Grand Tour, la recensione del film di Miguel Gomes

di Giulia Pugliese

Grand Tour è un piccolo-grande miracolo, che arriva alla fine di un’annata di film molto cupi e che riflettono sul presente (alcuni esempi: La zona d’interesse, Civil War, La sala professori e Furiosa: A Mad Max Saga). Il 2024 è stato infatti un anno basato sul raccontare il passato per spiegare il presente. Grand Tour è un film dove il presente racconta anche il passato, un’opera che stordisce per la ricchezza delle immagini.

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The Substance di Coralie Fargeat, la recensione: l’horror è donna

di Giulia Pugliese

Quando nel 2021 al Festival di Cannes, dove ancora si avvertivano gli effetti della pandemia, vince la Palma d’Oro il body horror Titane di Julia Ducournau, incoronato e forse compreso solo dal presidente di giuria Spike Lee, la critica internazionale accoglie questa premiazione con scetticismo e in maniera frastornata. All’epoca non si era capito che qualcosa stava cambiando nel cinema in generale e nella filmografia francese. A distanza di tre anni, sempre al Festival di Cannes, The Substance vince la Palma per la miglior sceneggiatura originale, segnando la ribalta del body horror al femminile che assume tinte autoriali.

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Anora di Sean Baker, la recensione del film Palma d’oro e premio Oscar

di Valeria Morini

A guardare la prima parte di Anora sembra di assistere a una versione di Pretty Woman più spinta e meno romantica. È una curiosa commedia ad alto tasso di erotismo sulla storia di una giovane stripper che finisce per arrotondare come accompagnatrice di un ventenne russo ricchissimo e viziato e addirittura lo sposa a Las Vegas, assaporando una vita di lussi sfrenati. Ma è dopo la prima mezz’ora che il film di Sean Baker, nome di punta del cinema indie americano, decolla imponendosi come un’opera originale, di estrema vitalità, che non a caso ha conquistato la Palma d’oro al Festival di Cannes 2024.

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Parthenope di Paolo Sorrentino, la recensione

di Valeria Morini

Sulle note di “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante, Paolo Sorrentino ci regala in Parthenope una scena (già cult) tra le più belle del cinema italiano degli ultimi decenni. È probabilmente il segmento più emozionante di un film che rappresenta il cinema sorrentiniano all’ennesima potenza, qui forse alle soglie del manierismo ma imbevuto di una poesia e una malinconia che ne fanno uno dei film dell’anno.

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Megalopolis di Francis Ford Coppola, la recensione: un kolossal imperfetto che è Cinema puro

di Valeria Morini

Nel bene e nel male è il film dell’anno: sin dalla presentazione al Festival di Cannes, 2024 Megalopolis di Francis Ford Coppola ha spaccato la critica tra lodi sperticate e stroncature feroci, mentre successivamente lo sbarco nelle sale ha sancito l’inevitabile flop e la pressoché totale incomprensione da parte del grande pubblico, in parallelo a un grande tour promozionale fra festival ed eventi (specialmente in Italia, dove il film ha segnato tra l’altro la pre-apertura alla Festa di Roma). Ma è anche per queste contraddizioni che Megalopolis, in un momento in cui la settima arte attraversa una crisi profonda (nell’identità, nella fruizione in sala, nella distinzione tra cinema e serialità, nel successo delle grandi produzioni hollywoodiane), è Cinema vero, con la C maiuscola. Che ci fa discutere, fa arrabbiare, sconvolge, stupisce, riporta l’attenzione al grande schermo, alla grandeur del kolossal, all’essenza dell’arte cinematografica. E allora, diciamo grazie a Coppola, che a corollario di una carriera a dir poco unica, tra capolavori immensi e insuccessi clamorosi, ci regala quello che probabilmente è il suo testamento artistico, grandioso quanto imperfetto.

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Flow-Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis, la recensione

di Francesca Sozzi

Flow-Un mondo da salvare, è un film d’animazione co-scritto e diretto dal regista lettone Gints Zilbalodis, qui alla sua seconda opera, che è per lui un grosso passo avanti visto che si è occupato pure della colonna sonora e della produzione, che vanta un’importante co-produzione lettone-franco-belga. Il film è stato presentato al Festival di Cannes 2024 nella sezione Un Certain Regard, dove ha incantato la giuria per la potenza e l’innovazione del suo linguaggio visivo e universale, capace di parlare a differenti generazioni. In seguito, vincitore di 4 premi al Festival di Annecy, nonché candidato agli Oscar 2025 come Miglior Film Internazionale, da noi è passato in anteprima italiana ad Alice nella città 2024, sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma, e andrà a breve al Lucca Comics & Games 2024.

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The Apprentice di Ali Abbasi, la recensione del film su Donald Trump

di Valeria Morini

Nell’anno delle elezioni americane, un film su Donald Trump è abbastanza scontato, ma non per questo la realizzazione di The Apprentice è stata facile, tra boicottaggi interni, difficoltà nelle riprese e, ovviamente, la reazione tutt’altro che positiva del magnate e politico, che ha bollato il film come “falso” e “diffamatorio”. Il biopic diretto da Ali Abbasi – regista iraniano naturalizzato danese, già autore di Holy Spider – si sofferma sull’ascesa di Trump (Sebastian Stan), legandola soprattutto all’influenza della sua eminenza grigia, il controverso avvocato Roy Cohn (Jeremy Strong).

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Sauvages, la recensione: una favola ecologista firmata Claude Barras

di Valeria Morini

A otto anni da quella meraviglia che era La mia vita da Zucchina, Claude Barras colpisce ancora con l’animazione a passo uno. Se il suo primo lungometraggio era il coming of age di un ragazzino dall’infanzia devastata, Sauvages, presentato in anteprima ai Festival di Cannes, Annecy e Locarno, è una parabola ecologista che conserva tutta la poesia e la delicatezza del regista svizzero.

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Kinds of Kindness di Yorgos Lanthimos, la recensione

di Valeria Morini

Siamo di fronte a uno dei film più cool di Yorgos Lanthimos o è solo un divertissement girato per rilassarsi durante la post produzione del premiatissimo Povere creature!? Kinds of Kindness sta facendo discutere dalla presentazione in concorso a Cannes 2024, dimostrandosi un film decisamente più divisivo rispetto agli equanimi apprezzamenti ricevuti dal predecessore.

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Festival di Cannes 2024, i vincitori: Palma d’oro ad Anora di Sean Baker

La 77esima edizione del Festival di Cannes ha incoronato il regista americano Sean Baker con la Palma d’oro per Anora. Il cinema made in Usa è stato grande protagonista anche con il premio alla carriera a George Lucas, consegnato dalle mani dell’amico Francis Ford Coppola, che invece esce da Cannes a mani vuote: niente da fare per Megalopolis e anche Paolo Sorrentino con il suo Parthenope resta a bocca asciutta. Ecco tutti i vincitori di Cannes 2024:

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Cannes 2024: la recensione di The Seed of the Sacred Fig

di Simone Soranna


A quattro anni di distanza de Il male non esiste, che trionfò alla Berlinale con la conquista dell’Orso d’oro, il regista iraniano Mohammad Rasoulof torna dietro la macchina da presa per un’opera ancora più intensa e brutale, che mira a denunciare non soltanto il regime iraniano e i suoi metodi per privare i cittadini della libertà, ma anche la struttura famigliare e il patriarcato.

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Cannes 2024: la recensione di All We Image As Light


di Simone Soranna

Dopo lo sperimentale A Night of Knowing Nothing (2021), Payal Kapadia firma la sua opera seconda che risulta interessante tanto quanto il suo esordio. Un’infermiera (Kani Kusruti) riceve un regalo inaspettato che potrebbe cambiare la sua vita. Intanto, la sua compagna di stanza più giovane (Divya Prabha), cerca un luogo appartato in città per poter stare in intimità con il suo ragazzo.
All We Imagine As Light è un prodotto che offre una panoramica anche brutale sulla città di Mumbai, unita ad alcune sequenze fortemente poetiche e accompagnate da una bella colonna sonora. L’impegno è evidente, ma la resa è piuttosto modesta, soprattutto a causa di una messinscena troppo scolastica e priva di grandi guizzi. Spunti di riflessione non mancano, così come funziona la rappresentazione dei personaggi in scena, ma non c’è abbastanza coinvolgimento emotivo ed è un film che si rischia di dimenticare davvero in fretta.

Voto: ★★½/☆☆☆☆

Furiosa: A Mad Max Saga, la recensione del film di George Miller

di Valeria Morini

Lande desertiche, motori ruggenti, brandelli di umanità ridotti a uno stato primordiale che si scannano per il predominio su acqua e benzina: è tornato il mondo post-apocalittico di George Miller, che in Furiosa – A Mad Max Saga racconta le origini e la giovinezza del personaggio che in Mad Max: Fury Road era interpretato da Charlize Theron, qui incarnata invece da Anya Taylor-Joy. Come il predecessore, anche Furiosa è stato presentato Fuori concorso al Festival di Cannes.

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Cannes 2024, la recensione di Limonov

di Simone Soranna


Tratto dalla biografia romanzata scritta da Emmanuel Carrère (presente nel film con un rapido cameo), il nuovo lavoro firmato da Kirill Serebrennikov è uno dei più centrati e riusciti della sua carriera. Confermando uno stile barocco ed eccentrico, il cineasta russo trova nel percorso di Limonov il profilo ideale per spingere sull’acceleratore e osare ancora di più con il suo sguardo ricco di intuizioni filmiche (animazioni, cambio formato, piani sequenza perfettamente coreografati, scene virate in bianco e nero) con l’intento di restituire la complessità di una personalità vulcanica, esuberante e fuori dagli schemi. Sostenuto da una prova magistrale di Ben Whishaw, Limonov è un’immersione psichedelica non solo nella visione di un artista controverso e libero, ma anche in un contesto sociale (quello degli intellettuali sovietici) messo a durissima prova dai tempi che corrono. Eduard Limonov (Ben Whishaw), tra i più radicali e controversi poeti russi della seconda metà del Novecento, lascia la patria e inizia un viaggio che lo condurrà a incontrare nuovi amori, nuovi spunti intellettuali e nuova linfa creativa con cui alimentare le sue opere. Nonostante qualche lungaggine di troppo, soprattutto nella parte centrale, e alcune forzature stilistiche poco centrate, l’opera convince e conferma il talento di un cineasta che, film dopo film, sta assumendo sempre maggior consapevolezza.

Voto: ★★½/☆☆☆☆

Cannes 2024: la recensione di The Second Act

di Simone Soranna


Bastano i titoli di testa di The Second Act per ritrovare la classica ironia di Dupieux, regista francese – noto anche con lo pseudonimo di Mr. Oizo, utilizzato per la sua carriera musicale – che torna a ragionare in maniera particolarmente esplicita sul rapporto tra realtà e finzione per dare vita a una meta-commedia in cui i personaggi si ritrovano in una sorta di gioco di scatole cinesi, composto da varie narrazioni in cui è facile perdersi anche per lo spettatore. Dopo l’interessantissima e riuscita prova in Yannick (2023), il regista torna a sorprendere aprendo le danze con un incipit suggestivo, creato da da due piani-sequenza audaci e stimolanti. Florence (Léa Seydoux) vuole far conoscere David (Louis Garrel), il ragazzo di cui è follemente innamorata, a suo padre Guillaume (Vincent Lindon). David, però, non è sufficientemente attratto da Florence e vorrebbe portarla tra le braccia del suo amico Willy (Raphaël Quenard). I quattro si troveranno tutti insieme in un ristorante, nel bel mezzo del nulla. Il poker di attori nel cast è in parte e perfetta alchimia, ma a svettare quale “miglior attrice non protagonista” è l’intelligenza artificiale – forma produttiva di questo bizzarro “film nel film” – che si fa vero e proprio personaggio in scena oltre che tema di riflessione su cui si basa il progetto. Scelto come film d’apertura, fuori concorso, della 77esima edizione del Festival di Cannes. 


Voto: ★★½/☆☆☆☆


Festival di Cannes 2024, il programma da Coppola a Sorrentino e Lanthimos

Dal 14 al 25 maggio 2024, il 77esimo Festival di Cannes promette un’edizione a dir poco emozionante, con una particolare attenzione al grande cinema americano di ieri e oggi: Greta Gerwig e Xavier Dolan guideranno le giurie (rispettivamente per il Concorso e l’Un Certain Regard), mentre la Palma alla carriera sarà assegnata a George Lucas il 25 maggio. Tra i nomi del concorso, spicca il ritorno dopo una lunga assenza di Francis Ford Coppola, con l’attesissimo Megalopolis, ma anche il nuovo film di Lanthimos, mentre l’Italia sarà rappresentata da Partenope di Paolo Sorrentino. Ad aprire sarà il nuovo film di Quentin Dupieux, Le douxième acte, mentre tra i grandi eventi si aspetta l’anteprima mondiale di Furiosa, nonché la nuova serie di Kevin Costner sul west, Horizon. La madrina del festival sarà l’attrice Camille Cottin. Di seguito, il programma completo.

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