COBRA KAI, la recensione

Cobra Kai: recensione della serie TV Netflix - Cinematographe.it

In questi anni abbiamo assistito a diversi tentativi di riprendere saghe del passato per farne reboot o remake, spesso con risultati alquanto discutibili. In particolare il mondo del cinema e delle serie tv, seppur sfornando sempre nuove idee e nuovi talenti, nei suoi momenti di maggiore difficoltà ha deciso di raccogliere a piene mani dall’immaginario passato per riportare sul grande e il piccolo schermo cult che con gli anni sono entrati indelebilmente nella memoria degli spettatori, pescando nell’oceano di ricordi provenienti principalmente dagli anni Ottanta. Chi scrive si è appassionato alla settima arte partendo, soprattutto per questioni anagrafiche, proprio grazie a tali lungometraggi, per questo forse non vede sempre di buon occhio il rimescolare e il miscelare personaggi e storie che considera in parte un pezzo della propria infanzia. Di fronte alla serie tv Cobra Kai però gli ideatori Josh Heald, Hayden Schlossberg e Jon Hurwitz sono riusciti a ricreare in maniera eccellente parte delle atmosfere che aleggiavano intorno alla saga di Karate Kid rendendo nel contempo l’operazione fruibile anche per le nuove generazioni che si affacciano per la prima volta a tale mondo, senza scadere semplicemente in una campagna nostalgica ma sviluppando trama e caratteri in modo intelligente e mai banale.

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IL CALENDARIO DI SETTEMBRE 2019

film-settembre

Dopo mesi estivi piuttosto fortunati, soprattutto grazie agli incassi de Il re leone, la stagione cinetografica entra nel vivo con i tantissimi film in uscita a settembre. Tra i più attesi, certamente Martin Eden con Luca Marinelli, il secondo capitolo di It, C’era una volta… a Hollywood di Quentin Tarantino e Ad Astra con Brad Pitt. Eccovi il calendario completo.

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MORTO STALIN SE NE FA UN ALTRO di Armando Iannucci (2017)

 

Nei suoi ultimi anni di vita Stalin era psicopatico, PSI-CO-PA-TI-CO, te lo dico io. Un pazzo sul trono. Riesci ad immaginarlo?” Così Nikita Krushev descriveva il suo antico padre politico, una volta che questi aveva tolto il disturbo da un pezzo. E attinente a questa immagine è il ritratto intriso di humor nero che il regista scozzese Armando  Iannucci dà del dittatore sovietico, immortalato (è il caso di dirlo) negli ultimissimi giorni della sua vita. Presentata in concorso al 35° TFF, Morto Stalin se ne fa un altro (macchinoso e inutilmente ammiccante il titolo italiano che sostituisce un ben più sobrio The Death of Stalin) è una black comedy in stile British (si tratta di una produzione franco-britannica) che non manca però di affondare stoccate dolenti sui drammi causati dalla dittatura sovietica e che trova in questa alternanza di registri, oltre che in un cast in ottima forma, il suo punto di forza.

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Un brindisi di sangue: festeggiamo i 25 anni del Dracula di Francis Ford Coppola

 

Io vi condanno alla eterna fame di vitale sangue e alla vivente morte

Dracula

Quando Francis Ford Coppola decise di riportare sullo schermo il più celebre vampiro della storia in una mega-produzione fatta di costumi sfarzosi (premiati con un Oscar), scenografie spettacolari e un cast stellare, non molti a Hollywood sembravano dargli credito. Il regista era conosciuto per i suoi problemi e ritardi in produzione (dopo la tragedia di Apocalpyse Now e le vicessitudini dei Padrini) e lo script era violento, sanguinoso, erotico, più adatto a un double feature di mezzanotte che a un blockbuster.

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Mostri che ridono: i clown più inquietanti della storia del cinema

 

La cosa che in questo mondo può essere più orrida è la gioia

                                                                       Victor Hugo, L’uomo che ride

L’uscita del nuovo IT al cinema fa rivivere nei trentenni di oggi (compresa chi scrive) uno dei traumi infantili più terrificanti: la paura dei clown, quei personaggi colorati e rassicuranti che dovrebbero divertire i bambini e che il genio folle di Stephen King, con il suo Pennywise, ha trasformato per sempre in figure demoniache. Esiste addirittura un termine scientifico, coulrofobia, per definire un irrazionale terrore dei pagliacci, fenomeno che King intercettò per creare il protagonista del suo romanzo, ispirato in parte a Roland Mc Donald e alle gesta orribili di John Wayn Gacy, un serial killer americano che nel tempo libero animava le feste travestito da Pogo il Clown. Ma ben prima di Pennywise altri pagliacci hanno fatto rabbrividire gli schermi e ciascuno di loro ha portato sensazioni inquietanti, nascoste dietro la fissità impenetrabile del cerone, chi per crudeltà, chi per un tragico destino. Riscopriamo insieme alcuni tra i clown più disturbanti della storia del cinema.

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Il poeta che raccontava mostri: addio a George A. Romero

Romero 6

 

I’ve always felt that the real horror is next door to us, that the scariest monsters are our neighbors.

George A. Romero

Sono i colletti bianchi, l’ossessione capitalista, le folle che si ammassano nei centri commerciali alla ricerca compulsiva di merce, magari in saldo, i mostri dei nostri tempi. Ce l’ha insegnato George Andrew Romero, newyorkese di padre cubano, maestro dell’orrore e della riflessione sociale.

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Un caffè nero bollente lungo 25 anni. Il ritorno di Twin Peaks

 

Ci rivedremo tra venticinque anni

Laura Palmer

La promessa di David Lynch sta finalmente diventando realtà. Venticinque anni dopo le parole pronunciate da Laura Palmer nella Loggia Nera, la serie più inquietante e amata di sempre sta per tornare con una terza stagione che, si spera, risponderà a molte delle domande lasciate aperte dall’episodio finale del 1991. Ci eravamo lasciati con il terrificante ghigno dell’agente Dale Cooper (Kyle MacLachlan) che ritrova nello specchio della sua camera d’albergo il volto di BOB (Frank Silva): cosa ne è stato dello stralunato agente dell’FBI da lì in poi? La possessione l’avrà portato a commettere stupri e omicidi? Maddy Ferguson (Sheryl Lee) era veramente la cugina di Laura Palmer o un suo doppelgänger? Cosa succede nella Loggia Nera? Vedremo finalmente il volto di Diane?

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Un tuffo nel futuro passato: Ritorno al futuro musicato dal vivo all’Auditorium di Milano

 

 

Futuro… è lì che stai andando?

Imperdibile appuntamento per i nostalgici del grande intrattenimento hollywoodiano anni ‘80, ma anche gloriosa occasione di colmare un gap generazionale condividendo un cult assoluto tra genitori e figli, la proiezione di Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis (1985) all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo è stato uno degli eventi di punta di questa stagione. Due serate dedicate alla prima avventura di “Doc” Brown e Marty Mc Fly con l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da Jessica Cottis che ha ridato nuova vita alle splendide musiche di Alan Silvestri.

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10 anni di Boris – La fuoriserie “troppo italiana” che ha cambiato il modo di vedere la tv

“Apri tutto, smarmella”, “a cazzo de cane”, “qualità o morte”: quando una serie funziona, i suoi modi di dire, i neologismi, i lessemi ricorrenti diventano tormentoni anche nella vita quotidiana. Ed è difficile che un addetto ai lavori non sorrida quando un collega gli chiede di aprire tutto: ma il bello di Boris è che, pur essendo una satira della fiction televisiva italiana e dei perversi meccanismi che vi si celano dietro, è riuscita con le sue tre stagioni a fare breccia in un pubblico molto più vasto.

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LOGAN di James Mangold (2017)
 
What I have become, my sweetest friend,
Everyone I know goes away, in the end,
And you could have it all,
My empire of dirt,
I will let you down,
I will make you hurt

Johnny Cash

Un animale ferito si ritira a leccarsi finché non guarisce e cova rancore in attesa di vendicarsi: la sua ferocia sarà allora più implacabile. Ma un animale ferito e vecchio diventa una nullità, inutile al branco e a se stesso: non gli resta che scomparire al mondo e aspettare di morire. A meno che un’ultima scintilla del riflesso di ciò che è stato non si accenda nei suoi occhi ormai velati e gli restituisca la volontà di lottare e di vivere. Decimo film della saga dedicata agli X-Men, Logan è una dolorosa elegia sul tramonto dell’occidente eroico, sulla fine del sogno (cinematografico e non) che ha il sapore di un cattivo bourbon buttato giù per lavare il sangue dopo una rissa nel deserto. Un Western 2.0 sul crinale della decadenza, tra le luci abbaglianti e aride dell’America più malata, ai confini con il Messico, circondato da un paesaggio di carcasse metalliche e umane che emana sentore di necrosi.

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LA MIA VITA DA ZUCCHINA di Claude Barras (2016)

La mia vita da zucchina - Uppa

Una delle penne contemporanee più delicate e sensibili nel trattare i problemi del passaggio tra infanzia e adolescenza e il difficile rapporto con il mondo esterno è sicuramente quella della francese Céline Sciamma, apprezzata regista di opere vibranti come Tomboy (2011) e Diamante nero (2014). La Sciamma si conferma un’autrice di grande spessore anche lontana dal territorio sicuro della live-action, chiamata a sceneggiare un piccolo gioiello di animazione come La mia vita da Zucchina, realizzato con la tecnica della claymation (animazione stop-motion applicata a pupazzetti di plastilina). Icar, detto Zucchina (in francese Courgette) vive con la madre, depressa e alcolizzata dopo l’abbandono paterno. Nel tentativo di difendersi dall’ennesimo accesso violento della donna, il ragazzino provoca un incidente che la uccide: portato in una casa-famiglia insieme ad altri bambini problematici, Icar troverà finalmente quel calore umano che da sempre gli era stato negato.

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Torino Film Festival 2016: ANTIPORNO di Sion Sono

 

Abituarsi al cinema di Sion Sono è impossibile, anche se è lecito aspettarsi incursioni folli e violente in un’esplorazione dei recessi più terrificanti dell’animo umano dove si annidano le pulsioni più luride e animalesche. Continuando il gioco metacinematografico già proposto nel chiassoso e divertentissimo Why Don’t You Play in Hell? (2013) il visionario regista costruisce un colorato gioco di scatole cinesi declinato al femminile, riflettendo in Antiporno, presentato nella sezione After Hours del 34esimo Torino Film Festival, su arte, corpo e società senza lasciare un attimo di respiro.

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LA FAMIGLIA FANG di Jason Bateman (2015)

 

Ci sono milioni di banali genitori al mondo che riversano le proprie ambizioni frustrate sui figli, pretendendo che realizzino quei sogni perduti di diventare calciatore o ballerina. E poi ci sono i Fang, che trasformano la propria famiglia in un’installazione artistica a tempo pieno, causando profondi traumi e disagio nei propri discendenti.

Seconda prova alla regia per l’attore Jason Bateman (dopo Bad Words del 2013, inedito in Italia), La famiglia Fang è un ritratto più amaro che dolce su una disfunzionalità familiare fuori dal comune ma non meno dannosa: spinti dalla forza creativa e distruttrice a un tempo del padre-padrone Caleb (un sardonico e cinico Christopher Walken), i fratelli Baxter (Jason Bateman da adulto) e Annie (Nicole Kidman da adulta) hanno trascorso l’infanzia e l’adolescenza a fingere di essere qualcun altro, improvvisando sorte di candid-camera pubbliche, filmate per il beneficio dei posteri. Una giovinezza sicuramente atipica ma anche anaffettiva, schiacciati da una figura paterna egocentrica totalmente concentrata sulla propria balzana carriera e ignorati sostanzialmente da una madre (Maryann Plunket) troppo succube del marito narcisista per poter dire la propria. Una volta cresciuti, Annie e Baxter si troveranno a confrontarsi con lo scomodo modello familiare, riconoscendo nella egoistica follia del padre la causa dei propri disagi e ritrovandosi, nuovamente, a far fronte agli esperimenti artistici dei genitori.

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THE ZERO THEOREM di Terry Gilliam (2013)

 

È da un po’ di tempo che Terry Gilliam va cercando “il senso della vita”. Perché viviamo? Dove andiamo? Qual e’ il nostro significato? Il visionario autore britannico torna a chiederselo con una sfavillante riflessione, che contiene molto della nostra contemporaneità emozionalmente bloccata, ma allo stesso tempo rivolge all’umanità uno sguardo dal respiro universale.

The Zero Theorem arriva nelle sale italiane con incredibile ritardo, a ben tre anni dalla presentazione alla Mostra del cinema di Venezia, e racconta, tra sorci e scorci di pura poesia, scintille dal gusto circense tanto caro a Gilliam, angosce esistenziali e sublime ironia, il male di vivere di Qoen Leth, misantropo, terrorizzato dal contatto con l’esterno e intrappolato in un eterno dialogo con se stesso, in un’oscura cattedrale che gli fa da casa.

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Al via il 26° FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO, D’ASIA E AMERICA LATINA, a Milano dal 4 al 10 aprile

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Giunge alla 26esima edizione il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, che dal 4 al 10 aprile 2016 porta a Milano  nuovi  linguaggi espressivi, cinematografici e non, provenienti da questi tre continenti. L’edizione di quest’anno sintetizza la sua proposta culturale nel claim “Designing Futures” e si apre nell’ambito della XXI TRIENNALE, inaugurando nella sala del Teatro dell’Arte, con la proiezione in anteprima italiana dell’ultimo film di Takeshi Kitano, Ryuzo and the Seven Henchmen (Ryuzo e i sette compari).

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IL VIAGGIO DI NORM di Trevor Wall (2016)

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Norm, orso polare parlante che vive nell’Artide, è costretto a viaggiare fino a New York per salvare la sua terra dai progetti edilizi dell’uomo.

 

Il viaggio di Norm (Norm of the North) è un film d’animazione del’esordiente Trevor Wall. Prodotto destinato inequivocabilmente ai bambini, affronta comunque dei temi abbastanza complicati, quali il concetto di marketing e il salvataggio dell’ecosistema. Da un lato si nota la presenza di battute e dialoghi adatti a un pubblico molto giovane, a differenza di molti altri film d’animazione che sono più appropriati agli spettatori adulti. Dall’altro, invece, si mira a sensibilizzare il pubblico con nozioni importanti, come il fatto che l’uomo sia la prima causa di distruzione ambientale, con i suoi edifici e le sue tecnologie.

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THE EICHMANN SHOW – IL PROCESSO DEL SECOLO di Paul Andrew Williams (2015)

 

Guardando The Eichmann Show – Il processo del secolo e pensando alla visibilità data oggi ad ogni tipo di fatto giudiziario, quasi si viene colti dalle vertigini. Possibile che in cinquant’anni il modo di approcciarsi alla spettacolarizzazione della cronaca sia così drasticamente cambiato? E ancora, è possibile che all’aumentare della visibilità ci sia un crollo dell’empatia negli spettatori? Di certo non era così nel 1961, quando la trasmissione globale del processo ad Adolf Eichmann segnò un momento fondamentale nella storia della televisione e nella coscienza di ognuno.

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Orrore sotto la Mole. Visioni dalla sezione After Hours al TFF33

 

Da molti anni, il Torino Film Festival è un punto di riferimento per gli appassionati dell’horror che trovano nella sempre ricca sezione After Hours pane per i loro denti affamati. Orrore sotto la Mole. 

Due delle visioni che hanno animato l’inedita Notte Horror (un sabato sera interamente dedicato al genere con una maratona di tre film al Cinema Massimo) sono state tra le pellicole più disturbanti dell’intera manifestazione: l’esordio alla regia di Oz Perkins e il secondo feature dell’australiano Sean Byrne, già conosciuto per il torture The Loved Ones (2009).

FEBRUARY di Oz Perkins (2015)

Un collegio femminile si svuota letteralmente prima delle vacanze di febbraio: rimangono solo la seducente Rose (Lucy Boynton), che ha mentito ai genitori sull’inizio della pausa per poter vedere un ragazzo, e la matricola Kat (Kiernan Shipka), apparentemente abbandonata dalla famiglia. Lungo la strada, una coppia di mezza età dà un passaggio all’emaciata Joan (Emma Roberts), una ragazza con più di un problema da nascondere: le loro vicende e quelle delle collegiali sono strettamente intrecciate, anche se nessuno ancora lo sa.

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TORINO FILM FESTIVAL 33: svelato il programma

torino film festival 33

Tanto cinema per tutti i gusti. Ecco come si presenta il 33° Torino Film Festival, che sarà in atto nel capoluogo piemontese, dal 20 al 28 novembre, e che propone film per tutti i palati. Cominciando dai numeri, quest’anno il Torino Film Festival porta in rassegna ben 158 lungometraggi, 15 mediometraggi e 32 cortometraggi, tra cui vi sono 47 lungometraggi consistenti in prime e seconde opere, 50 anteprime mondiali, 20 anteprime internazionali, 8 anteprime europee e 71 anteprime italiane. Tutti selezionati tra oltre 4000 titoli.

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Venezia 72: 11 MINUTI di Jerzy Skolimowski (2015)

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A 77 anni compiuti, Jerzy Skolimowski si dimostra ancora essere un grande maestro di cinema firmando una pellicola che è al tempo stesso sia una lezione di stile che una lente d’ingrandimento per leggere in maniera approfondita la realtà contemporanea che ci circonda. Raccontando l’intrecciarsi di innumerevoli storie nell’arco temporale dei solo 11 minuti del titolo, il cineasta polacco costruisce una pellicola densissima, tesa e visivamente ineccepibile: un vortice forsennato e scalmanato in cui sarà impossibile non apprezzarne la tecnica minuziosa e calzante.

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BIG EYES di Tim Burton (2014)

big eyes locandinaOgni volta che al cinema arriva un film di Tim Burton è grande attesa: l’arruffato cineasta di Burbank, detentore di uno straordinario e personalissimo tocco, ha il merito di riuscire a rendere speciali e inequivocabilmente “burtoniane” anche le sue pellicole meno riuscite, regalando sempre gradevoli visioni.

Non fa eccezione il pur discontinuo Big Eyes, incredibile ma vera storia della pittrice Margaret Keane (Amy Adams), autrice di una famosa serie di bambini ritratti con occhi enormi, frodata della propria opera dall’istrionico marito Walter (Christoph Waltz), artista fallito, che si prese meriti, onori e gloria al suo posto.

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IL CALENDARIO DI GENNAIO 2015

Big Eyes-locandinaAnno nuovo, film nuovi: è un gennaio denso di uscite interessanti quello che sta per iniziare. A partire da Big Eyes, ritorno del mitico Tim Burton nonché film più atteso dalla nostra redazione. Ma usciranno anche la nuova pellicola di Clint Eastwood, American Sniper, Turner di Mike Leigh e gli esordi in cabina di regia di Angelina Jolie (Unbroken) e Russel Crowe (The Water Diviner). E ancora: dai biopic The Imitation Game e La teoria del tutto (rispettivamente su Alan Turing e Stephen Hawking) al nuovo kolossal di Ridley Scott Exodus: Re e Dei, da Hungry Hearts di Saverio Costanzo all’opera prima di Maccio Capatonda, Italiano Medio.

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Child of God: da McCarthy a James Franco

 Con Child of God, James Franco ha dato dimostrazione della sua bravura, riuscendo a imprimere la sua firma cinematografica. Il regista conferma di saper girare film rischiosi (oltre alle altre infinite attività che svolge nel mentre, come studiare, insegnare, vedere pellicole e criticarle, sceneggiare, recitare, e probabilmente anche respirare), non tanto per la trasposizione di alcuni libri sul grande schermo, ma più per l’argomento in essi trattato. Child of God si basa sull’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, e per chi lo avesse letto, ci si rende subito conto di quanto questo romanzo sia un sfida da affrontare.

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HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE I di Francis Lawrence (2014)

 Ho un mio personale termometro per “misurare” i film più carichi di emozioni: i brividi lungo la schiena. Il fisico reagisce prima ancora che il cervello acquisisca consapevolezza. Di fronte ad Hunger Games – Il canto della rivolta, prima parte del gran finale cinematografico tratto dalla trilogia distopica di Suzanne Collins (la seconda parte uscirà a novembre 2015), i brividi sono stati numerosi e la visione un’autentica sorpresa. Chi scrive è sinceramente poco convinto dei primi due capitoli (Hunger Games e La ragazza di fuoco), che ha trovato deboli, poco originali e in parte già visti, ma ha dovuto ricredersi di fronte a Il canto della rivolta – Parte I: il film di Francis Lawrence ora mostra i denti e ha messo su i muscoli, pronto a fare bella mostra di sé in un film ponderato, maturo e denso di emozioni.

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LO SCIACALLO di Dan Gilroy (2014)

sciacallo lo posterInteressante esordio alla regia del californiano Dan Gilroy, Lo sciacallo, nonostante qualche pecca, porta avanti una riflessione piuttosto originale su un tema che riguarda da vicino la società 2.0, fatta di immediatezza dell’informazione e di mancanza di filtri nel mostrare ciò che accade così com’è, nei suoi dettagli più crudi.

Jake Gyllenhall è il centro pulsante del film: il suo personaggio è nell’insieme tenero e folle, agghiacciante e disperato, spietato e fragile al contempo. Dimagrito di 10 chili per entrare nella parte, Gyllenhall fa suo il protagonista, incarnandone nevrosi e compulsioni: addirittura arrivando a ferirsi una mano mentre girava una sequenza particolarmente intensa. Un esempio di possessione alla Strasberg che arricchisce la pellicola.  

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14 e 15 novembre: il terzo atto del SOUQ Film Festival

Souq

Ritorna il concorso organizzato dal Centro Studi SOUQ della Casa della carità

con il Piccolo Teatro e il Consiglio di Zona 1 di Milano.

Due giorni di proiezioni gratuite con corti provenienti da tutto il mondo

e una serata speciale dedicata al documentario “Io sto con la sposa”.

14 novembre (dalle ore 16.30) e 15 novembre 2014 (dalle ore 14.30)

Chiostro del Piccolo Teatro Grassi – Via Rovello, 2 Milano
Ingresso
Gratuitowww.souqfilmfestival.net

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SMILE, la docu-serie crossmediale che racconta le dipendenze dei giovani: intervista al regista Davide Tosco

Abbiamo intervistato Davide Tosco, autore, regista e produttore della web serie e del docu-drama SMILE, un innovativo progetto crossmediale composto da un docu-drama di 50 minuti (andato in onda su Raitre il 3 settembre 2014) e una web serie di 10 puntate. Un’idea interessante, che spicca nel panorama stantio della tv contemporanea, per la forma ma anche per il contenuto, che si pone come obiettivo di rappresentare i giovani alle prese con le dipendenze, le loro motivazioni, i loro drammi.

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Bjork nelle sale The Space

biophiia-Bjork-copertinaAd anni di distanza dal suo ultimo lavoro, Björk  torna con uno dei progetti musicali più originali degli ultimi anni:  BJÖRK: BIOPHILIA LIVE, straordinario e visionario documentario che The Space Cinema porterà in esclusiva sui grandi schermi il 23 ottobre.

Presentato al Tribeca Film Festival e considerato dalla critica “stupefacente”, BIOPHILIA LIVE è stato definito “uno spettacolo accattivante di un’artista in continua evoluzione”. Registrazione live della performance realizzata nel 2013 all’Alexandra Palace di Londra, il film guida lo spettatore in un viaggio multidimensionale che ripercorre le dieci tracce dell’ottavo disco di Björk pubblicato nel 2011.

 

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CLASS ENEMY di Rok Biček (2013)

class-enemy-locandinaDopo il grande successo ottenuto alla Mostra del Cinema di Venezia 2013, arriva finalmente nelle sale italiane (a più di un anno di distanza dalla premiere lagunare) Class Enemy, notevolissimo esordio del ventottenne sloveno Rok Biček.

Il regista costruisce sapientemente un thriller claustrofobico, ambientato quasi esclusivamente all’interno dell’edificio scolastico che diventa una sorta di bunker psicologico dove due distinte fazioni si scontrano senza esclusioni di colpi. Ma la scuola è anche il luogo dove ognuno è portato a dare il peggio di sé (insegnanti e alunni, certamente, ma anche i genitori distratti, superficiali e fin troppo indulgenti) e finisce per diventare metafora di una latente e esiziale contraddizione.

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Cosa sanno i Festival che noi non sappiamo?

 Nel corso dello splendido documentario From Caligari to Hitler, tratto dal libro di Siegfried Kracauer, la voce off ci pone la medesima domanda per almeno tre volte: cosa sa il cinema che noi non sappiamo? Nel 2014 esiste qualcosa che il medium cinematografico può ancora insegnarci? Traslando il quesito, ci pare lecito allargare il discorso ai Festival, che nascono spesso dal basso con budget ridottissimi e dei quali a volte si fatica a comprendere la funzione.

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SI ALZA IL VENTO di Hayao Miyazaki (2013)

La carriera del maestro di animazione giapponese Hayao Miyazaki si chiude con Si alza il vento, visto in concorso nel 2013 alla 70 Mostra del Cinema di Venezia.

Per il suo addio alle scene Miyazaki decide di abbandonare il registro magico legato alla mitologia giapponese, quello di Totoro, Ponyo sulla scoglierae La città incantata (i suoi titoli migliori) per dare sfogo a due tematiche, comunque ricorrenti nella sua filmografia, a lui particolarmente care: la tragedia della guerra, sullo sfondo, e l’amore spassionato per la tecnologia.

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La guerra di Shin’ya. Intervista a Tsukamoto

  Dopo il bel Kotoko, presentato nella sezione Orizzonti a Venezia 68, il regista giapponese Shin’ya Tsukamoto è tornato al Lido, questa volta in concorso, con Fires on the Plain (in originale, Nobi). Tratto dall’omonimo romanzo di Shohei Ooka, che già ispirò una pellicola di Kon Ichikawa (Fuochi nella pianura, 1959), è il primo film di guerra per il regista di Tetsuo e racconta di un plotone di soldati giapponesi dispersi nella giungla filippina. Lo abbiamo incontrato per parlare di questa svolta artistica nella sua carriera.

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Venezia71: ANIME NERE di Francesco Munzi

anime nere posterArriva l’Italia in concorso al Lido con Anime Nere di Francesco Munzi, distribuito da quella Good Films che si sta dimostrando tanto lungimirante nella distribuzione internazionale (dobbiamo a loro Dallas Buyers Club e Nymphomaniac).

Dal regista di Saimir e Il resto della notte, un’opera oscura, tratta dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, girata coraggiosamente (per la maggior parte) nel covo della ‘ndrangheta, l’Aspromonte. Una gestazione difficile, soprattutto per la pericolosità delle location scelte, tant’è che Munzi è il primo regista ad aver mai girato ad Africo (provincia di Reggio Calabria) e senza poter godere di una “protezione mediatica” di cui possono aver beneficiato altri suoi predecessori.

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ANIME NERE di Francesco Munzi (2014)

anime nere posterArriva direttamente dal concorso dell’ultima Mostra di Venezia Anime Nere di Francesco Munzi, distribuito da quella Good Films che si sta dimostrando tanto lungimirante nella distribuzione internazionale (dobbiamo a loro Dallas Buyers Club e Nymphomaniac).

Dal regista di Saimir e Il resto della notte, un’opera oscura, tratta dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, girata coraggiosamente (per la maggior parte) nel covo della ‘ndrangheta, l’Aspromonte. Una gestazione difficile, soprattutto per la pericolosità delle location scelte, tant’è che Munzi è il primo regista ad aver mai girato ad Africo (provincia di Reggio Calabria) e senza poter godere di una “protezione mediatica” di cui possono aver beneficiato altri suoi predecessori.

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JERSEY BOYS di Clint Eastwood (2014)

jerseyboysCon il biopic Eastwood è sempre andato piuttosto d’accordo e non occorre dire del suo rapporto privilegiato con la musica: tuttavia alla notizia che il vecchio leone di Hollywood si sarebbe cimentato in una versione cinematografica del celeberrimo musical Jersey Boys, da più parti si è storto il naso. La materia piuttosto frivola rispetto alle tematiche solitamente trattate da Eastwood e il fatto che inizialmente il progetto avrebbe dovuto essere affidato a quel gigione di Jon Le Favreau facevano pensare a un grosso rischio. E in effetti il risultato finale è piuttosto deludente, anche se meno di quanto si sarebbe potuto pensare.

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INCOMPRESA di Asia Argento (2014)

Incompresa  PosterRitratto semiautobiografico, Incompresa è l’opera terza di Asia Argento e senz’altro il risultato più compiuto della sua filmografia da regista dopo le sperimentazioni interessanti ma acerbe de L’assenzio (2001) e Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2004).

Protagonista di Incompresa è Aria (alter ego dell’Argento), interpretata dall’ottima Giulia Salerno, una bambina di nove anni rimpallata costantemente da due improbabili genitori prossimi alla separazione, artisti falliti ed egoisti (Charlotte Gainsbourg e Gabriel Garko), entrambi con una figlia avuta da precedenti matrimoni.

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La morte (della critica) corre sul fiume (dei social)

 I social network, questi sconosciuti. La loro venuta nel mondo cinefilo ha contribuito a oscurare in poco tempo il fermento sano e stimolante dei blog, dove lo scambio e la polemica si alimentavano incessantemente, dove tra articoli e commenti si formavano le nuove leve della cinecritica. Con l’impero di Facebook i blogger, pigri come tutti noi umani sappiamo essere non appena ne abbiamo l’occasione, hanno abbandonato il terreno fertile dei propri piccoli feudi per trasferire il dialogo, e la battaglia, sul social più famoso del mondo.
Cinefili di ogni estrazione e provenienza si sfidano e discutono ogni giorno dal basso dei loro profili, multimedializzando le loro conversazioni con immagini, trailer, articoli. Un universo stimolante e sulla carta affascinante. Sulla carta, dico, perché invece sui cristalli liquidi dello schermo la faccenda è molto più piatta e molto meno articolata.

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Cannes 67. Giorni 9 e 10. Ultimi film in concorso al festival. Spicca il sorprendente Mommy, di Xavier Dolan

Jimmys Hall

 

Jimmy’s Hall, di Ken Loach (2014)

Convince, anche se con qualche riserva, l’ultimo lavoro di Ken Loach Jimmy’s Hall, altro film applauditissimo dalla stampa internazionale. Il regista inglese racconta la vera storia di James Gralton, attivista politico irlandese che, all’inizio del secolo scorso, fu costretto a emigrare negli Stati Uniti prima di tornare in patria per combattere la guerra d’indipendenza. Leader comunista, Gralton sfidò le restrizioni della Chiesa Cattolica nell’Irlanda degli anni ’20 e aprì una sala da ballo dove poter condividere le sue idee politiche. Presentato all’interno del concorso, si tratta di un prodotto più che discreto, un po’ troppo didascalico nella realizzazione ma ugualmente profondo ed emozionante. Grazie al sempreverde tocco ironico del regista, Jimmy’s Hall riesce anche a divertire, inscenando vere e proprie gag fisiche che strizzano, anche se in minima parte, l’occhio al cinema delle origini. Jimmy’s Hall scorre piacevolmente per tutti i suoi minuti, senza mai però toccare vette elevate di cinema o emozione (ma forse non erano questi gli scopi del regista), concludendosi con un finale un po’ retorico e sempliciotto. 

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Cannes 67. giorno 8. Un certo sguardo alla Quinzaine des Réalisateurs

bande-de-fillesBANDE DE FILLES di Céline Sciamma (2014)

Uno dei film più attesi della Quinzaine des Réalisateurs, Bande de filles segna il ritorno della giovane (classe 1980) e talentuosa Céline Sciamma dopo il delicatissimo e toccante Tomboy (2011). Ancora una volta, sono le adolescenti a popolare l’immaginario della regista francese, in particolare una ragazza timida e poco integrata che stravolge la sua identità per essere accettata dal gruppo “cool”. La scelta di dividere la vicenda a capitoli funziona perfettamente e alcune intuizioni registiche, fra cui l’intenso incipit, confermano la mano sicura della Sciamma. A differenza del precedente film, però, Bande de filles soffre di una parte finale  che si allontana eccessivamente dallo spirito della pellicola, risultando posticcia e alquanto inverosimile. Ci sono poi alcune strade (il fratello violento, il rapporto con la madre), appena abbozzate e poi abbandonate, che intaccano la fluidità della pellicola. Un film interessante, che avrebbe però potuto volare più alto.

Voto: 2,5/4

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Cannes 67 – Giorno 7. Zhang Yimou e i Dardenne

14050193COMING HOME di Zhang Yimou (2014)

Presentato fuori concorso, l’ultimo lavoro del regista cinese Zhang Yimou è improntato sul tema del ritorno. Non solo la vicenda che mette in scena racconta di un uomo che torna alla propria casa dopo tantissimi anni di assenza, ma è come se il regista stesso decidesse di tornare un po’ sui suoi passi cinematografici scegliendo di lavorare ancora una volta con l’attrice Gong Li (ottima la sua interpretazione in questa pellicola) e sul melò classico, proprio come ha fatto per i titoli meno recenti della sua filmografia. Coming Home è un film che funziona pur non raggiungendo vette elevatissime, mirato, sin dall’inizio, a far commuovere il pubblico e che dimostra come il regista abbia ancora qualcosa da dire a livello cinematografico, regalando alcune sequenze memorabili, soprattutto quelle prive di dialoghi.

Voto: 2,5/4

 

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SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO di Jim Jarmusch (2013)

Solo gli amanti sopravvivono”: i vampiri secondo Jim Jarmusch - XL  Repubblica

Adam (Tom Hiddleston) è un musicista underground di Detroit che si nasconde dal mondo e conduce una vita prevalentemente notturna. A Tangeri vive sua moglie Eve (Tilda Swinton), con cui ha una relazione romantica che dura da secoli. Trattasi, infatti, di due vampiri, eleganti e bohémien, che cercano nell’isolamento e nelle tenebre la salvezza da un mondo impazzito, che giudicano volgare e giunto al capolinea.

Quando finalmente Adam e Eve possono rincontrarsi, la loro esistenza è però messa a repentaglio dall’incontrollabile sorella minore di lei, Ava (Mia Wasikowska), che s’insinua come un morbo nella loro storia, sopravvissuta negli anni alle prove più dure.

Con Only Lovers Left Alive, Jim Jarmusch ci regala un sorprendete e piacevolissimo horror crepuscolare, originale disamina sul nostro presente, messo in scena come uno scontro/confronto silente tra morti viventi o meglio due diverse tipologie di non morti.

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ALABAMA MONROE di Felix Van Groeningen (2013)

Alabama MonroeIn italiano è Alabama Monroe, a livello internazionale è conosciuto come The broken circle breakdown: la sua fama ha fatto il giro delle distribuzioni di mezzo mondo a partire dal festival di Berlino 2013 quando ha fatto bella mostra di sé nella sezione Panorama, dove ha vinto il premio del pubblico, arrivando persino a concorrere nella cinquina all’Oscar per il film straniero quest’anno, probabilmente il rivale più pericoloso per il nostrano La Grande Bellezza. Uno semplice sguardo al trailer potrebbe ingannare sotto più aspetti: sembra quasi di percorrere scenari rurali degli Stati Uniti con la musica bluegrass di sottofondo, invece siamo in un Belgio outsider contrassegnato da luci ed ombre. Potrebbe sembrare una placida storia d’amore contrassegnata dalle sue problematiche, in stile Walk the line, e invece…

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Si alza il sipario su WA! Japan Film Festival, unico evento in Italia dedicato al cinema giapponese!

Wa 21Japan 20Logo 2072dpiWA! Japan Film Festival è l’unico evento in Italia interamente dedicato al cinema giapponese. Giunto alla 4a edizione, l’ex Rassegna di Cinema Giapponese Firenze, presenta un format completamente rinnovato. L’appuntamento è a Firenze (8-11 maggio, Cinema Odeon) e per la prima volta anche a Milano (13-15 maggio, Auditorium San Fedele, Cinema Apollo).

Nel concorso saranno presentati 15 lungometraggi tra commedie, film drammatici, opere di animazione di grande successo in Giappone, con un’attenzione alla scena indipendente e ai giovani esordienti. In programma anche i cortometraggi selezionati dal Sapporo Short Fest e dal Japan Media Arts Festival, evento giapponese di arti multimediali che spazia dall’animazione al fumetto, dall’arte contemporanea al videogioco.

Il festival offre inoltre momenti di incontro e degustazione della tradizione culinaria giapponese grazie alla creatività degli chef nipponici. Ogni anno il festival è “gemellato” con una città giapponese, al di fuori delle grandi metropoli, per evidenziare le diversità gastronomiche e culturali delle molte tradizioni del Sol Levante. La 4a edizione vede protagonista la cittadina di Takaoka, celebre per la bravura dei suoi artigiani e la produzione di oggetti in metallo e la città di Kagoshima, conosciuta come la Napoli del Giappone per il suo clima mite e il vulcano Sakurajima.

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In vendita l’isola di Poveglia, futura location di “The Plague Doctor”

plague-300161L’isola di Poveglia, nella laguna Veneziana, futura location del film “The Plague Doctor”, verrà messa all’asta.

L’isola, che ha ispirato con la sua storia e le sue leggende il copione del film The Plague Doctor”del giovane regista Veneziano Emanuele Mengotti, verrà battuta all’asta il prossimo Sette Maggio.

Parte del trailer del progetto cinematografico, che è stato presentato in anteprima in concorso all’ “Hollywood Reel Film Festival” di Los Angeles e che è visionabile online, è stato filmato proprio sull’isola. I cittadini Veneziani hanno deciso di prendere parte all’asta e si sono riuniti in un collettivo
chiamato “Poveglia per tutti”, che ha come fine quello di raccogliere i fondi disponibili per acquistare e restituire l’isola ai cittadini, senza che questa cada nelle mani di speculatori privati. La raccolta fondi è iniziata e tutti possono parteciparvici con una quota simbolica di 99 Euro. Negli ultimi giorni, sui social network come twitter e facebook, l’argomento è diventato uno dei più discussi a livello mondiale.

NUT JOB di Peter Lepeniotis (2014)

The Nut JobPeter Lepeniotis, dopo essersi fatto le ossa in casa Disney, nonché alla Pixar, decise di mettersi in proprio e realizzare Nut Job – Operazione noccioline. La pellicola d’animazione ha sbancato il botteghino degli Stati Uniti incassando all’incirca settanta milioni di dollari.

Il parco ha bisogno di scorte per l’inverno. Per raccogliere il maggior numero di cibo, tutti i suoi abitanti dovrebbero collaborare. Non la pensa così Surley, scoiattolo ribelle, solitario e individualista (nonostante l’amicizia con un topo muto). Dopo essere stato cacciato dal parco e aver trovato un negozio di noccioline (utilizzata come copertura da alcuni mafiosi), è normale che Surley decida di fare da sé. Ben presto, però, si renderà conto che – ed è questa la morale – è il gruppo a fare la forza e non il singolo.

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TRANSCENDENCE di Wally Pfister (2014)

transcendence-locandina-Invece di Transcendence il film di Wally Pfister avrebbe tranquillamente potuto intitolarsi Decadence, quella di Johnny Depp, un attore ormai avviato inesorabilmente sul viale del tramonto.

L’esordio alla regia del direttore della fotografia conosciuto per la sua fruttuosa collaborazione con Christopher Nolan, da Batman Begins in poi, non regala alcuna sorpresa, se non quella di vedere il caro Depp tristemente invecchiato, bolso e spento.

La vicenda di base è potenzialmente affascinante: il geniale scienziato Will Caster (Depp) sta lavorando a uno straordinario progetto di intelligenza artificiale, insieme alla moglie Evelyn (Rebecca Hall, molto annoiata) e con l’aiuto dell’amico di sempre Max (Paul Bettany, con l’aria di uno che sta sul set solo per finire di pagare le rate della casa al mare). Il suo lavoro non piace però a un gruppo di giovani terroristi convinti che la cosiddetta tecnologia intelligente sia un pericolo mortale per l’umanità stessa: il vecchio problema dell’uomo che vuole sostituirsi a dio. Will viene perciò colpito da un proiettile al plutonio: mentre il suo corpo avvelenato si spegne lentamente, la sua essenza, i ricordi, la personalità (non è forse lecito parlare di anima, si tratta pur sempre di un blockbuster americano) vengono uploadati nella sua macchina. Il corpo muore ma Will rimane dentro al processore, la sua intelligenza viene infinitamente espansa  e, una volta connesso alla rete, diventa onnipotente. La situazione si fa pericolosa, ma Evelyn non accetta i consigli di Max, obnubilata dall’amore per il marito ed entusiasta all’idea di riaverlo con sé.

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OCULUS di Mike Flanagan (2014)

locandina-oculusSi sa, sono tempi durissimi per i fan dell’horror. Per un buon prodotto (come ad esempio L’evocazione) in uscita, si è costretti a sopportarne altri 10 mediocri e noiosi, quando non proprio inguardabili, fatti con lo stampino.

Quando Oculus di Mike Flanagan (nato a Salem, non a caso) ha fatto parlare di sé, raccogliendo ampi consensi critici, si è quasi sperato al miracolo di un noveaux horror capace di riscattare decenni di sottoprodotti facilmente dimenticabili: non è così, purtroppo, ma resta un film non del tutto trascurabile, con alcuni spunti interessanti.

Tim Russell (l’australiano Brenton Thwaites) esce dall’ospedale psichiatrico dopo dieci anni di detenzione: una tragedia familiare l’ha portato alla reclusione distruggendo la sua vita e quella della sorella Kaylie (Karen Gillan, che viene dal Doctor Who). I coniugi Russell sono morti in una terribile notte di violenze compiute sotto gli occhi dei due figli bambini: dopo aver torturato e ucciso la moglie, il pater familias è stato freddato dal piccolo Tim, desideroso di proteggere la sorella. Un mondo da ricostruire, quello dei fratelli Russell, ma mentre Tim vorrebbe solo ricominciare a vivere dimenticando quella notte da incubo, Kaylie è decisa a fare luce sugli accadimenti: uno specchio antico abitato da una misteriosa entità demoniaca sarebbe stato la causa di tutto il male e la ragazza vuole distruggerlo con l’aiuto del fratello.

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GRAND BUDAPEST HOTEL di Wes Anderson (2014)

the-grand-budapest-hotel-posterDopo la presentazione alla Berlinale 2014, arriva finalmente nelle sale il nuovo lavoro dell’ex bambino prodigio del cinema americano Wes Anderson, l’attesissimo Grand Budapest Hotel. Racconto appassionato e melanconico di una belle époque ormai svanita, volatile e leggera come le tracce della fragranza maschile usata dal mitico concierge Gustave H. (Ralph Fiennes), la pellicola guarda al tempo in cui i Marriott e gli Hilton non spadroneggiavano ancora nel panorama dei resort di lusso. Sulla cima impervia di una montagna in un immaginario stato europeo si arrocca il Grand Budapest Hotel, rifugio dorato della bella gente degli anni trenta: sono in particolare le vecchie dame danarose a prenotarsi immancabilmente una suite per le vacanze, per farsi coccolare da Gustave, gran maestro d’albergo per vocazione, organizzatore impeccabile e impenitente seduttore di anziane dal pingue conto in banca.

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NYMPH()MANIAC VOL. I di Lars Von Trier (2014)

NYMPHOMANIAC-Character-PosterSi dirà che è troppo facile parlare male di questo film. Si dirà, anzi che è un film fatto apposta per farsi distruggere. Per irritare, provocare e scuotere chissà quali rimossi della coscienza. Si dirà che Lars Von Trier, ancora una volta, gioca a infastidire compiacendosi delle critiche e che criticandolo si farà il suo gioco.

 

Tutto vero e giusto, ma purtroppo non ci sono alternative, o meglio: l’unica alternativa a stroncare Nymph()maniac Vol. I è ignorarlo. Perché è un’opera talmente vacua e priva di contenuti che, in effetti, un’analisi delle sue mancanze potrebbe risultare in uno spreco di tempo ed energie.

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FATHER AND SON di Kore-Eda Hirokazu (2013)

father-and-son-posterUna giovane coppia benestante, i Nonomiya, forse non del tutto felice: un padre in carriera, Ryota, ossessionato dal successo che vorrebbe crescere il piccolo Keita a sua immagine e somiglianza, tutto dedizione al lavoro e sacrificio. Una madre fragile, guardata dal marito con un misto di tenerezza e vago disprezzo per il suo appartenere, in tutto e per tutto, al sesso debole. Un bambino docile e remissivo, che si impegna per essere ammesso alle scuole più prestigiose (in Giappone la corsa alla miglior istruzione privata inizia già alle elementari) e si esercita al piano ogni giorno per compiacere il papà, anche se preferirebbe giocare.

Una storia come tante nel Giappone di oggi. Un’improvvisa telefonata spazza via tutte le certezze del granitico padre, tutte le sue aspettative, tutto il percorso già rigidamente impostato per la vita di Keita: l’ospedale in cui è nato il bambino li avverte che c’è stato un involontario scambio di neonati e il loro figlio biologico abita con un’altra famiglia, dal tenore di vita nettamente inferiore.

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Si alza il sipario sul Bari International Film Festival 2014. In apertura NOAH di Darren Aronofsky

Noah poster-620x918Si svolgerà a Bari, dal 5 al 12 Aprile, la quinta edizione del Bari International Film Festival, appuntamento ormai consueto per il pubblico pugliese all’inizio della primavera. Anche quest’anno diretto da Felice Laudadio ed Ettore Scola, il BiFest propone un programma denso e variegato. Nel capoluogo pugliese, fra concorso e fuori concorso, comprese repliche e retrospettive, verranno proiettati in totale 141 lungometraggi, 44 cortometraggi e 40 documentari. A suscitare la maggiore curiosità saranno le 8 anteprime internazionali inserite nella storica cornice di un ritrovato teatro Petruzzelli. Tra queste l’atteso film di apertura della rassegna, il già controverso Noah di Darren Aronofsky, rilettura del testo biblico firmata dal regista del Cigno Nero e di Requiem for a dream, interpretata da Russel Crowe. Tra le altre anteprime spiccano The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, The invisible woman di Ralph Fiennes e Fading Jigolo di John Turturro.

 

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PULP FICTION – DOPO VENT’ANNI CI CHIEDIAMO ANCORA COSA CI SIA NELLA VALIGETTA

 

pulp2

Pulp /’pəlp/ n.1. A soft, moist, shapeless mass of  matter.

2. A magazine or book containing lurid subject matter

and being characteristically printed on rough,

unfinished paper.

American Heritage Dictionary

New College Edition

 

Da quest’introduzione già lo si poteva intuire, e molto probabilmente il genio di Tarantino sapeva benissimo a cosa andava incontro quando ha scritto questo capolavoro: Pulp Fiction era e rimane tutt’oggi, a 20 anni di distanza, un vero e proprio manifesto del postmoderno cinematografico, di cui il regista di Knoxville è forse il primo esponente, senza dubbio il maggiore: troppo studiato in tutti i suoi dettagli per essere frutto del caso, troppo preciso nelle citazioni e nella struttura per non rendersi conto di trovarsi al cospetto di una mente consapevole di ogni singolo movimento dei suoi ingranaggi. L’enormità di Pulp Fiction, però, risiede nella sua semplicità. Non è tanto il cosa (situazioni già viste), ma il come a fare la differenza, in cui a tratti sembra che la trama sia funzionale alle immagini, perché è quello il nocciolo cui Tarantino tenta di arrivare: l’immagine, l’icona, il simbolo.

«In televisione, il modo per scegliere una serie è che fanno un episodio, l’episodio chiamato “pilota”. Poi mostrano quell’episodio a gente che sceglie gli episodi e sul valore di quell’episodio decidono se vogliono fare altri episodi. Alcun vengono scelti e diventano programmi televisivi e invece altri no, e diventano niente. Lei era in uno di quelli che è diventato niente». (Jules a Vincent, Pulp Fiction, Quentin Tarantino, 1994)

 

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QUANDO C’ERA BERLINGUER di Walter Veltroni (2014)

quando-c-era-berlinguer-locandinaUn senatore a vita. L’inventore della bomba H. Uno scrittore ma anche cantautore. Qualcuno che aveva a che fare con l’Europa…o forse con la Corea…anzi, no…il Presidente dell’Unione Europea di Corea.

Queste sono solo alcune delle agghiaccianti risposte di alcuni giovani e non giovanissimi alla domanda “Chi era Enrico Berlinguer?”.

Walter Veltroni, al suo esordio alla regia, ha cercato di dare la sua risposta soggettiva. Quando c’era Berlinguer è un documentario semplice, lineare, che non brilla certo per inventiva registica o ricerca estetica, ma è una attestazione necessaria, onesta e partecipe.

Veltroni offre il suo punto di vista sull’uomo, sul personaggio politico, sull’icona e sul peso specifico che l’ex segretario del PCI ha avuto e sembra non avere più sull’immaginario collettivo.

Puntellando il racconto con alcuni ricordi personali che saltuariamente fanno capolino e integrano la narrazione, Veltroni lavora molto sulla ricerca, raccogliendo diverso materiale inedito o poco conosciuto, e omaggia in maniera personale, nostalgica e commossa la figura di un leader carismatico e fragile.

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CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER di Anthony e Joe Russo (2014)

captain-america-2-poster-chris-evans-steve-rogersDopo il picco raggiunto con il meraviglioso The Avengers, la Marvel sembrava essersi adagiata su uno stile esageratamente improntato sulla comicità, sull’eccesso di ironia e sulla mancanza di equilibrio che aveva portato ai successi passati: Iron Man 3, il peggiore, Thor: The Dark World, meglio del primo ma nulla di esaltante, e anche Wolverine e The Amazing Spiderman, sembrano tutti aver in qualche modo risentito dell’effetto Avengers. Captain America, protagonista di una prima pellicola piacevole, ma nulla di più, riesce quasi inaspettatamente a riscattare tutti, riportando la strada verso The Avengers II: Age of Ultron sui binari giusti.

 

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IN GRAZIA DI DIO di Edoardo Winspeare (2014)

in-grazia-di-dio-locandinaOltre due ore che ruotano intorno a una storia familiare ambientata in Puglia ai tempi della crisi, girando a vuoto, senza prendere una direzione precisa: questa è l’impressione che dà In grazia di dio. Verso l’inizio degli anni Duemila Edoardo Winspeare, classe 1965, sembrava dover diventare una grande promessa del cinema di casa nostra: salentino legato a doppio filo alle proprie terre, aveva interessato la critica con Sangue vivo (2000) e Il miracolo (2003), per poi sparire dalle scene fino al 2008 (Galantuomini), dopo il quale si è eclissato nuovamente.

La volontà del regista di raccontare la Puglia ai tempi della crisi vista dallo sguardo corale di una famiglia matriarcale si scontra con il suo stesso desiderio di entrare nello specifico dei personaggi, di scandagliarne la psicologia: il risultato è un’opera raffazzonata, lunga ma poco coesa, le cui intenzioni rimangono nebulose fino alla fine.

 

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IDA di Pawel Pawlikowski (2013)

Locandina IdaPawel Pawlikowski torna a casa. Dopo le produzioni internazionali con grandi cast, come il celebre My summer of love con Emily Blunt e La femme du Vème con Ethan Hawke e Kristin Scott-Thomas, il regista polacco guarda al grande cinema dell’Est europa per raccontarci la storia di Ida, ambientata nella Polonia degli anni Sessanta.

La splendida fotografia in bianco e nero di Lukasz Zal ci introduce delicatamente tra le mura di un convento dove la giovanissima Anna, orfana cresciuta tra le suore, sta per prendere i voti. Improvvisamente emerge dal suo passato l’unica parente rimasta in vita, la sorella di sua madre. Riluttante, la ragazza va a trovarla, per scoprire cosa ne è stato dei suoi genitori, e soprattutto per conoscere la propria identità. Le sorprese che le riserva la zia, l’intensa e disperata Wanda (interpretata benissimo da Agata Kulesza) sono più grosse di quanto Anna, o meglio Ida, potesse immaginare.

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MR. PEABODY E SHERMAN di Rob Minkoff (2014)

Locandina-mr-peabody-and-shermanLa Dreamworks Animation, ormai lungi da essere una succursale minore di mamma Pixar, ha scelto la sua strada per il futuro: abbandonare la via sicura della narrazione tradizionale e lasciarsi andare allo sperimentalismo visivo.

Dopo gli psichedelici e visionari I Croods e Turbo, arriva Mr. Peabody&Sherman, ispirato a una serie di cartoon degli anni ’60, in stile Hanna&Barbera. E anche in questo caso, la sceneggiatura si preoccupa poco di rispettare passaggi logici e una reale progressione di eventi, preferendo invece concentrarsi su pirotecniche fughe e paesaggi caleidoscopici.

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PROSSIMA FERMATA FRUITVALE STATION di Ryan Coogler (2013)

locandina-fruitvale-stationUn piccolo film indipendente, esordio alla regia del giovane Ryan Coogler, laureando in arti cinematografiche alla USC quando accadde l’inqualificabile fatto raccontato. Uno sguardo sull’America suburbana che non viene mai ritratta al cinema, su un sobborgo di Oakland, una delle città più pericolose degli Stati Uniti, a qualche fermata di BART (Bay Area Rapid Transict District, la metropolitana della Bay Area) dal centro di San Francisco.

Una storia tanto incredibile da sembrare assurda, impossibile, e che invece accadde davvero, la notte di Capodanno del 2009. Fermato insieme a degli amici per dei tafferugli su un convoglio della BART, Oscar Grant, disarmato, ventidue anni e una figlia di quattro che l’aspettava a casa della nonna, è stato prima immobilizzato faccia a terra e poi freddato alla schiena da una pallottola di un agente di sicurezza ferroviaria che aveva scambiato la propria pistola per il taser. Un errore di una stupidità madornale e la vita di Oscar defluisce lentamente dal buco nel polmone, tra l’incredulità dei passeggeri che filmano tutto con il telefonino. Due anni di prigione per l’agente, proprio grazie alle testimonianze dei presenti, le vite distrutte di una famiglia che non conta, come non contano tutti gli afroamericani che popolano le aree suburbane dimenticate dalle città.

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