Le vele scarlatte di Pietro Marcello, la recensione

Le vele scarlatte, un racconto poetico e sognante con Louis Garrel da non  perdere | Vanity Fair Italia

Dopo due documentari quali Per Lucio e Futura, Pietro Marcello torna a fare i conti con un film di finzione, ovviamente insistendo e lavorando su ciò che lui stesso intende come messa in scena cinematografica. Le vele scarlatte è dalle parti di Bella e perduta e Martin Eden, ce ne accorgiamo subito dai primi minuti. Quello che il regista casertano propone è un viaggio indietro nel tempo, in un abbraccio in grado di raccogliere al suo interno il realismo magico tanto caro al cinema francese degli anni Trenta (non un caso che il film sia parlato proprio con l’idioma francofono, per la prima volta nella sua carriera) e le immagini di repertorio con cui da sempre l’autore lavora. Le vele scarlatte è sì l’adattamento di un omonimo romanzo russo scritto dopo la rivoluzione del secolo scorso, ma è soprattutto l’ennesimo tassello di una filmografia basata (per non dire ossessionata) sulla forma più materica e palpabile del cinema.

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TFF 2020: la recensione di I TUFFATORI

 

A Mostar, una città della Bosnia-Erzegovina, un gruppo di tuffatori si procura di che vivere dando spettacolo grazie a un’impresa unica: buttarsi da un ponte sospeso su un fiume a 25 metri di altezza. I turisti, strabiliati per la bellezza della location, donano generose mance agli uomini coraggiosi in cambio di un’emozione da vivere col fiato sospeso.

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THE DARK AND THE WICKED, la recensione dal TFF2020

 

Il talentuoso regista e sceneggiatore Bryan Bertino si cimenta con un horror anticonvenzionale per il cinema più recente. The Dark and the Wicked, presetato in anteprima al Torino Film Festival 2020 nella sezione Le Stanze di Rol, si spoglia infatti di tutta una serie di preconcetti, di parentesi tematiche e intellettuali che da anni, secondo i più, hanno contribuito ad annacquare un po’ il genere.

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TFF 2020: la recensione di WILDFIRE

 

In Irlanda la Brexit sta acuendo tensioni sociali covate già da tempo. La disunione che accomuna i suoi abitanti sembra essere radicata nella Storia di quel paese e gli ultimi moti popolari non fanno altro che far venire a galla pensieri ampiamente consolidati ma a lungo rimasti sottaciuti. Lo stesso accade alle sorelle Lauren (Nora-Jane Noone) e Kelly (Nika McGuigan, morta a soli 33 anni nel 2019)  quando, a un anno dalla sua scomparsa, la seconda torna a casa in maniera inaspettata.

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UNDINE: UN AMORE PER SEMPRE di Christian Petzold – La recensione

Undine - Un amore per sempre - Wikipedia

Dopo il bellissimo La donna dello scrittore, il ritorno del regista tedesco Christian Petzold è Undine, presentato alla Berlinale 2020. Siamo nella Berlino contemporanea e una ragazza appena lasciata dal fidanzato deve superare un periodo emotivamente complesso. Undine, questo il nome della donna, sembra però avere dei fortissimi legami con la mitologica (letteralmente parlando) ninfa Ondina, una creatura celebre per attirare gli uomini con il suo fascino per poi ucciderli annegandoli. Chiaramente, la situazione poco alla volta si farà sempre più pressante e allucinata così da scuotere la ragione di tutti coloro che vi sono coinvolti (pubblico incluso).

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ONWARD–OLTRE LA MAGIA di Dan Scanlon – La recensione

Box Office Italia: “Onward - Oltre la magia” subito primo | TV Sorrisi e  Canzoni

Se ancora avessimo avuto qualche dubbio sul fatto che i vari progetti Pixar non rispecchino in toto un’autorialità omogenea e coerente, Onward – Oltre la magia (di qui in avanti solamente Onward) ha il compito di darci l’ennesima conferma. Risulta infatti abbastanza evidente che il percorso intrapreso dalla casa di Emeryville a cominciare dal 1995 (anno d’uscita del loro primo lungometraggio, Toy Story – Il mondo dei giocattoli) sia sempre stato teso a raggiungere l’in(de)finito per poi superarlo, andare oltre. All’inizio del viaggio, gli animatori Pixar hanno condotto il pubblico verso i mondi più immaginifici e lontani dal nostro vissuto (universi popolati da mostri, le profondità dell’oceano, le fogne di Parigi, metropoli salvaguardate da supereroi, villaggi popolati da automobili ecc). Nell’ultima decade, invece, l’infinito tanto bramato ha iniziato a rendersi sempre più concreto e vicino, ma non per questo facilmente raggiungibile. Up, Inside Out, Coco e, appunto, Onward, sono film che lavorano e riflettono sul tema del lutto e dell’aldilà, ovvero della vita oltre la morte. La linea sembra tracciata con solchi evidenti.

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MAI RARAMENTE A VOLTE SEMPRE di Eliza Hittman – La recensione

Mai raramente a volte sempre - Film (2020) - MYmovies.it

Una ragazza di diciassette anni scopre di essere incinta. Così, accompagnata dalla cugina, si dirige a New York per abortire. Qui, una psicologa incaricata di comprendere le ragioni di questa scelta e, soprattutto, la stabilità emotiva della ragazza, la sottopone a un interrogatorio in cui l’adolescente dovrà rispondere usando uno dei quattro avverbi temporali che danno il titolo al film, presentato a Sunbdance Film Festival e poi in concorso alla 70ª edizione del Festival di Berlino, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria. 

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HIGH LIFE di Claire Denis – La recensione

ROBsessed™ - Addicted to Robert Pattinson: Gorgeous NEW 'High Life' Stills  With Robert Pattinson & Older Stills Now In Better Quality

Arriva in sala con ben due anni di ritardo, per giunta nelle difficili condizioni dell’apertura dei cinema post lockdown, la fantascienza d’autore di High Lifepresentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival 2018. Interpretato da Juliette  Binoche e Robert Pattinson, è uno dei film più belli e complessi firmati dalla regista francese Claire  Denis, che astrae il suo sguardo alla massima potenza regalando un’esperienza cinematografica d’altri tempi. Un uomo cresce sua figlia dentro una navicella spedita oltre il sistema solare; sono gli unici sopravvissuti dell’equipaggio. La navicella sperduta nello spazio profondo è sicuramente metafora di tante cose: della vita, della morte, della vita dopo la morte. I suoi abitanti siamo tutti noi, con le nostre paure, insicurezze e allucinazioni.

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Berlinale 2020: THE ROADS NOT TAKEN di Sally Potter – La recensione

 

Dopo l’interessante e spassoso The Party, la regista Sally Potter cambia completamente registro e firma un dramma familiare dalle forti tinte emotive. The Roads Not Taken racconta il legame tra un padre in crisi depressiva con alle spalle un passato ingombrante e la sua giovane figlia intenzionata a prendersi cura di lui. Passato e presente si mescolano in un continuo salto temporale a cavallo tra flashback e ricordi personali in una forma disordinata e disorientante mirata a restituire per immagini la condizione terapeutica a cui è soggetto il protagonista.

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Berlinale 2020: NEVER RARELY SOMETIMES ALWAYS di Eliza Hittman – La recensione

 

Una ragazza di diciassette anni scopre di essere incinta. Così, accompagnata dalla cugina, si dirige a New York per abortire. Qui, una psicologa incaricata di comprendere le ragioni di questa scelta e, soprattutto, la stabilità emotiva della ragazza, la sottopone a un interrogatorio in cui l’adolescente dovrà rispondere usando uno dei quattro avverbi temporali che danno il titolo al film e che, letteralmente, significano mai, di rado, a volte, sempre.

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FAVOLACCE di Fabio e Damiano D’Innocenzo – La recensione

Recensione film "Favolacce" di Fabio D'Innocenzo e Damiano D'Innocenzo

In una provincia italiana non meglio definita, un gruppo di famiglie coabita nel medesimo quartiere. I giorni scorrono senza troppo entusiasmo in quella che potrebbe essere ricordata con una delle tanti estati dal caldo torrido. Qui, le vicende di adulti e bambini si susseguono e si intrecciano. I primi sono disillusi, cinici, covano una rabbia repressa che sfocia in repressione e frustrazione. I secondi osservano tutto e arrivano alle loro conclusioni. Vorrebbero godere di un esempio migliore, ma il divario generazionale che li separa dai loro genitori non ammette sconti.

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Berlinale 2020: FAVOLACCE di Fabio e Damiano D’Innocenzo – La recensione

 

In una provincia italiana non meglio definita, un gruppo di famiglie coabita nel medesimo quartiere. I giorni scorrono senza troppo entusiasmo in quella che potrebbe essere ricordata con una delle tanti estati dal caldo torrido. Qui, le vicende di adulti e bambini si susseguono e si intrecciano. I primi sono disillusi, cinici, covano una rabbia repressa che sfocia in repressione e frustrazione. I secondi osservano tutto e arrivano alle loro conclusioni. Vorrebbero godere di un esempio migliore, ma il divario generazionale che li separa dai loro genitori non ammette sconti.

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Berlinale 2020: ALL THE DEAD ONES di Caetano Gotardo e Marco Dutra – La recensione

 

Una delle opere più difficile ma al tempo stesso affascinanti e ipnotiche del concorso di questa edizione della Berlinale, All the Dead Ones è un film ricercato e curatissimo che prova a fare ordine nel disordine della società contemporanea brasiliana. Moltissimi i riferimenti al presente e, soprattutto, al razzismo dilagante, nonostante la pellicola sia ambientata alla fine dell’Ottocento. Caetano Gotardo e Marco Dutra raccontano una sorta di epopea familiare mettendo in relazione (e a confronto) l’imminente crisi economica di una famiglia proprietaria terriera con la nascente rivalsa della famiglia di schiavi, ora finalmente liberi, che lavorava per loro.

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Berlinale 2020: UNDINE di Christian Petzold – La recensione

 

Dopo il bellissimo La donna dello scrittore, il regista tedesco Christian Petzold torna al Festival di Berlino per presentare il suo ultimo lavoro, Undine. Siamo nella Berlino contemporanea e una ragazza appena lasciata dal fidanzato deve superare un periodo emotivamente complesso. Undine, questo il nome della donna, sembra però avere dei fortissimi legami con la mitologica (letteralmente parlando) ninfa Ondina, una creatura celebre per attirare gli uomini con il suo fascino per poi ucciderli annegandoli. Chiaramente, la situazione poco alla volta si farà sempre più pressante e allucinata così da scuotere la ragione di tutti coloro che vi sono coinvolti (pubblico incluso).

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Berlinale 2020: THE SALT OF TEARS di Philippe Garrel – La recensione

 

Il celebre autore francese Philppe Garrel insiste nella sua visione di cinema scarna e minimalista, racchiusa in un bianco e nero sempre puntuale ed elegante e corredata da un impianto sonoro di accompagnamento spesso invadente ma mai sopra le righe. The Salt of Tears è l’ennesimo tassello di un mosaico costruito anno dopo anno, in maniera omogenea e coerente, tanto che bastano davvero pochissime inquadrature per accorgersi che ci troviamo di fronte a un film firmato da questo regista. Perseguendo la politica degli autori tanto cara al cinema francese degli anni Sessanta, Garrel ne è uno dei più riconoscibili al giorno d’oggi.

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