di Valeria Morini
Nel bene e nel male è il film dell’anno: sin dalla presentazione al Festival di Cannes, 2024 Megalopolis di Francis Ford Coppola ha spaccato la critica tra lodi sperticate e stroncature feroci, mentre successivamente lo sbarco nelle sale ha sancito l’inevitabile flop e la pressoché totale incomprensione da parte del grande pubblico, in parallelo a un grande tour promozionale fra festival ed eventi (specialmente in Italia, dove il film ha segnato tra l’altro la pre-apertura alla Festa di Roma). Ma è anche per queste contraddizioni che Megalopolis, in un momento in cui la settima arte attraversa una crisi profonda (nell’identità, nella fruizione in sala, nella distinzione tra cinema e serialità, nel successo delle grandi produzioni hollywoodiane), è Cinema vero, con la C maiuscola. Che ci fa discutere, fa arrabbiare, sconvolge, stupisce, riporta l’attenzione al grande schermo, alla grandeur del kolossal, all’essenza dell’arte cinematografica. E allora, diciamo grazie a Coppola, che a corollario di una carriera a dir poco unica, tra capolavori immensi e insuccessi clamorosi, ci regala quello che probabilmente è il suo testamento artistico, grandioso quanto imperfetto.
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