RITORNO A L’AVANA di Laurent Cantet (2014)

 Laurent Cantet registra e mostra le relazioni fra gli esseri umani. La natura di questi rapporti, l’importanza che hanno per il singolo e per il gruppo, la loro intensità, le loro conseguenze sono pane per i suoi denti. Il regista francese, infatti, può essere messo a capo di un certo cinema che vuole cogliere l’importanza delle relazioni. Ritorno a L’Avana, dopo il ben noto La classe, conferma la sua cifra stilistica.

La nave di Ulisse approda dopo numerose peripezie nella sua natia Itaca, L’Avana. I conoscenti del novello Odisseo di Cantet lo accolgono a braccia aperte. Il ritorno del figlio prodigo sarà il pretesto per organizzare una festa fino all’alba sul terrazzo di casa di uno degli amici. Nonostante la gioia per questa rimpatriata, l’incontro metterà in luce alcuni rancori, vecchi litigi, ideali perduti e disillusioni.

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L’IMPOSTORE di Bart Layton (2012)

locandina-l-impostore-the-imposterÈ inutile elencare gli animali che si affidano al mimetismo per sopravvivere: il numero è notevole. Fra questi, non rientra l’essere umano. The Imposter, il documentario di Barry Lyton, sembra provare il contrario: il mimetismo è una caratteristica della specie umana.

San Antonio, Texas, 1994. Un ragazzino di tredici anni, Nicholas Barclay, scompare dalla sua abitazione senza lasciare nessuna traccia. Dopo tre anni e mezzo, è ritrovato in Spagna. I genitori lo riconoscono e lo riportano a casa. Qualcosa, però, non quadra. Nonostante le numerose somiglianze, non tutti sono convinti dell’autenticità della persona. Non tutti, esclusi i genitori. Dietro a questa vicenda, si nasconde una delle pagine più agghiaccianti della cronaca statunitense.

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BLUE JASMINE di Woody Allen (2013)

Locandina Blue JasmineCompatto, sobrio, sincero e umano. Woody Allen, in Blue Jasmine, ritrova quel dualismo fra uomo e donna a lui caro, composto di cinismo, sarcasmo e dramma.

Jasmine (Cate Blanchett) aveva tutto, una vita agiata grazie ai soldi del marito Hal (Alec Baldwin). Insomma, una borghese newyorkese arricchita. Un giorno tutto va a rotoli e Jasmine crolla e si ritrova in crisi. Si rifugia a San Francisco dalla sorella Ginger (Sally Hawkins) per rincominciare la propria vita, peccato però che la nuova realtà sociale non sarà esattamente quella a lei nota.

È da Midnight in Paris che il buon vecchio Woody Allen non riusciva a portare un suo film al di là della sufficienza. Forse l’età, forse l’instancabile lavoratore che è in lui (sforna un film una volta l’anno), ma ultimamente continuava a confermare la maledizione (non dello “scorpione di Giada”): un film sì e uno (o due) no. Dopo la parentesi romana, tentiamo di dimenticarla, Allen torna negli States e realizza un’ottima pellicola: Blue Jasmine.

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Il mondo nel mondo. La limousine in Cosmopolis, Holy Motors e Wrong

 Il 2012 è stato l’“anno della limousine”. Sembrerà assurdo, ma è così. Al cinema, le immagini di questo lungo veicolo non hanno fatto altro che sfilare davanti ai nostri occhi. È mera casualità, coincidenza, o è l’espressione, magari anche inconscia, di qualcosa di più profondo, ancorato e radicato nel nostro essere? Perché in tre film diversi come Cosmopolis di Cronenberg, Holy Motors di Carax e Wrong di Dupieux, la limousine funge da perno nella loro narrazione e nella loro estetica?

 

Si consideri, per iniziare, quanto scritto dai Cahiers n°678 di giugno 2012 da Vincent Malousa [t.d.a]: “Una delle questioni che ossessionano lo spirito tormentato di Eric Packer in Cosmopolis – dove si recano a dormire le limousine la notte? – trova una risposta letterale nel finale di Holy Motors, nel quale scopriamo una folla immobile di limousine parcheggiate e intente a conversare con complicità in un parcheggio, mentre fuori la città è addormentata. Al di là di ciò […] le limousine […] si legano fra di loro a un altro livello. I due personaggi [Eric Packer e Monsieur Oscar] lavorano nell’alta finanza (almeno la prima incarnazione di Monsieur Oscar) e il primo come il secondo rappresentano l’immagine di un capitalismo apprezzato in dolcezza, ovattato e insonorizzato in un salotto in movimento. La semplice giornata lavorativa serve da quadro temporale ai due film; soprattutto, nell’uno come nell’altro, i personaggi scorrono verso il nulla e la morte […]. Nei due casi, la limousine non è solamente un ritornello: produce delle forme e scrive la sceneggiatura.”


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