CALL GIRL di Mikale Marciman (2012)

locandina-call-girlIn Svezia il problema con le ragazze minorenni dev’essere davvero una situazione delicata, e non solo definibile come qualche caso isolato. Infatti non è da sottovalutare che, dopo la trilogia firmata Stieg Larsson, Millennium, divenuta ormai di culto – tanto che David Fincher, nonostante esistessero trasposizioni svedesi per tutti e tre i libri, ha deciso di girare Uomini che odiano le donne– anche Mikale Marciman si sia concentrato su un argomento tanto scottante. A differenza della trilogia di Larsson, dove l’accento era posto sugli abusi e sui maltrattamenti, Call Girl, opera prima di Marciman, racconta le vicende di Iris (Sofia Karemyr), che con alcune amiche si trova in un giro di prostituzione che interessa i ranghi più alti della politica svedese degli anni’70. I veri problemi iniziano quando intercettazioni e indagini minacciano di portare a galla questi segreti, e le ragazze devono decidere se testimoniare o meno…

Non è certo un argomento leggero, anzi, è forse tra i più duri da raccontare. L’esordiente Mikael Marcimian lo presenta cercando, con successo, di far respirare l’atmosfera dei 70s, con una cura estrema nei dettagli che permette di riconoscersi in quegli anni, anche se non sono stati vissuti. Il pregio maggiore della pellicola, oltre all’accuratezza generale, è il trasparire evidente della voglia di denunciare una situazione che ha colpito la Svezia nel passato ma che, Millennium docet, non sembra aver trovato una soluzione. L’omertà è il tasto dolente, quello su cui è posta maggiore attenzione e su cui si concentra la denuncia del regista, che vede nella società e nella politica i vero mostri che tacciono di fronte ad una situazione tanto deplorevole, in nome di un arrivismo e di una corsa al potere senza scrupoli. D’altro canto, però, il film non possiede un ritmo narrativo eccelso, e spesso rischia di dilungarsi troppo in situazioni che potrebbero risolversi in meno sequenze, non risultando noiose come invece capita lungo i 140 minuti della pellicola. È un neo che rischia di compromettere la pellicola intera, che tratta un argomento importante ed interessante, soprattutto se declinato in anni di rivoluzione e liberazione sessuale, dove i costumi e la morale hanno subito un cambiamento radicale, che però non giustifica le libertà che gli sfruttatori si prendono sulle malcapitate. Non risparmia nulla alla vista, Call Girl è un film diretto che sa dove vuole arrivare, ma che ci arriva solo a metà. Raccontare la verità è fondamentale, ma come lo si fa lo è altrettanto.

 

Voto: 2/4

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