Berlinale 2017: THE PARTY di Sally Potter, SOMNILOQUIES di Verana Paravel e Lucien Castaing-Taylor

 

THE PARTY di Sally Potter (concorso)

Metti un grande cast (Cillian Murphy, Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Kristin Scott Thomas, Timothy Spall) all’interno di un appartamento. Costruisci una vicenda di tradimenti, amicizie apparenti, litigi. Divertiti a massacrare i tuoi personaggi con battute rapide e serrate lanciando qualche scoccata all’instabilità politica attuale e il gioco è fatto. O meglio, The Party è fatto. Questo perché il film di Sally Potter ha tutti gli ingredienti dosati giustamente (con qualche piccola defezione qua e là ma niente di indigeribile), ha le carte in regola per poter far breccia nei cuori di noi spettatori, ma purtroppo preferisce giocare in sottrazione, stare sulla difensiva, non rischiare nulla di più del dovuto.

L’opera diverte e appassiona, eppure non si riesce a fare a meno di pensare che il tutto sia un giochino fine a se stesso. La regista inglese non ha alcuna intenzione di aggiornare la lezione del cinema da camera che recentemente è stata abbondantemente sviscerata da titoli ben più significativi (Carnage in primis) e si limita a mettere in scena il leggero (seppur funzionale) script da lei firmato. Ideale per una visione spensierata e senza troppe pretese, The Party si lascia ben presto dimenticare e non riesce a portare a fondo l’interessante e spinosa critica sociale alla classe dirigente inglese che rimane presente velatamente per tutti i minuti.

Voto: 2/4

SOMNILOQUIES

SOMNILOQUIES di Verana Paravel e Lucien Castaing-Taylor (Panorama)

Dion McGregor è passato alla storia per via di una buffa caratteristica: quando si addormenta, quando entra nel mondo dei sogni, comincia a parlare a più non posso. Un suo coinquilino inizia a registrare le frasi dell’uomo pronunciate di notte e moltissimi studiosi hanno raccolto il materiale per analizzarlo accuratamente. La coppia di registi formata da Verana Paravel e Lucien Castaing-Taylor si cimenta nella difficile sfida di rappresentare al cinema questa buffa esperienza. Fedeli al loro credo stilistico, gli autori non vogliono raccontare i fatti quanto cercare di avvolgere lo spettatore con delle sensazioni audiovisive che cerchino di immedesimarlo nella vicenda. Il film così presenta un’unica voce narrante (quella delle registrazioni di Dion) che continua a raccontare storie mentre la macchina da presa si avvicina costantemente a dei corpi nudi e addormentati ripresi in un ambiente buio e cupo. Il mistero su cui gli autori concentrano la loro attenzione è quello legato al mistero del sonno e soprattutto dei sogni. Somniloquies si interroga sul confine fisico del corpo umano (la pelle è sempre in primo piano) per confrontare con quello ultrasensiorale dell’esperienza onirica. Un film di concetto, di testa, probabilmente più relegabile alla sfera della video arte, ma che comunque funziona nella sua provocazione ed è capace di avvolgere il pubblico in maniera semplice ma efficace.

Voto: 2,5/4