Bullett Train, la recensione del film con Brad Pitt e un cast stellare

Bullet Train: trailer italiano del nuovo film thriller con Brad Pitt, da  luglio al cinema

Dopo essere stato il film d’apertura al Festival di Locarno 2022, arriva in sala Bullett Train, action-comedy ad alto tasso di adrenalina dove Brad Pitt interpreta un sicario formidabile quanto iellato e simpatico, affiancato da un cast strepitoso formato da Aaron Taylor-Johnson, Brian Tyree Henry, Joey King, il rapper Bad Bunny, Zazie Beetz, il giapponese Hiroyuki Sanada, l’Andrew Koji di Warrior e un altro paio di nomi succosissimi che non vi spoileriamo (occhio pure a due ulteriori camei).

A parte la scelta di facce interessanti e la perfetta presenza scenica di un Pitt che ringiovanisce anzichè invecchiare ed è sempre più autoironico, cosa dire del film, diretto da David Leitch (Atomica bionda, Deadpool 2, in passato pure controfigura dello stesso Pitt) e tratto dal romanzo giapponese I sette killer dello Shinkansen?

Totalmente ambientata su un treno ad alta velocità tra Tokyo e Kyoto (uno dei “treni proiettile” della linea Shinkansen, appunto), la pellicola rappresenta un connubio accuratamente studiato tra cinema americano e orientale e mescola con una capacità certamente lodevole le scene action – spettacolari, a dispetto degli spazi ridotti – con i dialoghi fittissimi e all’insegna di una comicità smodata. Siamo insomma, tanto per cambiare, dalle parti del cinema di Tarantino o di Rodriguez, che Hollywood proprio non si stanca di imitare.

Sarebbe tutto fantastico, un’occasione per divertirsi alla grande tra killer spassosissimi, scazzottate a non finire, flashback che rompono la narrazione (forse la cosa migliore del film), se non fosse che il risultato finale è decisamente all’insegna del too much. Troppi personaggi, troppi colpi di scena, troppi ralenti da stile pubblicitario, troppi intrecci che si incastrano l’uno nell’altro (c’è pure un simpatico rettile): dopo un po’ si perde il filo del discorso e sembra che, anziché tenere lo spettatore incollato alla sedia, Leitch voglia confonderlo e mandarlo fuori di testa (un problema che non a caso, a pensarci, aveva anche Atomica bionda).

Davvero un peccato: con la metà degli ingredienti, questo megafrullato di sangue, battute, citazioni (Il trenino Thomas come metafora di vita), assassini prezzolati, yakuza sanguinari, pistole e katane poteva essere un gioiellino del genere. Così, la visione finisce per essere semplicemente estenuante. Proabilmente è da gustare a cervello spento, godendosi mazzate e siparietti e senza concentrarsi troppo sulla trama e sul sapore dell’occasione in parte sprecata.

Voto: 2/4