Blue Moon di Richard Linklater, la recensione

di Giulia Pugliese

Nessuno mi amerà mai così tanto

Richard Linklater è uno degli autori più prolifici di un cinema americano che cerca di creare qualcosa di diverso ed è una fucina d’idee sempre nuove, che possono riuscire o meno, ma è di sicuro uno sperimentatore. Questo film è riuscito, non in toto, ma in gran parte. Va premiata questa volontà creativa di essere differente e di portare il cinema a un altro livello. Il suo rapporto con Ethan Hawke è una delle collaborazioni creative più durature e prolifiche di Hollywood, paragonabile a quella di Martin Scorsese e Robert De Niro. Ci hanno sempre regalato prodotti artistici di grande valore e, anche in questo film, l’autore e l’interprete inseriscono un nuovo tassello di grande cinema, diverso da tutto quello che hanno fatto in precedenza.

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La memoria de las mariposas di Tatiana Fuentes Sadowski, la recensione

di Giulia Pugliese

Alla Berlinale 2025 ci sono state numerose opere che trattavano il tema del colonialismo, come documentari personali, ad esempio Colosal di Nayibe Tavares-Abel, che fa dei ragionamenti simili a Memoria de las mariposas, ma si muove sul fronte della testimonianza e dell’intervista, o Come la Notte, del regista italo-filippino Liryc Dela Cruz, un film di finzione che tratta argomenti come la migrazione, il passato coloniale delle Fillippine e la distorsione culturale.

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The Blue Trail di Gabriel Mascaro, la recensione

di Giulia Pugliese

Oggi, anche nei paesi un tempo in via di sviluppo, come il Brasile, la popolazione anziana è in costante aumento. Da qui nasce l’idea del film: in un futuro prossimo, gli anziani vengono costretti ad allontanarsi dalle città e trasferiti in luoghi specifici per vivere la pensione. Una sorta di deportazione che tutti accettano con benevolenza, ma che in realtà ha un sapore oppressivo e dittatoriale. Tereza, arzilla e in salute, non ci sta: prende i risparmi di una vita e tenta la fuga nella selva. Ne nasce una sorta di road movie alla ricerca della libertà, che con il sorriso riflette sulla vita, sulle fasi dell’esistenza umana e su come la scoperta di sé possa avvenire in qualsiasi momento. Durante il viaggio, la protagonista incontrerà diversi personaggi e imparerà a conoscersi meglio.

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If I Had Legs I’d Kick You di Mary Bronstein, la recensione

di Giulia Pugliese

Mettete insieme Mary Bronstein e la A24 e avrete questo film. Piani stretti, ritmo concitato, situazioni pazzesche, onde giganti e una donna/madre in crisi. L’opera si avvale di una grande Rose Byrne, giustamente premiata con l’Orso d’argento alla Berlinale 2025 per la migliore interpretazione femminile, che riesce ad elevare il film attraverso la rappresentazione di una donna a pezzi che non sa da dove cominciare per rimetterli insieme.

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Girls on Wire di Vivian Qu, la recensione

di Giulia Pugliese

Se volete un vero dramma, questo film è veramente drammatico! Troppo, direi. L’opera contiene spunti interessanti che rimangono lì, non vengono sviluppati completamente e vengono messi da parte per seguire il dramma delle due protagoniste. Partendo dall’idea interessante e affascinante che una delle due donne, Fang Di (Vicky Chen), sia una stuntwoman di film wuxia, viene abbozzata l’idea di un’industria cinematografica sfruttatrice e maschilista, che diventa metafora di una società altrettanto sfruttatrice e maschilista. Infatti, la nostra protagonista sarà costretta a rifare scene molte volte, in condizioni difficili e disumane, in nome di un cinema fatto da uomini, che vedono solo il risultato e il guadagno.

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After This Death di Lucio Castro, la recensione

di Giulia Pugliese

Un’opera con ambientazioni misteriose, una fotografia intrigante e una coppia di protagonisti, Isabel (Mia Maestro) ed Eliott (Lee Pace), che ha molto feeling e chimica. After This Death ha un inizio molto forte, che incolla lo spettatore al lungometraggio. La storia misteriosa e complicata di Isa e Eliott: la prima è un’artista vocale argentina, che però non canta, incinta; il secondo è un cantante guru, che li porta ad avere una relazione romantica, passionale e piena, che poi viene bruscamente interrotta da Isabel per una serie di eventi e per tornare dal marito Ted (Rupert Friend).

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Honey Bunch di Madeleine Sims-Fewer & Dusty Mancinelli, la recensione

di Giulia Pugliese

Honey Bunch è un prodotto squisitamente asteriano (da Ari Aster), una sorta di Beau ha paura al femminile. È interessante lo spunto della commistione tra horror e romanticismo, che porta poi a una riflessione sul rapporto uomo-donna, sull’amore. La domanda centrale è: cosa siete disposti a fare per amore? Cosa siete disposti a perdonare al partner? Questa commistione potrebbe davvero, nel cinema, prendere spunti interessanti e diversi in un momento storico in cui il rapporto uomo-donna è in evoluzione, la donna ha capacità di autodeterminazione e l’uomo è sempre più in difficoltà a ritagliarsi un ruolo.

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Berlinale 2025, Orso d’Oro al norvegese Dreams: ecco i vincitori

La 75esima edizione della Berlinale si chiude con l’Orso d’Oro a Dreams (Sex Love) di Dag Johan Haugerud. Il film norvegese, terzo capitolo di una trilogia (dopo Sex e Love) è stato giudicato il migliore del Festival di Berlino dalla giuria presieduta da Todd Haynes. Niente da fare per il favorito Blue Moon di Richard Linklater che comunque porta a casa il premio all’attore Andrew Scott. Quest’anno la presenza italiana era davvero risicata ma la soddisfazione è tanta grazie alla menzione speciale al documentario Canone effimero dei fratelli De Serio.

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Berlinale 2025, il programma

Dal 13 al 23 febbraio si svolgerà la 75esima edizione della Berlinale, sotto l’egida della nuova direttrice Tricia Tuttle. Ad aprire, Das Licht (La Luce) di Tom Tykwer presentato fuori concorso, mentre l’Orso d’Oro alla carriera sarà assegnato a Tilda Swinton. Non ci sono titoli italiani nella selezione del concorso, che comprende nomi come Richard Linklater, Hong Sangsoo e Radu Jude e sarà giudicata dalla giuria presieduta da Todd Haynes. Di seguito il programma.

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