Rapito di Marco Bellocchio, la recensione

di Simone Soranna

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2023, Rapito è un ulteriore tassello della filmografia di Bellocchio che lo conferma come un autore sempre coerente con sé stesso. Tratto liberamente dal libro scritto da Daniele Scalise “Il caso Mortara”, si ispira a un vero fatto di cronaca, che il regista di Bobbio ha voluto inquadrare con precisione storica. Siamo a Bologna nel 1858. Il piccolo Edgardo Mortara, di famiglia ebrea, viene prelevato dallo Stato Pontificio e portato via alla sua famiglia per essere cresciuto come cattolico a Roma. Secondo la legge papale, il fatto che il bambino sia stato battezzato in segreto gli impone di ricevere un’educazione cattolica. Malgrado la disperazione dei genitori, Edgardo sarà allevato sotto la custodia di Papa Pio IX.

Dopo la serie Esterno notte, che raccontava il rapimento e la morte di Aldo Moro, Bellocchio torna ancora più indietro nel tempo, con lo stesso approccio attento a rispettare la Storia collettiva e le storie individuali. Il caso Mortara ha fatto parlare in tutto il mondo, ma a Bellocchio – come già spesso nel corso della sua carriera – interessa soprattutto il lato più intimo della vicenda, a partire dal nucleo famigliare e dalla complessità dei rapporti tra genitori e figli. Contemporaneamente, Rapito ci parla del potere della Chiesa e della manipolazione spirituale, argomento anche questo vicino a certi eccessi religiosi che sono stati spesso centro focale del cinema del regista classe 1939.

Il film si apre con un incipit inquietante e angoscioso: Rapito è un film che gioca più con le ombre che con le luci di una fotografia che trasmette perfettamente l’orrorifica vicenda narrata. Bellocchio dà vita a una pellicola dal ritmo incessante, capace di tenere alta la tensione dall’inizio alla fine. Da segnalare la presenza di un cast ottimo, da Barbara Ronchi a Fabrizio Gifuni, con una menzione speciale a Paolo Pierobon per la sua spietata rappresentazione di Pio IX.

Il caso aveva già destato nel 2016 la curiosità di Steven Spielberg, tanto che il regista americano aveva pensato di realizzare un film dal libro David Kertzer. Alla sceneggiatura, scritta da Marco Bellocchio e Susanna Nicchiarelli, con la collaborazione di Edoardo Albinati e Daniela Ceselli, si è anche aggiunta la consulenza storica di Pina Totaro.

Voto: 3/4