Saint Omer: La Medea naufragata

di Giulia Pugliese

NB: Questo pezzo è risultato vincitore al Concorso per giovani critici dedicato a Marco Valerio al Longtake Film Festival 2023, nella categoria over 30

Io e mia madre abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale, non ci siamo mai capite, la vita adulta ci ha allontanate e il contrasto è diminuito.

Saint Omer è un film che parla di un tabù, l’infanticidio e che cosa significa essere una madre tra due culture, quella africana che vede il ruolo della donna solo come madre e quella occidentale, basata sulla realizzazione lavorativa dell’individuo. È un film su un doppio: la protagonista Rama, una francese di seconda generazione, scrittrice, per il suo libro segue il processo di Laurence Coly, una donna senegalese immigrata in Francia che ha ucciso la figlia di 15 mesi. La donna, per diverse motivazioni si riconosce nell’indiziata. Laurence è pazza, è cattiva, è posseduta?

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Anatomia di una caduta di Justine Triet, la recensione

di Giulia Pugliese

Monica: “Non possiamo sempre capire”. Daniel: ”Ma io devo capire”


Anatomia di una caduta inizia con una caduta di una pallina da una scala, poi si passa a una scena che, anche se non sappiamo nulla dei personaggi, ci sembra molto chiara e che poi ci verrà spiegata e scardinata diverse volte. Il film si basa sulla ricostruzione del suicidio/omicidio del marito di Sandra (l’incredibile Sandra Huller), Samuel (Samuel Theis), ma con il termine caduta ci si riferisce anche alle cadute metaforiche dei personaggi: una moglie insoddisfatta del rapporto con il marito, un marito che cova rancore per il successo della moglie e un senso di colpa nei confronti della disabilità del figlio.

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Kafka a Teheran di Ali Asgari e Alireza Khatami, la recensione

“Il Grande Fratello ti osserva” 1984 di George Orwell


Siamo abituati a pensare al male come qualcosa di eclatante, eccesivo, come un boato senza fine, una tortura continua e un dolore che non lascia spazio a niente, ed è proprio così. Ma se invece fosse un picchiettio, un sussurro, una goccia e qualcosa che striscia intorno a noi, che è sempre presente?

Kafka a Teheran nasce da una tesi chiara: cosa vuol dire vivere in un regime adesso, nel presente, dove comunque sappiamo cosa succede all’esterno, dove gli echi da altri Paesi ci arrivano? Il film vuole farci vivere una quotidianità, vuole farci scoprire gli aspetti più assurdi, a tratti ridicoli, vessatori, kafkiani e senza senso del regime islamico iraniano, senza però sminuire il dolore delle persone. Il regime e chi lo perpetua sono ridicoli, il popolo e chi lo subisce non lo sono mai, per questo chi lo perpetua non merita neanche di essere visto mentre chi lo subisce non solo deve essere visto, ma sentito, investigato ed mpatizzato. Il film è il tentativo riuscito di far sentire a chi non vive in Iran cosa prova il popolo iraniano.

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The Killer di David Fincher, la recensione

“When you say “it’s gonna happen now”. Well when exactly do you mean?” “How Soon is Now”

The Smiths

The Killer era un film che destava parecchia curiosità: per il connubio David Fincher e Michael Fassbender e per il ritorno di Fincher al thriller, genere che lo ha reso famoso e di cui prende gli archetipi per trasformarli in altro.

Il film parla di un sicario che non sbaglia mai. Fincher riesce a mettere in scena un film dove il narrato e il come viene narrato vanno di pari passo. Un protagonista altamente meticoloso, preciso, metodico, per un film dove nulla viene lasciato al caso, ma dove comunque il fato entra.

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Hors-saison di Stéphane Brizé, la recensione

“Mi spaventa il futuro perché non so pensare che cosa ne sarà di me” Un altro mondo (2022)

Carrellate su file di case anonime, scogliere grigie, alberghi con arredamenti kitsch e mare che si staglia verso l’orizzonte. Il nuovo film di Stéphane Brizé è fatto di elementi semplici e comuni, quasi noiosi, ma in cui tutti ci riconosciamo. Uno strato di malinconia come se fosse polvere avvolge tutto il film. Un uomo che non ha la forza di reinventarsi e una donna che non sa ammettere con se stessa che poteva avere di più. Mathieu, attore famoso, si nasconde dopo un insuccesso lavorativo, durante la bassa stagione, in un resort in una piccola città della Francia, dove il tempo sembra fermo e le giornate sembrano tutte uguali. Nel culmine della sua frustrazione, noia e smarrimento per il futuro, ritrova la sua vecchia fiamma Alice che abita lì.

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Io Capitano di Matteo Garrone, la recensione

“Io non voglio essere un burattino, voglio diventare un bambino come tutti gli altri” Pinocchio (2019)

A Venezia 80 ci sono stati ben due film della sezione ufficiale del Concorso che parlano di immigrazione, questo dà il polso di quanto sia una tematica attuale. Due film che hanno tratto il tema in maniera diversa, che lo guardano da due prospettive diverse e che parlano di due luoghi geografici diversi: l’Est Europa (la cosiddetta “rotta balcanica”) e l’Africa (le rotte orientali che attraversano il Sahara, la Libia e il Mediterraneo). La volontà di Io Capitano, non è quella di fare un indagine a tutto tondo sul fenomeno come fa Green Border, ma raccontare una storia, che lo stesso Garrone ha sentito raccontata dal protagonista in un centro per minori stranieri non accompagnati vicino Caserta, un ragazzino che a soli 15 anni aveva pilotato la nave che l’aveva portato da Tripoli all’Italia perché costretto dai trafficanti, nonostante lui non sapesse nuotare e non avesse mai visto il mare, ed era riuscito nell’intento di arrivare in Italia, senza nessun morto o che la nave affondasse.

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Green Border di Agnieszka Holland

di Giulia Pugliese

Non morirai, devi essere convinto che tu stai bene e non morirai!” The Secret Garden

Agnieszka Holland è una regista che sempre voluto raccontare la storia con un occhio atipico, a volte la Storia passata come in Europa Europa (1990) e Raccolto amaro (1985) o la Storia che scorre proprio sotto i nostri occhi A Woman Alone (1956), facendolo in maniera molto cruda e mai voltandosi dall’altra parte. In Green Border, la regista ci vuole proprio parlare di questa Storia che ci scorre vicino, senza che noi ce ne accorgiamo.

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Priscilla di Sofia Coppola, la recensione

“Il mio posto è qui affianco al Re…” Marie Antoniette (2006)

A 20 anni dall’arrivo in sala di Lost in Traslation e dopo il molto sottotono On the Rocks del 2020, Sofia Coppola torna a Venezia con una storia al femminile sull’ex moglie di Elvis Presley: Priscilla.
Il film, che prende spunto dal libro Elvis and Me scritto dalla stessa Priscilla, più che narrare di lei parla soprattutto della sua relazione con il re del rock, seguendo in maniera pedissequa tutti i momenti salienti della loro relazione: il loro incontro, il trasferimento di Priscilla a Graceland, il matrimonio e la nascita della loro figlia, Lisa Marie. Ma anche gli aspetti più turbolenti: le litigate, l’abuso di pillole e i tradimenti. Il film si inoltra così tanto nella loro relazione per finire a parlare anche della loro vita sessuale in maniera morbosa e di cattivo gusto.

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El Conde di Pablo Larraín, la recensione

“Anibal: yo soy asì. Estoy sempre piensando si la cosas estan bien o estan mal. Y por supuesto, siempre opto por el bien” Ema: ”Bueno, entonces hay un problema porque yo soy el MAL” Ema (2019)

Nel mondo che ci presenta Pablo Larraín, il bene ha già perso. È un mondo dove la brama di potere, la crudeltà, la stupidità e la perversione imperversano. Il film inizia in un mondo in bianco e nero dai colori seppia (lo stesso tono usato dal regista per un video musicale del 2013 del gruppo “Eletrodomesticos” della canzone “Detras del Alma”), la scelta è azzeccata perché ci da l’idea di vecchio come il personaggio che lo abita: Augusto Pinochet vampiro. Il generale è un uomo stanco della vita dopo ben 250 anni ad aiutare i peggiori genocidi e le dittature più sanguinolente e a compiere i crimini più efferati. Il vecchio vampiro si sta affamando per morire e arriva la sua famiglia al suo capezzale creando momenti esilaranti.

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