15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, la recensione

di Valeria Morini

In caso ci fossimo dimenticati quanto il cinema francese sia in uno stato di ottima forma, ce lo viene a ricordare Cédric Kahn, che in 15/18 porta il teen drama alle vette d’autore ambientando un racconto corale adolescenziale in una ospedale psichiatrico. Il titolo indica infatti i reparti di neuropsichiatria destinati esclusivamente ai ragazzi dai 15 ai 18 anni, dove le difficoltà legate alla crescita e ai disagi tipici di quell’età sono ulteriormente complicate dalla presenza di diagnosi come schizofrenia, disturbi alimentari o depressione.

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Furies di Rami Kodeih, la recensione

di Valeria Morini

Prima che i bombardamenti israeliani lo mettessero definitivamente in ginocchio e dopo le numerose guerre che ne hanno segnato drammaticamente la storia, il Libano ha conosciuto anche una crisi economica senza precedenti, con i conti bancari bloccati e cittadini impossibilitati a prelevare i propri risparmi. In questo drammatico scenario si muove Furies, crime movie dalle venature di black comedy, che il regista Rami Kodeih ha pensato a partire dalla sua stessa esperienza personale alle prese con il collasso e il blocco dei conti.

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The Basics of Philosophy di Paul Schrader, la recensione

di Valeria Morini

Le tematiche alla base dei film di Schrader sono una delle certezze della cinematografia americana: il senso di colpa, il bisogno di redenzione – o addirittura di assoluzione – di un uomo solo. Ce lo dice l’infinita carrellata di personaggi maschili della sua filmografia, da Travis Bickle a Julian Kay fino ai protagonisti della splendida trilogia formata da First Reformed, The Card Counter e The Master Gardener.

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Oasis: Don’t Look Back in Anger, la recensione del doc sulla reunion dei fratelli Gallagher

di Valeria Morini

Basta una canzone a segnarti la vita, a entrarti dentro perché in qualche modo ti racconta nel profondo? I fan degli Oasis non avrebbero dubbi a rispondere di sì: lo dice chiaramente ogni frame del documentario Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace che più che un semplice doc musicale ha il sapore di un film-evento. La stessa presentazione all’83esima Mostra di Venezia, con i fratelli Liam e Noel Gallagher iconici protagonisti sul red carpet, è andata oltre i confini dell’anteprima festivaliera per scivolare nella baraonda di un grande rito collettivo e identitario, di una festa catartica e bellissima.

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Palestina 36 di Annemarie Jacir, la recensione

di Valeria Morini

Per capire l’attualità è sempre fondamentale guardare al passato, alla Storia. Palestina 36 torna alle origini del lancinante conflitto mediorientale raccontando i prodromi che hanno portato alla Nakba e alla nascita dello Stato di Israele. Annemarie Jacir, prima regista donna palestinese, è nata a Betlemme e cresciuta anche in Arabia Saudita e Usa nonché esule in Giordania per anni. Con già tre lungometraggi alle spalle, realizza il suo film più ambizioso: un grande affresco storico ambientato per l’appunto nel 1936.

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Fuoricinema 2026 a Milano, il programma con ospiti e film da Venezia 83

Al via l’undicesima edizione di Fuoricinema, il festival che unisce cinema, cultura e impegno sociale in programma dall’11 al 13 settembre a Milano, sui prati di BAM – Biblioteca degli Alberi. Tra incontri e anteprime direttamente dalla Mostra del Cinema di Venezia 2026, tanti gli ospiti: la conduttrice, Lodovica Comello, Enzo Iacchetti, Tommaso Landucci, Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Francesca Barra, Erika Brenna, Lavinia Mennuni, Simona Malpezzi, Alberto Pellai, Edoardo Purgatori, Andrea Pallaoro e Luca Marinelli, Cesare Battisti, Gialappa’s Band, Chiara Campione, Viola Follini, Raul Cremona, Gianni Amelio e Alessandro Borghi, Max Angioni, Tosca, Marco Bechis, Adriano Giannini, Mattea Fo, Claudio Bisio e Giorgio Gallione, Giovanni Veronesi, Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi.

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Un mondo meraviglioso di Giulio Callegari, la recensione: una commedia per riflettere su AI e robot

di Valeria Morini

Siamo alle soglie di un mondo “dominato” da robot? Mentre ovunque, dai social ai telegiornali, impazzano le discussioni su intelligenza artificiale e robotica, il francese Giulio Callegari quel mondo ce lo racconta come già compiuto, con questa leggera e piacevolissima commedia fantascientifica che riflette sull’AI ma ci parla soprattutto dell’importanza degli affetti.

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Paper Tiger di James Gray, la recensione

di Valeria Morini

Dopo un percorso cinematografico che l’ha portato a spaziare tra generi e confini, dall’avventura con Civiltà perduta ai viaggi interstellari di Ad Astra passando per il dramma in costume di C’era una volta a New York, James Gray ha sentito evidentemente un forte richiamo delle proprie origini. Se già con l’autobiografico Armageddon Time era rientrato nel suo Queens, Paper Tiger segna il ritorno agli stilemi del noir con venature da gangster movie, quello di Little Odessa, The Yards e I padroni della notte. Il film ha concorso al Festival di Cannes 2026 e successivamente è stato proiettato a Locarno dove Gray ha ricevuto il Pardo d’Oro alla carriera.

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Frank & Louis di Petra Volpe, la recensione

di Valeria Morini

Petra Volpe, regista svizzera nota soprattutto per L’ultimo turno, sul frenetico e stressante lavoro di un’infermiera, gira il suo primo film in lingua inglese portandoci stavolta tra le mura di un carcere americano. La prospettiva è però qualcosa di sostanzialmente inedito rispetto ai classici prison movie cui ci ha abituato tanto cinema e tv: Frank & Louis, presentato in anteprima nella Piazza Grande del Locarno Film Festival 2026, parla dei detenuti affetti da malattie come demenza senile e morbo di Alzheimer, a loro volta curati da altri carcerati.

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I film più attesi di Locarno 2026

A cura di Valeria Morini

Con i suoi 233 titoli, il 79esimo Locarno Film Festival schiera un programma che mixa cinema d’autore a omaggi a Darren Aronofsky, Isabella Rossellini, Asia Argento e Rick Baker, senza dimenticare la retrospettiva sulla Hollywood Blacklist americana (con titoli come Mezzogiorno di fuoco, Fronte del porto, Le forze del male, L’amante indiana). Non scordiamo poi i grandi classici che avranno spazio sull’enorme schermo di Piazza Grande: Cuore selvaggio di David Lynch, Balla coi lupi di Kevin Costner e Taxi Driver di Martin Scorsese. Andiamo però a esplorare i titoli inediti più attesi della kermesse guidata dal direttore artistico Giona A. Nazzaro.

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Giornate degli Autori: nasce “Laguna Film Lab. Residenza artistica Giorgio Gosetti”

Omaggio a Giorgio Gosetti, scomparso lo scorso 6 marzo: la residenza artistica di cinema del reale nata nel 2024 nel corso di Laguna Sud e curata da ZaLab in collaborazione con Giornate degli Autori, da quest’anno viene di comune accordo dedicata e intitolata al critico, fondatore delle Giornate degli Autori e di Laguna Sud – Il Cinema fuori dal Palazzo.

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Disclosure Day, la recensione: Steven Spielberg torna a parlare di alieni (ma soprattutto di noi)

di Valeria Morini

Da 50 anni Steven Spielberg ha un grande amore: la fantascienza che parla di extraterrestri. Era il 1976 quando batté il primo ciak di Incontri ravvicinati del terzo tipo, che sarebbe uscito in sala l’anno dopo. Nei cinque decenni successivi sono seguiti E.T. (ovvero la straordinaria trovata di fondere sci-fi e film per famiglie in uno dei prodotti più emozionanti della Storia del cinema) e La guerra dei mondi (dove stavolta gli alieni sono cattivi), senza dimenticare la loro fugace ma significativa apparizione in A.I. – Intelligenza artificiale e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e la produzione di serie come Taken e Falling Skies. Nel 2026, Disclosure Day celebra questo “anniversario” e questo amore per il genere facendosi corollario di tutto il cinema del più popolare cineasta americano vivente.

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Le bambine di Valentina e Nicole Bertani, la recensione: un promettente esordio che omaggia gli anni 90

di Valeria Morini

Dopo gli anni 70 e gli 80, il revival dei 90 è il nuovo trend del grande schermo (e di quello piccolo: pensiamo ad Hanno ucciso l’Uomo Ragno e al suo sequel Nord Sud Ovest Est). Un passato vicino e ancora vivido, eppure per certi versi lontano anni luce: pre-social, pre-smartphone, pre-Google, genuino e materialista. Un esempio è Le bambine, opera prima di finzione delle sorelle mantovane Valentina e Nicole Bertani. La prima aveva già diretto il documentario La timidezza delle chiome sui gemelli Benjamin e Joshua Israel, che hanno un piccolo ruolo anche in questo film.

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Amarga Navidad di Pedro Almodovar, la recensione

di Valeria Morini

Amarga Navidad è un Natale amaro, come il titolo della canzone di Chavela Vargas, leggendaria cantante messicana la cui voce appare nelle scene più riuscite del 25esimo film di Pedro Almodóvar. C’è ben poco di atmosfera natalizia ma molta amarezza e malinconia in un’opera, presentata in concorso al Festival di Cannes 2026, che è una sorta di autoconfessione del regista spagnolo tanto da fargli ammettere che è “film dove sono stato più impietoso verso me stesso”.

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E i figli dopo di loro, la recensione del potente coming of age di Ludovic e Zoran Boukherma

di Valeria Morini

La giovinezza raccontata in quattro atti: quattro estati roventi, violente e romantiche tra il 1992 e il 1998. Il quarto film dei gemelli registi Ludovic e Zoran Boukherma (nati proprio nell’anno in cui inizia la pellicola) è un adattamento del romanzo di Nicolas Mathieu, un bildungsroman di feroce intensità e malinconica nostalgia presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2024 dove il giovane protagonista Paul Kircher (bravissimo, già capace di regalare un’ottima interpretazione in The Animal Kingdom) ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come talento emergente.

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Desiderio e paure nelle Filippine del 1981: In The Wink Of An Eye di Mike De Leon e Macho Dancer di Lino Brocka

di Giulia Pugliese

Il cinema filippino ha una lunga storia: nasce già ai tempi del muto e trova la sua età dell’oro negli anni ’50. È un’industria dove prodotti commerciali e d’autore si alternano, dove c’è ampio respiro per il racconto del presente, della società e anche per un cinema differente dalle logiche occidentali e dalle narrazioni convenzionali, oltre che per parlare della storia pesante del Paese. Le Filippine, dopo la dominazione coloniale di Spagna e Stati Uniti, hanno subito la dittatura di Fernando Marcos e la successiva legge marziale; ad oggi è ancora un paese con una forte migrazione e con molte disuguaglianze al suo interno, come ha raccontato il film Filipiñana, presentato al Far East Film Festival 2026.

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FEFF 2026, la recensione di Blades of The Guardians: Wind Rises in the Desert di Yuen Woo-ping

“Come posso far sbocciare i fiori, se non riesco a salvare neanche una vita?”

Yuen Woo-ping, oltre la sua storia hollywoodiana e oltre le arti marziali, è un uomo di cinema e lo dimostra con Blades of The Guardians: Wind Rises in the Desert, che unisce il cinema di Hong Kong al western, tratto da una serie cinese a fumetti, Biao Ren. Il film di Yuen Woo-ping ha un immaginario, dei personaggi e una grana dell’immagine degni degli spaghetti western; numerosi i riferimenti a Sergio Leone, tra cui inquadrature e vere e proprie scene riprese dai suoi film, come la famosa scena in cui Armonica di C’era una volta il West tiene le gambe del fratello perché non muoia impiccato.

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FEFF 2026, la recensione di Linka Linka

di Giulia Pugliese

“I film sono sempre più belli della vita reale”

Del Tibet sappiamo poco, è un Paese dalla storia travagliata per le questioni politiche con la Cina.
La sua cinematografia non è molto nota, alcuni film importanti sono riusciti ad attraversare i
confini, come Jinpa di Pema Tseden, che ha vinto alla Mostra del Cinema di Venezia del 2018,
nella sezione Orizzonti come miglior sceneggiatura, e Tharlo dello stesso regista che è stato
selezionato nel 2015 al Festival di Locarno.

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FEFF 2026, la recensione di The King’s Warden 

di Valeria Morini

Dopo un periodo di enorme crisi al botteghino, il cinema coreano è tornato ad attirare le masse nelle sale nazionali con il grandioso successo di The King’s Warden. Un film che ha le carte in regola per piacere al grande pubblico locale: rielaborazione di una pagina storica del lontano passato, struttura imponente con scenografie e costumi curatissimi, atmosfera tra l’epico e il comico che alleggerisce il tutto per la gioia degli spettatori meno impegnati.

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FEFF 2026, la recensione di Dopamine

di Valeria Morini

Malik e Alya sono i classici sposini innamorati che potrebbero essere felici se non fosse per le pressioni della società e i rovesci della fortuna. Lui è disoccupato da un anno, ha accumulato debiti giganteschi e le difficoltà a tirare avanti crescono ogni giorno. La svolta del tutto inaspettata si presenta un giorno alla loro porta nelle sembianze del misterioso Arief, che aiuta Malik quando questi buca una gomma. Accolto in casa come ospite, il giorno dopo riserva una curiosa sorpresa ai due coniugi: lo trovano morto, con una montagna di soldi che i due pensano di tenersi, finendo però con il cacciarsi nei guai.

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Riviera International Film Festival 2026, il programma: ospiti Matthew Modine e Stephen Frears

Taglia il traguardo della decima edizione il Riviera International Film Festivala Sestri Levante dal 5 al 10 maggio. Ancora una volta, nella cittadina ligure sbarcano volti del cinema italiano e internazionale, a partire dalle quattro masterclass previste al convento dell’Annunziata: venerdì 8 maggio Matthew Modine, sabato 9 Giovanni Veronesi e Stephen Frears, domenica 10 Silvio Soldini.

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Nouvelle Vague di Richard Linklater, la recensione

di Valeria Morini

Nostalgico e sperimentatore, romantico e sempre orgogliosamente indipendente, capace di passare dalla commedia più ironica alla malinconia più struggente. Richard Linklater, uno dei registi chiave del cinema americano contemporaneo, dopo un periodo altalenante fatto di tanti titoli passati un po’ in sordina (in cui il più popolare e riuscito è la deliziosa black comedy Hit Man), è tornato a dare il meglio regalandoci ben due film nell’arco di appena un anno. Dopo Blue Moon (uscito in Italia solo in streaming), che fu presentato alla Berlinale 2025, ecco Nouvelle Vague, dal concorso del Festival di Cannes.

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Irish Film Festa 2026, il programma

Ha scelto non a caso il giorno di San Patrizio l’Irish Film Festa, per annunciare il programma della nuova edizione che si terrà dal 25 al 29 marzo presso la Casa del Cinema di Roma. Il meglio del cinema proveniente dall’isola di smeraldo va in scena con anteprime, ospiti e un classico come Michael Collins, biopic di Neil Jordan sull’irredentista interpretato da un grande Liam Neeson, che fu Leone d’oro a Venezia. La componente storico-politica è sempre centrale (come dimostra anche il doc su James Connoly, padre del socialismo irlandese), ma ci sarà spazio anche per tanto altro, compresa una masterclass sul cinema di animazione condotta da Giovanna Ferrari, italiana che lavora per il celebre Cartoon Saloon.

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Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao, la recensione

di Valeria Morini

Hamnet e Hamlet: solo una lettera separa il nome del figlio di William Shakespeare, morto ad appena 11 anni, da quello del suo personaggio più celebre. Questa commistione tra realtà e fiction, tra vita privata e teatro è al centro del film di Chloé Zhao, già premio Oscar per l’intenso Nomadland che dopo la parentesi blockbuster di The Eternals è tornata a un cinema più contemplativo, dai ritmi lenti, molto interessato a esplorare il legame tra essere umano e natura.

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Fescaaal 2026, il programma del Festival dedicato ad Africa, Asia e America latina a Milano (e online)

10 giorni di proiezioni, 47 film (21 realizzati da donne) di cui 23 prime italiane, 1 prima internazionale e 1 prima europea, incontri con gli autori ed eventi speciali: sono i numeri del Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina – FESCAAAL, la cui 35esima edizione si terrà a Milano e sul sito di mymovies.it dal 20 al 29 marzo 2026. Le location scelte sono Cinema Godard di Fondazione Prada, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC e Auditorium San Fedele.  

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Berlinale 2026, Speciale Generation

di Giulia Pugliese

Ghost School di Seemab Gul

212 milioni di giovani donne e bambine non riescono a frequentare la scuola, a volte neanche quella primaria per imparare a leggere e scrivere. Il Pakistan ha il più grande tasso di abbandono scolastico femminile: la mancanza d’insegnanti donne, di servizi igienici e la povertà fanno sì che moltissime ragazze pakistane non studino; questo gap poi aumenta nelle zone rurali.

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La mattina scrivo di Valérie Donzelli, la recensione

di Valeria Morini

A confermare l’ottimo stato di salute del cinema d’autore francese e la sua tendenza a parlare di temi sociali, La mattina scrivo (À pied d’œuvre) di Valérie Donzelli è una sommessa e rigorosa fotografia del mondo di oggi e di cosa significhi scegliere tra compromesso e libertà. Paul (Bastien Bouillon, attore feticcio della regista) è un fotografo freelance di successo, con ottimi guadagni. A 42 anni, decide però di mollare tutto e diventare scrittore a tempo pieno. Una scelta radicale che lo porterà a vivere in uno stato di povertà e lo spingerà a mantenersi con piccoli lavori saltuari.

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Berlinale 2026, la recensione di The Weight di Padraic McKinley

di Giulia Pugliese

L’opera, presentata nella sezione Berlinale Special Gala, prende diverse strade: il dramma, il
survival movie e il racconto storico, portando in scena una narrazione ibrida poco convincente, ma piacevole. The Weight narra di quando Franklin Delano Roosevelt, durante la Grande Depressione, decise di nazionalizzare l’oro delle miniere e dei privati per rilanciare l’economia nazionale, una storia poco narrata e che è capace di creare immaginari western e avventurosi.

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Berlinale 2026, la recensione di The Only Living Pickpocket in New York di Noah Segan

di Giulia Pugliese

“New York, I love you, but you’re bringing me down”

Il film inizia con la canzone degli LCD, canto d’amore e d’odio per la Grande Mela, come è questo film. The Only Living Pickpocket in New York è un’operazione nostalgia su un’idea di New York che non esiste più: concetti semplici ma presentati in maniera elegante, creando scatole cinesi e personaggi a cui è facile affezionarsi, sono gli elementi di forza di questo film.

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Berlinale 2026, la recensione di Saccharine di Natalie Erika James

di Giulia Pugliese

L’horror sta diventando un prodotto sempre più femminile, lo sa bene Natalie Erika James, regista australiano-americana che di horror ne ha girati diversi, sempre con protagoniste femminili e sulle ossessioni delle donne: l’invecchiamento, la famiglia e la maternità, con l’interessante esordio Relic e il troppo ambizioso Appartamento 7A, prequel di Rosemary’s Baby.

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Berlinale 2026, la recensione di A New Dawn di Yoshitoshi Shinomiya

di Giulia Pugliese

Il primo lungometraggio di Yoshitoshi Shinomiya ci parla di mondi morenti e di legami familiari, due tematiche non nuove per i film di animazione giapponesi; tuttavia, quello che stupisce di più è l’impianto pittorico dell’animazione: le sfumature di luce, le chiome degli alberi che si muovono, gli uccellini che escono da essi, i dettagli sui corpi dei protagonisti, i volti e le mani.

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Berlinale 2026, la recensione di Dust di Anke Blondé

di Giulia Pugliese

Il film inizia con la frase “forse è vero che la verità non esiste e forse va bene così”: non è chiaro come questa frase si allacci alla storia di due imprenditori, Luc e Geert, che hanno inventato un sistema vocale che permette di scrivere al computer, il futuro nonno dell’intelligenza artificiale, di Siri e di Alexa, subito quotato in borsa e voluto da tutti. Mentre la loro azienda cresce, insieme alla loro avidità, i due creano una serie di aziende fittizie con dei prestanome.

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Berlinale 2026, la recensione di A Prayer for Dying di Dara Van Dusen

di Giulia Pugliese

La regista americana, ma che attualmente vive e lavora in Norvegia, mette in scena un western
atipico e autoriale che ci parla di paure moderne: il contagio e i traumi da disordine post-traumatico
dovuto alla guerra. Dara Van Dusen racconta questo attraverso una narrazione legata al non-sense, all’assurdo e allo straniamento che ritroviamo nei film di Martin McDonagh, una versione western di The Banshees of Inisherin, con due protagonisti eccellenti come l’attore Johnny Flynn, vera scoperta del film e già visto nella serie Netflix Ripley, e John C. Reilly.

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Sguardi Altrove 2026, il programma del festival delle donne a Milano e Pavia

La 33ᵃ edizione di Sguardi Altrove Women’s International Film Festival, a Milano dal 10 al 28 marzo, si espande rispetto agli anni precedenti non solo nel tempo, con una durata allungata, ma anche nello spazio, con spin off a Pavia e Rho. In programma 79 titoli da 22 paesi suddivisi in 11 sezioni di cui quattro in concorso. Tra gli eventi speciali, un focus sulla regista franco senegalese Alice Diop, ospite del festival con una selezione di film e un incontro al Cinema Godard di Fondazione Prada, un omaggio a Liliana Cavani con Lettere dall’interno. Racconto per un film su Simone Weil, lettura scenica ispirata alla sceneggiatura per un film mai realizzato, la sezione Donne, Cinema, Sport, Inclusion e Diversity in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico.

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Berlinale 2026, la recensione di The Blood Countess di Ulrike Ottinger

di Giulia Pugliese

Ulrike Ottinger crede nelle immagini, raffigurazioni che crea lei, nata come fotografa; nella sua filmografia ha messo al centro la narrazione visiva. Nei suoi film la trama non esiste: le sue opere ricreano immaginari mischiando novità, surrealismo, immagini vive, pescando dall’arte, dalla moda e dalla fotografia. La regista permea le sue opere, che scrive, gira, di cui crea le scenografie e produce: opere che sono profondamente personali, uniche e diverse dal resto del cinema.

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Berlinale 2026, la recensione di We Are All Strangers di Antony Chen

di Giulia Pugliese

Il regista di Singapore rimane fedele ai temi dei legami famigliari e all’importanza dei territori liberi dalla Cina come la sua Singapore. Un film che trova il suo centro nel percorso di crescita di un ragazzo, Junyang, ma anche sul confronto generazionale, sulla lotta alla sopravvivenza, sull’importanza dell’amore e della famiglia, come luogo in cui ritrovarsi nelle diversità, anche se si è poveri e per godersi l’aria condizionata bisogna prendere l’autobus.

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Berlinale 2026, la recensione di At the Sea di Kornél Mundruczó

di Giulia Pugliese

Il regista si era distinto per i suoi racconti non convenzionali sulla società ungherese in White God e sul dramma dei migranti in Europa, con Una luna chiamata Europa, molla questo tipo di narrazioni per concentrarsi sul racconto dei traumi femminili, che gli hanno permesso di essere consacrato da
Hollywood, di cui utilizza i migliori volti come Vanessa Kirby in Pieces of a Woman e in questo caso una strepitosa Amy Adams.

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Il mago del Cremlino di Olivier Assayas, la recensione

di Valeria Morini

“Il potere logora chi non ce l’ha”, sentenziava Giulio Andreotti, uno che di dinamiche politiche se ne intendeva parecchio. Effettivamente l’aforisma sembra applicarsi alla Russia, da fine anni 90 dominata da un unico personaggio, Vladimir Putin, il quale nonostante crisi interne, conflitti e oppositori regna quasi incontrastato in un Paese che nella sua lunga e affascinante quanto infelice Storia non ha mai conosciuto la democrazia. Nel bel mezzo della torbida e spietata guerra contro l’Ucraina, il regista francese Olivier Assayas ha trovato la forza e il tempismo di confezionare una sorta di “biopic romanzato” sull’ascesa al potere di Putin che è soprattutto il racconto di una Nazione lungo trent’anni.

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Sentimental Value di Joachim Trier, la recensione

di Valeria Morini

Dopo il viaggio nell’educazione sentimentale di La persona peggiore al mondo, il regista norvegese Joachim Trier ci parla della difficile ricostruzione di un rapporto famigliare in Sentimental Value, dove la sua attrice feticcio Renate Reinsve è affiancata da due superstar come il granitico ed eclettico svedese Stellan Skarsgård e l’americana Elle Fanning.

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No Other Choice – Non c’è altra scelta di Park Chan-wook, la recensione: una black comedy sul crudele mondo del lavoro

di Valeria Morini

Grottesco, crudele, strabordante, terribilmente capace di mostrarci l’umanità in tutta la sua mediocre mostruosità: è il cinema di Park Chan-wook signore e signori, e non vi è alcun dubbio che sia uno dei più grandi registi cinematografici del terzo millennio. La sua trilogia della vendetta resta forse inarrivabile, ma il cineasta coreano continua a proporre uno stile e un linguaggio inconfondibili. A tre anni dal fiammeggiante e straordinario noir mélo Decision to Leave, Park riadatta il romanzo di Donald E. Westlake The Ax già portato sullo schermo nel 2005 con Cacciatore di teste da Costa-Gavras (cui questo film è dedicato; la vedova Michèle Ray-Gavras figura tra i produttori).

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Father Mother Sister Brother, la recensione: la famiglia secondo Jim Jarmusch

di Valeria Morini

Il cinema di Jim Jarmusch è fatto di piccole cose, quotidianità, racconti quasi privi di trama, ironia sottile e rarefatta. A sei anni dalla parentesi zombie di I morti non muoiono e a nove dall’acclamato Paterson, il regista indie americano torna un po’ alle sue origini, con un film strutturato a episodi come lo erano Mystery Train, Taxisti di notte e Coffee and Cigarettes. Al centro, la famiglia, attraverso tre nuclei in cui i rapporti tra genitori e figli sono fondati sulla distanza o sull’assenza.

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Jay Kelly di Noah Baumbach, la recensione del film con George Clooney e Adam Sandler

di Valeria Morini

Su Netflix

Un attore di Hollywood celeberrimo e affermato in apparenza ha tutto quello che potrebbe desiderare. In realtà è pluridivorziato, le figlie si stanno allontanando da lui, il rapporto con il padre non è idilliaco e il suo unico vero amico è il suo manager, sua ombra e spalla in ogni occasione. La morte del regista mentore che lo lanciò nel cinema e l’incontro con un ex collega e amico di cui ha involontariamente bloccato la carriera lo spingono a imbarcarsi in un viaggio sui generis tra Francia e Italia, per “inseguire” la figlia in vacanza e ritrovare se stesso nel “mondo reale”. Jay Kelly di Noah Baumbach è esattamente quello che ti aspetteresti: George Clooney che interpreta sostanzialmente George Clooney, in un film sugli aspetti più alienanti e negativi del successo e che, più che una satira contro Hollywood, è un lavoro intimista sul percorso umano di una star in crisi.

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Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, la recensione

di Valeria Morini

Dopo Amanda, un altro (doppio) ritratto femminile disfunzionale da parte di Carolina Cavalli, una delle firme autoriali ormai più riconoscibili del cinema contemporaneo italiano. Nell’opera seconda della regista milanese, Il rapimento di Arabella, prosegue il sodalizio con Benedetta Porcaroli: l’intesa tra le due è davvero evidente e l’attrice romana è il volto perfetto per incarnare le antieroine sghembe e fuori dai canoni della Cavalli.

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Orfeo di Virgilio Villoresi, la recensione

di Valeria Morini

Il mito di Orfeo influenza da sempre il cinema e l’arte in generale, storia archetipica sull’amore che dura oltre i confini terreni e sulla difficoltà di elaborare il lutto e accettare la perdita. Da Virgilio e Poliziano a Jean Cocteau e Marcel Camus, il viaggio all’inferno per ricongiungersi all’amata Euridice viene ora ripreso da Virgilio Villoresi, regista, animatore e artista visivo che si rifà, più che alla radice arcaica del racconto, alla rivisitazione di Dino Buzzati con Poema a fumetti, tra le prime graphic novel di sempre.

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Carbonia Film Festival 2025: tra gli ospiti Francesco Bianconi, Romana Maggiora Vergano e Pierpaolo Capovilla

Prende il via mercoledì 5 novembre la decima edizione di Carbonia Film Festival, in programma fino a domenica 9 nella storica cittadina mineraria a sud della Sardegna, nel cuore del Sulcis: cinque giorni di proiezioni, installazioni, eventi, musica, incontri e formazione per dare vita a uno spazio di confronto tra cinema, cultura e società

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Stranger Things 5, gli attori a Lucca Comics & Games: “La nostra infanzia insolita, siamo cresciuti con i nostri personaggi”

A Lucca Comics & Games 2025 i grandi protagonisti tra gli ospiti internazionali sono stati senza dubbio il gruppo di Stranger Things: gli ex enfant prodige ormai cresciuti Finn Wollfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Noah Schnapp, a Lucca insieme ai creatori della popolare serie Matt e Ross Duffer, hanno regalato un grande momento per i fan. Il tutto in attesa della quinta e ultima stagione che arriverà su Netflix in due parti: la prima dal 27 novembre, poi la seconda tranche di episodi dal 26 dicembre, con gran finale il 1 gennaio alle 2 di notte ora italiana per festeggiare un Capodanno decisamente sui generis.

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Linea d’Ombra Festival 2025, il programma

Dall’8 al 15 novembre 2025 a Salerno va in scena la trentesima edizione di Linea d’Ombra Festival, con tre concorsi ufficiali e tanti ospiti internazionali, tra cui Eran Riklis, premio alla carriera. La manifestazione è ideata e diretta da Peppe D’Antonio e Boris Sollazzo e promossa dall’associazione SalernoInFestival ETS. Proiezioni, incontri, masterclass e laboratori andranno a aiutano riflettere sulla tematica del diritto al sapere.

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Quadro 2025 – Oltre l’occhio la realtà: un omaggio a Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini

Dal 2 al 7 novembre Villa La Colombaia accoglie la prima edizione di Quadro – Oltre l’occhio la realtà, progetto ideato e diretto da Annamaria Punzo. Nel giorno dell’anniversario condiviso — nascita per Luchino Visconti e scomparsa per Pier Paolo Pasolini, il 2 novembre — la rassegna apre un dialogo ideale tra i due maestri italiani, mettendo a confronto la forma e il corpo del reale, la bellezza e il dissenso. Inaugura la settimana Mario Martone, protagonista di un incontro dedicato alla figura e all’eredità artistica di Visconti e al suo rapporto con la residenza estiva del cineasta lombardo. A seguire, il Collettivo ArteSettima registrerà un podcast originale sulla relazione tra cinema e pensiero visivo in compagnia del regista.

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The Ugly Stepsister di Emilie Blichfeldt, la recensione: Cenerentola incontra il body horror

di Valeria Morini

Il body horror non passa di moda ed è anzi più vivo e palpitante che mai. A portare avanti questo sottogenere sono spesso registe europee, come le francesi Julia Ducornau in Titane e Coralie Fargeat con il fenomeno The Substance e anche la norvegese Emilie Blichfeldt. Classe 1991, nel suo lungometraggio d’esordio ci parla di ossessione per la bellezza e accettazione del proprio corpo con una versione nerissima e dai contorni pulp (le scene crude sono poche, ma decisamente ripugnanti) della fiaba forse più celebre di tutte. The Ugly Stepsister è infatti una rivisitazione di Cenerentola, dal punto di vista della sorellastra.

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