CANDIDATO A SORPRESA di Jay Roach (2012)

L’Italia si sa, sta attraversando un periodo storico in cui comicità e politica per la prima volta tendono a sovrapporsi. In un paese che ha poca voglia di ridere, ci sono politici che raccontano barzellette e comici che fondano movimenti. Dagli Stati Uniti, paese dove questa tendenza non ha ancora bene attecchito, arriva il tentativo cinematografico di fotografare in chiave umoristica la contemporanea campagna elettorale. Candidato a sorpresa (The Campaign), diretto da Jay Roach e interpretato da Will Ferrell e Zach Galifianakis, è una commedia travestita da satira pungente.

Cam Brady (Ferrell) e Marty Huggins (Galifianakis) si sfidano senza esclusioni di colpi in Carolina del Nord. Cam è il vincitore uscente, mentre Marty è lo sfidante sfigato promosso e finanziato da due magnati che vogliono importare manodopera cinese per risparmiare le spese di spedizione. Nonostante i due candidati abbiano uno staff che curi la loro comunicazione, le gaffe caratterizzeranno una campagna all’insegna della lotta verbale e fisica.

Il regista Roach decide di fondere i film fatti fin qui (da una parte Austin Powers o la saga Ti presento i miei, dall’altra le pellicole politicamente impegnate per la tv Recount e Game change) e di affidarsi a due simboli della commedia americana del nuovo millennio come Farrell e Galifianakis. Entrambi sono però ormai prigionieri delle loro stesse interpretazioni: Galifianakis è sempre lo stesso eccentrico ed effemminato combina guai accompagnato da cani brutti e rumorosi, mentre Farrell ripercorre per l’ennesima volta la strada dello svitato.

Forse per gli americani una telefonata resa pubblica tra un rappresentante delle istituzioni e una giovane amante compiacente è un’iperbole talmente assurda da scatenare grande ilarità. Qui da noi i cittadini sono meno ingenui, soprattutto grazie a una realtà che supera quotidianamente la finzione. Senza la parte satirica, Candidato a sorpresa diverte poco anche a causa di una trama scontata e priva di spunti (compreso lo stucchevole happy end).

La politica non avrà regole, ma la commedia sì. Lo stratagemma, iniziato con Una notte da leoni, della risata strappata da situazioni assurde è stato fin troppo collaudato e ha fatto il suo tempo. Per capire realmente quali siano i giochi di potere non basta questa satira a buon mercato, meglio le recenti Idi di Clooney.