BERLINALE 2013: TUTTI I PREMI

berlinale 2013Trionfa Child’s Pose al 63° Festival di Berlino o Internationale Filmfestspiele Berlin, per tutti semplicemente la Berlinale. La giuria presieduta dal regista Wong Kar-wai ha incoronato di il film di Călin Peter Netzer, in quella che è stata un’edizione discontinua dal punto di vista qualitativo, ma ricca di emozioni e titoli interessanti.

Qui di seguito tutti i premi.

 

 

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DARK BLOOD di George Sluizer (2013)

Il Festival di Berlino 2013 rievoca il mito del leggendario River Phoenix con un film atteso per quasi vent’anni: Dark Blood. L’attore e musicista statunitense, tragicamente scomparso nel 1993 all’età di ventitré anni in seguito ad un’overdose, arrivato giovanissimo al successo con film come Stand by me – Ricordo di un’estate e Belli e dannati, è il protagonista di questa pellicola avvolta da un’aura quasi mistica.

Dark Blood rimase incompiuto a causa della morte di Phoenix; il regista olandese George Sluizer, dopo aver inizialmente abbandonato il progetto, ha deciso di rimetterci mano, montarlo e presentarlo fuori concorso alla Berlinale.

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PRINCE AVALANCHE di David Gordon Green (2013)

Il cinema americano continua a spopolare alla Berlinale 2013: dopo Promised Land di Gus Van Sant e The Necessary Death of Charlie Countryman di Fredrik Bond (entrambi deludenti) e l’avvincente Side Effects firmato Steven Soderbergh, è il turno di Prince Avalanche, diretto da David Gordon Green, classe 1975, regista che, prima di piegarsi alla logica commerciale del mercato hollywoodiano, aveva ottenuto un buon successo di critica grazie all’esordio George Washington (2000). Questo suo ultimo film rappresenta un ritorno alle origini e identifica un tipo di cinema più indipendente e personale.

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HARMONY LESSONS di Emir Baigazin (2013)

harmony lessons scenaTra gli esordi interessanti di questa 63° Berlinale c’è il notevole Harmony Lessons del kazako Emir Baigazin.

Il tredicenne Aslan, durante una visita medica, subisce una pesante umiliazione davanti ai suoi compagni di classe: l’episodio di bullismo scatena nell’adolescente i suoi latenti disturbi della personalità, spingendolo a ricercare ossessivamente la vendetta e il riscatto. Cosa che lo porterà a distruggere gradualmente la propria vita.

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MATERIA OSCURA di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (2013)

materia oscura scenaAnche l’Italia vuole la sua parte alla Berlinale 2013. Dopo La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, presentato all’interno della sezione Berlinale Special, è la volta del documentario Materia oscura, di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, nella sezione Forum.

Già autori di Il castello(2011) in cui indagavano luci e ombre dell’aeroporto di Milano Malpensa, i due registi si spostano stavolta in Sardegna, tra Cagliari e Nuoro, dove sorge il Poligono sperimentale del Salto di Quirra: la mastodontica struttura attiva dal 1956, area di addestramento della NATO, continua a ospitare sperimentazioni belliche, nonostante nel 2011 sia stata avviata un’inchiesta per disastro ambientale.

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AN EPISODE IN THE LIFE OF AN IRON PICKER di Danis Tanovic (2013)

An-Episode-in-the-Life-of-an-Iron-Picker miniIn concorso alla 63° Berlinale c’è anche qualche ritorno gradito, come ad esempio quello del bosniaco Danis Tanović. Debuttante nel 2002 con No Man’s Land sbalordì tutto il mondo portando a casa l’Oscar per miglior film straniero, raccontando l’agghiacciante dramma della guerra che segnò l’ex-Jugoslavia negli anni Novanta.

 

Dopo questo importante esordio, Tanović aveva partecipato al celebre film sull’attentato alle Twin Towers composto dai cortometraggi di undici registi internazionali, 11 settembre 2011, per continuare poi a indagare la guerra (stavolta in Kurdistan) con Triage (2009), protagonista Colin Farrel, e tornare infine in Bosnia, alla vigilia del conflitto nei Balcani, con Circus Columbia (2010).  .

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FRANCES HA di Noah Baumbach (2012)

Frances-Ha-locandinaProlifera di produzioni americane indipendenti, questa 63ma edizione della Berlinale. Che vede il ritorno di uno dei più noti esponenti di quel cinema low budget, molto Sundance style, che ha un pubblico di nicchia ma porta quasi sempre il marchio di “cult” stampato sulla propria carta d’identità. Parliamo di Noah Baumbach, sodale di Wes Anderson (cosceneggiatore di molti suoi film) e regista di Il calamaro e la balena, Il matrimonio di mia sorella e Lo stravagante mondo di Greenberg. L’universo dell’autore newyorchese, dallo stile meno ricercato rispetto a quello di Anderson – cui viene costantemente associato – è popolato di nuclei familiari disfunzionali (soprattutto nei primi due titoli citati) e antieroi immaturi che non riescono a fare i conti con le responsabilità della vita.

Frances Ha (nella sezione Panorama Special) mette al centro un ritratto femminile a tutto tondo: la deliziosa protagonista interpretata da Greta Gerwig è il contraltare leggero, ottimista e sempre sorridente nonostante la precarietà esistenziale, del nevrotico e instabile Roger Greenberg della precedente pellicola (che vedeva nel cast anche la stessa Gerwig).

 

 

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CLOSED CURTAIN di Jafar Panahi e Kamboziya Partovi (2013)

Chi temeva che non avrebbe più potuto ammirare il lavoro di Jafar Panahi, uno dei più importanti esponenti del cinema iraniano, può tirare un sospiro di sollievo: la creatività e la voglia di lavorare di questo regista, condannato nel 2010 a sei anni di arresti domiciliari e a vent’anni di interdizione da ogni attività artistica per proteste contro il regime di Ahmadinejad, sono più forti dell’ingiustizia di un potere oppressivo. Se l’edizione 2011 della Berlinale lo vedeva nelle vesti di giurato “virtuale”, quella attuale registra addirittura la partecipazione in concorso di Closed Curtain, girato con il collaboratore Kamboziya Partovi.
Ovviamente l’opera è stata realizzata in semiclandestinità, così come la precedente, This Is Not a Film (2011), documentario nel quale l’autore di Il cerchio raccontava allo spettatore la sceneggiatura della pellicola che non gli era stato permesso di girare.

 

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CAMILLE CLAUDEL, 1915 di Bruno Dumont (2013)

Continua lo speciale su Berlino 2013: è la volta di Camille Claudel, 1915, film in concorso firmato dal francese Bruno Dumont. Protagonista, una sofferente Juliette Binoche che interpreta Camille Claudel (1864-1943), celebre scultrice internata in manicomio dopo essere stata abbandonata dall’amante August Rodin: la vicenda è ambientata nell’inverno del 1915 e si concentra sulla reclusione della donna mentre attende la visita del fratello, lo scrittore e diplomatico Paul Claudel (Jean-Luc Vincent).

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SIDE EFFECTS di Steven Soderbergh (2013)

side effects posterIn concorso a Berlino arrivano le star, davanti e dietro la macchina da presa. È stato presentato infatti Side Effects, ultimo lavoro di Steven Soderbergh, già uscito negli Stati Uniti dove ha ricevuto una buona accoglienza di critica. Tra gli interpreti ci sono Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones (che aveva già lavorato con il regista in Traffic e Ocean’s Twelve) e Channing Tatum, l’ex-spogliarellista sceneggiatore e protagonista del precedente film di Soderbergh, Magic Mike.


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WHEN I SAW YOU di Annemarie Jacir (2012)

C’è tutta l’innocenza, la speranza e la vitalità dei suoi 11 anni, negli occhi di Tarek. Piccolo esule palestinese, vive con la madre in un campo profughi della Giordania: è il ‘67 e, mentre i video di Arafat e le fughe dei giovani che si arruolano nelle milizie Fedayyìn sono gli unici segnali della guerra lontana, la vita scorre monotona in quel microcosmo chiuso e limitato, dove ogni giorno il ragazzino spera di vedere, su uno dei camion che arrivano carichi di fuggiaschi, il padre rimasto al di là del confine. Piccolo genio incompreso e impaziente, un giorno Tarek decide che vuole ritrovare la strada di casa: prende la sua cartella e s’incammina verso la Palestina, finendo però in un campo di addestramento di guerriglieri, che lo accolgono amorevolmente come mascotte.

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BELLEVILLE BABY di Mia Engberg (2013)

belleville-baby-locandinaPresentato nella sezione Panorama, categoria Dokumente, della Berlinale 2013, Belleville Baby è un’operazione di indiscussa originalità. E discutibile realizzazione. Tutto comincia con una telefonata tra la regista svedese Mia Engberg e il suo ex fidanzato francese Vincent, grande amore di giovinezza, che si appalesa dopo anni di oblio causati da un lungo periodo trascorso in carcere. Da lì si dipana una lunga immersione nei ricordi dei due, che ricostruiscono la liason indimenticabile e tormentatissima vissuta nel quartiere parigino di Belleville tra una ragazza normale, aspirante videomaker, e un giovane criminale amorevole ma irredimibile. 

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IN THE NAME OF di Malgoska Szumowska (2013)

in the name of scenaDopo aver indagato il fenomeno delle studentesse-escort in Francia con Elles, la regista polacca Malgoska Szumowska torna a occuparsi di argomenti scottanti, presentando in concorso alla Berlinale 2013 In the name of.

In una Polonia rurale e desolata, tra famiglie contadine prigioniere di un’agghiacciante povertà materiale e intellettuale, un giovane sacerdote tenta di gestire una comunità di ragazzini difficili scampati al riformatorio e di stabilire un fragile equilibrio tra l’aggressività “urbana” degli adolescenti e quella “selvaggia” dei locali.

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THE NECESSARY DEATH OF CHARLIE COUNTRYMAN di Fredrik Bond (2013)

La Berlinale 2013 presenta in concorso una delle più attese uscite americane dopo Promised Land di Gus Van Sant, The Necessary Death oh Charlie Countryman. Un cast stellare (Shia LaBeouf, Evan Rachel Wood, Rupert Grint, Melissa Leo, Mads Mikkelsen) guidato da un regista al suo lungometraggio d’esordio (Fredrik Bond): premesse assai interessanti ma tradite dall’ennesima delusione di questo Festival.

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CHILD’S POSE di Calin Peter Netzer (2013)

 childs pose locandinaIl concorso berlinese sembra prediligere i rapporti interpersonali complessi e tormentati: oltre alle varie declinazioni di storie amorose, anche i legami familiari sono indagati attentamente.

Un esempio in questo senso è il romeno Child’s Pose, prodotto, diretto e sceneggiato da Calin Peter Netzer al suo terzo lungometraggio.

Barbu ha più di trent’anni e vive protetto dalle spire soffocanti della ricca madre Cornelia, architetto. Accecata dall’insano amore per il figlio, la donna sarà disposta a tutto pur di evitargli il carcere dopo che il ragazzo, accidentalmente, avrà investito un bambino, uccidendolo. Anche a corrompere i testimoni e, addirittura, a pagare i genitori del bimbo scomparso.


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GLORIA di Sebastiàn Lelio (2013)

Presentato in concorso alla Berlinale 2013, l’ultimo film del regista cileno Sebastián Lelio, Gloria, vede tra i suoi protagonisti una delle possibili candidate all’Orso d’Argento come miglior attrice protagonista, l’eccellente Paulina Garcìa.


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FATAL di Lee Dun-ko (2013)

fatal scenaLa Berlinale non è solo concorso: è un festival che, più di altri, dedica particolare attenzione alle sue sezioni collaterali, all’interno delle quali si possono scoprire titoli molto interessanti.

Uno di questi è Fatal, film sudcoreano, diretto dall’esordiente Lee Dun-ko e, fin dalle prime battute, appare chiaro che non ci troviamo di fronte a un debutto qualsiasi.

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LOVELACE di Rob Epstein e Jeffrey Friedman (2013)

locandina-lovelaceUn festival all’insegna della pornografia. La Berlinale 2013 presenta svariati titoli sul tema “sesso e affini”, con tutte le varianti del caso: non poteva certo mancare l’attesa biografia di una delle più famose attrici del genere, star del celeberrimo Gola Profonda, film che rivoluzionò totalmente il panorama cinematografico mondiale. Lovelace, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, racconta la vita di Linda Lovelace (al secolo Linda Susan Boreman, interpretata da Amanda Seyfried), dalla quotidianità in una famiglia di stampo religioso, all’incursione nel porno dopo l’incontro con il futuro marito Chuck Traynor (Peter Sarsgaard), alla redenzione con conseguente abbandono di un mondo sporco e perverso descritto nel libro Ordeal (1980), in cui la Lovelace denuncia le violenze subite da Traynor, il quale la costrinse a girare pellicole a luci rosse tra botte e minacce.

 

 

 

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LES MISÉRABLES di Tom Hooper (2012)

locandina-misérables“Umanità significa identità: tutti gli uomini sono fatti della stessa argilla; nessuna differenza, almeno quaggiù, nella predestinazione; la medesima ombra prima, la medesima carne durante, la medesima cenere dopo. Ma l’ignoranza mescolata all’impasto umano lo rende nero, incurabile penetrando nell’interno dell’uomo vi diventa il male.”

La sperimentazione ha sempre attirato l’artista, irrimediabilmente curioso di evolvere in forme originali ed eccellere nel proprio campo d’azione. Lo scopo del regista Tom Hooper (Il discorso del re), autore della trasposizione cinematografica di uno dei romanzi cardine della letteratura di ogni tempo, era esattamente questo: realizzare un’opera estrema e spiazzante, estranea per sua stessa natura al mezzo cinematografico. Esperimento non esattamente riuscito.

 

 

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PARADISE: HOPE di Ulrich Seidl (2013)

Paradise: Hope (2013) di Ulrich Seidl - Recensione | Quinlan.it

Non si fa mancare nulla l’austriaco Ulrich Seidl, regista che da anni divide la critica con il suo cinema crudo e provocatorio e il cui ultimo progetto è l’ambiziosa trilogia Paradise, incentrata sulle contraddizioni e lo squallore dei rapporti umani nel mondo contemporaneo: se il primo episodio, Love, era a Cannes 2012 e il secondo, Faith, ha “scandalizzato” l’ultima Mostra di Venezia, tocca alla 63^ edizione della Berlinale ospitare il capitolo conclusivo, Hope. C’è un sottile fil rouge narrativo che lega i tre episodi: il personaggio al centro di questo film, Melanie, è rispettivamente figlia e nipote delle protagoniste delle pellicole precedenti. Ancora un ritratto femminile, dunque: quello di una tredicenne dolce e ingenua, colta nel momento di passaggio all’età adolescenziale e ai primi turbamenti amorosi. 

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DON JON’S ADDICTION di Joseph Gordon-Levitt (2013)

Don Jons AddictionNato a Los Angeles, cresciuto sui set, autore di diversi cortometraggi: come giustamente ha notato il produttore Ram Bergmann, Joseph Gordon-Levitt ha masticato molto più cinema di tanti altri aspiranti filmmakers. Forse per questo appare del tutto a suo agio nei panni di sceneggiatore, protagonista e regista del suo esordio al lungometraggio Don Jon’s Addiction.

Circondato dalle sue copertine di Linus, l’appartamento, l’auto aggressiva, la messa domenicale con annesso pranzo in famiglia, Jon Martello vive tranquillamente. Sa di essere bello e piacere alle donne, che non si fa mancare, ma non per questo rinuncia alle gioie della pornografia telematica che, in fondo, preferisce alle ragazze vere. Anche quando incontra la sognatrice Barbara (Scarlett Johansson), bomba sexy intrappolata in fantasticherie romantiche hollwyoodiane, non riesce a fare a meno di visitare quotidianamente Pornhub e compagnia.

 

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PROMISED LAND di Gus Van Sant (2013)

locandina-film-promised-landDa diversi anni Matt Damon avrebbe voluto esordire alla regia e Promised Land sembrava l’occasione giusta: aveva scritto la sceneggiatura insieme all’amico attore John Krasinski (che pagò di tasca propria Dave Eggers per trasporre una sua storia) e tutto sembrava pronto per il suo debutto dietro la macchina da presa. Alcuni problemi di “pianificazione d’impegni” lo hanno costretto però a rinunciare e l’onere è stato affidato a Gus Van Sant, che aveva già diretto Damon in Will Hunting-Genio ribelle (1997) e in Gerry (2002), dei quali l’attore aveva firmato anche la sceneggiatura (vincendo addirittura l’Oscar per la prima, insieme a Ben Affleck).

 

Non sappiamo quanto Van Sant credesse o meno in questo progetto, che ha dovuto far suo soltanto in corsa, quello che però appare piuttosto evidente è che il suo tocco registico si vede davvero poco.

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THE GRANDMASTER di Wong Kar-wai (2013)

Film d’apertura al 63° Festival di Berlino, The Grandmaster, diretto dal regista Wong Kar-wai, racconta la vita di Ip Man, Gran Maestro dell’arte marziale Wing Tsun e mentore dell’attore Bruce Lee. Apparentemente un’incursione in un genere lontano dallo stile del maestro hongkonghese, la cui ultima opera risale al 2007 (Un bacio romantico), in realtà perfettamente in linea con la sua poetica.

La biografia di Ip Man è contestualizzata storicamente, dagli anni ’30 nella città natia di Foshan alla seconda guerra mondiale (scontro cino-giapponese) che portò alla fuga a Hong Kong; ma la storia non interessa a Wong Kar-wai, è solo cornice: ciò che interessa è la leggenda, l’aura mistica intorno a Ip Man e alla sua unica passione, il Wing Tsun, vero e proprio stile di vita con alla base un preciso codice d’onore che condiziona ogni aspetto dell’esistenza.

 

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IL CIELO SOPRA LA BERLINALE 2013

festival-di-berlino-2013Ci sono kermesse cinematografiche a cui ogni appassionato della settima arte che si rispetti non potrebbe mai rinunciare. Imprescindibili appuntamenti, la cui febbrile attesa è direttamente proporzionale al countdown dei giorni che ci separano dalla sua cerimonia di inaugurazione. L’Internationale Filmfestspiele Berlin è sicuramente uno di questi. Affiancata dal Festival de Cannes e dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia in un ipotetico Grande Slam che racchiude le rassegne cinematografiche più prestigiose, la Berlinale (o Festival internazionale del cinema di Berlino, per noi italiani) si tiene annualmente in febbraio, sotto la direzione artistica di Dieter Kosslick, responsabile dal 2002.
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