CARNAGE di Roman Polanski (2011)

CarnageLunedì 28/10/13, ore 21.00, IRIS

 

Il film è l’adattamento cinematografico di una famosa pièce teatrale di Yasmina Reza, che sembra scritta apposta per Polanski.

Il film è girato in un unico ambiente, in un contesto strutturale teatrale dove la tensione drammatica si crea per l’accumularsi delle singole immagini e delle singole sequenze, nelle quali i personaggi continuano per tutto il tempo a destreggiarsi in un gioco sadomasochistico, finendo per scontrarsi a causa delle loro insoddisfazioni e lacerazioni intime, con un divertito accanimento che rende il gioco ancora più crudele. Ma è proprio la “violenza” che consente ai personaggi di rimanere a galla e la sua spinta eversiva permette loro di comunicare.

Polanski riesce a rendere il più possibile dinamica una storia per sua natura statica, mettendosi al servizio del suo straordinario cast, gestendo in maniera impeccabile sia il loro talento che la natura corale dell’opera stessa.

Tutte le nevrosi e i travagli dei personaggi stimolano in noi un’attenzione senza cedimenti, insieme alla parodia e all’eccentricità di un discorso che vede tragedia e commedia inestricabilmente legate in una realtà che non le consente respiro di dignità di vita.

Queste due coppie sono i simboli di un mondo allo sfacelo, grotteschi rappresentanti di una società corrotta e corruttrice, ancorata a vecchi canoni morali utilizzati come schemi di comodo per mascherarne la sostanziale inerzia spirituale.

Con Carnage riemergono tutti i temi cari a Polanski come l’isolamento, la critica alla società, la rivolta di certe convenzioni borghesi; il tutto espresso in termini grotteschi e lirici, che hanno reso da sempre il suo stile unico e inconfondibile.

Inoltre è evidente come l’accostarsi ai temi della colpa, dei crimini e dei giudizi non sia del tutto casuale per Roman dopo i suoi problemi per una storia nota che l’ha visto (di nuovo) protagonista poco tempo fa.

In conclusione, questa “carneficina polanskiana” è la storia di una sconfitta nata da una crisi che ha le sue profonde radici nella disperazione covata attraverso l’incomprensione, il rimorso e l’impossibilità di una comunione umana, in cui non resta che credere solo nel Dio della carneficina, come confida Alan/ Polanski a Penelope.