Cannes 2019: THE LIGHTHOUSE di Robert Eggers – La recensione

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Con The Witch, un horror cupo e denso di sottotesti ambientato nel New England del diciassettesimo secolo, Robert Eggers aveva settato in alto l’asticella. E il suo secondo lungometraggio The Lighthouse, presentato alla Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes 2019, non ha deluso le aspettative. Ambientato su un’isola ignota in un’Inghilterra ottocentesca, il film racconta con precisione chirurgica la lenta discesa nella spirale della follia di due guardiani di un faro, il misterioso e reticente Ephraim Winslow (Robert Pattinson) e il disinibito senior Thomas Wake (Willem Dafoe).

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Cannes 2019: THE STAGGERING GIRL di Luca Guadagnino – La recensione

 

Dopo aver fatto il grande splash con Call Me By Your Name e aver battuto il ferro ancora caldo col remake di Suspiria, Luca Guadagnino si ricava finalmente un posticino nel programma del Festival di Cannes con The Staggering Girl, mediometraggio presentato alla Quinzaine des Realisateurs. Francesca Moretti (Julianne Moore) e una ragazza misteriosa (Kiki Layne) si muovono per le strade di Roma e New York nel tentativo di riconciliarsi col proprio passato, misteriosamente legate l’una all’altra ma destinate a non incontrarsi mai.

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Cannes 2019: LES MISERABLES di Ladj Ly – La recensione

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Estate 2018, la Francia è campione del mondo di calcio e per le strade di Parigi la festa è unanime. Un gruppo di adolescenti prende parte ai caroselli per poi fare ritorno nella periferia dove giorno dopo giorno conducono un’esistenza vuota e in bilico tra legalità e illegalità. Qui, l’unità di polizia speciale deve combattere senza sosta per tenere inalterato l’equilibrio sociale e garantire ai ragazzi un futuro migliore. Chiaramente però il confine tra il male e il bene non sarà così semplice da delineare e la tensione nel quartiere crescerà sempre più per via di una ripresa nascosta che potrebbe screditare notevolmente l’operato delle forse dell’ordine.

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Cannes 2019: SORRY WE MISSED YOU di Ken Loach – La recensione

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Dopo tre anni dal successo (generoso) di Io, Daniel Blake (2016), premiato proprio a Cannes con la Palma d’oro, Ken Loach torna in concorso per presentare il suo ultimo lavoro, Sorry We Missed You. Le premesse sono sempre le medesime e vengono ampiamente mantenute: il cineasta britannico non riesce a esimersi dal raccontare storie di una quotidianità lacerata dal mondo del lavoro troppo spesso dittatoriale e scorretto. Eppure, nonostante la sua veneranda età, Loach non smette di provare a mettersi in gioco, continuando a insistere sui temi che da sempre gli stanno a cuore e che hanno reso facilmente identificabile il suo cinema, ma cercando di proporre qualche variazione figlia dei tempi.

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Cannes 2019: DOLOR Y GLORIA di Pedro Almodovar

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Pedro Almodovar firma il suo migliore film degli ultimi anni. Forse, per giunta, il suo miglior film di sempre. Dolor y gloria, in concorso al Festival di Cannes 2019, è uno straziante viaggio nella memoria di un uomo, un regista, un amante, un figlio che riesce a (ri)trovare se stesso e la serenità di un tempo solo grazie al cinema. Il regista spagnolo realizza così il suo film testamento, il suo personale 8 ½ (omaggiato esplicitamente durante la visione) in grado di scaldare i cuori del pubblico e massacrare di emozioni le corde di ognuno di noi senza tuttavia farle esplodere in maniera decisiva perché, come ci ricorda il protagonista interpretato da un eccellente Antonio Banderas, le lacrime vanno evitate.

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Cannes 2019: LE DAIM di Quentin Dupieux – La recensione

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Lo sappiamo da sempre, il cinema di Quentin Dupieux è imprevedibile, inclassificabile e completamente scoordinato. Le daim, ultimo lavoro del regista e dj francese presentato a Cannes 2019 nella sezione Quinzaine des realisateurs, non è da meno. Eppure potrebbe risultare per molti come il suo progetto più accessibile. Effettivamente, raccontando l’ossessione di un uomo (uno straordinario Jean Dujardin decisamente in parte in un ruolo lontano dai canoni a cui ci aveva abituato) nei confronti della sua giacca in pelle di daino, il film gioca con il pubblico prendendolo per la gola, appassionandolo a una follia in grado di strappare più di qualche sorriso e, contemporaneamente, trasportandolo in una spirale autodistruttiva da non sottovalutare.

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Cannes 2019: THE DEAD DON’T DIE di Jim Jarmusch – La recensione

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A tre anni di distanza dal precedente, stupendo, Paterson (2016), il regista di culto Jim Jarmusch torna al Festival di Cannes per presentare la sua ultima stralunata commedia (in concorso, come film d’apertura). Il cast è d’eccezione ma, come per tutti i lavori del cineasta statunitense, è la sostanza tematica e drammaturgica che lascia davvero il segno. The Dead Don’t Die (in Italia con il titolo I morti non muoiono) vuole infatti essere una riflessione precisa e mirata sulla contemporaneità americana. In gioco c’è molta carne al fuoco, forse troppa: si passa dalla condizione climatica e ambientale sino all’influenza politica della classe dirigente, toccando anche l’apatia delle nuove generazioni e lo scollamento tecnologico.

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