Berlinale 2026, la recensione di Rose di Markus Schleinzer

di Giulia Pugliese

Il regista austriaco trova l’ispirazione per questo film dalle numerose donne che nella storia si sono finte uomini per poter scegliere della propria vita e ottenere la libertà. Una scelta doverosa e che ci parla del presente, mettendo l’accento sul genere e portandoci in una dimensione di disuguaglianze dovute al nascere donna che ancora esistono.


Si sceglie una narrazione da fiaba che poi diventa dell’orrore: un misterioso soldato s’insidia in un villaggio di allevatori e, per avere un appezzamento di terra, sposa la figlia del capo villaggio, la dolce e ingenua Suzanna. Ma questo soldato si chiama Rose, non ha nessun trasporto per Suzanna, tuttavia è solidale con la sua condizione di donna costretta a un matrimonio forzato.

La storia, che potrebbe anche avere una sua epica, è smorzata da una messa in scena che punta tutto sulla bellezza del bianco e nero e su una certa teatralità; le scelte scenografiche appiattiscono la storia che riesce ad emergere solo alla fine, con una maggiore consapevolezza e scelte più mirate.

La piattezza nella messa in scena, che si riprende in parte alla fine, è una cifra stilistica di alcuni prodotti di Match Factory, distributore tedesco acquistato da Mubi, l’opera infatti cita il recente The Girl with the Needle di Magnus von Horn, e il tipo di bianco e nero è un tributo a The White Ribbon di Michael Haneke, riferimento di Markus Schleinzer anche nel film Michael.
Il regista è attratto da personaggi al margine e storie di prevaricazione; se nel suo primo film il protagonista non può trovare la comprensione e la simpatia dello spettatore, per Angelo e Rose prende due personaggi che, per questioni di razza e di genere, subiscono la storia, ma provano a essere protagonisti del loro tempo, cercando di ribellarsi alla morale comune.

Il film, per la prima parte, è quasi un caso studio sul genere: quando Rose si sposa accentua i suoi comportamenti mascolini; quando ha un malore e la compagna Suzanna, dolce e ingenua contadinotta, scopre che è donna, allora diventa più accudiente. Le due vivono una sorta di sogno, dove entrambe sono libere, senza la prevaricazione maschile e avendo un rapporto paritario che a quei tempi tra moglie e marito non era possibile.

L’opera mette al centro l’interpretazione della grande attrice Sandra Hüller, che è perfetta nel ruolo androgino di questa donna che si finge uomo con grande forza e che, sempre con la stessa forza, tiene alte le sue convinzioni. Per lo spettatore è facile affezionarsi a questa Lady Oscar o Orlando di Oscar Wilde, la cui scelta non è legata alla sessualità, ma alla possibilità di decidere di sé stessa e di avere gli stessi diritti degli uomini. Nella narrazione si cerca un certo rispetto per il personaggio, anche nei momenti più cupi; emerge ovviamente un mondo che non può capire Rose e che non prova neanche, che è ingiustamente crudele con lei e la sua sposa. È come se Rose fosse un alieno, una sorta di Ziggy Stardust venuto a visitare la terra: le sue ragioni non sono comprensibili dal mondo esterno.

Tuttavia, ci vuole maestria a tenere una storia che a volte vira sul dramma, con una messa in scena così piatta che ha dei problemi a gestire il tono della narrazione; a volte infatti il film risulta umoristico, ma senza l’intento di esserlo e prendendo aspetti involontari, scabrosi e che questa storia non merita. La forza con cui è delineato il personaggio di Rose non contagia il film, che rimane accomodante con la realtà che circonda la protagonista, non riuscendo ad avere mordente, sceglie di martirizzare la sua protagonista presentandola come una Giovanna d’Arco, senza creare un senso di indignazione e di presa di posizione.

Alla fine viene abbozzato un discorso filosofico e morale sulle scelte di Rose, che però rimane embrionale e che invece avrebbe dovuto esplodere molto prima. Il film rimane ancorato alla messa in scena, alla storia e alla sua protagonista e non riesce a fare un discorso sul presente, sulle scelte, sulla libertà e sul bigottismo, rimanendo una favoletta con un finale macabro, che non riesce a sembrare reale e quindi non risulta pericolosa.

Voto: ★★½/☆☆☆☆