MR. LONG di Sabu (2017)

La recensione di Mr. Long, di Sabu

Unico film giapponese presentato in concorso al Festival di Berlino 2017, arriva ora in Italia (dal 29 agosto) Mr. Long, di Sabu. Mr Long (Chang Chen) è un assassino di Taiwan che lavora su commissione: tanto spietato con il coltello quanto abile nella nobile arte della cucina, finirà in Giappone per portare a termine uno dei suoi incarichi. Qualcosa va storto e, ferito, Mr Long sarà costretto a nascondersi in un sobborgo degradato, dove conoscerà Jun (Runyin Bai), sua madre tossicodipendente Lily (Yiti Yao) e una tragicomica comunità di abitanti del luogo. Entusiasti di accogliere tra le loro fila quello che a tutti gli effetti sembra essere uno straordinario cuoco dal fascino esotico, gli abitanti del luogo troveranno ben presto l’idea: costruire per Mr Long una bancarella ambulante di noodles taiwanesi. Sembra prospettarsi in questo modo una vita alternativa per il sicario, ma le difficoltà non tarderanno ad arrivare.

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FEFF 2016: IP MAN 3 di Wilson Yip (2015)

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Il nuovo capitolo dedicato al popolare idolo delle arti marziali Ip Man è ambientato nella Hong Kong degli anni ’50, tra diavoli stranieri assetati di potere e maestri di arti marziali che si contendono il titolo di Gran Maestro a colpi di Kung Fu. Non manca nemmeno Mike Tyson, nei panni di un corrotto malfattore americano implicato nell’edilizia e intenzionato a mettere le mani sulla scuola elementare del distretto. Grossissima produzione, caratterizzata, come è lecito aspettarsi, da combattimenti spettacolari che sono in realtà il vero filo conduttore di questa trama, sostanzialmente bipartita. Prima e dopo i tre minuti di combattimento tra il maestro Ip Man e Mike Tyson, scena speculare al combattimento scandito dal tempo tra il maestro Hung Quan (Sammo Hung) e Ip Man (Donnie Yen) presente in Ip Man 2.

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FEFF 2016: APOCALYPSE CHILD di Mario Cornejo (2015)

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Presentato al 18esimo Far East Film Festival, Apocalypse Child è il terzo lungometraggio di Mario Cornejo, regista che affianca alla sua attività indipendente la figura di regista commerciale e televisivo che lavora all’interno di una delle più grosse case di produzione delle Filippine, la Filmex.

La storia di Apocalypse Child è ambientata nella comunità dei surfisti di Baler, nel nord dell’isola di Luzon, dove nel 1977 è stata girata la famosissima scena di surf di Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola. Dopo le riprese del film, una tavola da surf venne abbandonata in mare dalla produzione, ritrovata da un pescatore, e venduta a cinque ragazzi del posto e che in seguito divennero i primi campioni di surf delle Filippine.

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Continua il FEFF 18, tra cortometraggi e… Godzilla!

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Nel 2015 il concorso Fresh Wave di Hong Kong è giunto alla sua decima edizione, confermandosi come vetrina imprescindibile dei giovani talenti cinematografici. Il progetto, basato su di un programma annuale organizzato dall’Hong Kong Arts Development Council, è stato fondato nel 2005 e negli ultimi anni ha ricevuto un nuovo impulso dal regista Johnnie To, presente all’apertura del festival in veste di co-produttore del film Trivisa, firmato da Frank Hui, Jevons Au e Vicky Wong, registi lanciati appunto dal programma Fresh Wave.

Nella sezione del Far East Film Festival di quest’anno, dedicata alla presentazione di tre corti selezionati, sono stati proiettati i lavori di tre giovani promesse del cinema hongkonghese: Conditioned, di Chan Kam-Hei, And Afterwards, di Law Sin-Yan e Where’s the Head? Di Lui Mei-Fung.

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FEFF 2016: MOJIN: THE LOST LEGEND di Wuershan, CHONGQING HOT POT di Yang Qing e FOURTH PLACE di Jung Ji-Woo

 

MOJIN: THE LOST LEGEND di Wuershan (Cina, 2015)

Presentato al 18esimo Far East Film Festival Mojin: The Lost Legend, diretto da Wuershan, è un film tratto dalla popolarissima serie di romanzi fantasy Ghosts Blows Out the Light, dello scrittore Tianxia Bachang. Opera molto ambiziosa che coniuga gli stilemi dei film d’avventura e fantasy, richiamando esplicitamente blockbuster come Indiana Jones, La Mummia e Tomb Raider. Produzione e incassi da record per questo film dal gusto tipicamente cinese basato sulla storia di tre profanatori di tombe che tratta di spiriti e fenomeni sovrannaturali e che per questo ha richiesto una complessa operazione di adattamento per ovviare ai problemi con la censura cinese che ad oggi si dimostra restia ad accettare tematiche simili. Opera titanica che spicca per l’utilizzo avanguardistico degli effetti e che dopo un inizio entusiasmante finisce con il perdere le fila del racconto stesso, confondendo più piani narrativi nell’intento di mostrare il più possibile senza però riuscire a raccontare molto.

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RACE – IL COLORE DELLA VITTORIA di Stephen Hopkins (2016)

 

Race, ultimo lavoro di Stephen Hopkins dedicato alla vita del campione olimpionico Jesse Owens, si presenta a tutti gli effetti come un racconto classico legato alla biografia dell’atleta, imperniato su buone premesse, ma tuttavia gravato da uno sviluppo narrativo che segue percorsi già ampiamente solcati e prevedibili.

Nato per iniziativa del produttore Luc Dayan, che dopo aver prodotto il corto Tribute to Jesse Owens and Carl Lewis, ha pensato a un lungometraggio interamente dedicato alla storia di Owens, Race è a tutti gli effetti il primo film dedicato alla biografia dell’atleta afroamericano che vinse quattro medaglie d’oro in una sola Olimpiade, quella del 1936 organizzata dalla Germania nazista a Berlino.

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IL CONDOMINIO DEI CUORI INFRANTI di Samuel Benchetrit (2015)

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Il condominio dei cuori infranti – ovvero: dell’improbabilità delle traduzioni italiane e dell’impossibilità di smettere di preoccuparsene e imparare ad amarle”.

Ispirato a due racconti di Chroniques de l’Asphalte, il quinto film di Samuel Benchetrit è una commedia surreale e sociale. Se rimane vero il principio per cui è bene non giudicare un libro dalla copertina e un film dal titolo, è altrettanto significativo il fatto che la pregnanza di Asphalte risulti diametralmente opposta all’idea di commedia leggera e disimpegnata, imperniata sull’idea di amori frivoli e spensierati, suggerita dal titolo italiano.

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BROOKLYN di John Crowley (2015)

 

Presentato in anteprima al Sundance Festival e transitato nel novembre 2015 dal Torino Film Festival, Brooklyn arriva ora nelle sale italiane. Diretto da John Crowley e basato sulla sceneggiatura di Nick Hornby tratta dall’omonimo romanzo di Colm Tóibín, il film offre allo spettatore un inizio coinvolgente, merito soprattutto della buona fotografia firmata da Yves Bélanger, ma finisce ben presto per arenarsi su toni stucchevoli e su una costruzione dei personaggi fortemente stereotipata.

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50 SBAVATURE DI NERO di Michael Tiddes (2016)

 

Dagli autori di Scary Movie e Ghost Movie arriva anche in Italia la commedia diretta da Michael Tiddes, parodia del già tristemente noto Cinquanta sfumature di Grigio. Quella che dovrebbe essere venduta al pubblico come una “commedia scandalosa e piccante” non regge neanche al più indulgente degli sguardi e la parodia si fa pretesto per l’esibizione di una volgarità tanto esplicita da risultare immediatamente fastidiosa.

Difficile individuarne un capo e una coda; il soggetto, ovviamente, ricalca e ricicla la trama erotica ideata da E.L James e portata sugli schermi da Sam Taylor-Johnson, ma l’intento parodico manca clamorosamente il bersaglio e finisce per sortire l’effetto diametralmente opposto.

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LA CORRISPONDENZA di Giuseppe Tornatore (2016)

 

La Corrispondenza è una storia d’amore dei nostri tempi. Forse vent’anni fa si sarebbe potuto classificarla come una storia di fantascienza, l’intreccio poteva sembrare qualcosa al di fuori del mondo. Ma oggi no, perché tutto ciò che vi si racconta è assolutamente realistico. È una storia sull’amore che non conosce ostacoli di nessuna natura, sulla forza di questo sentimento così grande e misterioso”.

Dalle note di regia di Giuseppe Tornatore (autore anche di soggetto e sceneggiatura per questo suo La Corrispondenza) sembra subito evidente l’intento di portare sullo schermo una storia d’amore forte e contemporanea. Peccato che questa pretesa si sgretoli a pochi minuti dall’inizio del film, quando i primissimi sviluppi narrativi iniziano già a far vacillare i presupposti stessi su cui l’intera struttura dovrebbe di reggersi.

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IRRATIONAL MAN di Woody Allen (2015)

 

“Ok, quindi di cosa stiamo parlando? Moralità? Scelta? Estetica? La casualità della vita?”

Ebbene sì, ancora una volta Woody Allen porta sugli schermi un lavoro incentrato su questi capisaldi ossessivi della sua produzione. Vicinissimo a diversi film precedenti, così simile a Match Point e Sogni e Delitti da costituirne un completamento ideale; l’ennesima pennellata da aggiungere al quadro dedicato al delitto e al castigo, tematica mutuata da un Dostoevskij amato e continuamente citato.

Questa volta è un bravo ma non brillante Joaquin Phoenix a vestire i panni del protagonista alleniano nichilista, disilluso e apatico. Abe Lucas (Phoenix) è un professore di filosofia chiamato al Braylin College per tenere i corsi estivi. Abe è un uomo depresso e alcolizzato, che non trova più un valido motivo per vivere, sopraffatto dall’idea che nulla di ciò che finora ha portato avanti nella vita sia mai servito né mai servirà a qualcosa. Al Braylin College incontra Jill (una convincente ed azzeccatissima Emma Stone), studentessa di buona famiglia che si sente attratta da lui in maniera direttamente proporzionale a quanto le sembra romantica l’idea di salvarlo dal baratro e di poter ridare un senso alla vita di lui restituendogli qualcosa in cui credere.

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GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI di Massimiliano Bruno (2015)

 

Gli ultimi saranno ultimi, quarto lavoro da regista di Massimiliano Bruno, convince più dei precedenti Nessuno mi può giudicare (2011), Viva l’Italia (2013) e Confusi e felici (2014), ridimensionando i toni della commedia e segnando una svolta in direzione del dramma. Tuttavia il film, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale del 2005, attinge a piene mani da una serie di tematiche forti radicate nell’attualità, restituendone soltanto un ritratto sbiadito e fortemente legato al racconto di un disagio individuale.

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