Far East Film Festival 2024, il calendario giorno per giorno

L’attesa è finita: la 26esima edizione del Far East Film Festival prende il via mercoledì 24 aprile e fino al 2 maggio terrà compagnia a cittadini e ospiti di Udine con un’immersione nel mondo dell’Estremo Oriente. Dalla Cina al Giappone, dalla Corea a Hong Kong, un’ottantina di titoli più eventi e masterclass animano il ricco programma del festival diretto da Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche. Ecco il calendario giorno per giorno.

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Far East Film Festival 2024, il programma. Premio alla carriera per Zhang Yimou

Non c’è primavera senza Udine Far East Film Festival, la manifestazione che porta nella città friulana il cinema dell’Estremo Oriente. Mentre il vincitore dello scorso anno Abang Adik si appresta a uscire nelle sale italiane, dal 24 aprile al 2 maggio passano per Udine la bellezza di 79 film, provenienti da 12 Paesi. L’ospite più atteso è Zhang Yimou, regista di film cardine come Lanterne rosse, Hero o La foresta dei pugnali volanti, che il 2 maggio riceverà il Gelso d’Oro alla Carriera. Insieme a lui, sarà premiato con il medesimo riconoscimento anche il produttore Chiu Fu-sheng.

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Festival di Cannes 2024, il programma da Coppola a Sorrentino e Lanthimos

Dal 14 al 25 maggio 2024, il 77esimo Festival di Cannes promette un’edizione a dir poco emozionante, con una particolare attenzione al grande cinema americano di ieri e oggi: Greta Gerwig e Xavier Dolan guideranno le giurie (rispettivamente per il Concorso e l’Un Certain Regard), mentre la Palma alla carriera sarà assegnata a George Lucas il 25 maggio. Tra i nomi del concorso, spicca il ritorno dopo una lunga assenza di Francis Ford Coppola, con l’attesissimo Megalopolis, ma anche il nuovo film di Lanthimos, mentre l’Italia sarà rappresentata da Partenope di Paolo Sorrentino. Ad aprire sarà il nuovo film di Quentin Dupieux, Le douxième acte, mentre tra i grandi eventi si aspetta l’anteprima mondiale di Furiosa, nonché la nuova serie di Kevin Costner sul west, Horizon. La madrina del festival sarà l’attrice Camille Cottin. Di seguito, il programma completo.

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That They May Face the Rising Sun di Pat Collins, la recensione

di Valeria Morini

John McGahern è considerato uno dei più grandi scrittori irlandesi: dal suo ultimo romanzo è stato tratto l’omonimo film, That They May Face the Rising Sun, che è stato il film evento all’Irish Film Festa 2024. Un titolo probabilmente non per il pubblico più distratto e mainstream ma perfetto per chi ama il cinema contemplativo e per coloro che sono affascinati dall’incantevole paesaggio irlandese.

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In the Shadow of Beirut, la recensione del documentario di Stephen Gerard Kelly e Garry Keane

di Valeria Morini

Sabra e Shatila sono due quartieri di Beirut tristemente noti per essere stati il teatro di un brutale massacro compiuto dai falangisti nel 1982, ai danni di profughi palestinesi e sciiti. La tragica storia di questa area non è però limitata a quell’evento, ma continua ancora oggi come ci mostra il documentario irlandese di Stephen Gerard Kelly e Garry Keane In the Shadow of Beirut, visto all’Irish Film Festa 2024.

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Asian Film Festival 2024, il programma

Per gli appassionati del cinema asiatico, dal 10 al 17 aprile Roma è animata dall’Asian Film Festival 2024. Ideata da Cineforum Robert Bresson con la direzione artistica di Antonio Termenini, la rassegna si svolge presso il Cinema Farnese e conta 36 opere, provenienti da Corea del Sud, Giappone, Cina, Taiwan, Hong Kong, Malesia, Singapore, Indonesia, Vietnam, Thailandia, Filippine e Nepal.

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Riviera International Film Festival 2024: programma e ospiti, masterclass con Susan Sarandon

Dal 7 al 12 maggio, torna a Sestri Levante (Genova) il Riviera International Film Festival, con tanti ospiti e il concorso ufficiale riservato a opere di registi under 35 provenienti da tutto il mondo. Tra i volti attesi, spicca Susan Sarandon, che farà parte della giuria e terrà anche una masterclass l’11 maggio. Oltre alla leggendaria attrice di Thelma & Louise, saranno presenti tra gli altri anche Andrew Dominik, regista di Blonde, e il montatore Pietro Scalia.

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Aimless Bullett di Yu Hyun-mok, la recensione

Nel 1999, Aimless Bullett (1961) venne votato come il più grande film della storia sudcoreana. Da lì a poco, la cultura della nazione asiatica sarebbe stata scossa da una rivoluzionaria new wave trainata da registi come Kim Ki-duk, Park Chan-wook e Bong Joon-ho, che ha reso la cinematografia made in Seoul tra le più significative, belle e importanti al mondo. Ma il film di Yu Hyun-mok (in originale Obaltan) resta un grande classico, nonché l’ulteriore dimostrazione di quanto il neorealismo italiano abbia fatto scuola in ogni parte del mondo.

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No Heaven, But Love di Han Jay, la recensione

di Valeria Morini

Se le istanze femministe e la tematica queer sono al centro del cinema di questi anni, non si può dire che No Heaven, But Love non sia pienamente al passo con i tempi. Ma il secondo film della regista Han Jay, presentato nella sezione K-Independent del Florence Korea Film Fest, non è solo un adeguarsi alle tendenze e al dibattito culturale, ma un’opera intensa e profonda, aspra e delicata al tempo stesso.

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Hail to Hell di Lim Oh-jeong, la recensione

di Valeria Morini

Il Florence Korea Film Fest è una piccola oasi di gioia per gli amanti del cinema sudcoreano, una finestra su una delle cinematografie più amate del mondo e, più in generale, su una cultura che sta diventando sempre più popolare. Dall’edizione 2024, Hail to Hell di Lim Oh-jeong, presentato anche in madrepatria al Festival di Busan, è un coming of age che mescola in modo insolito e curioso il coming age e il teen movie con il drama dalle tinte thriller.

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I vincitori del Korea Film Fest 2024: Cobweb è il miglior film

Mentre si conclude la 22esima edizione del Florence Korea Film Fest, chiuso sabato 30 marzo dal concerto di Jung Jae-il, sono stati proclamati i vincitori. Il premio al miglior film va a Cobweb di Kim Jee-woon, atto d’amore per il cinema, ambientato nella Corea del Sud negli anni ‘70. In concorso nella sezione Orizzonti Coreani, il film è interpretato dall’ormai leggendario Song Kang-ho, noto anche al pubblico più mainstream per Parasite, e racconta la storia del regista Kim Ki-yeol, convinto a rigirare il finale del suo film in poco tempo e alle prese con mille vicissitudini.

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Irish Film Festa 2024: programma, ospiti e omaggio a Cillian Murphy

Per tutti gli appassionati di Irlanda, Irish Film Festa torna a Roma dal 4 al 7 aprile, nella tradizionale location della Casa del Cinema. La manifestazione diretta da Susanna Pellis è dedicata al cinema e alla cultura irlandesi, con 26 nuovi film tra lungometraggi di finzione, documentari e cortometraggi, tutti in anteprima nazionale, più due classici, di cui uno inedito in Italia, e numerosi ospiti tra registi, attori e produttori. In questa 15esima edizione, il concorso composto di cortometraggi vede 15 titoli in gara e una proiezione fuori concorso.

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Il programma del Bolzano Film Festival Bozen 2024: focus sul cinema indigeno brasiliano

Dal 12 al 21 aprile 2024 va in scena la 37esima edizione del Bolzano Film Festival Bozen, con un focus decisamente interessante: al centro della manifestazione altoatesina che da sempre si occupa di cinematografie, ci sarà infatti il cinema indigeno brasiliano. Tra gli ospiti, è previsto il regista Takumã Kuikuro, appartenente al popolo Kuikuro e cresciuto nella riserva indigena di Xingu, nella foresta amazzonica brasiliana.

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Sguardi Altrove 2024, programma e calendario: la 31esima edizione dedicata a Sandra Milo

Dal 15 al 24 marzo 2024 torna Sguardi Altrove Women’s International Film Festival, la manifestazione di Milano dedicata al cinema allo sguardo femminile al cinema giunta al 31esimo anno. Oltre 60 film da 30 diverse nazioni andranno a comporre il programma di questa edizione, dedicata a Sandra Milo. Al centro della manifestazione, come da tradizione suddivisa nelle due macro aree “Cinema” e “Oltre il Cinema. Tasselli d’Arte”, il tema del Corpo del Donne nelle sue diverse declinazioni.

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C-MOVIE Film Festival, a Rimini la prima edizione: il programma tra Cinema, Corpi, Convivenze

Il panorama festivaliero italiano si arricchisce di C-MOVIE Film Festival, la cui prima edizione prenderà il via dal 20 al 23 marzo 2024 a Rimini. Organizzata da Kitchenfilm e diretta dalla regista e distributrice Emanuela Piovano, la manifestazione è una rassegna tutta al femminile che intende offrire riflessioni, testimonianze e dibattiti attraverso il cinema, al fine di raccontare la contemporaneità partendo dall’esplorazione dei tre concetti chiave che le danno il nome: Cinema, Corpi, Convivenze. “Cinema inteso come arte del narrare offrendo una finestra sul mondo; Corpi, tematica centrale nella società odierna e nelle riflessioni sul femminile oggi; Convivenze, nel senso di relazioni ma anche inclusione e multiculturalità”. Tra le ospiti, Dacia Maraini, Macha Méril e Barbara Bouchet. In anteprima tre film che raccontano il femminile oggi, inseriti in un programma che vuole scoprire un cinema marginale e “di confine”: l’empowerment in Zafira, l’ultima regina, la libertà dei corpi in Solo per me e la maternità in Senza prove. Le location, molto felliniane, del festival sono Cineteca di Rimini e Cinema Fulgor. Di seguito, il programma completo.

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Berlinale 2024, i premi: Orso d’oro a Dahomey di Mati Diop

La regista franco-senegalese Mati Diop trionfa alla Berlinale 2024 con il suo Dahomey, documentario sulla restituzione di opere artistiche del noto regno africano dalla Francia al Benin, premiato con l’Orso d’oro. Ecco tutti i premi del festival, che ha visto vincere anche Matthias Glarner ed Emily Watson come migliori attori, mentre Nelson Carlos De Los Santos Arias per il film Pepe ha vinto l’Orso d’argento alla miglior regia. Di seguito tutti i titoli che hanno convinto la giuria presieduta da Lupita Nyong’o e composta da Brady Corbet, Ann Hui, Christian Petzold, Albert Serra, Jasmine Trinca e Oksana Zabuzhko (qui il programma).

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Florence Korea Film Fest 2024, programma e ospiti

Da oltre vent’anni il Florence Korea Film Fest si fa promotore in Italia della cultura coreana: l’edizione 2024, come sempre organizzata dall’Associazione Culturale fiorentina Taegukgi – Toscana Korea Association, va in scena a Firenze dal 21 al 30 marzo. Tra gli ospiti, nomi illustri come l’ormai celeberrimo attore Song Kang-ho (Parasite, Memorie di un assassino), il regista Kim Jee-woon (A Bittersweet Life, I Saw the Devil), questi ultimi protagonisti insieme di una masterclass, il musicista e compositore Jung Jae-il (Parasite, Squid Game) che si esibirà in concerto al Teatro Verdi, e l’attore Lee Byung-hun (A Bittersweet Life, Joint Security Area, Squid Game).

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La zona d’interesse, la recensione del film di Jonathan Glazer

A cura di Francesco Pozzo


“Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso.”

(Hannah Arendt)


Ci sono film dai quali si esce consapevoli di non essere più gli stessi. La zona d’interesse, monolitico oggetto liberamente tratto dal romanzo di Martin Amis, è senz’ombra di dubbio uno di questi.

Liberamente perché Jonathan Glazer (uno di quelli che, come Andrew Dominik, gira un film ogni dieci anni per rimettere puntualmente in discussione la grammatica del cinema) ha completamente scarnificato la struttura narrativa del libro (una famiglia come tante; al di là della rete, l’indicibile) per sublimare visivamente, come già in passato ma in modo ancor più asettico, radicale e meticoloso, un’astrazione (parecchie, le somiglianze col precedente Under the Skin, proprio per la metodologia con cui lavora sul perturbante attraverso la combinazione di immagine e sonoro: ormai un suo evidente tratto distintivo). E l’astrazione, questa volta, è il delicatissimo tema dell’Olocausto, che Glazer ha – per l’appunto – astratto così a fondo da rendere la sua quarta opera per il cinema più potente e scioccante di qualunque cosa finora vista, scritta, detta o concepita sulla questione.

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Povere creature!, la recensione del film di Yorgos Lanthimos

A cura di Francesco Pozzo


Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

(Pier Paolo Pasolini)


Vidi il mio primo film di Yorgos Lanthimos nell’ormai lontano 2009. Il titolo era Kynodontas (uscito in Italia, molti anni dopo, come coronamento-contentino del successo mondiale del nostro, con il suo titolo anglofono: Dogtooth), e fui sedotto immediatamente. Mi parve a tutti gli effetti un fulgido esempio di cinema della crudeltà: motivo di solluchero per un ragazzetto solitario cresciuto adorando il cinema di Fassbinder, Ōshima e di tutti coloro che investigavano la crudeltà dei rapporti e dei recessi dell’umana natura senza retrocedere davanti a nulla. Indi, corsi a recuperarmi tutti i titoli precedenti. Famelicamente. Ma rimasi (e lo confermo tutt’oggi) parzialmente deluso; mi parvero film che, a differenza di quel primo, folgorante gioiello scoperto un pomeriggio d’una torrida estate italiana, giravano un po’ a vuoto per il mero gusto di scioccare, senza avere poi troppo da dire. Allora, retrospettivamente, quel Dogtooth mi parve il segno di un’evidente e assai promettente maturazione.

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Yannick – La rivincita dello spettatore di Quentin Dupieux, la recensione

di Valeria Morini

Il cinema di Quentin Dupieux è un oggetto bizzarro, tra il nonsense e il surreale. Dai copertoni assassini alle mosche giganti, l’eccentrico e prolifico regista francese mette in scena ancora una volta il suo umorismo nero in Yannick, piccolo film di soli 67 minuti, con budget risicato e girato in appena sei giorni di riprese. L’intero film è ambientato in un teatro dove va in scena lo spettacolo “Le cocu” (ovvero, “Il cornuto”). Almeno fino a quando uno spettatore, Yannick, non interrompe gli attori per protestare contro la scarsa qualità dell’opera e finisce addirittura per prende in ostaggio l’intera sala con il pubblico dentro, dando così il via a una serata a dir poco pazzesca.

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Saint Omer: La Medea naufragata

di Giulia Pugliese

NB: Questo pezzo è risultato vincitore al Concorso per giovani critici dedicato a Marco Valerio al Longtake Film Festival 2023, nella categoria over 30

Io e mia madre abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale, non ci siamo mai capite, la vita adulta ci ha allontanate e il contrasto è diminuito.

Saint Omer è un film che parla di un tabù, l’infanticidio e che cosa significa essere una madre tra due culture, quella africana che vede il ruolo della donna solo come madre e quella occidentale, basata sulla realizzazione lavorativa dell’individuo. È un film su un doppio: la protagonista Rama, una francese di seconda generazione, scrittrice, per il suo libro segue il processo di Laurence Coly, una donna senegalese immigrata in Francia che ha ucciso la figlia di 15 mesi. La donna, per diverse motivazioni si riconosce nell’indiziata. Laurence è pazza, è cattiva, è posseduta?

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Foglie al vento di Aki Kaurismäki, la recensione

di Mirta Tealdi

Dopo tanti film violenti e irrilevanti, […] sono l’unico responsabile di questo catastrofico fallimento!

Ecco cosa lo stesso Aki Kaurismäki dichiara (nel suo tipico modo autoironico) del suo ultimo lungometraggio: Foglie al vento (in arrivo nelle sale italiane il 21 dicembre 2023); una commedia sentimentale e tenera in cui prevale lo stile inconfondibile e irriverente del direttore finlandese. Già presentato in concorso al Festival di Cannes, dove ha vinto il Premio della Giuria, ha avuto anche cinque candidature agli Efa.

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Ex-Husbands di Noah Pritzker, la recensione

di Valeria Morini

Viene da chiedersi, guardando Ex-Husbands, per quale motivo il cinema americano non abbia saputo utilizzare maggiormente un attore del calibro di Griffin Dunne. Nel film di Noah Pritzker, passato al Torino Film Festival, è un dentista newyorchese che deve fare i conti con un divorzio (la moglie è Rosanna Arquette, che Dunne ritrova a quasi 40 anni da Fuori orario), con la malattia del padre anziano e con l’addio al celibato di uno dei figli, in una famiglia in cui drammaticamente tutti i membri maschili sembrano destinati a diventare degli ex.

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The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne, la recensione

di Valeria Morini

Sono sempre impegnati in un viaggio, reale e/o dentro se stessi, i protagonisti dei film di Alexander Payne. Un tema che impregna film come Sideways, The Descendants e Nebraska, e che è presente anche in The Holdovers, diviso in una prima parte letteralmente in unità di luogo – tra le mura di un prestigioso liceo americano all’inizio degli anni 70 – e in una seconda che vede i protagonisti lasciare l’interno – rassicurante ma anche soffocante – per spostarsi prima in altri spazi attigui e poi iniziare un percorso on the road.

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Un colpo di fortuna – Coup de Chance di Woody Allen, la recensione

di Valeria Morini

Spesso nella vita basta un colpo di fortuna. Ancora una volta è il caso a regnare nell’universo cinematografico di Woody Allen, che con Coup de chance porta sullo schermo il suo cinquantesimo film, girato totalmente in francese e presentato in anteprima fuori concorso alla 80esima Mostra di Venezia. Se l’ostracismo hollywoodiano costringe il regista a girare lontano dalla sua New York il tocco alleniano non si è perso affatto. Coup de chance è una vera delizia, una brillante commistione tra commedia, dramma e thriller.

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Le règne animal, la recensione del film di Thomas Cailley

di Valeria Morini

Bisogna dirlo: il cinema francese di questi tempi ha una marcia in più. S’impone ai festival, sorprende nelle opere d’autore, rischia affrontando con originalità il genere rendendolo metafora dei nostri tempi. Così, ormai, non stupisce neanche più che venga proprio da Oltralpe un prodotto bizzarro e coraggioso come Le règne animal, conferma di una capacità di affrontare territori nuovi senza perdere di vista lo sguardo autoriale.

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A dire il vero di Nicole Holofcener, la recensione

di Valeria Morini

Siamo disposti a stare con una persona che, al di là dei sentimenti, non apprezza quello che facciamo? L’interrogativo è al centro di A dire il vero (You Hurt My Feelings) di Nicole Holofcener, regista e sceneggiatrice americana indipendente. Presentato già in anteprima fuori concorso al Torino Film Festival, vede al centro la coppia formata da Julia Louis-Dreyfus e Tobias Menzies. Scrittrice lei, psicoterapeuta lui: una vita e una relazione che sembrano perfette, con un figlio 23enne e una stabilità affettiva e professionale. Ma tutto si incrina quando lei scopre una verità che la ferisce: lui, semplicemente, detesta il romanzo che la moglie sta scrivendo.

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Anatomia di una caduta di Justine Triet, la recensione

di Giulia Pugliese

Monica: “Non possiamo sempre capire”. Daniel: ”Ma io devo capire”


Anatomia di una caduta inizia con una caduta di una pallina da una scala, poi si passa a una scena che, anche se non sappiamo nulla dei personaggi, ci sembra molto chiara e che poi ci verrà spiegata e scardinata diverse volte. Il film si basa sulla ricostruzione del suicidio/omicidio del marito di Sandra (l’incredibile Sandra Huller), Samuel (Samuel Theis), ma con il termine caduta ci si riferisce anche alle cadute metaforiche dei personaggi: una moglie insoddisfatta del rapporto con il marito, un marito che cova rancore per il successo della moglie e un senso di colpa nei confronti della disabilità del figlio.

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Il mio amico robot di Pablo Berger, la recensione

di Valeria Morini

Se Philip K. Dick si domandava se “gli androidi sognano pecore elettriche”, Pablo Berger non ha dubbi e ci mostra il mondo onirico di un automa nel tenerissimo Il mio amico robot (decisamente più calzante è il titolo originale, per l’appunto Robot Dreams), presentato già a Cannes 2023 e fuori concorso al 41° Torino Film Festival. Il regista spagnolo conferma il suo eclettismo a undici anni da Blancanieves (anch’esso passato sotto la Mole), che era una curiosa e sperimentale rilettura della fiaba dei Grimm girata come un film muto contemporaneo.

Il mio amico robot è la sua incursione nell’animazione, un cartoon per adulti e bambini che stupisce per la sua estrema delicatezza e poesia. In una New York degli anni 80 abitata da animali antropomorfi, un cane si sente così solo da acquistare un robot da compagnia, ma la loro amicizia è messa a dura prova da un beffardo destino.

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Soleils Atikamekw di Chloé Leriche, la recensione

La storia dei nativi americani è costellata di tragedie, prevaricazioni e crudeltà commesse dai bianchi. Ce lo ha insegnato bene Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, che ricostruisce la strage degli Osages ad opera di uomini avidi e interessati al loro petrolio e alle loro ricchezze negli anni ’20. Purtroppo un’altra drammatica storia vera è quella raccontata da Soleils Atikamekw, in concorso al 41esimo Torino Film Festival.

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