Berlinale 2026, la recensione di The Weight di Padraic McKinley
di Giulia Pugliese
L’opera, presentata nella sezione Berlinale Special Gala, prende diverse strade: il dramma, il
survival movie e il racconto storico, portando in scena una narrazione ibrida poco convincente, ma piacevole. The Weight narra di quando Franklin Delano Roosevelt, durante la Grande Depressione, decise di nazionalizzare l’oro delle miniere e dei privati per rilanciare l’economia nazionale, una storia poco narrata e che è capace di creare immaginari western e avventurosi.
Nel contesto della Grande Depressione in Oregon, Samuel Murphy, interpretato da Ethan Hawke, vedovo con una figlia piccola, riesce a sopravvivere con grande difficoltà facendo il meccanico, ma per proteggere la bambina, finirà prima in carcere, poi in un campo di lavoro. Come succede in questo tipo di film, il protagonista emerge per la sua scaltrezza e intelligenza e, in questo caso, anche per le sue capacità di meccanico, facendosi notare dal capo del campo di lavoro, Warden Clancy, che ha il volto di Russell Crowe e che gli offrirà la possibilità di tornare libero. Ma a che prezzo?
The Weight parte come il dramma umano di un uomo giusto, che viene imprigionato ingiustamente, per diventare una “mission impossible”, pieno di insidie e incontri, a volte piacevoli come quello con Anna, interpretata da Julia Jones, giovane nativa piena di risorse, altre volte pericolosi. Riesce a ottenere l’attenzione dello spettatore, che fa il tifo per il protagonista, di cui apprezza la scaltrezza; tuttavia abbozza certi discorsi sugli Stati Uniti, come la situazione dei nativi americani, la presenza di un membro della banda creata da Samuel che è in prigione perché socialista e lo Stato che si appropria delle ricchezze dei privati, che sono troppo avidi per condividerle con il loro Paese, senza riuscire a elevare questo tipo di narrazione, che rimane ancorata a un’impresa da intraprendere con numerose insidie, dove solo il personaggio di Ethan Hawke ha un minimo di spessore ed è l’unico che riesce sempre a uscire dalle situazioni come un novello Ethan Hunt.
La violenza centrale nel film è vista in tutti i suoi aspetti, dalle botte alle fratture e ai colpi d’arma da fuoco, per rendere la narrazione realistica e crudele, ma non era necessario che permeasse tutto il film. Le prove che Samuel deve affrontare sono sempre più difficili ed estreme, tanto da sembrare un vero percorso a ostacoli.
The Weight rimane un film piacevole, su un uomo che deve sopravvivere per ricongiungersi alla figlia, ma di cui sappiamo già il finale e che ha un eccessivo uso della violenza per portare avanti una narrazione che si basa solo sul protagonista e su una storia minimale. Ethan Hawke è bravo, ma poco convincente in questo tipo di prodotti e anche un po’ avanti con l’età per questo personaggio, mentre Russell Crowe, che aveva già lavorato con Padraic McKinley in L’esorcismo. Atto finale, risulta sempre molto convincente nei ruoli del cattivo.
Il film risulta un prodotto figlio di un’altra epoca cinematografica, gli anni ’90, di cui apprezziamo il protagonista e l’ovvietà di alcune scelte, che risultano convincenti, senza andare molto oltre l’intrattenimento e usando la violenza come riempitivo.
Voto: ★★/☆☆☆☆
