Babygirl di Halina Reijn, la recensione del film con Nicole Kidman

di Giulia Pugliese

C’è chi pensa che la scena più importante di un film sia l’ultima. In realtà la prima scena ci dice la poetica del film e la tematica principale. Babygirl inizia con una scena di sesso ed è infatti un film dove il sesso è centrale ed esplicito. Il sesso viene utilizzato per raccontare la storia di una donna che per vissuti personali non riesce ad accettare se stessa in quanto baby girl, una donna a cui piace essere umiliata. Romy (che ha il volto vecchio e appesantito dai trattamenti di bellezza e ringiovanimento di Nicole Kidman) nonostante sia CEO di un’importante azienda di robotica, abbia un marito, Jacob, disponibile e innamorato (interpretato da Antonio Banderas che fa il cornuto e mazziato), due belle figlie e i lussi che le permette la sua posizione, risulta essere una maniaca del controllo e una donna frustrata dal punto di vista sessuale, le due cose vanno di pari passo. L’arrivo di un giovane tirocinante nella sua azienda, Samuel (Harris Dickinson, attore sull’onda del successo dopo Triangle of Sadness), le farà vivere esperienze ed emozioni forti e rischierà di distruggere la sua vita.

La nota positiva di Babygirl è farci vivere il kink di Romy in maniera normale e di non colpevolizzare le donne per i loro desideri, anche grazie all’aiuto di un’auto-ironia che a tratti sembra inconsapevole (la scena in cui Samuel invia il latte al tavolo di Romy e poi andando via gli dice “good girl” e “non sono interessato ad avere una fidanzata e poi tu sei una mamma”). Tuttavia parlare di desiderio, di accettazione delle proprie fantasie e di rapporti dominante-sottomesso è complesso: esempi riusciti sono La pianista (2001) che ha tinte molto più cupe e disturbarti, e il tenero film indie Secretary (2002), che mette l’accento sull’incontro di due persone affini e che accettano i propri kink assieme. Rispetto ai due film citati Babygirl risulta poco a fuoco, in primis per i personaggi monodimensionali: Romy troppo egoista ed ingenua (sarebbe stato interessate, visto che viene accennato durante il film, trattare meglio la storia personale della protagonista), il marito troppo buono e tonto, l’amante troppo sbruffone e sicuro di sé.

Il desiderio viene presentato come un interruttore da accendere e spegnere a piacimento, senza nessuna connotazione di aspetti mentali e intellettuali. Credibile che una donna possa mollare tutto per dell’ottimo sesso (gli uomini lo fanno in continuazione e la società deve iniziare ad accettare che anche le donne sono spesso soggiogate ai loro ormoni), da come viene narrata la storia sembra tutto gratuito e immotivato. Per un film che si basa sulle relazioni si fa fatica infatti a empatizzare con una donna così stolta e ingenua che ripete in continuazione al suo amante che non vuole ferirlo, quando è lei che si sta mettendo in un orrenda situazione e non sembra provare rimorso per il marito. Allo stesso tempo, lo stesso Jacob sembra troppo stolto e poco interessato ai desideri della moglie per farci stare dalla sua parte.

L’intreccio tra i personaggi non è fluido e l’opera risulta artificiale. Inoltre il film a tratti vira su territori disturbanti e vicini a Lanthimos e a tratti invece si butta sui territori della commedia, quasi non tratta il rapporto di potere lavorativo versus potere sessuale, mentre invece un’analisi di questo tipo sarebbe stata interessante per poi poter virare anche sulla questione di genere: è più accettabile e meno predatorio che una donna vada a letto con un tirocinante che non viceversa?

La banalizzazione del contenuto del film cozza pesantemente con un lavoro sull’immagine che ha una qualità molto alta (un esempio tra tutti la scena in discoteca): fotografia patinata, regia figa, design e costumi di alto livello, questo crea rabbia visti gli attori e la grande generosità di Nicole Kidman che si presta a scene molto umilianti. Speriamo vivamente che esca dal ruolo della moglie frustrata che sembra interpretare in ogni film e serie che fa (Eyes Wide Shut, Big Little Lies e Il Sacrificio del Cervo Sacro), le sue prove attoriali sono sempre molto buone e vorremmo vederla fare qualcosa di diverso (l’orribile A Family Affair non conta).

Vista la qualità dell’immagine, se si fosse riuscito a rende meno monotonali i personaggi, delineare meglio le relazione e gli snodi narrativi, si sarebbe potuto creare un prodotto di prima qualità, invece il risultato è cringe e superficiale. Lei viene ricattata più volte, da varie persone ma sembra più preoccupata che Samuel abbia una fidanzata; si raggiunge un picco drammatico, che viene risolto due scene dopo. Un film troppo semplice, banale e parziale per una tematica così nuova e forte. Tuttavia il finale liberatorio ci porta nuovamente verso un’assenza di pregiudizio e l’idea di una sessualità libera, che tirano un po’ su il film.

Voto: ★★/☆☆☆☆