Bergamo Film Meeting 2021: la recensione di GHOST TROPIC

ghosttropic

Alla sua opera terza, il regista belga Bas Devos ci conduce attraverso l’avventura di Khadija, una donna di mezza età che, vittima di un attacco di sonno, si ritrova a notte fonda al capolinea della metropolitana di Bruxelles, costretta ad attraversare la città a piedi per tornare a casa. Lungo la strada, incontri, scoperte e drammi. Prima di essere presentato al Bergamo Film Meeting, Ghost Tropic è stato presentato alla Quinzaine des réalisateurs al Festival di Cannes 2019.

Un Fuori orario senza avventure e momenti grotteschi: potremmo così definire il film di Devos, che al tono surreale del capolavoro scorsesiano predilige un impianto intensamente realistico. Ghost Tropic è il ritratto di una città ma soprattutto quello di una donna, come se ne vedono poche al cinema in un ruolo principale: proletaria, musulmana (probabilmente di origini maghrebine), non più giovane, una madre che forse ha qualche difficoltà nel rapporto con i figli e fa parte di quell’universo di minoranze etniche di cui negli ultimi anni si parla, ahinoi, soltanto quando ci sono attentati e tragedie. Ho voluto raccontare una “donna di Bruxelles” come quelle che incontro a La Cité, a Molenbeek o in metropolitana“, ha dichiarato il regista, “Attraverso il ritratto di questa donna, credo di essere riuscito a parlare un po’ di una generazione di donne sottoesposte e sottorappresentate“.

Lontano da stereotipi culturali e etnici, a Devos interessa esplorare la profonda umanità del suo personaggio e dei comprimari che Khadija incontra nella sua odissea notturna. La donna percorre Bruxelles, trova aiuto, aiuta a sua volta: la pietas e la sensibilità di questo personaggio materno e premuroso sono il cuore pulsante di un film che non ha particolari guizzi ma trasmette speranza, con un epilogo straniante e quasi enigmatico. La protagonista è Saadia Bentaïeb, attrice teatrale con pochi ruoli al cinema, qui straordinaria.

Voto: 2,5/4