Berlinale 2015: TAXI di Jafar Panahi, 45 YEARS di Andrew Haigh e JOURNAL D’UNE FEMME DE CHAMBRE di Benoît Jacquot

TAXI di Jafar Panahi (Concorso)

Il cinema di Jafar Panahi torna a Berlino con il suo ultimo lavoro, Taxi. Il grande regista iraniano continua a girare film, praticamente in clandestinità, nonostante sia stato condannato all’interdizione da ogni attività artistica. Come i precedenti This Is Not a Film (2011) e Closed Curtain (2013), Taxi è un’altra riflessione a metà tra cinema e realtà, che vede lo stesso regista ricoprire i panni del protagonista.

Il film è interamente ambientato all’interno di un taxi guidato da Panahi, che si trova a conversare con i clienti (qualcuno lo riconosce, altri no) in una serie di dialoghi che spaziano dalla politica al cinema, fino alla vita e la morte. Nonostante gli ovvi limiti tecnici, siamo di fronte a un film importante che offre uno lucido scorcio dell’Iran contemporaneo, cui il regista non manca di aggiungere tocchi di ironia.

Voto: 2,5/4

45 YEARS di Andrew Haigh (Concorso)

 

Geoff e Kate si apprestano a festeggiare l’invidiabile traguardo dei 45 anni di matrimonio, ma un oscuro segreto nel passato di lui rischia di compromettere il loro legame decennale. Il corpo di una vecchia fiamma di Geoff, scomparsa 50 anni prima, viene ritrovato in montagna, sepolto tra i ghiacci.

Dopo un inizio un po’ lento, 45 Years cresce e diventa un interessante ritratto di coppia con una sceneggiatura notevole e qua e là qualche brivido. Solo il finale delude un po’, mentre l’interpretazione dei due protagonisti, Charlotte Rampling e Tom Courtenay, è semplicemente straordinaria.

Voto: 2,5/4 

 JOURNAL D’UNE FEMME DE CHAMBRE di Benoît Jacquot (Concorso)

 

Al contrario, non convince affatto l’ultimo film di Benoît Jacquot, Journal d’un femme de chambre. La protagonista è la sempre più lanciata Léa Seydoux, ormai vera e propria stella del cinema d’Oltralpe. Cameriera parigina, Célèstine si trasferisce in campagna dove trova lavoro presso una coppia. Verrà sedotta dal capofamiglia e dovrà vedersela con la moglie di lui.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Octave Mirbeau, che ha già generato due celebri adattamenti ad opera di grandi registi come Jean Renoir e Luis Buñuel. Jacquot, purtroppo, non si dimostra affatto all’altezza dei suoi illustri predecessori, confezionando un film che si dimostra privo di un reale interesse. Sotto la confezione impeccabile si nasconde un prodotto vuoto, che nemmeno la presenza della bella e brava Seydoux basta a salvare.

Voto: 1,5/4