo avete sentito. Un nuovo film di Maddin non arriverà in tutti i multisala, in tutte le città o in tutti gli stati. Se sentite che verrà proiettato un suo film, segnatevi il giorno. O cercate i posti dove si possano trovare film oscuri. Vi tufferete nella mente di un uomo che pensa attraverso le immagini di vecchi film muti, di disonorevoli documentari, film che non sono mai nati, da ere che vanno oltre la comprensione umana. La sua immaginazione si libera dalle scandalose possibilità del banale. Egli riscrive la storia; quando questa viene a mancare, egli la crea»: Roger Ebert, grande critico statunitense da poco scomparso, parlava così del talento di Guy Maddin, autore canadese che ha sempre tentato di ricreare per il pubblico odierno l’esperienza meravigliosa del cinema delle origini, utilizzando forme linguistiche presenti negli anni del muto e quasi mai più riprese da altri cineasti.

Uno dei suoi film fondamentali, in questo senso e non solo, è indubbiamente Dracula: Pages From a Virgin’s Diary (id., 2002), curiosa pellicola che riprende il mito del celebre conte vampiro.

Leggi tutto

GLORIA Di Sebastian Lelio (2013)

locandina GloriaPresentato in concorso alla Berlinale 2013, l’ultimo film del regista cileno Sebastián Lelio, Gloria, ha come vero punto di forza la performance di Paulina Garcìa, meritatamente premiata con l’Orso d’Argento alla miglior attrice.

La Gloria del titolo è una donna bisognosa di riorganizzare la propria vita: cinquantottene, divorziata, due figli grandi già usciti di casa, non ha voglia di rassegnarsi a una quieta maturità. Desiderosa di allontanare l’incombere della vecchiaia e di scongiurare la solitudine, si mantiene impegnata e, soprattutto, frequenta feste per single suoi coetanei alla ricerca di nuovi legami. La felicità sembra arrivare quando incontra Rodolfo, anch’egli separato, con il quale ci sono le premesse per costruire un rapporto duraturo. Ma ben presto la donna realizza che, anche una volta superata l’età delle passioni brucianti, una relazione stabile non è mai priva di difficoltà.

 

Leggi tutto

BLING RING di Sofia Coppola (2013)

bling-ring-locandinaLa superficialità delle star secondo Sofia Coppola: a tre anni di distanza da Somewhere, Leone d’Oro alla Mostra di Venezia 2010, la regista americana torna a indagare il mondo di Hollywood e le ossessioni (più o meno importanti) che lo attraversano.
Ispirata a una storia vera, la pellicola racconta di un gruppo di ragazzi di Los Angeles che hanno compiuto l’impresa di trafugare beni del valore di oltre tre milioni di dollari dalle ville di alcune star dello spettacolo. Tra le vittime illustri dei giovani ladruncoli, pezzi da novanta dello star system come Orlando Bloom, Megan Fox e Paris Hilton.

Leggi tutto

MOOD INDIGO di Michel Gondry (2013)

Locandina Mood IndigoNella mente di Michel Gondry: Mood Indigo è l’ultima follia dell’autore francese che, dopo alcuni progetti meno personali, torna a riproporre sul grande schermo quello spirito surreale e giocoso che aveva caratterizzato i suoi lavori più importanti.

Tratto dal romanzo L’écume des jours di Boris Vian del 1947, il film racconta la relazione tra Colin (Romain Duris), un ricco parigino che si dedica a curiose invenzioni, e Chloe (Audrey Tautou), una ragazza di cui l’uomo s’innamora perdutamente. I due si sposano ma durante la luna di miele Chloe rimane vittima di una rara e bizzarra malattia.

Leggi tutto

CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO di Ettore Scola (2013)

Che strano chiamarsi FedericoUn maestro ne racconta un altro: Che strano chiamarsi Federico è il toccante omaggio di Ettore Scola a Federico Fellini, uno dei titoli più emozionanti dell’intera Mostra di Venezia 2013.
In occasione del ventennale della morte del regista riminese, Scola decide di raccontarne il cinema, lo spirito, gli esordi, il privato.
La sua posizione è quella di un ammiratore devoto che trasmette, con straordinaria lucidità, il privilegio di aver conosciuto (fino a diventarne grande amico) una delle figure più significative del novecento italiano.
Non è un documentario Che strano chiamarsi Federico, non segue schemi o regole programmatiche ma si affida unicamente al ricordo e alle sensazioni.

Leggi tutto

STRAY DOGS di Tsai Ming-liang (2013)

Stray DogsSarà un altro Leone d’oro? Dopo aver vinto il riconoscimento più importante alla Mostra di Venezia del 1994 con Vive l’amour, Tsai Ming-liang ha conquistato la critica con Stray Dogs, pellicola tra le più applaudite del concorso di quest’anno.
Annunciato come l’ultimo lavoro della sua carriera, il film ruota attorno a una famiglia, composta da un padre e due figli piccoli, che cercano di sopravvivere nella Taipei contemporanea: l’uomo racimola una misera paga come “cartello umano” per appartamenti di lusso, mentre i due bambini tentano di sfamarsi con campioni di cibo distribuiti gratuitamente nei supermercati e nei centri commerciali. Ogni sera trovano riparo in un edificio abbandonato: qui il padre è stranamente colpito da un’ipnotica immagine murale che decora una delle pareti di questa casa improvvisata.

Leggi tutto

Si alza il sipario sul Milano Film Festival, appuntamento dedicato al cinema indipendente e ai talenti emergenti

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Da Venezia a Milano: mentre l’attenzione di mass media e appassionati è tutta concentrata sulle ultime giornate del concorso lagunare, nel capoluogo lombardo si alza il sipario sul Milano Film Festival 2013, in programma dal 5 al 15 settembre.

Nata nel 1996, la kermesse meneghina, organizzata dal gruppo Esterni, prosegue la linea adottata nelle precedenti edizioni, dedicandosi in particolare al cinema indipendente e ai talenti emergenti.

In cartellone circa 200 titoli, divisi in varie sezioni, che molto difficilmente verranno distribuiti nelle nostre sale.

Come da tradizione, la rassegna avrà due sezioni competitive: quella dei lungometraggi, costituita da undici opere, e quella dei corti, riservata a registi under 40 provenienti da ogni parte del mondo.

In concorso, da segnalare «Habi, la extranjera», opera prima dell’argentina Maria Florencia Alvarez già presentata all’ultima Berlinale, «Ilo Ilo» di Anthony Chen, vincitore del premio opera prima al Festival di Cannes 2013, «Towheads» della video artista newyorkese Shannon Plumb e il documentario «Mirage à l’italienne» di Alessandra Celesia.

Leggi tutto

LA RELIGIOSA di Guillame Nicloux (2013)

locandina-film-la-religieusePresentato in concorso alla Berlinale 2013, l’ultimo film di Guillaume Nicloux, regista, attore, sceneggiatore e scrittore francese autore di una decina di film quasi totalmente sconosciuti in Italia, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo dello scrittore e filosofo illuminista francese Denis Diderot (1713-1784), uscito postumo nel 1796.

La giovane Suzanne, appena sedicenne, viene inviata in convento contro la propria volontà. La vita di clausura si rivela ben più dura del previsto ed è costretta a subire una serie di angherie insostenibili, come se dovesse espiare una colpa di cui non è a conoscenza.

Leggi tutto

WOLVERINE-L’IMMORTALE di James Mangold (2013)

 Wolverine va in Giappone. Il popolare supereroe, storico membro degli X-Men, si lancia nella sua seconda avventura in solitaria sul grande schermo dopo X-Men: le origini-Wolverine del 2009 di Gavin Hood.

Wolverine-L’immortale si può così definire il “sequel di uno spin-off”, nomea che certamente non fa che portare avanti le tesi di coloro che vedono, nell’universo hollywoodiano, un mondo in costante declino artistico, privo di idee nuove e interessato soltanto a far soldi facilmente.

Dopo un lungo travaglio, che ha visto coinvolto anche Darren Aronofsky, alla regia è andato James Mangold, noto per Quando l’amore brucia l’anima (2005) e reduce dalla pessima action-comedy Innocenti bugie (2010) con Tom Cruise e Cameron Diaz.

 

Hugh Jackman torna così ne panni del personaggio che gli ha dato la celebrità: questa volta Logan-Wolverine si spingerà fino a Tokyo per andare al capezzale di un ricco imprenditore, ormai in fin di vita, che aveva conosciuto e salvato diversi anni prima. L’uomo, deciso a ricompensarlo, gli offre la possibilità di trasformarlo in un semplice essere umano: fragile e mortale. Prima di passare a miglior vita, gli chiederà però di proteggere sua nipote che, a suo dire, è in gravissimo pericolo.

Leggi tutto

Questa settimana tre recensioni al prezzo di una

L’estate, si sa, non è proprio la stagione migliore dal punto di vista della distribuzione. A parte qualche chicca sporadica, ci vengono proposti “filmetti” che non meritano che qualche riga di recensione.

Un esempio sono tre titoli in uscita questa settimana, di cui parliamo in un unico post:

 

Uomini di parola (2012) di Fisher Stevens

 

Locandina Uomini di parolaUn film forzatamente nostalgico, poco spontaneo e ancor meno sincero, è Uomini di parola di Fisher Stevens con protagonista Al Pacino.

L’attore interpreta Val, un ex criminale che, dopo aver passato gli ultimi ventotto anni della sua vita in prigione, è finalmente un uomo libero: all’uscita dal carcere trova Doc (Christopher Walken), suo vecchio amico e socio in affari, che è stato ingaggiato da un boss per ucciderlo entro dodici ore.

L’attore Fisher Stevens aveva già provato a passare dietro la macchina da presa nel 2002 (con Just a Kiss) ma ancora non ha imparato: la sua messa in scena è da principiante e Uomini di parola non riesce né a divertire né a intrattenere, vittima di un pessimo ritmo e di scelte narrative banali e mal scritte.

Christopher Walken è sprecato e, spiace dirlo, ma il nome di Al Pacino è, ormai da più di qualche anno, una garanzia di bassa qualità.

 

Voto: 1,5/4

Leggi tutto

L’UOMO D’ACCIAIO di Zack Snyder (2013)

Niente da fare: la maledizione di Superman continua.

I due principali attori che hanno indossato il costume blu del “primo di tutti i supereroi” sono stati segnati da gravi tragedie: George Reeves, protagonista della serie anni ’50 Adventures of Superman, si è suicidato a soli 45 anni; il compianto Christopher Reeve, scomparso nel 2004, ha vissuto gli ultimi anni di vita su una sedia a rotelle, tetraplegico, dopo una brutta caduta da cavallo.

A distanza di vent’anni dall’ultima apparizione, Superman è tornato sul grande schermo nel 2006 per la regia di Bryan Singer: un mezzo flop, con incassi al di sotto delle aspettative, recensioni non certo benevole e un attore (Brandon Routh) che ha visto la sua carriera arenarsi drasticamente.

Le speranze erano tante con questo L’uomo d’acciaio, visto il nome di Zack Snyder (che un buon film in carriera l’ha fatto) e, soprattutto, quello di Christopher Nolan come produttore esecutivo che, dopo aver ridato linfa cinematografica a Batman, si sperava potesse ripetere il miracolo con l’alieno venuto da Krypton.

Bastano però pochi minuti per ridimensionare ogni aspettativa: una prima sequenza, in cui nasce il piccolo Kal-El, eccessivamente enfatica, calcata, poco naturale che, in qualche modo, rappresenta perfettamente il resto della visione.

Leggi tutto

IL CASO KERENES di Calin Peter Netzer (2013)

Locandina Il caso KerenesI film che vengono presentati ogni anno al Festival di Berlino, si sa, prediligono rapporti interpersonali complessi e tormentati: oltre alle varie declinazioni di storie amorose, anche i legami familiari sono indagati attentamente.

La regola vale anche per Il caso Kerenes, diretto e sceneggiato da Calin Peter Netzer al suo terzo lungometraggio, che proprio nella capitale tedesca, quest’anno, ha vinto l’Orso d’Oro per il miglior film.

La trama ruota attorno al rapporto tra Barbu, un ragazzo che ha da poco superato i trent’anni, e la madre Cornelia che lo tratta ancora come un bambino. Cresciuto in un ambiente in cui i soldi possono comprare tutto, Barbu uccide accidentalmente un ragazzino in un incidente stradale: per proteggere il figlio, Cornelia sarà disposta a tutto

 

Leggi tutto

HOLY MOTORS di Leos Carax (2012)

Prime Video: Holy Motors

La fisiologia dell’interpretazione: così si può riassumere Holy Motors, spiazzante opera ultima di Leos Carax, che arriva nelle nostra sale dopo essere stata presentata in concorso al Festival di Cannes 2012 e, successivamente, a Locarno e a Torino. Non è certamente un caso che il film si apra mostrando cronofotografie degli atleti di E.J. Marey, precursore della settima arte, proprio un fisiologo i cui principali fini scientifici consistevano nell’analisi organica e psicomotoria degli esseri viventi. Se a Marey, negli anni ’80 dell’800, bastava mostrare, attraverso rapidi fotogrammi, i movimenti della mani di un essere umano, Carax decide di riprendere in qualche modo quegli studi trasportandoli al giorno d’oggi. Non più però sul semplice organismo umano, ma sull’attore e su tutto quello che da questa parola deriva.

Leggi tutto

TUTTI PAZZI PER ROSE di Régis Roinsard (2012)

Tutti pazzi per Rose poster italianoUn film sportivo travestito da commedia: decisamente curioso questo Tutti pazzi per Rose, brillante opera prima del francese Régis Roinsard che tanto ha fatto parlare di sé in patria.

Ambientata sul finire degli anni ’50, la pellicola racconta la vita di Rose Pamphyle, una ragazza di provincia dalla vita noiosa che sogna di diventare segretaria Il suo desiderio si realizza grazie a Louis Echard, responsabile di un’agenzia di assicurazioni, che l’assume dopo averne ammirato la straordinaria velocità nel battere a macchina: il suo talento la porterà a iscriversi ai campionati regionali di dattilografia.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 11. Gran finale con Jarmusch e Polanski

only lovers left aliveONLY LOVERS LEFT ALIVE di Jim Jarmusch

Inserito nel concorso a sorpresa, quando ormai l’elenco delle pellicole partecipanti sembrava completo, il film di Jarmusch è sicuramente uno dei titoli più attesi di tutta la kermesse. A quattro anni dal thriller The Limits of Control, inedito in Italia, l’eclettico cineasta di Akron è tornato dietro la macchina da presa con la consueta personalità, proponendo una storia d’amore tra due vampiri lontana anni luce, ça va sans dire, dagli stereotipi di genere a cui ultimamente ci siamo dovuti abituare.

La forza creativa e il senso di libertà che attraversa Only Lovers Left Alivefanno pensare ai lavori migliori di Jarmusch, però la carenza di autentica spontaneità impedisce un pieno apprezzamento. La mancanza di una sceneggiatura vera e propria, in questo caso, più che un mezzo per testare le potenzialità del cinema appare forzata e a tratti supponente. Per quanto Jarmusch si sforzi di andare oltre la superficie, la sensazione è che ci si trovi di fronte ad un film vuoto, il cui grande potenziale non riesce a colpire nel segno.

Superiori ad ogni elogio i due attori protagonisti Tom Hiddleston e Tilda Swinton, che si sono calati anima e corpo nei panni di due originali vampiri di oggi, di nome Adam e Eve. Only Lovers Left Alive, prodotto alieno da ogni schema, è una pellicola che, comunque, riflette con intensità sul mondo contemporaneo, la sua deriva, i suoi mostri.

<Un’operazione senza limiti e senza controllo, per la quale ci concediamo di aspettare una seconda visione per poterne avere un quadro definitivo, cercando di capire dove inserirla nel gigantesco mosaico audiovisivo jarmuschiano.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 9 e 10. Il ritorno di James Gray
 
MICHAEL KOHLHAAS di Arnaud des Pallières
 

Presentato in concorso Michael Kohlhaas del francese Arnaud des Pallières. Il titolo fa riferimento all’omonimo protagonista del film, un venditore di cavalli del sedicesimo secolo, interpretato da Mads Mikkelsen, che conduce un’esistenza semplice e felice insieme alla sua famiglia. Quando la sua vita tranquilla verrà sconvolta da una grave ingiustizia subita, l’uomo sarà deciso a vendicarsi, e formerà un piccolo esercito pronto a combattere per ristabilire i suoi diritti.

Traendo spunto da un romanzo di Heinrich von Kleist del 1811, Michael Kohlhaas risulta ben presto un prodotto piuttosto piatto e scontato nell’andamento narrativo. Il regista vorrebbe forse proporre un contenuto di denuncia sulle umiliazioni subite dai più deboli, ma il suo messaggio si perde ben presto tra le pieghe di una sceneggiatura scritta frettolosamente.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 8. Only God Forgives: la nuova lezione registica di Nicolas Winding Refn

only-god-forgives-posterNon è facile provare a difendere un film come Only God Forgives, soprattutto cercando di spiegarlo a chi non l’ha ancora visto.

Non è facile spiegare perché sia un film, comunque, notevole. Nonostante tutto.
Una trama inesistente, ridotta all’osso, banale, ridondante, telefonata. Una storia di vendetta come tante, ambientata ai giorni nostri a Bangkok.
Eppure non si può smontare frettolosamente una pellicola di questo tipo.

Only God Forgives è un film notturno, glaciale, illuminato unicamente dalle luci al neon (spesso di colore rossastro) dei locali e dai tenui lampioni della metropoli thailandese.
Nicolas Winding Refn si conferma uno dei migliori metteur en scène del cinema europeo contemporaneo: la sua è un’ennesima lezione di regia, di tempi di montaggio, di movimenti rallentati di una macchina da presa sempre alla ricerca di una via di fuga, apparentemente, impossibile per i personaggi in scena.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorni 5-6. Takashi Miike colpisce ancora
 Shield-of-Straw-locandina

SHIELD OF STRAW di Takashi Miike

Takashi Miike ci racconta la crisi: uno dei registi più talentuosi del cinema giapponese contemporaneo porta in concorso Shield of Straw, opera di grande intelligenza e sapienza formale che è anche una riflessione sulle conseguenze dell’attuale disastro economico.
Un uomo promette un miliardo di yen a chi ucciderà Kunihide Kiyomaru, il presunto omicida della sua nipotina. Kyomaru, diventato improvvisamente un bersaglio umano, sceglie di consegnarsi alla polizia di Fukuoka e viene scortato da cinque agenti fino a Tokyo: il viaggio si trasforma in un’odissea piena di colpi di scena in un cui un esercito di potenziali killer farà di tutto pur di intascare la preziosissima taglia.
Il film è tratto da un manga di Kazuhiro Kiuchi e, come molte opere precedenti di Miike, quali Izo (2004) o 13 assassini (2010), mette i suoi protagonisti al centro di una spirale infinita di violenza dalla quale sembra non esserci scampo.
Thriller sociale dal ritmo febbrile, Shield of Straw registra solo un piccolo calo verso la fine, ma senza che questi pregiudichi il risultato finale di un prodotto davvero notevole. Come sempre con Miike, la critica si dividerà, ma si tratta di un’opera destinata a lasciare il segno.
Nel cast troviamo Nanako Matsushima, l’attrice protagonista del cult The Ring di Hideo Nakata (1998) che torna sul grande schermo dopo aver recitato in diverse serie televisive.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 4. Cinema asiatico ancora protagonista, ma c’è anche spazio per Benicio Del Toro

like-father--like-sonLIKE FATHER, LIKE SON di Hirokazu Kore-Eda

Il cinema asiatico ancora protagonista al Festival di Cannes: dopo la buona accoglienza riservata ieri a A Touch of Sin del cinese Jia Zhang-ke, oggi è la volta del toccante Like Father, Like Son, diretto dal giapponese Hirokazu Kore-Eda. Un film sorprendente e che entra già di diritto nella rosa dei favoriti per la vittoria della prestigiosa Palma d’Oro.

La trama ruota attorno a una giovane coppia benestante, con un bambino di sei anni di nome Keita, che vede la propria vita sconvolta da un’improvvisa telefonata: l’ospedale in cui è nato Keita li avverte che c’è stato un involontario scambio di neonati e il loro figlio biologico abita con un’altra famiglia, dal tenore di vita nettamente inferiore.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 3. Il ritorno di Jia Zhang-ke e l’esordio di Valeria Golino
tocco-del-peccato

A TOUCH OF SIN di Jia Zhang-ke

All’interno della competizione principale è da segnalare A Touch of Sin del cinese Jia Zhang-ke.

Una pellicola strutturata in vari episodi, con diversi personaggi che fanno ricorso alla violenza per potersi vendicare delle umiliazioni subite: da un operario deciso a ribellarsi contro i leader del suo villaggio a una receptionist che viene aggredita da un ricco cliente.

Chi ha visto Still Life, il film con cui Jia Zhang-ke ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia 2006, o altri titoli firmati dal regista, rimarrà sorpreso dalla visione di A Touch of Sin, pellicola molto diversa dai suoi lavori precedenti.

Dallo stile sospeso e rarefatto delle sue opere più importanti, il regista è passato a una messa in scena segnata da un ritmo frenetico e da continui cambi di genere. Il tutto sembra essere funzionale alle tematiche affrontate, ma siprattutto ai personaggi messi in scena, uomini che hanno varcato la soglia dello stress contemporaneo raggiungendo, per questo motivo, una sorta di pazzia che sfocerà in violenza.

Anche se non tutte le sequenze siano ben amalgamate tra loro, il disegno d’insieme ritrae con forza angosce e incertezze della Cina contemporanea.

Grazie all’impegno sociale presente nel sottotesto della narrazione, A Touch of Sin potrebbe essere in lizza per alcuni riconoscimenti.

 

 

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 2. Le Bad Girls di Sofia Coppola e François Ozon

THE BLING RING di Sofia Coppola

A tre anni dalla conquista del Leone d’Oro a Venezia con Somewhere, Sofia Coppola sbarca sulla Croisette con il suo quinto film, The Bling Ring.
Ispirata a una storia vera, la pellicola racconta di un gruppo di ragazzi di Los Angeles che hanno compiuto l’impresa di trafugare dalle ville di note star di Hollywood beni per oltre tre milioni di dollari. Tra le vittime illustri dei giovani ladruncoli, pezzi da novanta dello star system come Orlando Bloom, Megan Fox e Paris Hilton.
Il film apre la sezione collaterale Un Certain Regard e potrebbe formare un curioso dittico con Spring Breakers di Harmony Korine (in concorso all’ultima Mostra di Venezia): entrambi sembrano infatti insistere sulla deriva criminale portata dalla cultura pop del mondo giovanile di oggi. In The Bling Ring tornano tutte le ossessioni della Coppola: dalla superficialità del mondo dello spettacolo (e in particolare di Hollywood) all’universo dei teen-ager statunitensi, il cui unico scopo sembra – almeno nella filmografia dell’autrice – quello di andare a caccia della celebrità.
Nonostante una certa ridondanza narrativa, il film ha un buon ritmo: come già in Somewhere, si alternano sequenze particolarmente suggestive (soprattutto verso la conclusione) e altre piuttosto inutili e trascurabili.
Nel cast la più nota è Emma Watson (già Hermione Granger della saga di Harry Potter) che tuttavia non convince del tutto e perde il confronto con le meno famose Katie Chang e Claire Julien. Immancabile il cameo di Kirsten Dunst, amica e attrice feticcio di Sofia Coppola e presente in Il giardino delle vergini suicide e Marie Antoinette.

Leggi tutto

Cannes 66 – Giorno 1. Apre le danze “Il grande Gatsby”

the-great-gatsby-LOCANDINAIl Festival di Cannes 2013 si apre in tono minore: Il grande Gatsby, film d’apertura della kermesse, non ha ripagato le (troppo alte?) aspettative della vigilia. L’opera di Baz Luhrmann è la quarta trasposizione per il grande schermo dell’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald pubblicato nel 1925: la più celebre rimane, almeno fino a oggi, quella diretta da Jack Clayton nel 1974, con protagonisti Robert Redford e Mia Farrow.

Ambientato nella primavera del 1922, il film si apre con l’incontro tra Nick Carraway (Tobey Maguire), un aspirante scrittore del Midwest appena trasferitosi a New York, e Jay Gatsby (Leonardo DiCaprio), un plurimilionario che ama organizzare feste indimenticabili nel suo lussuoso palazzo. L’obiettivo di Gatsby è quello di riconquistare l’amata Daisy (Carey Mulligan), cugina di Nick e moglie di Tom Buchanan, un arrogante donnaiolo di origini nobiliari.
 

Affidandosi al suo stile barocco e postmoderno, l’australiano Baz Luhrmann cerca di far suo il testo di Fitzgerald, mescolando diversi generi e optando per una colonna sonora hip-hop realizzata ad hoc da Jay-Z.
Leggi tutto

POST TENEBRAS LUX di Carlos Reygadas (2012)

Esterno: una bimba corre in mezzo alla natura, inseguendo e inseguita da diversi animali. La luce pian piano si smorza gradualmente, arriva la notte e insieme ad essa un temporale che, soltanto grazie ai suoi lampi, riesce a illuminare la scena.

Interno: una splendida casa in mezzo alla giungla messicana, dove vive una giovane coppia con due figli piccoli. Mentre tutti stanno dormendo, il diavolo entra dalla porta d’ingresso: la sua silhouette rossa cammina tra i corridoi portandosi dietro una valigetta da lavoro, entra nelle varie stanze fino a quando non viene scoperto dal figlio maggiore e se ne va.

L’incipit di Post Tenebras Lux è di quelli che lasciano il segno. Per questo motivo è ancor più un peccato che il resto del film vada oltre la soglia dell’umana sopportazione.

Leggi tutto

Da Lo studente di Praga a Quo vadis?, i migliori film del 1913

Il 1913 è stato un anno particolarmente importante per la storia del cinema: in Europa si realizzò uno straordinario numero di lungometraggi (in Francia, Germania e Italia in particolare) e l’industria Hollywoodiana iniziava a crescere, preparandosi a dominare il mercato con l’avvento della prima guerra mondiale, scoppiata nell’agosto del 1914. Infatti, mentre le produzioni francesi e italiane si sarebbero drammaticamente indebolite a causa del conflitto bellico, il cinema americano divenne sempre più forte occupando quel ruolo di potenza assoluta che avrebbe mantenuto nei decenni successivi.

Esattamente un secolo fa, gli autori esplorarono le possibilità espressive del mezzo cinematografico, realizzando opere particolarmente importanti che oggi sono, per la maggior parte, dimenticate.

Nel mondo di oggi, in cui sono sempre più frequenti e diffuse top 10 e classifiche dei film della stagione in corso (e non solo), vi proponiamo allora una personale classifica retrò dei migliori titoli (proposti in ordine alfabetico) usciti un secolo fa, nel 1913, sperando che possa incuriosire e interessare.

Leggi tutto

HANSEL & GRETEL-CACCIATORI DI STREGHE di Tommy Wirkola (2013)

Da qualche anno nel mondo di Hollywood si è sviluppata la curiosa tendenza di riproporre in chiave “action”, o semplicemente contemporanea, alcune fiabe che più classiche non si può.

Tra gli altri, è toccato ai fratelli Grimm (I fratelli Grimm e l’incantevole strega di Terry Gilliam), a Cappuccetto Rosso (Cappuccetto rosso sangue di Catherine Hardwicke) e perfino a Biancaneve (ben due titoli usciti nel 2012: la più ironica e zuccherosa Biancaneve di Tarsem Singh e quella più dark di Rupert Sanders, Biancaneve e il cacciatore).

In tutti i casi i risultati ai botteghini sono stati discreti (mai eccelsi, bisogna dirlo) ma la qualità artistica ha sempre lasciato molto a desiderare.

Se già una storia complessa, ricca di sfumature e potenzialità narrative di vario genere, come quella di Biancaneve non ha portato, rivisitandola, a chissà quali esiti, cosa sarebbe potuto succedere se una simile operazione fosse stata dedicata ad Hansel & Gretel? Una fiaba meno articolata delle precedenti, che si esaurisce in un piccolo spazio e con pochi personaggi, a cui manca oltretutto un riferimento cinematografico degno di tale nome.

L’inquietante risposta è Hansel & Gretel-Cacciatori di streghe, opera quarta del norvegese Tommy Wirkola, noto soprattutto per il suo horror grottesco Dead Snow del 2009, di cui è previsto un sequel.

La favola dei Grimm si esaurisce, e non potrebbe essere altrimenti, in un incipit in cui i due piccoli fratellini, abbandonati nel bosco dal padre, trovano la casa di Marzapane e la strega cattiva che uccideranno in modi piuttosto anticonvenzionali.

La storia però prosegue: Hansel e Gretel sono cresciuti e sono diventati degli stimati cacciatori di streghe, grazie a un misterioso potere che li rende immuni da incantesimi e maledizioni.

Un giorno il sindaco della città di Augusta li convocherà per liberare le vicinanze da una congrega di fattucchiere, comandate dalla malvagia Muriel, decisa a sacrificare i bambini dei dintorni a un importante raduno di streghe.

Ridondante, se non estenuante, nel suo andamento narrativo, Hansel & Gretel-Cacciatori di streghe è un film che non diverte e non intrattiene, provoca soltanto infiniti sbadigli e continui dubbi sulle motivazioni che hanno portato a realizzare un’operazione di questo tipo.

Se gli effetti speciali sono di pessima fattura (eppure 50 milioni di dollari di budget non sono così pochi), ancora più pacchiani sono i trucchi delle tante streghe in scena, che vanno ben oltre la soglia del pecoreccio.

Nel cast: Jeremy Renner (Hansel) è al suo peggio, Gemma Arterton (Gretel) appare piuttosto spaesata e si salva soltanto Famke Janssen nei panni di Muriel.

Nonostante non abbia certamente fatto faville ai botteghini americani (55 milioni d’incasso), si inizia a parlare di un possibile sequel… e le domande, insieme a risposte che rischiano di essere sempre più inquietanti, continuano.

 

Voto: 1/4

EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderbergh (2013)

Gli ultimi saranno i primi: si può sintetizzare così la (più recente) filmografia di Steven Soderbergh, regista che, da quando ha annunciato l’imminente ritiro dalle scene, sembra essere riuscito a riscattare una carriera a dir poco altalenante.

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Berlino, Effetti collaterali, dovrebbe essere il suo ultimo lavoro per il grande schermo, anche se l’autore di Bubble tornerà al Festival di Cannes con Behind the Candelabra, un progetto pensato per la televisione e prodotto da HBO.

Thriller psicologico di stampo hitchcockiano, Effetti collaterali ruota intorno ai problemi di una giovane coppia newyorkese, Martin (Channing Tatum), da poco uscito dal carcere, ed Emily (Rooney Mara), afflitta da gravi problemi psichiatrici. Incapaci di trovare la giusta cura per la grave depressione della donna, i due si affidano alla sperimentazione, provando un nuovo farmaco suggerito dallo psichiatra Jonathan (Jude Law) che sembra dare grandi benefici a Emily. Ma quando la donna comincia a soffrire di sonnambulismo, la coppia viene travolta dal dramma e anche la vita di Jonathan verrà sconvolta. 

Leggi tutto

Al via il Far East Film Festival 2013!
Articolo già pubblicato su IlSole24Ore con protagonista il Feff 2013, manifestazione che i-FilmsOnline seguiranno integralmente: ogni giorno pubblicheremo recensioni e reportage sui titoli più importanti in concorso a Udine. Non perdete il nostro speciale sul Festival!

 

TheBerlinFileIl cinema asiatico torna in scena a Udine: la provincia friulana è pronta ad alzare il sipario sul Far East Film Festival 2013, un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati dell’estremo oriente, in programma dal 19 al 27 aprile.
Giunto alla sua quindicesima edizione, il FEFF è considerato ormai da diversi anni la principale vetrina europea del cinema popolare asiatico: l’obiettivo degli organizzatori è quello di dare al pubblico italiano (e non solo) la possibilità di ammirare pellicole che difficilmente saranno distribuite nelle nostre sale.
All’interno del concorso verranno proposti 57 film, tutti in anteprima italiana, di dieci paesi diversi, con Giappone e Corea del Sud a far la parte del leone, entrambi con dodici titoli. Come da tradizione, il vincitore verrà decretato tramite il voto degli spettatori della kermesse.

Leggi tutto

TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August (2013)

trenoUn film nato vecchio: si può definire così Treno di notte per Lisbona, ultima fatica del danese Bille August con protagonista Jeremy Irons, presentata fuori concorso all’ultimo Festival di Berlino.

L’attore interpreta Raimund Gregorius, un professore svizzero che conduce un’esistenza monotona e ordinaria. La sua vita cambierà dopo aver salvato una ragazza in procinto di gettarsi in un fiume: grazie a lei conoscerà un libro portoghese che lo convincerà a partire immediatamente per Lisbona, all’insaputa di tutti.

Leggi tutto

TUTTO PARLA DI TE di Alina Marazzi (2012)

Baby if you can see me
Out across this wilderness
There’s just one thing
I was hoping you might guess
Baby you can free me
All in the power of your sweet tenderness

 

Jackson Browne, Your Bright Baby Blues

  

È un film ribelle Tutto parla di te, un’operazione fuori da ogni moda e che si tiene lontana da ogni strada già prestabilita. Un prodotto libero, quasi astratto, che al giorno d’oggi si permette (?) di sperimentare (!), cinematograficamente parlando.

Leggi tutto

THE SESSIONS di Ben Lewin (2012)

Presentato al Torino Film Festival 2012, The Sessions è un film semi-indipendente diretto da Ben Lewin, con protagonisti Helen Hunt e John Hawkes

L’attore interpreta Mark O’Brien, poeta e giornalista colpito dalla poliomielite in tenera e da allora costretto a vivere collegato a un polmone d’acciaio. Compiuti i trentotto anni decide di perdere la verginità affidandosi a una professionista del settore. Seppur non manchino possibili inserti finzionali, il film è tratto dalla vera storia del suo protagonista, che ha deciso di raccontare il suo approccio alla sessualità attraverso l’unica arma della quale non ha mai fatto a meno: la parola scritta.

Leggi tutto

DARK BLOOD di George Sluizer (2013)

Il Festival di Berlino 2013 rievoca il mito del leggendario River Phoenix con un film atteso per quasi vent’anni: Dark Blood. L’attore e musicista statunitense, tragicamente scomparso nel 1993 all’età di ventitré anni in seguito ad un’overdose, arrivato giovanissimo al successo con film come Stand by me – Ricordo di un’estate e Belli e dannati, è il protagonista di questa pellicola avvolta da un’aura quasi mistica.

Dark Blood rimase incompiuto a causa della morte di Phoenix; il regista olandese George Sluizer, dopo aver inizialmente abbandonato il progetto, ha deciso di rimetterci mano, montarlo e presentarlo fuori concorso alla Berlinale.

Leggi tutto

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial