Berlinale 2026, Speciale Generation
di Giulia Pugliese
Ghost School di Seemab Gul
212 milioni di giovani donne e bambine non riescono a frequentare la scuola, a volte neanche quella primaria per imparare a leggere e scrivere. Il Pakistan ha il più grande tasso di abbandono scolastico femminile: la mancanza d’insegnanti donne, di servizi igienici e la povertà fanno sì che moltissime ragazze pakistane non studino; questo gap poi aumenta nelle zone rurali.
Ghost School parla proprio di questo e riesce a farlo usando il genere giallo e creando un suo linguaggio cinematografico, che riesce a fondere impegno e cinema. La storia è semplice, ma è il come viene raccontata, con elementi thriller e orrorifici, che riesce a catturare lo spettatore, che vuole sapere di più.
Rabia, una ragazzina che vive in un villaggio del Pakistan, non vede l’ora che l’anno scolastico inizi, ma il primo giorno questa chiude misteriosamente. Solo Rabia è veramente interessata a capire cosa succede e si metterà a indagare. Il film mette in scena una società irresponsabile; attraverso lo sguardo di bambina, certe dinamiche sono incomprensibili, anche per lo spettatore. Il film, pur essendo un prodotto con una missione chiara, che è quella di far riflettere sulle disuguaglianze educative di genere, riesce anche a trovare il giusto ritmo, spazio di profondità per far emergere gli elementi che non permettono a Rabia di tornare a studiare, e a far vedere tutte le prospettive del problema attraverso i personaggi: l’insegnante che se ne va perché non è pagato abbastanza, il membro della commissione che non è interessato a trovarne uno nuovo e i compagni di Rabia, a cui non importa tornare a scuola. L’opera riesce a far riecheggiare al suo interno riferimenti come il neorealismo, Abbas Kiarostami e una bellissima citazione a Bela Tarr.
Emerge un angosciante ritratto della società pakistana, dove Rabia non ha alcuna possibilità e sembra non essere capita dal mondo degli adulti, fino a che la madre non inizierà ad ascoltarla e il film troverà una soluzione finale che è tristemente creativa.
Ghost School mette insieme una tematica necessaria a un cinema indipendente, di gusto, in grado di creare aspettativa ed interesse nello spettatore, trovando un linguaggio cinematografico e riuscendo a farci appassionare alla sua eroina e alla sua ricerca della verità.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
No Salgas
Questo film della Repubblica Dominicana riesce a riportare l’horror nei territori in cui è nato, la denuncia politica, riuscendo a creare le atmosfere giuste e una buona storia splatter per parlare dello stigma che hanno le persone queer in Sud America, ponendo l’accento sul fatto che sono i parenti, gli amici e chi è loro più vicino a non accettarli.
Liz e Wendy devono tenere la loro relazione nascosta, ma improvvisamente avvengono dei terribili omicidi nella comunità queer. Il film riesce a catalizzare tensione, anche a farci percepire come deve essere difficile vivere nascosti e avere paura per quello che si è, riuscendo nella metafora di persone vicine che impazziscono senza una ragione apparente. Tenendo comunque alta la bandiera del B-movie e riuscendo a far appassionare lo spettatore sia agli aspetti romantici del film che a quelli più legati all’horror, facendo cogliere anche i turbamenti della protagonista e la sua volontà di normalizzare la sua vita. Liz a un certo punto si trova un fidanzato e prova a essere quella che i suoi genitori vorrebbero che fosse; tuttavia, la conoscenza di una ragazza durante una vacanza le farà capire che non si può sfuggire da quello che si è.
Bilanciando denuncia, horror e la summer brat domenicana, il film risulta convincente, ben costruito, specie con il finale da cardiopalma pieno di sangue che ci mostra come l’escalation non termini mai, lasciandoci più dubbi che risposte. Il razzismo e la discriminazione visti come un contagio difficile da estirpare.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
