Berlinale 2026, la recensione di The Only Living Pickpocket in New York di Noah Segan
di Giulia Pugliese
“New York, I love you, but you’re bringing me down”
Il film inizia con la canzone degli LCD, canto d’amore e d’odio per la Grande Mela, come è questo film. The Only Living Pickpocket in New York è un’operazione nostalgia su un’idea di New York che non esiste più: concetti semplici ma presentati in maniera elegante, creando scatole cinesi e personaggi a cui è facile affezionarsi, sono gli elementi di forza di questo film.
Già dalle prime scene l’opera crea un’aura di mistero e d’interesse, in seguito con l’arrivo di John Turturro e del suo personaggio Harry Lehman, che è un protagonista come quello dei vecchi film: un piccolo criminale con la sua etica e i suoi valori, refrattario alla tecnologia e alla violenza.
Purtroppo un errore gli costerà caro e dovrà confrontarsi con criminali di pasta diversa: la sua controparte, infatti, è un giovane rampante di una famiglia mafiosa che fa truffe con le criptovalute. Il mondo di Harry è in estinzione: per un borseggiatore, ai giorni d’oggi, è terribile; telefonini con il GPS, tutti siamo abituati a usare le carte di credito e tutti sono sospettosi gli uni degli altri. Eppure il pickpocket è un personaggio spesso amato dal cinema, in primis il film di Robert Bresson Diario di un ladro, Mancia competente di Ernest Lubitsch e le scene da Il pellegrino di Charlie Chaplin, in cui deruba gli altri personaggi. C’è qualcosa di profondamente romantico, cinematografico e di legato al passato nella figura del borseggiatore.
Il film usa questa figura che si sta perdendo per parlare di una New York e di un mondo, anche cinematografico, che non esiste più. Il film ci fa riflettere sul fatto che, con l’arrivo di un mondo veloce, dove tutto è alla portata di un click, perdiamo degli aspetti analogici e umani. Noah Segan, con infinita semplicità e maestria, riesce a raccontare la storia di un uomo legato al passato, usando alcuni volti immortali di un cinema che non esiste più: John Turturro, Steve Buscemi, Giancarlo Esposito e Jamie Lee Curtis. Un mondo di persone che, per scelte di vita e perché non ne hanno la necessità, hanno deciso di vivere fuori dalla tecnologia; il film ci mostra questa decisione con incredibile tenerezza e trasporto. Harry è un criminale, ma i suoi crimini non fanno del male a nessuno e tenta di rispettare un codice all’interno del suo lavoro, che però nella sua vita privata ha infranto: questo, agli occhi dello spettatore, lo rende semplicemente più umano. Il film trova piccole strategie di narrazione che lo rendono scorrevole e piacevole, senza voler strafare, senza voler mettere mille idee, mille stili e personaggi.
Sembra un film di un’altra epoca e per questo è bello. Come sono belli i libri di carta, i vecchi orologi, le cabriolet degli anni ’60 e le radio. Se non possediamo più niente perché tutto è digitale, allora quello che ci rimane sono i rapporti umani.
Un film elegante, ben scritto, costruito con arguzia, che usa il grande cast per riuscire nella sua operazione nostalgia.
Presentato nella sezione Berlinale Special Gala.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
