BLING RING di Sofia Coppola (2013)

bling-ring-locandinaLa superficialità delle star secondo Sofia Coppola: a tre anni di distanza da Somewhere, Leone d’Oro alla Mostra di Venezia 2010, la regista americana torna a indagare il mondo di Hollywood e le ossessioni (più o meno importanti) che lo attraversano.
Ispirata a una storia vera, la pellicola racconta di un gruppo di ragazzi di Los Angeles che hanno compiuto l’impresa di trafugare beni del valore di oltre tre milioni di dollari dalle ville di alcune star dello spettacolo. Tra le vittime illustri dei giovani ladruncoli, pezzi da novanta dello star system come Orlando Bloom, Megan Fox e Paris Hilton.

Il film ha aperto la sezione Un Certain Regard dell’ultimo Festival di Cannes e potrebbe formare un curioso dittico con Spring Breakers di Harmony Korine (in concorso alla Mostra di Venezia 2012): entrambi sembrano infatti insistere sulla deriva criminale portata dalla cultura pop del mondo giovanile di oggi. In Bling Ring tornano tutte le ossessioni della Coppola: dalla superficialità del mondo dello spettacolo (e in particolare di Hollywood) all’universo dei teen-ager statunitensi, il cui unico scopo sembra – almeno nella filmografia dell’autrice – quello di andare a caccia della celebrità.
Nonostante una certa ridondanza narrativa, il film ha un buon ritmo: come già in Somewhere, si alternano sequenze particolarmente suggestive (soprattutto verso la conclusione) e altre piuttosto inutili e trascurabili.
Nel cast la “più famosa” Emma Watson (già Hermione Granger della saga di Harry Potter) non convince del tutto e perde il confronto con le meno note Katie Chang e Claire Julien. Immancabile il cameo di Kirsten Dunst, amica e attrice feticcio di Sofia Coppola.

 

Voto: 2,5/4