Beverly Hills 90210, la madeleine dei Millennial

Di Michela Cantarella

A Proust bastava un dolcetto a forma di barchetta a scatenare i ricordi del passato; agli adolescenti degli Anni Novanta, le note di una serie tv. Basta sentire i famosissimi primi accordi della sigla per sentirsi subito catapultati nel 1992. La madeleine dei Millennial, infatti, ha un nome e un indirizzo precisi: Beverly Hills, 90210.

Fenomeno di culto del decennio, creato da Aaron Spelling, Beverly Hills 90210 arriva prima di Friends e Dawson’s Creek e travolge i palinsesti, ritagliandosi un posto d’onore nel cuore degli under 18 dell’epoca, con tutto quello che ne consegue: uno spazio su Italia Uno in prima serata (quando iniziava alle 20.30, bei tempi), album di figurine andati a ruba (e dal discreto valore tuttora) e persino Barbie dei protagonisti. E ora, dopo più di trent’anni, il CAP (o, come si dice in America, ZIP Code) più famoso di sempre torna in TV su Sky e NOW, deliziando gli ex ragazzini di allora, oggi passati dall’altra parte della barricata.

Sì, perché se ai tempi molti di noi si identificavano con Brandon il bravo ragazzo o Brenda la ribelle, oggi sono più vicini come età a Jim e Cindy Walsh. Due genitori apprensivi, affettuosi e protettivi fino alla noia, ma di soli 35 e 42 anni (ma ne dimostravano almeno dieci in più). Lui contabile, lei casalinga: resta il mistero su come facessero a permettersi quella mega villa in uno dei quartieri più patinati di Los Angeles (curiosità: la vera casa dei Walsh non si trovava a Beverly Hills, ma ad Altadena). Do you feel old now?, come dicono i… meno Millennial?

Eppure, basta un clic e rieccoci lì, in una cucina degli Anni Novanta, davanti a una TV in bianco e nero (nel mio caso, gli altri televisori erano monopolizzati dagli altri componenti della famiglia, eretici che non capivano la portata storica del momento) a guardare il nuovo attesissimo episodio, ad anni luce dal binge watching e dalla possibilità di recuperare quello che ci eravamo persi, se non in replica e, anche lì, va’ a sapere quando.

E sullo schermo scorrono di nuovo i gemelli Walsh con il loro look da tardo-paninari, la mangiauomini Kelly Taylor nemica-amica di Brenda, l’outsider David (poco considerato ai tempi e diventato poi quel fustacchione di Brian Austin Green: oggi sarebbe definito il nerd del gruppo), Donna Martin l’ingenuona, Andrea Zuckerman la secchiona poveracc… cioè, di estrazione sociale più bassa, Steve Sanders (il biondo generico, non così bello e neanche così interessante, diciamocelo) e soprattutto LUI: Dylan McKay, il bello e dannato che ha fatto nascere l’istinto da crocerossina in tutte noi.

Ciuffo alla James Dean, moto, surf, sorriso malandrino, aria sfrontata, un carisma che nasconde le fragilità e un ruolo scritto su misura per Luke Perry. In poche parole? Un ribelle romantico. Bastava quello a farne la nostra prima crush e l’icona della serie, da accoppiare con la brava ragazza del gruppo, Brenda. E per un po’ ha anche funzionato, prima che la sua BFF Kelly ci mettesse lo zampino, approfittando del viaggio a Parigi dell’amica.

Vado in Francia, non è che puoi dare un’occhiata a Dylan?” “Ma certo, tesoro, ci penso io!”.

Eppure, Brenda, già il suo convincerti a tingerti di biondo, con la conseguente abominevole cofana crespa in stile Maga Magò che hai sfoggiato in giro, avrebbe dovuto metterti in guardia, no?

Beverly Hills 90210, però, ha il merito di aver portato sullo schermo, oltre a triangoli, feste e problemi teen, anche le paure e i temi più attuali (e spaventosi) dell’epoca: AIDS, alcolismo, droga, gravidanze indesiderate, violenza. Creando, senza bisogno di algoritmi, un vero pubblico di adolescenti. E oggi torna ad inchiodare davanti allo schermo quegli stessi adolescenti, ormai cresciuti.

Un’operazione nostalgia nata già nel 2019, con il poco fortunato revival chiuso dopo solo una stagione di sei episodi. Il teaser trailer riuniva i protagonisti oggi impegnati nella loro routine quotidiana (chi tostava il pane, chi sceglieva cravatte o faceva yoga, ma sempre col sottofondo dei suoni iconici della sigla). Tutti tranne Luke Perry, scomparso troppo presto per farne parte.

È vero, sono passati tanti anni: Dylan non c’è più e la vita è sicuramente più complicata per noi che guardavamo le vicende degli studenti della West Beverly High in tv. Avevamo dieci, tredici anni o anche sedici. E sarebbe facile lagnarsi senza sosta sui tempi cambiati, sul mondo e su noi stessi che siamo cambiati.

Ma quello che non è cambiato è il messaggio che, alla maniera di Marshall McLuhan, va oltre il semplice episodio o la banale nostalgia: la promessa di un’adolescenza infinita, fighissima e ricca di vita, in cui trovarsi, ritrovarsi e scoprirsi, pur con qualche disavventura. E quella voglia di trovare un sole californiano anche se viviamo tra i banchi di nebbia della Pianura Padana, forse, è quello che cerchiamo ancora oggi.

E allora, proprio per questo, abbandoniamoci alla nostalgia e torniamo alle cose frivolissime (e quindi molto serie): Team Brenda o Team Kelly?